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Roberto Stelluti – 30 anni di grafica
La mostra è un omaggio ai trenta anni di lavoro nel campo della grafica dell’artista marchigiano Roberto Stelluti, i cui lavori, come ha scritto Federico Zeri, “costituiscono un’esperienza di rara profondità, di sottile, poetica suggestione”.
Comunicato stampa
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[…] Ci sono giornate, tra maggio e giugno, incredibili: la natura raggiunge il suo più alto splendore, palpita di nuova vita, la vegetazione si fa rigogliosa, si espande, fiorisce.
E’ questa la mia stagione.
Le giornate che passano sono scandite dal profumo delle ginestre fiorite, del caprifoglio, dei grappoli di spinagaggia e di sambuco simili a galassie; nelle prime giornate di giugno ecco aprirsi, profumatissimi, i fiorellini del tiglio.
Al mattino, tra i ciuffi d’erba spontanea, si apre quella pianta meravigliosa che è il soffione o “barba di becco”. L’ho disegnata più volte, attratto dalla sua bellezza, dalla forma perfetta data dagli acheni lanosi. Sembra nata per essere disegnata da un incisore. All’interno della sua perfetta infiorescenza è qualcosa di magico, un sorta di labirinto che non mi stancherò mai di ammirare. E’ commovente, è un miracolo che si ripete ogni anno. Le mie incisioni nascono così, non è necessario che vada lontano, tutto avviene intorno a me, mi basta osservare le cose e cercare dentro me stesso. Spesso immagino subito in maniera grafica ciò che ho davanti: è il momento più puro, di serena contemplazione e di raffronto tra quello che guardo e quello che ho veduto con tutto quanto possiedo di conoscenza ed esperienza.
Il pensiero corre ai grandi Maestri del passato: Dürer, Altdorfer, Seghers, Rembrandt, Piranesi, Friedrich e i contemporanei Luigi Bartolini, Renato Guttuso fino ai primissimi anni Sessanta, Fabrizio Clerici, Piero Guccione e il bretone Jean-Pierre Velly; sono loro che mi hanno preso per mano nei momenti di sconforto. Spesso mi domando perché abbia scelto una tecnica così ardua e rigorosa. Che senso ha fare incisione in piena era telematica, soprattutto come ho fatto a non cadere in tentazioni fuorvianti, a mantenere la calma necessaria? Penso che mi abbiano soccorso le possibilità del linguaggio incisorio, l’azione del mio intimo di questa vita alchemica, come anche la pratica quotidiana del segno affilato e penetrante.
Tra le discipline incisorie, l’acquaforte è quella che amo di più. Questa tecnica del bianco e nero mi permette di operare con calma e precisione. La lastra nera che ho davanti, preparata con un vernicetta composta di cera d’api e resine, opportunamente affumicata, viene graffiata da punte di differenti spessori. La punta scivola sulla pellicola antiacida e la scalfisce, lasciando un ordito di segni diritti, curvi, tortuosi, tratteggiati; più di frequente una serie infinita di puntini. Dopo settimane di lavoro, quando tutto è delineato, la lastra viene immersa in una soluzione acida che corrode solo le parti di metallo in precedenza liberate dalla vernicetta.
Tali segni, più o meno incisi, determineranno, al momento della stampa, differenti variazioni chiaroscurali. La mia giornata si gioca tutta su un piccolo spazio da disegnare, pochi centimetri quadrati che giorno dopo giorno fanno prendere corpo e forma, luce ed ombra a tutte le cose. Come il bulino, l’acquaforte possiede peculiarità di analisi, di precisione estrema; come nessun’altra tecnica favorisce la possibilità di delineare ogni particolare. Io tendo all’esaltazione del particolare, esasperando la tessitura chiaroscurale. Come poche altre discipline, l’acquaforte richiede l’assoluto dominio di se stessi e dei mezzi. Mentre si disegna, occorre avere chiaro il risultato prefisso: sbagliare non è ammesso, pena la perdita di settimane di lavoro. Una grande pazienza è necessaria, insieme con la fantasia e la tecnica, per ottenere un indispensabile equilibrio.
Ho sempre pensato che l’incisione non possa essere considerata la Cenerentola delle arti, un surrogato della pittura o della scultura. Si tratta di un mezzo espressivo con propria connotazione, autonomia, valore, arricchito da implicazioni grafiche e poetiche. […]
Roberto Stelluti
Roberto Stelluti è nato nel 1951 a Fabriano, dove vive e lavora. Si è dedicato all’incisione fin da ragazzo. Ha frequentato i Corsi Internazionali di Tecniche dell’Incisione presso l’Istituto di Belle Arti di Urbino. Dal 1970 ha partecipato alle più importanti rassegne nazionali della grafica, tra cui il Premio Internazionale Biella per l’Incisione e la Biennale per l’Incisione di Acqui Terme. Dal 1978 numerose sono state le esposizioni personali organizzate in ambito nazionale.
