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Stefano Cigada – Le fratture del tempo
L’esposizione esplora, attraverso 40 fotografie in bianco e nero di grande formato di statue classiche, il legame tra tempo, movimento e resilienza, mettendo in dialogo l’immobilità della pietra con l’energia vitale dello sport.
Comunicato stampa
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In occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, Nonostante Marras a Milano e Antonio Marras Verona presentano la mostra Stefano Cigada. Le fratture del tempo, a cura di Francesca Alfano Miglietti.
A Milano sarà inaugurata mercoledì 4 febbraio 2026, ore 18.00 e sarà aperta al pubblico dal 5 al 28 febbraio.
A Verona sarà inaugurata mercoledì 4 marzo 2026, ore 18.00 e sarà aperta al pubblico dal 5 al 28 marzo.
Dopo il successo della sua mostra Frammenti al Museo di Roma in Trastevere nel 2020, Stefano Cigada torna a esplorare la relazione tra la scultura classica e la fotografia in una nuova esposizione che, più che mai, invita il pubblico a riflettere sul dialogo tra passato e presente.
Francesca Alfano Miglietti, curatrice della mostra, sottolinea: “Quello di Stefano Cigada è un racconto del corpo per ‘pezzi’, una riflessione sul tema del frammento, della ‘parte’, della ferita, uno sguardo che scardina le certezze dell’integrità, sgretolando l’abituale percezione del tutto. Stefano Cigada sceglie la trasversalità dello sguardo a quella del racconto, gioca ad accentuare la crepa come in una polifonia discordante, e nelle sue immagini emerge il senso più profondo del frammento, di una frattura irreparabile. Per Stefano Cigada la luce e lo spazio sono alleati e a volte nemici… una lotta che lascia emergere una sostanza poetica che plasma l’immagine e ne rivela l’anima nascosta, ma soprattutto, Cigada, costruisce un universo che trascende il reale e suggerisce ciò che, comunque, rimane invisibile. Le sue immagini più che ‘riprendere’ il soggetto rappresentato sembra che vogliano evocarne l’enigma, la relazione segreta tra visibile e invisibile, di una presenza che interroga il tempo e la storia, attraverso la sospensione, l’attesa, il non detto. Cigada agisce sulla luce, sull’attimo in cui un raggio di luce diviene espressione dell’urgenza di dare vita, di far emergere il visibile. La sua fotografia non si riduce a semplice riproduzione, ma è simile a un atto poetico, allo stesso tempo materiale e immateriale, attraverso uno stile rigoroso e raffinato”.
L’esposizione esplora, attraverso 40 fotografie in bianco e nero di grande formato di statue classiche, il legame tra tempo, movimento e resilienza, mettendo in dialogo l’immobilità della pietra con l’energia vitale dello sport.
Le immagini, nate dall’incontro fra luce naturale casualità, diventano metafore della condizione umana e dell’atleta — in particolare di quello paralimpico — che, pur segnato da fratture o trasformazioni, conserva forza e dignità.
"Come si fa a catturare l’attimo fuggente con una statua vecchia di duemila anni?". Questa domanda, nata in una galleria di Basilea più di dieci anni fa, rappresenta il punto di partenza di un percorso artistico che ha condotto Cigada a concentrarsi sulla fotografia delle statue classiche, con particolare attenzione al rapporto tra luce, spazio e tempo.
Le sue immagini, scattate nei musei senza l’ausilio di cavalletti, catturano l’essenza di un momento, irripetibile: l’istante preciso in cui la luce naturale attraversa lo spazio ed entra in contatto con la scultura, rivelandone dettagli inattesi e nuove sfumature.
Come scrive la critica d'arte statunitense Rosalind Krauss fotografia e scultura condividono una peculiarità fondamentale: "un medium posto al punto di congiunzione tra immobilità e movimento, tra tempo bloccato e tempo che scorre".
Ogni fotografia diventa un frammento di realtà, un reperto che richiede l’intervento attivo dell’osservatore per completarsi, come se si trattasse di un ritrovamento archeologico, una traccia che sollecita una rielaborazione personale e unica.
