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Trees
Muratcentoventidue Artecontemporanea è lieta di presentare una mostra collettiva che annovera tra i partecipanti Manolis Baboussis , Lydia Dambassina, Lello Gelao, Gabriela Golder, Carolina Jonsson, Clare Langan , Margarida Paiva.
Comunicato stampa
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Comunicato stampa
MURATCENTOVENTIDUE ARTECONTEMPORANEA
TREES
Muratcentoventidue Artecontemporanea è lieta di presentare Trees, una mostra collettiva che annovera tra i partecipanti Manolis Baboussis , Lydia Dambassina, Lello Gelao, Gabriela Golder, Carolina Jonsson, Clare Langan , Margarida Paiva.
L'albero è oggi riconosciuto come un pilastro fondamentale dell'ecosistema, un essere dotato di intelligenza collettiva e un modello di resilienza indispensabile per la nostra sopravvivenza. L'arte contemporanea ha giocato un ruolo cruciale nel superare la "Plant Blindness", ovvero l'incapacità storica dell'uomo di percepire le piante come organismi vitali, trasformando l'elemento vegetale da semplice sfondo a "co-autore" attivo dell'opera e simbolo di urgenza climatica.
Il percorso artistico moderno riflette questo legame profondo attraverso diverse sensibilità: dalla "scultura sociale" di Joseph Beuys, che vede nel piantare alberi un atto di rigenerazione morale, alle indagini di Giuseppe Penone, che scava nei tronchi per rivelarne la memoria e il tempo. Mentre Ai Weiwei utilizza legni morti per denunciare la deforestazione e la perdita delle radici culturali, artisti come Tomás Saraceno sfruttano le tecnologie digitali per svelare il "Wood Wide Web", la complessa rete di comunicazione sotterranea delle foreste.
In conclusione, l'albero non è più un'icona statica, ma un perno etico necessario per ripensare il nostro rapporto con la biosfera. Attraverso linguaggi che spaziano dalla fotografia all'installazione, gli artisti in mostra ci invitano a superare la visione antropocentrica e a riconoscere finalmente l'albero nella sua complessa e vitale interezza.
Manolis Baboussis è un artista multidisciplinare greco, architetto di formazione e fotografo, noto per un'opera che esplora criticamente i temi dell'istituzione, della memoria e del rapporto tra uomo e ambiente. Ha documentato ampiamente spazi carcerari e ospedali psichiatrici (es. Volterra negli anni '70), analizzando l'architettura come strumento di controllo. Negli ultimi anni ha focalizzato la sua ricerca sul concetto di "giardino" non solo come spazio fisico, ma come filosofia di resistenza e coltivazione interiore. La sua pratica fotografica cattura spesso spazi vuoti, monumenti o dettagli della natura (come gli alberi sull'isola di Kea) che dialogano con le sue installazioni tridimensionali. L'installazione They Grew Together (2022), originariamente concepita per la personale The Garden presso la Scuola di Belle Arti di Atene, viene qui riproposta a Bari in una versione rimodulata nelle dimensioni, che tuttavia preserva intatta la sintesi del pensiero dell'artista. L'opera si configura come un assemblaggio di materiali eterogenei: cubetti di calcestruzzo , un tronco d'albero, libri di architettura , il tutto sovrastato da una fotografia proiettata a parete.
Il tema centrale è la lotta permanente tra l'elemento organico (il legno/l'albero) e quello artificiale (il cemento). Baboussis mette in scena rami che, pur apparendo imprigionati dal cemento, simboleggiano una forza vitale che persiste e si intreccia con le strutture costruite dall'uomo.
Lydia Dambassina, artista greca formatasi tra Lione, Grenoble e Parigi con studi in arte, psicopatologia e pedagogia, sviluppa una pratica multidisciplinare che spazia dalla pittura alla fotografia, dal video all'installazione. Le sue opere sono una profonda riflessione sulle questioni sociali e filosofiche contemporanee, come le disuguaglianze economiche, la crisi ambientale , l'identità personale e collettiva, il ruolo della donna, l’impatto del fenomeno dell’immigrazione, unendo rigore estetico e impegno politico.
