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Sguardi al femminile. Visioni d’innocenza e seduzione nell’arte del ’900 italiano
La mostra propone circa 60 opere di autori italiani, tra tele e sculture, che hanno dedicato alla donna opere di grande intensità psicologica ed emotiva, ritraendola in diverse pose o semplicemente immaginandola, cogliendone gli aspetti di un animo a volte misterioso, spesso seduttivo e fragile o al contempo forte, dipingendola nelle diverse stagioni della vita, dalla giovinezza alla vecchiaia, nella fatica del saper vivere o già proiettata verso conquiste sul piano sociale, ma sempre conscia della sua femminilità e della sua bellezza.Il percorso artistico in mostra offre uno spaccato sintetico quanto mai affascinante delle diverse esperienze pittoriche.
Comunicato stampa
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La mostra Sguardi al femminile. Visioni tra innocenza e seduzione nell'arte del '900 italiano propone circa 60 opere di autori italiani, tra tele e sculture, che hanno dedicato alla donna opere di grande intensità psicologica ed emotiva, ritraendola in diverse pose o semplicemente immaginandola, cogliendone gli aspetti di un animo a volte misterioso, spesso seduttivo e fragile o al contempo forte, dipingendola nelle diverse stagioni della vita, dalla giovinezza alla vecchiaia, nella fatica del saper vivere o già proiettata verso conquiste sul piano sociale, ma sempre conscia della sua femminilità e della sua bellezza.Il percorso artistico in mostra offre uno spaccato sintetico quanto mai affascinante delle diverse esperienze pittoriche.
La mostra, fortemente voluta dall’amministrazione comunale di Racconigi e promossa dalla Associazione Flangini in collaborazione con Le Terre dei Savoia apre con il pittore racconigese Giuseppe Augusto Levis (1873-1926) accostato con sapienza ad autori come Evangelina Gemma Alciati, Felice Casorati, Achille Funi, Massimo Campigli e molti altri che hanno reso grande l’arte Italiana del 900.
Sguardi al femminile
Visioni d’innocenza e seduzione nell’arte del ’900 italiano
Antonio D’Amico
Critico e storico dell’arte
Curatore della mostra
La donna è da sempre musa ispiratrice dei pittori che ne hanno ritratto qualità e desideri, esaltandone silenzi o paure, speranze e tristezze; risvolti sensoriali di straordinario trasporto emotivo che sfociano in affascinanti visioni d’innocenza e seduzione con l’impeto romantico o realistico che si addice a ciascun pittore.
Nella storia dell’arte italiana, in particolar modo se si osservano le esperienze figurative tra l’inizio del secolo appena trascorso e gli anni ’70, svariati appaiono i pittori che s’immedesimano nel soggetto raffigurato tanto da assaporare e lasciar intuire sguardi al femminile, un punto di vista soave, per quanto tacito o esaltante che sul crinale del riscontro pittorico di ogni singolo artista alimenta una visione del mondo dalla parte della donna, di colei, cioè che più di ogni altro conosce il piacere e la sofferenza del vivere quotidiano.
La mostra propone circa 50 opere di autori italiani che hanno dedicato alla donna opere di grande intensità psicologica ed emotiva, ritraendola in diverse pose o semplicemente immaginandola sognando ad occhi aperti, cogliendo gli aspetti di un animo a volte misterioso, spesso seduttivo e fragile o al contempo forte, dipingendola nelle diverse stagioni della vita, dalla giovinezza alla vecchiaia, nella fatica del saper vivere o già proiettata verso conquiste sul piano sociale ma sempre conscia della sua femminilità e della sua bellezza.