Le sculture classiche, originariamente concepite per essere illuminate dalla luce naturale, sono oggi esposte sotto luci artificiali che ne alterano la percezione. Eppure l’artista riesce a catturare quel "raggio di luce" che, penetrando spontaneamente nei musei, consente allo scatto di compiersi. Ogni fotografia diventa così un dialogo tra passato e presente, tra la materia della pietra e l’immagine congelata nel tempo.
Cigada non impone un’interpretazione estetica o drammatica, ma lascia che sia lo sguardo dello spettatore si soffermi liberamente su ciò che ritiene più rilevante della statua: una frattura, la materia grezza, la bellezza incompleta.
Al centro della mostra emerge la figura dell’atleta, simbolo di forza e determinazione. Le statue di atleti, danneggiate dal tempo e dalla perdita di parti, diventano potenti metafore degli atleti paralimpici, che, come le sculture, conservano intatta la propria essenza e il proprio valore anche quando non rispondono più a un ideale di perfezione.
L'invito è quello di considerare la resistenza nel tempo, nonostante le fratture e le lacune, come una testimonianza di resilienza.
In sintonia con lo spirito delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, la mostra celebra il valore del kairos: l’attimo presente in cui impegno, bellezza e perseveranza si fondono. Un invito a riflettere sul significato del corpo, della sfida e della rinascita attraverso l’arte, nel qui e ora — l’hic et nunc benjaminiano — che sancisce l’inevitabile connessione tra l’opera d’arte e il luogo in cui essa si manifesta.
Note biografiche: Stefano Cigada nasce a Milano nel 1963, città in cui è tornato dopo aver vissuto a Roma, Parigi e Amsterdam. Di formazione economista, fotografa fin dall’infanzia e nel corso degli anni ha collaborato con numerose riviste italiane ed internazionali di nautica, viaggi e sport acquatici. Da sempre appassionato di arte, da circa dieci anni ha intrapreso una ricerca sul rapporto tra spazio e tempo, fotografando esclusivamente frammenti di statuaria classica. Nel 2020 ha presentato il suo lavoro nella mostra Frammenti, a cura di Jill Silverman Von Coenegrachts presso il Museo di Roma in Trastevere.
A Milano sarà inaugurata mercoledì 4 febbraio 2026, ore 18.00 e sarà aperta al pubblico dal 5 al 28 febbraio.
A Verona sarà inaugurata mercoledì 4 marzo 2026, ore 18.00 e sarà aperta al pubblico dal 5 al 28 marzo.
Dopo il successo della sua mostra Frammenti al Museo di Roma in Trastevere nel 2020, Stefano Cigada torna a esplorare la relazione tra la scultura classica e la fotografia in una nuova esposizione che, più che mai, invita il pubblico a riflettere sul dialogo tra passato e presente.
Francesca Alfano Miglietti, curatrice della mostra, sottolinea: “Quello di Stefano Cigada è un racconto del corpo per ‘pezzi’, una riflessione sul tema del frammento, della ‘parte’, della ferita, uno sguardo che scardina le certezze dell’integrità, sgretolando l’abituale percezione del tutto. Stefano Cigada sceglie la trasversalità dello sguardo a quella del racconto, gioca ad accentuare la crepa come in una polifonia discordante, e nelle sue immagini emerge il senso più profondo del frammento, di una frattura irreparabile. Per Stefano Cigada la luce e lo spazio sono alleati e a volte nemici… una lotta che lascia emergere una sostanza poetica che plasma l’immagine e ne rivela l’anima nascosta, ma soprattutto, Cigada, costruisce un universo che trascende il reale e suggerisce ciò che, comunque, rimane invisibile. Le sue immagini più che ‘riprendere’ il soggetto rappresentato sembra che vogliano evocarne l’enigma, la relazione segreta tra visibile e invisibile, di una presenza che interroga il tempo e la storia, attraverso la sospensione, l’attesa, il non detto. Cigada agisce sulla luce, sull’attimo in cui un raggio di luce diviene espressione dell’urgenza di dare vita, di far emergere il visibile. La sua fotografia non si riduce a semplice riproduzione, ma è simile a un atto poetico, allo stesso tempo materiale e immateriale, attraverso uno stile rigoroso e raffinato”.
