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Tanina Cuccia – Ieratica minuendo
In questa mostra la Cuccia ci propone una sua personalissima rivisitazione, una ricognizione che senz’altro può definirsi concettuale, dell’icona, l’immagine sacra per eccellenza
Comunicato stampa
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Tanina Cuccia, artista siciliana, originaria di Piana degli Albanesi, che attualmente vive ed opera a Palermo, realizza una personale nella capitale. In questa mostra la Cuccia ci propone una sua personalissima rivisitazione, una ricognizione che senz'altro può definirsi concettuale, dell'icona, l'immagine sacra per eccellenza, che decontestualizza dal suo aspetto originario creando e inserendovi accordi cromatici che ne evidenziano nuovi e singolari valori estetici. Da ciò emerge e si pone il quesito: è un tentativo dell'artista di cercare in tal modo di salvare queste preziose immagini dal degrado, o altrimenti tutto ciò è l'evidente testimonianza di un sentire attuale, segnale di un mondo di certezze ormai in disfacimento?
Tale singolarità è il fattore intrigante e affascinante della validità del suo lavoro. In mostra una ventina di lavori di vario formato, tra cui due grandi dittici: "Moderna Sindone" collocato all'interno della chiesa nella cappella di Santa Lucia, mentre "Annunciazione" è esposto in sagrestia con le altre opere.
a cura di Angela Nova
E' sacro ciò che rientra nei confini del sacro, che vive entro quello spazio definito, riconosciuto ed enunciato come sacro .
Se solo questa linea di confine fosse riconosciuta come elemento comune, se essa fosse rigidamente fissata in regole e norme globalizzanti non discuteremmo di confini ma avremmo la netta distinzione tra ciò che è sacro e ciò che non lo è.
Invece, non solo ogni gruppo sociale racchiude le sue divinità all'interno di un confine, ma anche il singolo individuo opera la sua scelta decidendo anche se in questo spazio debba includere la sua esistenza o lasciarla fuori. D'altro canto alcune volte tali confini dello spazio sacro diventano talmente vasti che i contenuti vi si perdono. Altre volte l'ambito è talmente minimo che tutto ciò che sta dentro è immediatamente identificabile, chiaro ed evidente.
In campo artistico senza dubbio questa esperienza diventa più complessa poiché essa non si può fermare all'esperienza intimista ma si deve aprire alla partecipazione, dunque il suo confine deve diventare anche sottile ed accessibile se si vuole favorirne la fruizione. Si tratta di percorsi di ricerca impervi che raramente vengono intrapresi nell'arte contemporanea. Essa spesso assegna confini minimi alla sacralità, per cui necessariamente o si fa “arte sacra”, destinata ai luoghi di culto con “cliché” ben definiti e dogmaticamente indiscutibili (vedi l'iconografia bizantina o quella vasta produzione d'”arte” sacra occidentale leziosa e chiesastica) o si rifiuta nettamente questa sacralità dai piccoli confini con azioni di forza distruttiva (esperienza comune a molti artisti contemporanei che però si prodigano nella dissacrazione solo in alcuni tratti del loro percorso artistico).
Vi è un altro modo di rapportarsi artisticamente al sacro ed è quello di considerare i confini di esso sempre più vasti, allargarne i confini fino a comprendere la spiritualità dell'arte, fino ad inglobare la bellezza dei segni, della materia, delle tracce del tempo, della profondità concettuale del dubbio.
Se questi confini si allargano la ieraticità viene diluita, il confine tra ciò che è sacro e ciò che non lo è diventa ancor più sottile, la ieraticità cede la sua supremazia alla spiritualità che solo attraverso l'arte si esprime.
L'opera perde dunque la sua funzione di oggetto legato al culto o alla denuncia di pratiche non condivise o deridibili per diventare opera a se stante , opera d'arte.
di T.Cuccia
Tale singolarità è il fattore intrigante e affascinante della validità del suo lavoro. In mostra una ventina di lavori di vario formato, tra cui due grandi dittici: "Moderna Sindone" collocato all'interno della chiesa nella cappella di Santa Lucia, mentre "Annunciazione" è esposto in sagrestia con le altre opere.
a cura di Angela Nova
E' sacro ciò che rientra nei confini del sacro, che vive entro quello spazio definito, riconosciuto ed enunciato come sacro .
Se solo questa linea di confine fosse riconosciuta come elemento comune, se essa fosse rigidamente fissata in regole e norme globalizzanti non discuteremmo di confini ma avremmo la netta distinzione tra ciò che è sacro e ciò che non lo è.
Invece, non solo ogni gruppo sociale racchiude le sue divinità all'interno di un confine, ma anche il singolo individuo opera la sua scelta decidendo anche se in questo spazio debba includere la sua esistenza o lasciarla fuori. D'altro canto alcune volte tali confini dello spazio sacro diventano talmente vasti che i contenuti vi si perdono. Altre volte l'ambito è talmente minimo che tutto ciò che sta dentro è immediatamente identificabile, chiaro ed evidente.
In campo artistico senza dubbio questa esperienza diventa più complessa poiché essa non si può fermare all'esperienza intimista ma si deve aprire alla partecipazione, dunque il suo confine deve diventare anche sottile ed accessibile se si vuole favorirne la fruizione. Si tratta di percorsi di ricerca impervi che raramente vengono intrapresi nell'arte contemporanea. Essa spesso assegna confini minimi alla sacralità, per cui necessariamente o si fa “arte sacra”, destinata ai luoghi di culto con “cliché” ben definiti e dogmaticamente indiscutibili (vedi l'iconografia bizantina o quella vasta produzione d'”arte” sacra occidentale leziosa e chiesastica) o si rifiuta nettamente questa sacralità dai piccoli confini con azioni di forza distruttiva (esperienza comune a molti artisti contemporanei che però si prodigano nella dissacrazione solo in alcuni tratti del loro percorso artistico).
Vi è un altro modo di rapportarsi artisticamente al sacro ed è quello di considerare i confini di esso sempre più vasti, allargarne i confini fino a comprendere la spiritualità dell'arte, fino ad inglobare la bellezza dei segni, della materia, delle tracce del tempo, della profondità concettuale del dubbio.
Se questi confini si allargano la ieraticità viene diluita, il confine tra ciò che è sacro e ciò che non lo è diventa ancor più sottile, la ieraticità cede la sua supremazia alla spiritualità che solo attraverso l'arte si esprime.
L'opera perde dunque la sua funzione di oggetto legato al culto o alla denuncia di pratiche non condivise o deridibili per diventare opera a se stante , opera d'arte.
di T.Cuccia
15
marzo 2008
Tanina Cuccia – Ieratica minuendo
Dal 15 marzo al 06 aprile 2008
arte contemporanea
Location
BASILICA DI SANTA MARIA IN MONTESANTO
Roma, Piazza Del Popolo, (Roma)
Roma, Piazza Del Popolo, (Roma)
Orario di apertura
feriali 16-19; festivi 11-13; lunedì chiuso (compreso lunedì dell'Angelo)
Vernissage
15 Marzo 2008, ore 17
Sito web
www.taninacuccia.it
Autore
Curatore