L’artista utilizza il video Lorem Ipsum per indagare il legame spezzato tra l'uomo e l'ambiente, trasformando la natura in uno specchio della crisi ecologica. Il titolo rimanda a un linguaggio privo di senso compiuto, riflettendo l'impossibilità di dare voce a un dolore profondo .
In quest'opera, gli alberi non sono più simboli di vita rigogliosa, ma diventano infatti croci spettrali che oscillano sotto un chiaro di luna gelido. Questo dondolio ipnotico suggerisce una natura sofferente, ridotta a un cimitero arboreo che denuncia l'impatto distruttivo dell'antropizzazione. Le sagome lignee, simili a simulacri sacri, evocano un senso di colpa universale e una perdita definitiva di armonia con il cosmo.
Lello Gelao, artista barese, sviluppa la sua ricerca pittorica prevalentemente attraverso una figurazione essenziale focalizzata sul ritratto. Le sue opere sono note per le atmosfere rarefatte e sospese, che evocano spesso un senso di solitudine e malinconia.
Sebbene il ritratto sia il suo tema principale, i suoi paesaggi con alberi sono permeati dalla medesima sensibilità introspettiva. In questi dipinti, la natura non è una semplice rappresentazione realistica, ma diventa uno specchio di stati d'animo. Gli alberi sono spesso stilizzati, come nei quattro piccoli lavori in mostra realizzati con tecnica mista dal titolo “ Alberi”, quasi silhouette, inseriti in ambientazioni che suggeriscono un tempo bloccato, al di fuori del flusso cronologico.
La tecnica di Gelao, che sconfina a volte in altri ambiti espressivi, utilizza colori e luci per creare scenari quasi metafisici. I paesaggi arborei diventano così luoghi simbolici, spazi dell'anima dove l'artista indaga il rapporto tra l'uomo e l'ambiente circostante, lasciando all'osservatore il compito di decifrare il silenzio e il vuoto che permeano la tela.
Gabriela Golder rappresenta una delle voci più autorevoli e profonde del panorama artistico argentino contemporaneo, distinguendosi per una capacità unica di intrecciare il linguaggio della videoarte con l'impegno civile e la riflessione filosofica. Nota anche come curatrice e docente, esplora nel suo lavoro i temi della memoria collettiva, della resistenza politica e della precarietà sociale, utilizzando il video come strumento di indagine storica e umana. La sua opera si interroga spesso su come il corpo e il linguaggio reagiscano ai traumi della violenza di Stato e delle crisi economiche.
Nel video Tierra Quemada (Terra Bruciata), realizzato nel 2015, Golder documenta le conseguenze del devastante incendio che colpì la città di Valparaíso, in Cile. L'opera non si concentra solo sulla distruzione materiale, ma cattura il dolore e la resilienza di chi ha perso tutto. Attraverso inquadrature lente e una narrazione sospesa, l'artista trasforma il paesaggio nero di cenere in uno spazio di riflessione profonda sulla fragilità dell'esistenza e sulla forza della ricostruzione. Il video evita il sensazionalismo dei media per dare voce al silenzio delle rovine, rendendo visibile l'invisibile legame tra territorio e identità. Terra Queimada diventa così una metafora universale delle ferite aperte dall'incuria umana, invitando lo spettatore a un atto di empatia e testimonianza.
L'artista svedese Carolina Jonsson esplora il confine tra realtà e percezione, focalizzandosi sul rapporto simbiotico e ancestrale tra l'uomo e la natura. Le sue opere nascono dall'osservazione dei paesaggi nordici, trasfigurati attraverso tecniche di sovrapposizione e una gestione pittorica della luce.Attraverso il suo linguaggio visivo, definito "archivio Ecolonia", l'artista cerca di catturare ciò che risiede oltre lo sguardo superficiale, reinterpretando il quotidiano e il paesaggio naturale. L’artista presenta un lavoro che fa parte della serie "The Rhythm Between Us “realizzata durante il periodo di isolamento dovuto alla pandemia.