L’esposizione esplora, attraverso 40 fotografie in bianco e nero di grande formato di statue classiche, il legame tra tempo, movimento e resilienza, mettendo in dialogo l’immobilità della pietra con l’energia vitale dello sport.
Le immagini, nate dall’incontro fra luce naturale casualità, diventano metafore della condizione umana e dell’atleta — in particolare di quello paralimpico — che, pur segnato da fratture o trasformazioni, conserva forza e dignità.
"Come si fa a catturare l’attimo fuggente con una statua vecchia di duemila anni?". Questa domanda, nata in una galleria di Basilea più di dieci anni fa, rappresenta il punto di partenza di un percorso artistico che ha condotto Cigada a concentrarsi sulla fotografia delle statue classiche, con particolare attenzione al rapporto tra luce, spazio e tempo.
Le sue immagini, scattate nei musei senza l’ausilio di cavalletti, catturano l’essenza di un momento, irripetibile: l’istante preciso in cui la luce naturale attraversa lo spazio ed entra in contatto con la scultura, rivelandone dettagli inattesi e nuove sfumature.
Come scrive la critica d'arte statunitense Rosalind Krauss fotografia e scultura condividono una peculiarità fondamentale: "un medium posto al punto di congiunzione tra immobilità e movimento, tra tempo bloccato e tempo che scorre".
Ogni fotografia diventa un frammento di realtà, un reperto che richiede l’intervento attivo dell’osservatore per completarsi, come se si trattasse di un ritrovamento archeologico, una traccia che sollecita una rielaborazione personale e unica.
Le sculture classiche, originariamente concepite per essere illuminate dalla luce naturale, sono oggi esposte sotto luci artificiali che ne alterano la percezione. Eppure l’artista riesce a catturare quel "raggio di luce" che, penetrando spontaneamente nei musei, consente allo scatto di compiersi. Ogni fotografia diventa così un dialogo tra passato e presente, tra la materia della pietra e l’immagine congelata nel tempo.
Cigada non impone un’interpretazione estetica o drammatica, ma lascia che sia lo sguardo dello spettatore si soffermi liberamente su ciò che ritiene più rilevante della statua: una frattura, la materia grezza, la bellezza incompleta.
Al centro della mostra emerge la figura dell’atleta, simbolo di forza e determinazione. Le statue di atleti, danneggiate dal tempo e dalla perdita di parti, diventano potenti metafore degli atleti paralimpici, che, come le sculture, conservano intatta la propria essenza e il proprio valore anche quando non rispondono più a un ideale di perfezione.
L'invito è quello di considerare la resistenza nel tempo, nonostante le fratture e le lacune, come una testimonianza di resilienza.
In sintonia con lo spirito delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, la mostra celebra il valore del kairos: l’attimo presente in cui impegno, bellezza e perseveranza si fondono. Un invito a riflettere sul significato del corpo, della sfida e della rinascita attraverso l’arte, nel qui e ora — l’hic et nunc benjaminiano — che sancisce l’inevitabile connessione tra l’opera d’arte e il luogo in cui essa si manifesta.
Note biografiche: Stefano Cigada nasce a Milano nel 1963, città in cui è tornato dopo aver vissuto a Roma, Parigi e Amsterdam. Di formazione economista, fotografa fin dall’infanzia e nel corso degli anni ha collaborato con numerose riviste italiane ed internazionali di nautica, viaggi e sport acquatici. Da sempre appassionato di arte, da circa dieci anni ha intrapreso una ricerca sul rapporto tra spazio e tempo, fotografando esclusivamente frammenti di statuaria classica. Nel 2020 ha presentato il suo lavoro nella mostra Frammenti, a cura di Jill Silverman Von Coenegrachts presso il Museo di Roma in Trastevere.
05
febbraio 2026
Stefano Cigada – Le fratture del tempo
Dal 05 al 28 febbraio 2026
fotografia
Location
NONOSTANTE MARRAS
Milano, Via Cola Di Rienzo, 8, (Milano)
Milano, Via Cola Di Rienzo, 8, (Milano)
Orario di apertura
lunedì-sabato 10.00-13.00; 14.00-19.00. Domenica chiuso
Vernissage
4 Febbraio 2026, 18.00
Ufficio stampa
MARIA BONMASSAR
Autore
Curatore