E’ questa la mia stagione.
Le giornate che passano sono scandite dal profumo delle ginestre fiorite, del caprifoglio, dei grappoli di spinagaggia e di sambuco simili a galassie; nelle prime giornate di giugno ecco aprirsi, profumatissimi, i fiorellini del tiglio.
Al mattino, tra i ciuffi d’erba spontanea, si apre quella pianta meravigliosa che è il soffione o “barba di becco”. L’ho disegnata più volte, attratto dalla sua bellezza, dalla forma perfetta data dagli acheni lanosi. Sembra nata per essere disegnata da un incisore. All’interno della sua perfetta infiorescenza è qualcosa di magico, un sorta di labirinto che non mi stancherò mai di ammirare. E’ commovente, è un miracolo che si ripete ogni anno. Le mie incisioni nascono così, non è necessario che vada lontano, tutto avviene intorno a me, mi basta osservare le cose e cercare dentro me stesso. Spesso immagino subito in maniera grafica ciò che ho davanti: è il momento più puro, di serena contemplazione e di raffronto tra quello che guardo e quello che ho veduto con tutto quanto possiedo di conoscenza ed esperienza.
Il pensiero corre ai grandi Maestri del passato: Dürer, Altdorfer, Seghers, Rembrandt, Piranesi, Friedrich e i contemporanei Luigi Bartolini, Renato Guttuso fino ai primissimi anni Sessanta, Fabrizio Clerici, Piero Guccione e il bretone Jean-Pierre Velly; sono loro che mi hanno preso per mano nei momenti di sconforto. Spesso mi domando perché abbia scelto una tecnica così ardua e rigorosa. Che senso ha fare incisione in piena era telematica, soprattutto come ho fatto a non cadere in tentazioni fuorvianti, a mantenere la calma necessaria? Penso che mi abbiano soccorso le possibilità del linguaggio incisorio, l’azione del mio intimo di questa vita alchemica, come anche la pratica quotidiana del segno affilato e penetrante.
Tra le discipline incisorie, l’acquaforte è quella che amo di più. Questa tecnica del bianco e nero mi permette di operare con calma e precisione. La lastra nera che ho davanti, preparata con un vernicetta composta di cera d’api e resine, opportunamente affumicata, viene graffiata da punte di differenti spessori. La punta scivola sulla pellicola antiacida e la scalfisce, lasciando un ordito di segni diritti, curvi, tortuosi, tratteggiati; più di frequente una serie infinita di puntini. Dopo settimane di lavoro, quando tutto è delineato, la lastra viene immersa in una soluzione acida che corrode solo le parti di metallo in precedenza liberate dalla vernicetta.
Tali segni, più o meno incisi, determineranno, al momento della stampa, differenti variazioni chiaroscurali. La mia giornata si gioca tutta su un piccolo spazio da disegnare, pochi centimetri quadrati che giorno dopo giorno fanno prendere corpo e forma, luce ed ombra a tutte le cose. Come il bulino, l’acquaforte possiede peculiarità di analisi, di precisione estrema; come nessun’altra tecnica favorisce la possibilità di delineare ogni particolare. Io tendo all’esaltazione del particolare, esasperando la tessitura chiaroscurale. Come poche altre discipline, l’acquaforte richiede l’assoluto dominio di se stessi e dei mezzi. Mentre si disegna, occorre avere chiaro il risultato prefisso: sbagliare non è ammesso, pena la perdita di settimane di lavoro. Una grande pazienza è necessaria, insieme con la fantasia e la tecnica, per ottenere un indispensabile equilibrio.
Ho sempre pensato che l’incisione non possa essere considerata la Cenerentola delle arti, un surrogato della pittura o della scultura. Si tratta di un mezzo espressivo con propria connotazione, autonomia, valore, arricchito da implicazioni grafiche e poetiche. […]
Roberto Stelluti
Roberto Stelluti è nato nel 1951 a Fabriano, dove vive e lavora. Si è dedicato all’incisione fin da ragazzo. Ha frequentato i Corsi Internazionali di Tecniche dell’Incisione presso l’Istituto di Belle Arti di Urbino. Dal 1970 ha partecipato alle più importanti rassegne nazionali della grafica, tra cui il Premio Internazionale Biella per l’Incisione e la Biennale per l’Incisione di Acqui Terme. Dal 1978 numerose sono state le esposizioni personali organizzate in ambito nazionale.
26
gennaio 2008
Roberto Stelluti – 30 anni di grafica
Dal 26 gennaio al 02 marzo 2008
arte contemporanea
Location
GALLERIA SANT’ANGELO
Biella, Corso Del Piazzo, 18, (Biella)
Biella, Corso Del Piazzo, 18, (Biella)
Orario di apertura
dal martedì alla domenica 15.30 - 19.00
Vernissage
26 Gennaio 2008, dalle ore 17.00
Autore
Curatore


