Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Serena Barbisan – Nell’essenza del colore: “Vita”
La mostra fa parte del progetto della Galleria di evidenziare il lavoro di giovani artisti che esprimano un linguaggio originale, in linea con il pensiero della Galleria
Comunicato stampa
Segnala l'evento
La Galleria PaciArte dedica una mostra a Serena Barbisan dal titolo -Nell’essenza del colore: “Vita”- che verrà inaugurata Sabato 11 Febbraio alle ore 18.00. La mostra fa parte del progetto della Galleria di evidenziare il lavoro di giovani artisti che esprimano un linguaggio originale, in linea con il pensiero della Galleria, che recita: “ Una pittura oltre la mera rappresentazione, capace di abbracciare nuovi campi d’indagine, con tutti i significati metaforici che ne derivano”.
L’accademia di Venezia prima, l’esperienza a New York poi, danno a Serena Barbisan la forza di intendere la sua arte come se stessa. Il colore quale mezzo di indagine del suo modo di concepire il mondo. Adottando un principio di sottrazione dello stesso, Serena lo scava, ne toglie l’energia esterna, penetrandolo nella sua essenza. “Sento di voler togliere il superficiale, di pulire, scarnificare: devo giungere all’essenza, raggiungere l’essenzialità”. Afferma l’artista. Serena Barbisan compie un percorso che progressivamente mira “Oltre la mera rappresentazione”. Frutto dello studio, dell’applicazione, della sua visione dell’arte e della sua estrema sensibilità che la portano a dire: “E’ rifiuto del mondo oggettivo. Sono immagini volutamente impossibili da definire come riconoscibili raffigurazioni. Il mio scopo è di trasmettere qualcosa che non riguardi l’esteriorità, o comunque, ciò che può essere già visibile. Non vorrei mai esternare da me stessa ciò che l’occhio umano vede abitualmente.” Indiscutibile e fin troppo scontato avvertire in lei un’influenza informale, del resto la sua tesi si concentrava sulle esperienze di “Pollock e Scanavino”. Nessun artista crea dal nulla. Ma ciò che si avverte nel percorso artistico di Serena Barbisan è il suo graduale distaccamento da tali influenze per arrivare ad una propia e personale poetica. Una vera e propia riconoscibilità. Nel tratto, nel segno, nel gesto, nell’uso dei pochi colori adottati. L’originalità di un linguaggio pittorico si basa sul tentativo di raggiungere un proprio credo, una propia filosofia. Non quello d’improvvisare o di stupire. Serena Barbisan è nel pieno del suo credo del suo viaggio artistico. Nessuna etichetta, ma: “Uno spazio dove poter estraniare le persone dalla logica dell’abitudine e della razionalità, stuzzicando la loro profonda sensibilità”.
L’accademia di Venezia prima, l’esperienza a New York poi, danno a Serena Barbisan la forza di intendere la sua arte come se stessa. Il colore quale mezzo di indagine del suo modo di concepire il mondo. Adottando un principio di sottrazione dello stesso, Serena lo scava, ne toglie l’energia esterna, penetrandolo nella sua essenza. “Sento di voler togliere il superficiale, di pulire, scarnificare: devo giungere all’essenza, raggiungere l’essenzialità”. Afferma l’artista. Serena Barbisan compie un percorso che progressivamente mira “Oltre la mera rappresentazione”. Frutto dello studio, dell’applicazione, della sua visione dell’arte e della sua estrema sensibilità che la portano a dire: “E’ rifiuto del mondo oggettivo. Sono immagini volutamente impossibili da definire come riconoscibili raffigurazioni. Il mio scopo è di trasmettere qualcosa che non riguardi l’esteriorità, o comunque, ciò che può essere già visibile. Non vorrei mai esternare da me stessa ciò che l’occhio umano vede abitualmente.” Indiscutibile e fin troppo scontato avvertire in lei un’influenza informale, del resto la sua tesi si concentrava sulle esperienze di “Pollock e Scanavino”. Nessun artista crea dal nulla. Ma ciò che si avverte nel percorso artistico di Serena Barbisan è il suo graduale distaccamento da tali influenze per arrivare ad una propia e personale poetica. Una vera e propia riconoscibilità. Nel tratto, nel segno, nel gesto, nell’uso dei pochi colori adottati. L’originalità di un linguaggio pittorico si basa sul tentativo di raggiungere un proprio credo, una propia filosofia. Non quello d’improvvisare o di stupire. Serena Barbisan è nel pieno del suo credo del suo viaggio artistico. Nessuna etichetta, ma: “Uno spazio dove poter estraniare le persone dalla logica dell’abitudine e della razionalità, stuzzicando la loro profonda sensibilità”.
11
febbraio 2006
Serena Barbisan – Nell’essenza del colore: “Vita”
Dall'undici febbraio al 06 aprile 2006
giovane arte
Location
PACI CONTEMPORARY
Brescia, Via Borgo Pietro Wuhrer, 53, (Brescia)
Brescia, Via Borgo Pietro Wuhrer, 53, (Brescia)
Orario di apertura
dal martedì al sabato 10-13 e 16-20; domenica 15.30-19.30
Vernissage
11 Febbraio 2006, ore 18
Autore


