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Stefania Raimondi – L’equilibrio sospeso tra gesto e tempo
La materia trattiene lo sguardo: legni segnati, superfici vissute, tracce. Nel lavoro di Stefania Raimondi la fragilità diventa ritmo e presenza. Ogni tavola è passaggio tra corpo, memoria e tempo sospeso.
Comunicato stampa
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Stefania Raimondi. La materia come archivio di memoria
A cura di Liana Solis
Galleria Matria
Stefania Raimondi emerge nel panorama artistico contemporaneo campano come una voce intensa e stratificata, capace di trasformare la materia in memoria e il gesto in narrazione. Galleria Matria sceglie di presentare il suo lavoro per l’urgenza e la profondità di una ricerca che interroga la storia sospesa senza retorica, ma attraverso la fragilità e la potenza del segno.
La pratica dell’artista si colloca in un territorio di confine tra pittura, disegno e grafica sperimentale. Tuttavia, ciò che distingue il suo lavoro non è soltanto la tecnica, bensì la visione che la sostiene: ogni segno, ogni incisione, ogni tavola è un atto di dialogo con il tempo e con l’eredità collettiva. I supporti scelti – legni recuperati, carte segnate, materiali già vissuti – non sono superfici neutre, ma presenze attive, custodi di storie passate che chiedono di essere riascoltate e reinterpretate. Su queste superfici, la mano dell’artista interviene senza cancellare, ma amplificando, creando una stratificazione poetica e concettuale di forte impatto visivo.
Nata a Napoli nel 1969, Raimondi cresce in un contesto urbano complesso, dove mito, monumentalità storica e quotidianità convivono in un equilibrio instabile. Fin dall’infanzia il disegno e il colore diventano strumenti di esplorazione del mondo, guidata dalla madre, diplomata in scenografia e docente di storia dell’arte. La formazione al Liceo Artistico di Napoli consolida le basi tecniche, mentre gli studi in architettura introducono una disciplina rigorosa nella composizione e nella gestione dello spazio. All’Accademia di Belle Arti, attraverso il Corso Libero del Nudo e il Corso di Incisione, approfondisce lo studio del corpo e delle tecniche incisorie, in particolare dell’acquaforte, trasformando il segno in un gesto meditativo. Questa doppia formazione – struttura architettonica e sensibilità anatomica – si manifesta in tutta la sua opera come tensione costante tra controllo e abbandono, disciplina e istinto.
La materia diventa soggetto delle opere. Nella serie Legni, ogni tavola recuperata porta con sé graffi, imperfezioni, venature e tracce di vita vissuta che l’artista accoglie e trasforma. Come in un’eco dell’intuizione michelangiolesca, le figure sembrano emergere dalla materia stessa, rivelandosi attraverso carboncino, gesso, olio e acrilico come presenze già inscritte nel supporto.
L’incisione su gesso, tecnica distintiva del suo percorso, introduce un elemento di fragilità: lavorare materiali instabili espone il segno al rischio di perdita, trasformando ogni opera in un atto di vulnerabilità consapevole. Il legno, già segnato dal tempo, diventa un corpo vivo che l’artista reintegra attraverso sovrapposizioni e interventi minimi.
Il corpo umano è centrale nella sua ricerca, non come ritratto individuale ma come territorio di memoria collettiva. Mani e articolazioni assumono un ruolo simbolico: strumenti di azione, attesa e sospensione tra impulso e gesto. Le figure anonime, “anime senza nome”, parlano di microstorie e sofferenze invisibili. La precisione anatomica convive con una frammentazione emotiva che trasforma la linea in strumento di introspezione.
Nel corso degli anni Raimondi ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Giovani Generazioni, la selezione tra i finalisti dell’EXIBART Prize e il Premio Marchionni nella sezione Grafica. Le sue opere sono state esposte in sedi prestigiose come il PAN di Napoli, il Museo MAGMMA di Villacidro, Cà la Ghironda a Bologna e Castel dell’Ovo. Tuttavia, il valore della sua ricerca va oltre i premi: risiede nella capacità di trasformare materiali poveri in archivi di memoria, strumenti di riflessione filosofica e sensoriale.
In un’epoca dominata dalla velocità delle immagini digitali, il lavoro di Stefania Raimondi riafferma l’importanza etica e poetica del disegno e dell’incisione. La sua poetica della sedimentazione invita a rallentare lo sguardo, ad ascoltare le tracce del tempo, a percepire la fragilità dell’esistenza. Le sue opere sono organismi vivi di segni e racconti, in cui passato, presente e futuro si intrecciano, restituendo la complessità dell’esperienza umana.
Raimondi non racconta storie: le fa emergere dalla materia, le stratifica, le rende visibili, invitando il pubblico a un dialogo profondo con la propria memoria.
