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Spread (Hirokazu Kobayashi, Haruna Yamada) – Life Stripe
La coppia di designer e creativi giapponesi Hirokazu Kobayashi e Haruna Yamada, riuniti nell’unità creativa Spread, espongono presso Chie Art Gallery il loro progetto Life Stripe.
Comunicato stampa
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Chie Art Gallery, nell’ambito del Fuorisalone 2013, è lieta di annunciare Life Stripe, progetto della coppia di designer e creativi Hirokazu Kobayashi e Haruna Yamada – Spread, aperta dal 10 al 20 aprile.
Tokyo, 2004. Hirokazu Kobayashi e Haruna Yamada vincolano le loro due personalità e professionalità nella cosiddetta unità creativa Spread. L’idea è quella di impostare una nuova forma di arte e design che si rivolga direttamente alla sfera personale di ogni individuo, traducendo in immagine ciò che sostanzialmente viene vissuto. E da qui proiettarsi oltre, ampliarsi, estendersi senza la previsione di limiti ed effetti. Emblema della loro produzione, Life Stripe: strisce parallele di colori diversi integrate insieme a formare un pattern ogni volta, a seconda del soggetto che le compone, inedito. Le righe non sono altro che aspetti della vita visualizzati con il colore, attimi solitamente sfuggenti e anche banali a cui viene attribuita una precisa tinta. Il rosso equivale al lavoro e allo studio, il verde ai momenti di relax. Una sorta di mappatura giornaliera, in cui il grigiore di alcuni istanti è in tutti i casi sostituito dalla vivacità del colore. È il tentativo, peraltro riuscito, di un approccio del tutto diverso al modo di vivere. Se rivedo il mio fotogramma equivalente a ieri mi rendo conto come un giorno del tutto ordinario, in cui ho fatto colazione, azionato la lavatrice, sono andata al lavoro, ho bevuto un caffè in un bistrot e la sera sono andata a dormire, è tutt’altro che consueto: al contrario, appare quasi avvincente. La sola possibilità di riassumerlo con forma e colori lo rende nettamente più interessante. E positivo. Life Stripe attua un interessante parallelo tra l’arte e una sorta di terapia psicologica su misura, in quanto coinvolge direttamente le azioni del singolo, strutturandosi come un esercizio altamente personalizzato che si occupa per lo più di sottolineare l’importanza di gesti banali e spesso del tutto ignorati. Inoltre il processo di cura attivato dall’opera d’arte è reso immediatamente manifesto nel bel mezzo della sua stessa realizzazione. Se Spread non ne prendesse totalmente le distanze, apparrebbe come una cromoterapia su misura. Slogan conduttore, motto ripetuto di continuo come motivazione basilare del progetto: «Il colore è vita». Ma è necessario risalire alle radici di Life Stripe per poter capire ancora meglio la funzione delle strisce colorate e l’intenzione, in tal senso, di Kobayashi e Yamada. Diciamo che lungo il loro percorso i due incontrano, un giorno, una donna problematica. La sua vita si svolge interamente al chiuso della sua abitazione, senza alcun contatto con il resto del mondo se non virtuale. I designer si improvvisano psicoterapeuti, e definiscono nel giro di breve tempo un accorto metodo per tentare di ridarle linfa vitale. Le chiedono di procedere nella creazione di un diario, con l’ausilio di tantissime strisce di colore; a ogni colore deve corrispondere un’attività, dalla lettura di un libro all’ascoltare musica all’andare al cinema, ma anche uno stato d’animo, dalla tristezza all’ilarità e così via. Dapprima la paziente incolla sulle pagine soltanto toni relativi al grigio e nero. Ma a poco a poco le cose cambiano, lo stato di asocialità migliora gradualmente e qui prendono vita le prime autentiche Life Stripe. Da questo momento la dimensione psicoterapica è abbandonata, e quella artistica elevata al massimo grado. «Life Stripe ti permette di vedere la tua routine quotidiana, settimanale o mensile, in modo stimolante, e ti aiuta a scoprire qualcosa su te stesso» , sostengono gli artisti, e a seguito di un’analisi su rete dilatata definiscono i codici relativi a ogni colore: è quindi il pubblico che glieli suggerisce. Viene stilata una precisa legenda, in cui a ogni tinta corrisponde un’azione. Blu: dormire. Arancione: mangiare. Viola: seguire una lezione. In Life Stripes il colore è visto come mezzo privilegiato e quasi miracoloso, direttamente riferito alla psicologia della percezione. Il risultato concreto sono dei quadri multicolori dall’aspetto accattivante e dai molteplici formati, che Spread presenta in giro per il mondo ormai da svariati anni.
Ad aprile 2013 il collettivo giapponese sceglie Chie Art Gallery, spazio milanese attivo dal 2009 e sempre attento alle nuove tendenze, per proporre il suo progetto nell’ambito dell’ultima edizione del Fuorisalone. Già lo scorso anno i due creativi erano presenti a Milano, con la proposta di una raccolta fondi per i bambini colpiti dalla tragedia di Fukushima. Molto più che designer, insomma: Kobayashi e Yamada puntano, attraverso il mezzo privilegiato dell’arte, alla pienezza del benessere sotto forma di opera. (Ivana Mazzei)
Tokyo, 2004. Hirokazu Kobayashi e Haruna Yamada vincolano le loro due personalità e professionalità nella cosiddetta unità creativa Spread. L’idea è quella di impostare una nuova forma di arte e design che si rivolga direttamente alla sfera personale di ogni individuo, traducendo in immagine ciò che sostanzialmente viene vissuto. E da qui proiettarsi oltre, ampliarsi, estendersi senza la previsione di limiti ed effetti. Emblema della loro produzione, Life Stripe: strisce parallele di colori diversi integrate insieme a formare un pattern ogni volta, a seconda del soggetto che le compone, inedito. Le righe non sono altro che aspetti della vita visualizzati con il colore, attimi solitamente sfuggenti e anche banali a cui viene attribuita una precisa tinta. Il rosso equivale al lavoro e allo studio, il verde ai momenti di relax. Una sorta di mappatura giornaliera, in cui il grigiore di alcuni istanti è in tutti i casi sostituito dalla vivacità del colore. È il tentativo, peraltro riuscito, di un approccio del tutto diverso al modo di vivere. Se rivedo il mio fotogramma equivalente a ieri mi rendo conto come un giorno del tutto ordinario, in cui ho fatto colazione, azionato la lavatrice, sono andata al lavoro, ho bevuto un caffè in un bistrot e la sera sono andata a dormire, è tutt’altro che consueto: al contrario, appare quasi avvincente. La sola possibilità di riassumerlo con forma e colori lo rende nettamente più interessante. E positivo. Life Stripe attua un interessante parallelo tra l’arte e una sorta di terapia psicologica su misura, in quanto coinvolge direttamente le azioni del singolo, strutturandosi come un esercizio altamente personalizzato che si occupa per lo più di sottolineare l’importanza di gesti banali e spesso del tutto ignorati. Inoltre il processo di cura attivato dall’opera d’arte è reso immediatamente manifesto nel bel mezzo della sua stessa realizzazione. Se Spread non ne prendesse totalmente le distanze, apparrebbe come una cromoterapia su misura. Slogan conduttore, motto ripetuto di continuo come motivazione basilare del progetto: «Il colore è vita». Ma è necessario risalire alle radici di Life Stripe per poter capire ancora meglio la funzione delle strisce colorate e l’intenzione, in tal senso, di Kobayashi e Yamada. Diciamo che lungo il loro percorso i due incontrano, un giorno, una donna problematica. La sua vita si svolge interamente al chiuso della sua abitazione, senza alcun contatto con il resto del mondo se non virtuale. I designer si improvvisano psicoterapeuti, e definiscono nel giro di breve tempo un accorto metodo per tentare di ridarle linfa vitale. Le chiedono di procedere nella creazione di un diario, con l’ausilio di tantissime strisce di colore; a ogni colore deve corrispondere un’attività, dalla lettura di un libro all’ascoltare musica all’andare al cinema, ma anche uno stato d’animo, dalla tristezza all’ilarità e così via. Dapprima la paziente incolla sulle pagine soltanto toni relativi al grigio e nero. Ma a poco a poco le cose cambiano, lo stato di asocialità migliora gradualmente e qui prendono vita le prime autentiche Life Stripe. Da questo momento la dimensione psicoterapica è abbandonata, e quella artistica elevata al massimo grado. «Life Stripe ti permette di vedere la tua routine quotidiana, settimanale o mensile, in modo stimolante, e ti aiuta a scoprire qualcosa su te stesso» , sostengono gli artisti, e a seguito di un’analisi su rete dilatata definiscono i codici relativi a ogni colore: è quindi il pubblico che glieli suggerisce. Viene stilata una precisa legenda, in cui a ogni tinta corrisponde un’azione. Blu: dormire. Arancione: mangiare. Viola: seguire una lezione. In Life Stripes il colore è visto come mezzo privilegiato e quasi miracoloso, direttamente riferito alla psicologia della percezione. Il risultato concreto sono dei quadri multicolori dall’aspetto accattivante e dai molteplici formati, che Spread presenta in giro per il mondo ormai da svariati anni.
Ad aprile 2013 il collettivo giapponese sceglie Chie Art Gallery, spazio milanese attivo dal 2009 e sempre attento alle nuove tendenze, per proporre il suo progetto nell’ambito dell’ultima edizione del Fuorisalone. Già lo scorso anno i due creativi erano presenti a Milano, con la proposta di una raccolta fondi per i bambini colpiti dalla tragedia di Fukushima. Molto più che designer, insomma: Kobayashi e Yamada puntano, attraverso il mezzo privilegiato dell’arte, alla pienezza del benessere sotto forma di opera. (Ivana Mazzei)
10
aprile 2013
Spread (Hirokazu Kobayashi, Haruna Yamada) – Life Stripe
Dal 10 al 20 aprile 2013
design
arte contemporanea
arte contemporanea
Location
CHIE ART GALLERY
Milano, Viale Premuda, 27, (Milano)
Milano, Viale Premuda, 27, (Milano)
Orario di apertura
da giovedì 11 a domenica 14 ore 12-21
da martedì 16 a sabato 20 ore 10-19
(lunedì 15 chiuso)
Vernissage
10 Aprile 2013, ore 18.30
Autore
Curatore


