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Tulpa. Salvation Protocol
TULPA. SALVATION PROTOCOL è un progetto espositivo che opera all’intersezione tra tecno-magia e hauntologia speculativa, rivelando i media come apparati tecno-religiosi intrecciati alla sorveglianza e ai sistemi di credenza contemporanei.
Comunicato stampa
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TULPA. SALVATION PROTOCOL a cura di Anastasia Pestinova, in programma presso Fondazione Spazio Vitale dal 24 gennaio al 21 febbraio 2026, riunisce i lavori di Irene Mathilda Alaimo (2000), Luca Campestri (1999), Giacomo Erba (2001), Gabriele Longega (1986) e Beatrice Mika Sakaki (1999) all'interno di un progetto espositivo dedicato al medium come dispositivo tecno-religioso in stretta connessione con la sorveglianza.
In questo progetto, il concetto di tulpa è assunto come simbolo della medialità stessa, poiché il significato paranormale oggi diffuso è una reinterpretazione recente e non del tutto accurata dei suoi originari significati tibetani. Una volta appropriati dai teosofi, tali significati acquisirono nuove sfumature che furono successivamente riassorbite e trasformate dalla televisione, dalla cultura creepypasta di Internet e da altri media. Nella lettura più contemporanea, la tulpa è una forma-pensiero che cresce in base al tempo e all’attenzione che le si dedica: una metafora efficace del sistema mediatico che si espande come un virus informatico, consumando la presenza umana. In questo scenario, un’infrastruttura di sorveglianza alimentata da paure totemiche e da protocolli di controllo finisce per operare come complice di un dispositivo tecno-religioso. È proprio in questo contesto che il progetto espositivo si configura come un détournement: un antidoto tecno-feudale che si colloca al di là della doppia logica del controllo e della suggestione.
Irene Mathilda Alaimo indaga la documentazione del miracoloso e del paranormale, mostrando come le tecnologie della comunicazione trasformino l’esperienza religiosa: il suo metodo che combina l'analisi dei materiali d'archivio e le pratiche pseudo-documentarie mette in questione la possibilità stessa di produrre tecnologicamente un’esperienza del soprannaturale. Luca Campestri indaga la spettralità dell’immagine e ciò che resta dopo ripetuti passaggi di mediazione: un processo attraversato da un rumore che diventa principio di disseminazione e loop temporale, evocando reti tecnologiche che infestano la nostra presenza. La ricerca di Giacomo Erba si concentra sulle pratiche ufologiche e sulle loro mitologie, adottando un’antropologia visiva che ricostruisce e amplifica i dispositivi dell’osservazione. Gabriele Longega lavora con narrazioni magiche e zone liminali generate dalle tensioni tra centro e periferia, portando in superficie ciò che resta ai margini: miraggi, stereotipi e paure. Attraverso corrispondenze alchemiche rilette in chiave contemporanea l’artista rivela e decostruisce pattern di stigmatizzazione semi-inconsci. Infine, Beatrice Mika Sakaki esplora la sorveglianza e la vulnerabilità digitale, mostrando come i sistemi di sicurezza generino nuove modalità di esposizione, frammentazione e disumanizzazione del soggetto.
Fondazione Spazio Vitale è un ente non profit fondato a Verona nel 2024, dedicato alla promozione di progetti culturali e artistici che indagano il rapporto tra essere umano e tecnologia. Attraverso mostre, attività formative e iniziative di ricerca, la Fondazione promuove una riflessione critica e multidisciplinare su come l’innovazione influenzi l’identità, la percezione e l’ambiente. La sua missione è favorire una visione sostenibile e consapevole della coesistenza tra dimensione umana e sviluppo tecnologico, stimolando partecipazione, creatività e immaginari alternativi.
In questo progetto, il concetto di tulpa è assunto come simbolo della medialità stessa, poiché il significato paranormale oggi diffuso è una reinterpretazione recente e non del tutto accurata dei suoi originari significati tibetani. Una volta appropriati dai teosofi, tali significati acquisirono nuove sfumature che furono successivamente riassorbite e trasformate dalla televisione, dalla cultura creepypasta di Internet e da altri media. Nella lettura più contemporanea, la tulpa è una forma-pensiero che cresce in base al tempo e all’attenzione che le si dedica: una metafora efficace del sistema mediatico che si espande come un virus informatico, consumando la presenza umana. In questo scenario, un’infrastruttura di sorveglianza alimentata da paure totemiche e da protocolli di controllo finisce per operare come complice di un dispositivo tecno-religioso. È proprio in questo contesto che il progetto espositivo si configura come un détournement: un antidoto tecno-feudale che si colloca al di là della doppia logica del controllo e della suggestione.
Irene Mathilda Alaimo indaga la documentazione del miracoloso e del paranormale, mostrando come le tecnologie della comunicazione trasformino l’esperienza religiosa: il suo metodo che combina l'analisi dei materiali d'archivio e le pratiche pseudo-documentarie mette in questione la possibilità stessa di produrre tecnologicamente un’esperienza del soprannaturale. Luca Campestri indaga la spettralità dell’immagine e ciò che resta dopo ripetuti passaggi di mediazione: un processo attraversato da un rumore che diventa principio di disseminazione e loop temporale, evocando reti tecnologiche che infestano la nostra presenza. La ricerca di Giacomo Erba si concentra sulle pratiche ufologiche e sulle loro mitologie, adottando un’antropologia visiva che ricostruisce e amplifica i dispositivi dell’osservazione. Gabriele Longega lavora con narrazioni magiche e zone liminali generate dalle tensioni tra centro e periferia, portando in superficie ciò che resta ai margini: miraggi, stereotipi e paure. Attraverso corrispondenze alchemiche rilette in chiave contemporanea l’artista rivela e decostruisce pattern di stigmatizzazione semi-inconsci. Infine, Beatrice Mika Sakaki esplora la sorveglianza e la vulnerabilità digitale, mostrando come i sistemi di sicurezza generino nuove modalità di esposizione, frammentazione e disumanizzazione del soggetto.
Fondazione Spazio Vitale è un ente non profit fondato a Verona nel 2024, dedicato alla promozione di progetti culturali e artistici che indagano il rapporto tra essere umano e tecnologia. Attraverso mostre, attività formative e iniziative di ricerca, la Fondazione promuove una riflessione critica e multidisciplinare su come l’innovazione influenzi l’identità, la percezione e l’ambiente. La sua missione è favorire una visione sostenibile e consapevole della coesistenza tra dimensione umana e sviluppo tecnologico, stimolando partecipazione, creatività e immaginari alternativi.
24
gennaio 2026
Tulpa. Salvation Protocol
Dal 24 gennaio al 21 febbraio 2026
arte contemporanea
Location
Spazio Vitale
Verona, Via San Vitale, 5, (VR)
Verona, Via San Vitale, 5, (VR)
Orario di apertura
da mercoledì a sabato ore 15-19
Vernissage
24 Gennaio 2026, 18.00
Autore
Curatore