Il percorso artistico proposto in mostra offre uno spaccato sintetico e quanto mai affascinante delle diverse esperienze pittoriche, rilevando significativi accostamenti inediti con opere esposte per la prima volta. Infatti, la mostra si apre con cinque tavole di Giuseppe Augusto Levis (1873-1926), pittore piemontese che s’inserisce nella tradizione figurativa che dai secentisti fiamminghi giunge ai paesaggisti romantici e Corot, dove la materia pittorica acquista una luminosità intensa e calibrata allo stesso tempo, restituendo alla natura un misterioso lirismo avvolgente anche laddove, l’artista lascia incompiuta l’opera. Qui la donna è colta nella fatica del quotidiano, contadina e madre, ma pur sempre avvolta nello spettacolo di un paesaggio rigoglioso e pacificatore. Così come, restando a inizio secolo, è pregno di realismo esistenziale il punto di vista di una donna pittrice: Evangelina Alciati (1883-1959), una donna che ha vissuto il suo tempo imprimendolo in quadri d’intensa femminilità. La realtà visiva dell’Alciati è fatta di dettagli mostrati con razionalismo e trasporto sensoriale sin dalla Signora in rosso, opera del 1925 che risente del movimentismo francese. Il lirismo del Ritratto di Fiorenza Boccalatte, quadro dell’Alciati del 1935, apre suggestioni di confronto con la Ragazza seduta (o in attesa) del 1933 di Felice Casorati (1833-1963) e con il classico riletto da Massimo Campigli (1895-1971) nel 1950 in Viso di donna e nel 1963/64 in le Ragazze al balcone.
Gli anni di mezzo del ‘900, dal 1930 circa al volgere degli anni ’60, costituiscono il cuore pulsante della mostra, rivelando l’amore per l’arte del dipingere che investe non solo il gusto o il desiderio ma anche e soprattutto la vita e i rapporti famigliari. Questa inedita e deliziosa trama pittorica raccoglie un’eredità la cui capostipite è l’Alciati dalla quale scaturiscono legami e sodalizi intensi con Pietro Anacleto Boccalatte (1885-1970) uomo col quale ebbe un figlio, Gabriele che sposa Ninì Pietrasanta (1909-2000), la quale apprende la tecnica della pittura frequentando a Milano le lezioni tenute da Giuseppe Mascarini (1877-1954). È questo un microcosmo interessante le cui opere vengono esposte per la prima volta insieme, dove si scorgono donne pronte a mettersi a nudo per mostrare la propria bellezza consce dell’esistere, come nel Nudo in riposo del 1937 di Boccalatte e nelle Modelle del 1933 di Ninì Pietrasanta, pittrice esposta per la prima volta in assoluto in quanto consapevole del suo ruolo di donna e madre, meno di quello artistico vissuto come passione. Di grande suggestione è il confronto di queste opere con quelle di Mascarini, come commovente è inoltre la trattazione della fanciullezza, in Pietrasanta con un rigoglioso specchio solare di natura come nel quadro del 1934, Fiore tra i fiori e nella Bambolina di Mascarini del 1946, protagonista in primo piano di uno sfondo artificioso e costruito. Infine i ritratti, dove sin dal Boccalatte col Ritratto di Ninì del 1937 si scorge la lezione audace, forte e ardita dell’Alciati, visibile nel bel olio su cartone del 1951 Donna all’arcolaio, opera che in catalogo viene pubblicata per la prima volta. Dunque un nucleo di circa 12 opere che esprimono la passione per l’arte e una visione raffinata del rappresentare pittorico. In analoga simbiosi cronologica, i temi del nudo, della fanciullezza, dei valori famigliari e dei ritratti si possono scorgere anche in Giuseppe Flangini (1898-1961), come nel realistico ritratto del 1923/25 di Nonna Adelaide oppure in La mia famiglia del 1926/27, così come in Celia del 1926 circa, romantico evanescente e quanto mai sospeso in un’aurea trasognante e nell’olio di grande trasporto sensoriale del 1953/54 Le perle. Da qui assoluto e commovente è lo sguardo intriso di intimità e cosparso di naturalezza di Gina Zandavalli, moglie dell’artista e nota pittrice, della quale in mostra si propongono due opere di intensa espressività.
Gli anni a venire, dal ’60 al ’70 lasciano intravedere inoltre, spiragli di un’evoluzione del tessuto sociale in cui la donna gioca un ruolo importante, conscia della sua bellezza visibile nei tanti e raffinati ritratti e nudi. In mostra si possono ammirare opere dalla patina intellettuale che se per certi versi svelano una diretta partecipazione alla elegante e salottiera vita mondana, per altri rasentano il gusto puro e coinvolgente della seduzione. Questi tratti si scorgono nei quadri di Cesare Monti, Carlo Vitale, Giuseppe Ajmone, Renato Guttuso (1911-1987), Remo Brindisi (1918-1996), Bernardino Palazzi (1907-1986) di cui in mostra sarà esposta La Bestia, un’opera dai tratti provocanti e forti che si credeva perduta dopo l’esposizione del 1932.
Dunque un percorso di armoniosa luce di cui le opere qui citate sono le più significative, che corona anche in donne dall’identità mitologica, visibili in Pomona di Marino Marini, nell’Olimpo degli Dei di Achille Funi, opera inedita e qui esposta per la prima volta insieme a un’altra sensuale e accostabile ai risvolti di Renoir, così come l’erotico olio su tela di Gino Fossali. Sguardi incantati che si leggono anche nelle piccole sculture di bronzo e gesso, fra cui quelle di Lina Arpesani, Enrico Mazzolani e il più intenso Eros Pellini.
Da ultimo negli anni ’70 del 900 il cromatismo artificioso di Bruno Cassinari segna una cesura formale che negli anni a venire aprirà nuovi varchi pittorici, ma questa è un’altra storia.
Le opere presenti in mostra, provengono tutte da collezioni private italiane, molte delle quali mai esposte prima d’ora, altre rinvenute in occasione di questa mostra e quindi di difficile visione, la cui paternità dei pittori è in tutti i casi certificata e di grande qualità, quindi un’occasione unica per poterle apprezzare tutte insieme.
Il fine ultimo è quello di proporre uno sguardo al femminile raffinato e inedito, senza monotonie tematiche, ma con una grande varietà formale, con opere che incantano e immergono lo spettatore in una realtà che è quella italiana dal sapore velatamente romantico, teneramente realistico, coscientemente riflessivo. Tutto rimane sospeso fra l’essere e l’esistere e su tutto resta l’anima della donna!
La mostra, fortemente voluta dall’amministrazione comunale di Racconigi e promossa dalla Associazione Flangini in collaborazione con Le Terre dei Savoia apre con il pittore racconigese Giuseppe Augusto Levis (1873-1926) accostato con sapienza ad autori come Evangelina Gemma Alciati, Felice Casorati, Achille Funi, Massimo Campigli e molti altri che hanno reso grande l’arte Italiana del 900.
Sguardi al femminile
Visioni d’innocenza e seduzione nell’arte del ’900 italiano
Antonio D’Amico
Critico e storico dell’arte
Curatore della mostra
La donna è da sempre musa ispiratrice dei pittori che ne hanno ritratto qualità e desideri, esaltandone silenzi o paure, speranze e tristezze; risvolti sensoriali di straordinario trasporto emotivo che sfociano in affascinanti visioni d’innocenza e seduzione con l’impeto romantico o realistico che si addice a ciascun pittore.
Nella storia dell’arte italiana, in particolar modo se si osservano le esperienze figurative tra l’inizio del secolo appena trascorso e gli anni ’70, svariati appaiono i pittori che s’immedesimano nel soggetto raffigurato tanto da assaporare e lasciar intuire sguardi al femminile, un punto di vista soave, per quanto tacito o esaltante che sul crinale del riscontro pittorico di ogni singolo artista alimenta una visione del mondo dalla parte della donna, di colei, cioè che più di ogni altro conosce il piacere e la sofferenza del vivere quotidiano.
La mostra propone circa 50 opere di autori italiani che hanno dedicato alla donna opere di grande intensità psicologica ed emotiva, ritraendola in diverse pose o semplicemente immaginandola sognando ad occhi aperti, cogliendo gli aspetti di un animo a volte misterioso, spesso seduttivo e fragile o al contempo forte, dipingendola nelle diverse stagioni della vita, dalla giovinezza alla vecchiaia, nella fatica del saper vivere o già proiettata verso conquiste sul piano sociale ma sempre conscia della sua femminilità e della sua bellezza.
Il percorso artistico proposto in mostra offre uno spaccato sintetico e quanto mai affascinante delle diverse esperienze pittoriche, rilevando significativi accostamenti inediti con opere esposte per la prima volta. Infatti, la mostra si apre con cinque tavole di Giuseppe Augusto Levis (1873-1926), pittore piemontese che s’inserisce nella tradizione figurativa che dai secentisti fiamminghi giunge ai paesaggisti romantici e Corot, dove la materia pittorica acquista una luminosità intensa e calibrata allo stesso tempo, restituendo alla natura un misterioso lirismo avvolgente anche laddove, l’artista lascia incompiuta l’opera. Qui la donna è colta nella fatica del quotidiano, contadina e madre, ma pur sempre avvolta nello spettacolo di un paesaggio rigoglioso e pacificatore. Così come, restando a inizio secolo, è pregno di realismo esistenziale il punto di vista di una donna pittrice: Evangelina Alciati (1883-1959), una donna che ha vissuto il suo tempo imprimendolo in quadri d’intensa femminilità. La realtà visiva dell’Alciati è fatta di dettagli mostrati con razionalismo e trasporto sensoriale sin dalla Signora in rosso, opera del 1925 che risente del movimentismo francese. Il lirismo del Ritratto di Fiorenza Boccalatte, quadro dell’Alciati del 1935, apre suggestioni di confronto con la Ragazza seduta (o in attesa) del 1933 di Felice Casorati (1833-1963) e con il classico riletto da Massimo Campigli (1895-1971) nel 1950 in Viso di donna e nel 1963/64 in le Ragazze al balcone.
Gli anni di mezzo del ‘900, dal 1930 circa al volgere degli anni ’60, costituiscono il cuore pulsante della mostra, rivelando l’amore per l’arte del dipingere che investe non solo il gusto o il desiderio ma anche e soprattutto la vita e i rapporti famigliari. Questa inedita e deliziosa trama pittorica raccoglie un’eredità la cui capostipite è l’Alciati dalla quale scaturiscono legami e sodalizi intensi con Pietro Anacleto Boccalatte (1885-1970) uomo col quale ebbe un figlio, Gabriele che sposa Ninì Pietrasanta (1909-2000), la quale apprende la tecnica della pittura frequentando a Milano le lezioni tenute da Giuseppe Mascarini (1877-1954). È questo un microcosmo interessante le cui opere vengono esposte per la prima volta insieme, dove si scorgono donne pronte a mettersi a nudo per mostrare la propria bellezza consce dell’esistere, come nel Nudo in riposo del 1937 di Boccalatte e nelle Modelle del 1933 di Ninì Pietrasanta, pittrice esposta per la prima volta in assoluto in quanto consapevole del suo ruolo di donna e madre, meno di quello artistico vissuto come passione. Di grande suggestione è il confronto di queste opere con quelle di Mascarini, come commovente è inoltre la trattazione della fanciullezza, in Pietrasanta con un rigoglioso specchio solare di natura come nel quadro del 1934, Fiore tra i fiori e nella Bambolina di Mascarini del 1946, protagonista in primo piano di uno sfondo artificioso e costruito. Infine i ritratti, dove sin dal Boccalatte col Ritratto di Ninì del 1937 si scorge la lezione audace, forte e ardita dell’Alciati, visibile nel bel olio su cartone del 1951 Donna all’arcolaio, opera che in catalogo viene pubblicata per la prima volta. Dunque un nucleo di circa 12 opere che esprimono la passione per l’arte e una visione raffinata del rappresentare pittorico. In analoga simbiosi cronologica, i temi del nudo, della fanciullezza, dei valori famigliari e dei ritratti si possono scorgere anche in Giuseppe Flangini (1898-1961), come nel realistico ritratto del 1923/25 di Nonna Adelaide oppure in La mia famiglia del 1926/27, così come in Celia del 1926 circa, romantico evanescente e quanto mai sospeso in un’aurea trasognante e nell’olio di grande trasporto sensoriale del 1953/54 Le perle. Da qui assoluto e commovente è lo sguardo intriso di intimità e cosparso di naturalezza di Gina Zandavalli, moglie dell’artista e nota pittrice, della quale in mostra si propongono due opere di intensa espressività.
Gli anni a venire, dal ’60 al ’70 lasciano intravedere inoltre, spiragli di un’evoluzione del tessuto sociale in cui la donna gioca un ruolo importante, conscia della sua bellezza visibile nei tanti e raffinati ritratti e nudi. In mostra si possono ammirare opere dalla patina intellettuale che se per certi versi svelano una diretta partecipazione alla elegante e salottiera vita mondana, per altri rasentano il gusto puro e coinvolgente della seduzione. Questi tratti si scorgono nei quadri di Cesare Monti, Carlo Vitale, Giuseppe Ajmone, Renato Guttuso (1911-1987), Remo Brindisi (1918-1996), Bernardino Palazzi (1907-1986) di cui in mostra sarà esposta La Bestia, un’opera dai tratti provocanti e forti che si credeva perduta dopo l’esposizione del 1932.
Dunque un percorso di armoniosa luce di cui le opere qui citate sono le più significative, che corona anche in donne dall’identità mitologica, visibili in Pomona di Marino Marini, nell’Olimpo degli Dei di Achille Funi, opera inedita e qui esposta per la prima volta insieme a un’altra sensuale e accostabile ai risvolti di Renoir, così come l’erotico olio su tela di Gino Fossali. Sguardi incantati che si leggono anche nelle piccole sculture di bronzo e gesso, fra cui quelle di Lina Arpesani, Enrico Mazzolani e il più intenso Eros Pellini.
Da ultimo negli anni ’70 del 900 il cromatismo artificioso di Bruno Cassinari segna una cesura formale che negli anni a venire aprirà nuovi varchi pittorici, ma questa è un’altra storia.
Le opere presenti in mostra, provengono tutte da collezioni private italiane, molte delle quali mai esposte prima d’ora, altre rinvenute in occasione di questa mostra e quindi di difficile visione, la cui paternità dei pittori è in tutti i casi certificata e di grande qualità, quindi un’occasione unica per poterle apprezzare tutte insieme.
Il fine ultimo è quello di proporre uno sguardo al femminile raffinato e inedito, senza monotonie tematiche, ma con una grande varietà formale, con opere che incantano e immergono lo spettatore in una realtà che è quella italiana dal sapore velatamente romantico, teneramente realistico, coscientemente riflessivo. Tutto rimane sospeso fra l’essere e l’esistere e su tutto resta l’anima della donna!
05
luglio 2009
Sguardi al femminile. Visioni d’innocenza e seduzione nell’arte del ’900 italiano
Dal 05 luglio al 02 agosto 2009
arte contemporanea
Location
CASTELLO DI RACCONIGI
Racconigi, Piazza Carlo Alberto, 1, (Cuneo)
Racconigi, Piazza Carlo Alberto, 1, (Cuneo)
Biglietti
4€, minori di 18 e over 65
Orario di apertura
da martedì a domenica 9,30-12,30; 16,00-19
Vernissage
5 Luglio 2009, ore 17.30
Sito web
www.leterredeisavoia.it
Autore
Curatore