A cura di Liana Solis
Galleria Matria
Stefania Raimondi emerge nel panorama artistico contemporaneo campano come una voce intensa e stratificata, capace di trasformare la materia in memoria e il gesto in narrazione. Galleria Matria sceglie di presentare il suo lavoro per l’urgenza e la profondità di una ricerca che interroga la storia sospesa senza retorica, ma attraverso la fragilità e la potenza del segno.
La pratica dell’artista si colloca in un territorio di confine tra pittura, disegno e grafica sperimentale. Tuttavia, ciò che distingue il suo lavoro non è soltanto la tecnica, bensì la visione che la sostiene: ogni segno, ogni incisione, ogni tavola è un atto di dialogo con il tempo e con l’eredità collettiva. I supporti scelti – legni recuperati, carte segnate, materiali già vissuti – non sono superfici neutre, ma presenze attive, custodi di storie passate che chiedono di essere riascoltate e reinterpretate. Su queste superfici, la mano dell’artista interviene senza cancellare, ma amplificando, creando una stratificazione poetica e concettuale di forte impatto visivo.
Nata a Napoli nel 1969, Raimondi cresce in un contesto urbano complesso, dove mito, monumentalità storica e quotidianità convivono in un equilibrio instabile. Fin dall’infanzia il disegno e il colore diventano strumenti di esplorazione del mondo, guidata dalla madre, diplomata in scenografia e docente di storia dell’arte. La formazione al Liceo Artistico di Napoli consolida le basi tecniche, mentre gli studi in architettura introducono una disciplina rigorosa nella composizione e nella gestione dello spazio. All’Accademia di Belle Arti, attraverso il Corso Libero del Nudo e il Corso di Incisione, approfondisce lo studio del corpo e delle tecniche incisorie, in particolare dell’acquaforte, trasformando il segno in un gesto meditativo. Questa doppia formazione – struttura architettonica e sensibilità anatomica – si manifesta in tutta la sua opera come tensione costante tra controllo e abbandono, disciplina e istinto.
La materia diventa soggetto delle opere. Nella serie Legni, ogni tavola recuperata porta con sé graffi, imperfezioni, venature e tracce di vita vissuta che l’artista accoglie e trasforma. Come in un’eco dell’intuizione michelangiolesca, le figure sembrano emergere dalla materia stessa, rivelandosi attraverso carboncino, gesso, olio e acrilico come presenze già inscritte nel supporto.
L’incisione su gesso, tecnica distintiva del suo percorso, introduce un elemento di fragilità: lavorare materiali instabili espone il segno al rischio di perdita, trasformando ogni opera in un atto di vulnerabilità consapevole. Il legno, già segnato dal tempo, diventa un corpo vivo che l’artista reintegra attraverso sovrapposizioni e interventi minimi.
Il corpo umano è centrale nella sua ricerca, non come ritratto individuale ma come territorio di memoria collettiva. Mani e articolazioni assumono un ruolo simbolico: strumenti di azione, attesa e sospensione tra impulso e gesto. Le figure anonime, “anime senza nome”, parlano di microstorie e sofferenze invisibili. La precisione anatomica convive con una frammentazione emotiva che trasforma la linea in strumento di introspezione.
Nel corso degli anni Raimondi ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Giovani Generazioni, la selezione tra i finalisti dell’EXIBART Prize e il Premio Marchionni nella sezione Grafica. Le sue opere sono state esposte in sedi prestigiose come il PAN di Napoli, il Museo MAGMMA di Villacidro, Cà la Ghironda a Bologna e Castel dell’Ovo. Tuttavia, il valore della sua ricerca va oltre i premi: risiede nella capacità di trasformare materiali poveri in archivi di memoria, strumenti di riflessione filosofica e sensoriale.
In un’epoca dominata dalla velocità delle immagini digitali, il lavoro di Stefania Raimondi riafferma l’importanza etica e poetica del disegno e dell’incisione. La sua poetica della sedimentazione invita a rallentare lo sguardo, ad ascoltare le tracce del tempo, a percepire la fragilità dell’esistenza. Le sue opere sono organismi vivi di segni e racconti, in cui passato, presente e futuro si intrecciano, restituendo la complessità dell’esperienza umana.
Raimondi non racconta storie: le fa emergere dalla materia, le stratifica, le rende visibili, invitando il pubblico a un dialogo profondo con la propria memoria.
15
gennaio 2026
Stefania Raimondi – L’equilibrio sospeso tra gesto e tempo
Dal 15 gennaio al 06 marzo 2026
arte contemporanea
personale
personale
Location
Galleria Matria
Milano, Via Melzo, 34, (MI)
Milano, Via Melzo, 34, (MI)
Orario di apertura
Dal lunedì al venerdì dalle ore 11.00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00
Ultimo ingresso 18:30
Weekend e festivi previo appuntamento: info@galleriamatria.it
Vernissage
15 Gennaio 2026, 18:30
Sito web
Autore
Curatore


