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Spazio, quindi abito
La doppia personale di Matteo Pendenza e Giovanna Zampagni presenta opere installative, fotografiche e performative che indagano il tema dell’abitare, attraversando diverse scale dello spazio: dalla città al corpo. La mostra inaugura il progetto di ricerca di Spazio Metrico tra arte e architettura.
Comunicato stampa
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A Pescara nasce Spazio Metrico. Pratiche dell’abitare tra arte, architettura e città
Sabato 7 marzo ha aperto a Pescara Spazio Metrico, un nuovo luogo di ricerca in cui arte e architettura si incontrano per interrogare una questione fondamentale: che cosa significa abitare lo spazio oggi?
Più che un semplice spazio espositivo, Spazio Metrico si propone come dispositivo culturale capace di mettere in relazione pratiche artistiche, riflessione architettonica e dimensione urbana, aprendo un campo di dialogo tra produzione estetica e vita quotidiana.
Il progetto nasce dall’incontro tra due percorsi che si intrecciano tra progetto e vita: da una parte Matteo Pendenza, architetto che dopo anni di studi ed esperienze all’estero ha scelto di tornare in Abruzzo per concentrarsi sulla progettualità architettonica ed edilizia, dall’altra Giovanna Zampagni, che cura la direzione artistica dello spazio e la selezione degli artisti invitati.
Il loro lavoro mette in relazione due ambiti solo apparentemente distinti — architettura e arte — che condividono una stessa domanda: come abitiamo lo spazio e, allo stesso tempo, come lo spazio abita noi.
L’apertura dello spazio si inserisce nel contesto urbano di Pescara come un gesto che non è soltanto culturale ma anche civico. Ogni nuovo spazio dedicato alla produzione artistica modifica infatti la percezione della città, introducendo nuove soglie di attraversamento e nuove possibilità di relazione.
In occasione dell’inaugurazione si è svolto un dialogo tra Maura Mantelli, architetto e curatrice della mostra inaugurale Spazio, quindi abito, e Marcella Russo, impegnata nella ricerca e nella scrittura sulle pratiche dell’arte contemporanea.
Il confronto ha attraversato il tema dell’abitare come esperienza culturale e collettiva, interrogando il modo in cui gli spazi possono trasformarsi in luoghi di relazione e di produzione artistica.
Gli spazi cambiano quando cambia il nostro modo di attraversarli. Aprire un luogo come Spazio Metrico, nel cuore della città, significa introdurre una nuova soglia urbana: un punto in cui fermarsi, entrare, interrogare lo spazio invece di consumarlo distrattamente.
In questo senso l’apertura di uno spazio culturale non è mai soltanto un fatto artistico. È anche una scelta urbana. Le città parlano attraverso i loro luoghi, attraverso i corpi che li abitano e attraverso le forme che decidiamo di produrre. Uno spazio culturale diventa allora una forma di linguaggio: una frase che la città scrive dentro se stessa.
Il titolo della mostra inaugurale, Spazio, quindi abito, funziona quasi come una formula. L’affermazione rovescia una percezione abituale dello spazio: abitare non significa semplicemente occupare un luogo, ma costruire con esso una relazione.
In un tempo in cui le città rischiano sempre più spesso di ridursi a superfici da attraversare rapidamente, l’apertura di uno spazio culturale restituisce profondità allo sguardo, ricordando che i luoghi non sono mai neutrali e che possono ancora generare pensiero, relazione e possibilità.
Dopo il dibattito inaugurale, gli artisti Zampagni e Pendenza hanno presentato la performance Atto antropico, un gesto rituale ispirato a pratiche di purificazione e fondazione dello spazio presenti in diverse culture, dall’Asia alle tradizioni dell’Europa meridionale. Attraverso l’unione simbolica di due saline, lo spazio è stato attraversato da un rito di azzeramento e rigenerazione che ha trasformato l’ambiente in una soglia, un punto di partenza da cui immaginare nuove forme di abitare.
La mostra Spazio, quindi abito si sviluppa come un percorso che attraversa diverse scale dello spazio, muovendosi dal macro al micro, dalla città al corpo.
All’ingresso, l’opera Eco mette in relazione due tele poste una di fronte all’altra. Strati di colore affiorano e scompaiono come tracce del tempo, mentre lo spettatore attraversa lo spazio tra le due superfici diventando a sua volta presenza e passaggio.
L’indagine sull’abitare prosegue con il dittico Essenze, dove riecheggiano immagini tratte dagli archivi fotografici degli artisti. Gesti semplici e universali — fumare, mangiare, ascoltare, aspettare — diventano frammenti di una quotidianità condivisa. Le figure emergono su uno sfondo che riprende una planimetria architettonica, intrecciando il disegno della casa con quello della vita.
Con Gesta 2.0 lo sguardo si amplia fino a includere il quartiere. L’opera nasce da una ricerca presentata nel 2023 a Fotografia Europea e viene qui reinterpretata a partire dal quartiere di Pescara Portanuova. I gesti quotidiani degli abitanti vengono raccolti, tradotti e trasformati in materia visiva, come se il movimento delle persone disegnasse una nuova architettura invisibile della città.
Il progetto dialoga con un docufilm realizzato dal regista Matteo Chiavaroli insieme all’operatore video Samuele Donatelli, che restituisce uno sguardo sensibile sulla vita del quartiere e sulle relazioni che lo attraversano. Abitare emerge così come gesto collettivo e memoria condivisa.
Il percorso espositivo entra poi nella dimensione più intima dell’abitare con l’opera Resta, retroilluminata all’interno di una nicchia quasi sacrale. Il lavoro raccoglie frammenti del primo anno di convivenza degli artisti: peli, capelli e unghie vengono inglobati nel gesso, trasformando il quotidiano in memoria e reliquia domestica.
Infine, con Vèstiti di pelle, la riflessione si spinge oltre: non è più la casa a essere abitata, ma il corpo stesso. La pelle diventa l’ultima architettura possibile, il primo e ultimo spazio in cui si costruisce l’identità.
Il percorso si chiude così in un movimento circolare che riconduce l’abitare alla sua dimensione più essenziale: un gesto vitale, inquieto, necessario.
Con Spazio Metrico nasce a Pescara un luogo in cui arte, architettura e vita tornano a incontrarsi, aprendo nuove possibilità di dialogo sul modo in cui costruiamo, attraversiamo e abitiamo lo spazio.
Con l’apertura di Spazio Metrico accade in fondo qualcosa di molto semplice: una nuova stanza della città si apre.
E, come tutte le stanze nuove, esiste davvero solo quando qualcuno decide di entrarci.
La mostra “Spazio, quindi abito” è visitabile su appuntamento.
Per informazioni è possibile scrivere sui canali social oppure all’indirizzo email info@spaziometrico.it.
Ph. Daniele Di Biase
Sabato 7 marzo ha aperto a Pescara Spazio Metrico, un nuovo luogo di ricerca in cui arte e architettura si incontrano per interrogare una questione fondamentale: che cosa significa abitare lo spazio oggi?
Più che un semplice spazio espositivo, Spazio Metrico si propone come dispositivo culturale capace di mettere in relazione pratiche artistiche, riflessione architettonica e dimensione urbana, aprendo un campo di dialogo tra produzione estetica e vita quotidiana.
Il progetto nasce dall’incontro tra due percorsi che si intrecciano tra progetto e vita: da una parte Matteo Pendenza, architetto che dopo anni di studi ed esperienze all’estero ha scelto di tornare in Abruzzo per concentrarsi sulla progettualità architettonica ed edilizia, dall’altra Giovanna Zampagni, che cura la direzione artistica dello spazio e la selezione degli artisti invitati.
Il loro lavoro mette in relazione due ambiti solo apparentemente distinti — architettura e arte — che condividono una stessa domanda: come abitiamo lo spazio e, allo stesso tempo, come lo spazio abita noi.
L’apertura dello spazio si inserisce nel contesto urbano di Pescara come un gesto che non è soltanto culturale ma anche civico. Ogni nuovo spazio dedicato alla produzione artistica modifica infatti la percezione della città, introducendo nuove soglie di attraversamento e nuove possibilità di relazione.
In occasione dell’inaugurazione si è svolto un dialogo tra Maura Mantelli, architetto e curatrice della mostra inaugurale Spazio, quindi abito, e Marcella Russo, impegnata nella ricerca e nella scrittura sulle pratiche dell’arte contemporanea.
Il confronto ha attraversato il tema dell’abitare come esperienza culturale e collettiva, interrogando il modo in cui gli spazi possono trasformarsi in luoghi di relazione e di produzione artistica.
Gli spazi cambiano quando cambia il nostro modo di attraversarli. Aprire un luogo come Spazio Metrico, nel cuore della città, significa introdurre una nuova soglia urbana: un punto in cui fermarsi, entrare, interrogare lo spazio invece di consumarlo distrattamente.
In questo senso l’apertura di uno spazio culturale non è mai soltanto un fatto artistico. È anche una scelta urbana. Le città parlano attraverso i loro luoghi, attraverso i corpi che li abitano e attraverso le forme che decidiamo di produrre. Uno spazio culturale diventa allora una forma di linguaggio: una frase che la città scrive dentro se stessa.
Il titolo della mostra inaugurale, Spazio, quindi abito, funziona quasi come una formula. L’affermazione rovescia una percezione abituale dello spazio: abitare non significa semplicemente occupare un luogo, ma costruire con esso una relazione.
In un tempo in cui le città rischiano sempre più spesso di ridursi a superfici da attraversare rapidamente, l’apertura di uno spazio culturale restituisce profondità allo sguardo, ricordando che i luoghi non sono mai neutrali e che possono ancora generare pensiero, relazione e possibilità.
Dopo il dibattito inaugurale, gli artisti Zampagni e Pendenza hanno presentato la performance Atto antropico, un gesto rituale ispirato a pratiche di purificazione e fondazione dello spazio presenti in diverse culture, dall’Asia alle tradizioni dell’Europa meridionale. Attraverso l’unione simbolica di due saline, lo spazio è stato attraversato da un rito di azzeramento e rigenerazione che ha trasformato l’ambiente in una soglia, un punto di partenza da cui immaginare nuove forme di abitare.
La mostra Spazio, quindi abito si sviluppa come un percorso che attraversa diverse scale dello spazio, muovendosi dal macro al micro, dalla città al corpo.
All’ingresso, l’opera Eco mette in relazione due tele poste una di fronte all’altra. Strati di colore affiorano e scompaiono come tracce del tempo, mentre lo spettatore attraversa lo spazio tra le due superfici diventando a sua volta presenza e passaggio.
L’indagine sull’abitare prosegue con il dittico Essenze, dove riecheggiano immagini tratte dagli archivi fotografici degli artisti. Gesti semplici e universali — fumare, mangiare, ascoltare, aspettare — diventano frammenti di una quotidianità condivisa. Le figure emergono su uno sfondo che riprende una planimetria architettonica, intrecciando il disegno della casa con quello della vita.
Con Gesta 2.0 lo sguardo si amplia fino a includere il quartiere. L’opera nasce da una ricerca presentata nel 2023 a Fotografia Europea e viene qui reinterpretata a partire dal quartiere di Pescara Portanuova. I gesti quotidiani degli abitanti vengono raccolti, tradotti e trasformati in materia visiva, come se il movimento delle persone disegnasse una nuova architettura invisibile della città.
Il progetto dialoga con un docufilm realizzato dal regista Matteo Chiavaroli insieme all’operatore video Samuele Donatelli, che restituisce uno sguardo sensibile sulla vita del quartiere e sulle relazioni che lo attraversano. Abitare emerge così come gesto collettivo e memoria condivisa.
Il percorso espositivo entra poi nella dimensione più intima dell’abitare con l’opera Resta, retroilluminata all’interno di una nicchia quasi sacrale. Il lavoro raccoglie frammenti del primo anno di convivenza degli artisti: peli, capelli e unghie vengono inglobati nel gesso, trasformando il quotidiano in memoria e reliquia domestica.
Infine, con Vèstiti di pelle, la riflessione si spinge oltre: non è più la casa a essere abitata, ma il corpo stesso. La pelle diventa l’ultima architettura possibile, il primo e ultimo spazio in cui si costruisce l’identità.
Il percorso si chiude così in un movimento circolare che riconduce l’abitare alla sua dimensione più essenziale: un gesto vitale, inquieto, necessario.
Con Spazio Metrico nasce a Pescara un luogo in cui arte, architettura e vita tornano a incontrarsi, aprendo nuove possibilità di dialogo sul modo in cui costruiamo, attraversiamo e abitiamo lo spazio.
Con l’apertura di Spazio Metrico accade in fondo qualcosa di molto semplice: una nuova stanza della città si apre.
E, come tutte le stanze nuove, esiste davvero solo quando qualcuno decide di entrarci.
La mostra “Spazio, quindi abito” è visitabile su appuntamento.
Per informazioni è possibile scrivere sui canali social oppure all’indirizzo email info@spaziometrico.it.
Ph. Daniele Di Biase
07
marzo 2026
Spazio, quindi abito
Dal 07 marzo al 09 maggio 2026
doppia personale
Location
SEDI VARIE – Pescara
Pescara, (Pescara)
Pescara, (Pescara)
Orario di apertura
da sabato a lunedì 16-20 su appuntamento
Vernissage
7 Marzo 2026, 17-20
Sito web
Autore
Curatore





