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Salon d’Hiver 2026
Con il Salon d’Hiver 2026 la Galleria Barattolo inaugura la prima esposizione del nuovo anno: un appuntamento che senza chiedere permesso, entra e accende la stanza. Un “salone” in senso pieno, dove la pittura torna a fare quello che sa fare meglio: farci inciampare nella materia.
Comunicato stampa
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Con il Salon d’Hiver 2026 la Galleria Barattolo inaugura la prima esposizione del nuovo anno: un appuntamento che non chiede permesso, entra e accende la stanza. Un “salone” in senso pieno – pareti fitte, accostamenti spregiudicati, dialoghi a corto raggio – dove la pittura torna a fare quello che sa fare meglio: farci inciampare nella materia, e subito dopo portarci altrove.
In mostra una selezione di opere pittoriche che si muovono tra il materico e l’astratto: superfici stratificate, impasti densi, velature e abrasioni, segni che sembrano nati da una necessità più che da una scelta estetica. È una pittura che non racconta per forza “cosa”, ma insiste sul “come”: come si deposita il tempo su un supporto, come il gesto lascia una traccia che non è solo forma, come la luce – anche d’inverno – si fa struttura, ferita, respiro.
Salon d’Hiver è pensato come una mappa di tensioni. Da un lato la fisicità del colore, la gravità dell’impasto, la presenza quasi scultorea della superficie; dall’altro l’apertura dell’astrazione, la possibilità di un’immagine che non illustra ma suggerisce, che non spiega ma attiva. In mezzo ci siamo noi: lo sguardo, l’umore, il dubbio. Il freddo fuori e il calore (spesso scomodo) dentro.
L’inverno, qui, non è un tema da cartolina: è una condizione. È il momento in cui i rumori si abbassano e restano le cose essenziali – il gesto, la traccia, la materia, lo spazio tra un’opera e l’altra. Un clima che rende la pittura più sincera: se regge, regge; se è solo superficie, si vede subito.
La formula del “salon” non è nostalgia, è un dispositivo contemporaneo: mettere le opere in prossimità per farle reagire, lasciare che le differenze diventino scintille. È qui che la pittura smette di essere “decorazione” e torna ad essere linguaggio: un campo di forze, una superficie che trattiene, un’immagine che non si consuma in un colpo solo. Nessun “già visto” da lucidare, nessuna cornice come alibi. Solo pittura, con le sue contraddizioni: elegante e brutale, silenziosa e rumorosa, immediata e lenta.
In un quartiere come Monteverde, dentro uno spazio raccolto e frontale, la visione cambia ritmo: le opere non chiedono distanza, chiedono presenza. Il Salon d’Hiver mette al centro questa intimità “da vicino”, quella che ti costringe a vedere la grana, la stratificazione, l’errore, la decisione, la ripetizione. E, soprattutto, ti costringe a scegliere da che parte stare: con la superficie o con l’abisso che apre.
Il vernissage si terrà sabato 7 febbraio alle ore 18.00 in Galleria Barattolo. Un invito aperto a collezionisti, addetti ai lavori e a chiunque abbia voglia di iniziare il 2026 con un gesto semplice e radicale: guardare. La mostra proseguirà nelle settimane successive; giorni e orari di visita saranno comunicati sui canali ufficiali della galleria.
Per informazioni e materiali stampa: contattare la Galleria Barattolo.
In mostra una selezione di opere pittoriche che si muovono tra il materico e l’astratto: superfici stratificate, impasti densi, velature e abrasioni, segni che sembrano nati da una necessità più che da una scelta estetica. È una pittura che non racconta per forza “cosa”, ma insiste sul “come”: come si deposita il tempo su un supporto, come il gesto lascia una traccia che non è solo forma, come la luce – anche d’inverno – si fa struttura, ferita, respiro.
Salon d’Hiver è pensato come una mappa di tensioni. Da un lato la fisicità del colore, la gravità dell’impasto, la presenza quasi scultorea della superficie; dall’altro l’apertura dell’astrazione, la possibilità di un’immagine che non illustra ma suggerisce, che non spiega ma attiva. In mezzo ci siamo noi: lo sguardo, l’umore, il dubbio. Il freddo fuori e il calore (spesso scomodo) dentro.
L’inverno, qui, non è un tema da cartolina: è una condizione. È il momento in cui i rumori si abbassano e restano le cose essenziali – il gesto, la traccia, la materia, lo spazio tra un’opera e l’altra. Un clima che rende la pittura più sincera: se regge, regge; se è solo superficie, si vede subito.
La formula del “salon” non è nostalgia, è un dispositivo contemporaneo: mettere le opere in prossimità per farle reagire, lasciare che le differenze diventino scintille. È qui che la pittura smette di essere “decorazione” e torna ad essere linguaggio: un campo di forze, una superficie che trattiene, un’immagine che non si consuma in un colpo solo. Nessun “già visto” da lucidare, nessuna cornice come alibi. Solo pittura, con le sue contraddizioni: elegante e brutale, silenziosa e rumorosa, immediata e lenta.
In un quartiere come Monteverde, dentro uno spazio raccolto e frontale, la visione cambia ritmo: le opere non chiedono distanza, chiedono presenza. Il Salon d’Hiver mette al centro questa intimità “da vicino”, quella che ti costringe a vedere la grana, la stratificazione, l’errore, la decisione, la ripetizione. E, soprattutto, ti costringe a scegliere da che parte stare: con la superficie o con l’abisso che apre.
Il vernissage si terrà sabato 7 febbraio alle ore 18.00 in Galleria Barattolo. Un invito aperto a collezionisti, addetti ai lavori e a chiunque abbia voglia di iniziare il 2026 con un gesto semplice e radicale: guardare. La mostra proseguirà nelle settimane successive; giorni e orari di visita saranno comunicati sui canali ufficiali della galleria.
Per informazioni e materiali stampa: contattare la Galleria Barattolo.
07
febbraio 2026
Salon d’Hiver 2026
Dal 07 febbraio al 07 marzo 2026
arte contemporanea
Location
Galleria Barattolo
Roma, Via Ferdinando Palasciano, 46, (RM)
Roma, Via Ferdinando Palasciano, 46, (RM)
Orario di apertura
Martedì ore 16-18 / Giovedì ore 16-19
Vernissage
7 Febbraio 2026, dalle ore 18.00
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico








