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Soft Systems. Forme di coesistenza fotografica
La mostra propone di leggere la fotografia non come espressione individuale, ma come campo relazionale, le opere diventano configurazioni temporanee che emergono da dinamiche culturali, affettive e collaborative, e si riattivano nello sguardo di chi le osserva.
Comunicato stampa
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Soft Systems. Forme di coesistenza fotografica
A cura di Augusto Maurandi e Alessia Prati
Con Ludovico Franzolini, Alessia Gunawan, Marta Marinotti, Morgana, Zoe Natale Mannella, Sara Scanderebech, Pei Shan Lee
Cosa succede se iniziamo a pensare la fotografia come campo di relazioni? Se invece di cercare nell’immagine la firma dominante di uno sguardo, provassimo a riconoscere ciò che la attraversa, che vi insiste ai margini, ciò che eccedendo al tempo stesso la costituisce?
Soft Systems. Forme di coesistenza fotografica si innesta su questa tensione e la articola attraverso un dialogo tra lɜ artistɜ invitatɜ. Gli immaginari e le narrazioni visive di Ludovico Franzolini, Alessia Gunawan, Marta Marinotti, Morgana, Zoe Natale Mannella, Sara Scanderebech, Pei Shan Lee aprono a sistemi morbidi e strutture porose, attraversati da presenze eterogenee, traiettorie culturali e geografie in movimento. Appartenenze plurali, spostamenti transnazionali e contaminazioni estetiche informano le pratiche, facendo dell’immagine uno spazio in cui si sedimentano traduzioni e negoziazioni identitarie. Più che oggetti stabili, le opere sono processi; più che forme concluse, configurazioni temporanee che prendono consistenza nell’incontro, prima con le professionalità coinvolte e con le soggettività fotografate – umane e non –, poi con il pubblico.
Osservato da vicino, lo scatto smette di apparire come gesto istantaneo; dilatandosi in una durata sensibile, diventa tempo condiviso, conversazione, cooperazione, una negoziazione sottile tra esporsi e guardare, tessuta di attenzioni, esitazioni, piccoli accordi, responsabilità. È così che l’immagine si fa riflesso di un campo relazionale; tra visibile e contenuto si apre uno scarto che solo l’atto del guardare attiva, facendone una soglia. Anche quando guidata da scelte rigorosamente determinate, resta l’effetto di una condizione situata e condivisa che coinvolge fotografatɜ e collaboratricɜ. C’erano corpi, sguardi, presenze; c’era uno spazio comune, orientato, complicato, reso possibile da chi lo ha abitato. Ciò che la fotografia trattiene non si lascia fissare definitivamente, ma ritorna, si ri-sincronizza, devia. Ogni nuova visione la riapre, la espone a costellazioni inedite, ne ridefinisce il contesto, ne rilancia le possibilità di senso.
La mostra non si propone di negare l’autorialità, né dissolvere le singolarità delle pratiche artistiche. Piuttosto, prova a spostare leggermente l’asse dal mito della visione solitaria verso le condizioni condivise che permettono a un’immagine di esistere. Non per sostituire un paradigma con un altro, ma per ampliare il campo percettivo e critico includendo ciò che spesso resta fuori fuoco — il lavoro distribuito, il tempo trascorso insieme, le infrastrutture materiali, la circolazione delle immagini, la presenza attiva di chi le incontra. Il politico non è un tema rappresentato né una qualità che alcune fotografie possiedono e altre no, ma lo spazio relazionale che si apre quando più soggetti partecipano, consapevolmente o meno, alla produzione e alla ricezione di un’immagine. La fotografia può allora apparire come una delle forme in cui questo spazio diventa percepibile, non tanto perché mostra qualcosa, ma perché testimonia che qualcosa è accaduto tra qualcunə e qualcun altrə. Le opere riunite abitano questa zona instabile e fertile, dove ogni scatto si fa traccia di un essere-stati-insieme e occasione per un nuovo essere-insieme. Un sistema morbido, aperto, negoziabile, affettivo.
A cura di Augusto Maurandi & Alessia Prati
Project coordinator Alice Ambrosetti
Assistente di produzione Valentina Duò
Allestimento e set up Emanuele Argentieri
Graphic design ATIO
Web design Hstudio
A cura di Augusto Maurandi e Alessia Prati
Con Ludovico Franzolini, Alessia Gunawan, Marta Marinotti, Morgana, Zoe Natale Mannella, Sara Scanderebech, Pei Shan Lee
Cosa succede se iniziamo a pensare la fotografia come campo di relazioni? Se invece di cercare nell’immagine la firma dominante di uno sguardo, provassimo a riconoscere ciò che la attraversa, che vi insiste ai margini, ciò che eccedendo al tempo stesso la costituisce?
Soft Systems. Forme di coesistenza fotografica si innesta su questa tensione e la articola attraverso un dialogo tra lɜ artistɜ invitatɜ. Gli immaginari e le narrazioni visive di Ludovico Franzolini, Alessia Gunawan, Marta Marinotti, Morgana, Zoe Natale Mannella, Sara Scanderebech, Pei Shan Lee aprono a sistemi morbidi e strutture porose, attraversati da presenze eterogenee, traiettorie culturali e geografie in movimento. Appartenenze plurali, spostamenti transnazionali e contaminazioni estetiche informano le pratiche, facendo dell’immagine uno spazio in cui si sedimentano traduzioni e negoziazioni identitarie. Più che oggetti stabili, le opere sono processi; più che forme concluse, configurazioni temporanee che prendono consistenza nell’incontro, prima con le professionalità coinvolte e con le soggettività fotografate – umane e non –, poi con il pubblico.
Osservato da vicino, lo scatto smette di apparire come gesto istantaneo; dilatandosi in una durata sensibile, diventa tempo condiviso, conversazione, cooperazione, una negoziazione sottile tra esporsi e guardare, tessuta di attenzioni, esitazioni, piccoli accordi, responsabilità. È così che l’immagine si fa riflesso di un campo relazionale; tra visibile e contenuto si apre uno scarto che solo l’atto del guardare attiva, facendone una soglia. Anche quando guidata da scelte rigorosamente determinate, resta l’effetto di una condizione situata e condivisa che coinvolge fotografatɜ e collaboratricɜ. C’erano corpi, sguardi, presenze; c’era uno spazio comune, orientato, complicato, reso possibile da chi lo ha abitato. Ciò che la fotografia trattiene non si lascia fissare definitivamente, ma ritorna, si ri-sincronizza, devia. Ogni nuova visione la riapre, la espone a costellazioni inedite, ne ridefinisce il contesto, ne rilancia le possibilità di senso.
La mostra non si propone di negare l’autorialità, né dissolvere le singolarità delle pratiche artistiche. Piuttosto, prova a spostare leggermente l’asse dal mito della visione solitaria verso le condizioni condivise che permettono a un’immagine di esistere. Non per sostituire un paradigma con un altro, ma per ampliare il campo percettivo e critico includendo ciò che spesso resta fuori fuoco — il lavoro distribuito, il tempo trascorso insieme, le infrastrutture materiali, la circolazione delle immagini, la presenza attiva di chi le incontra. Il politico non è un tema rappresentato né una qualità che alcune fotografie possiedono e altre no, ma lo spazio relazionale che si apre quando più soggetti partecipano, consapevolmente o meno, alla produzione e alla ricezione di un’immagine. La fotografia può allora apparire come una delle forme in cui questo spazio diventa percepibile, non tanto perché mostra qualcosa, ma perché testimonia che qualcosa è accaduto tra qualcunə e qualcun altrə. Le opere riunite abitano questa zona instabile e fertile, dove ogni scatto si fa traccia di un essere-stati-insieme e occasione per un nuovo essere-insieme. Un sistema morbido, aperto, negoziabile, affettivo.
A cura di Augusto Maurandi & Alessia Prati
Project coordinator Alice Ambrosetti
Assistente di produzione Valentina Duò
Allestimento e set up Emanuele Argentieri
Graphic design ATIO
Web design Hstudio
13
marzo 2026
Soft Systems. Forme di coesistenza fotografica
Dal 13 marzo al 10 aprile 2026
fotografia
Location
SPAZIO PUNCH – EX BIRRERIE
Venezia, Giudecca, 800, (Venezia)
Venezia, Giudecca, 800, (Venezia)
Orario di apertura
da giovedì a domenica, ore 15-19
Sito web
Autore
Curatore
Allestimento
EmanueleArgentieri
Progetto grafico