Le fotografie della serie ,che analogamente ai suoi lavori video, presentano spesso un'estetica quasi pittorica, esplorano il rapporto tra il tempo, l'infanzia e il paesaggio. Jonsson mette in parallelo la figura solitaria di un bambino con l'ambiente circostante, percependo entrambi come una voce unica che descrive il passare del tempo. La serie si concentra sul concetto di "solitudine come vicinanza", dove lo spazio vuoto tra le immagini e la distanza tra i soggetti diventano elementi di una connessione profonda tra natura e essere umano.
Clare Langan è un'artista e regista irlandese nota per le sue opere video, che esplorano la fragilità dell'esistenza umana e il rapporto conflittuale con la natura e il cambiamento climatico. Attraverso l'uso sapiente della pellicola 16mm e di lenti trattate con filtri in vetro dipinti a mano, l'artista crea atmosfere oniriche e sospese. Le sue opere trascendono la semplice documentazione, offrendo visioni poetiche che affrontano con urgenza i temi del cambiamento climatico e del degrado ambientale; tali questioni sono esplorate non solo come crisi ecologiche, ma come profonde fratture dell'anima.
The Heart of a Tree (2020) riflette sul ruolo cruciale che questi giganti della natura rivestono per la sopravvivenza del pianeta e della nostra specie. Gli alberi custodiscono l'aria stessa che respiriamo, e l'opera ci offre uno scorcio su un futuro in cui l'essere umano è stato costretto a evolversi e adattarsi per non estinguersi.
Il film si pone come una metafora necessaria di un mondo stravolto dal disprezzo per l'ambiente. Ambientata in paesaggi brulli e desolati — una visione della Terra futura o forse di un pianeta alieno — la pellicola mostra i sopravvissuti muoversi in scenari inospitali per raccogliere l’aria, divenuta il nuovo oro. In un ultimo gesto di speranza, piantano alberi su una spiaggia nera e deserta, tentando di restituire al pianeta la sua fonte vitale di ossigeno.
L’opera esplora la profonda frattura tra l’uomo e la natura, riflettendo lo squilibrio interiore che ci abita. Il film ci esorta a sanare questo strappo, giunto ormai a un punto di non ritorno, ricordandoci che l'ecologia globale è un fragile equilibrio.
Margarida Paiva è un'artista visiva di origine portoghese con base a Oslo, nota per il suo lavoro che fonde film, fotografia e installazione. La sua ricerca artistica esplora la dimensione mistica del mondo naturale, attingendo a piene mani dal folklore, dalle fiabe e dagli antichi miti animisti. Il suo stile è caratterizzato da un'atmosfera spesso malinconica e surreale, che trasforma il paesaggio in uno specchio della psiche.
Nella serie fotografica "I Am The Forest", l'artista mette in scena una fusione simbolica tra il corpo umano e l'elemento naturale, creando un'atmosfera onirica e malinconica. Le immagini mostrano figure immerse in fitti boschi, dove il paesaggio non è un semplice sfondo, ma un'estensione dello stato psicologico dei soggetti. Attraverso l'uso sapiente della luce e di tonalità desaturate, la Paiva trasforma la foresta in uno spazio di introspezione profonda e rifugio emotivo. Il titolo suggerisce un'identificazione totale: l'individuo si perde nella natura per ritrovare se stesso. Questa simbiosi visiva evoca temi legati alla vulnerabilità e al desiderio di appartenenza a un mondo ancestrale. Le sue composizioni, minimaliste e poetiche, invitano l'osservatore a riflettere sul legame indissolubile tra uomo e ambiente.
Luogo
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari
Inaugurazione
Sabato 21 febbraio 2026 ore 19.00
Periodo
21 febbraio – 31 marzo 2026
Orari di apertura
La mostra sarà visitabile solo su appuntamento
Informazioni
3348714094 – 392.5985840
http://info@muratcentoventidue.com
http://www.muratcentoventidue.com
http://www.facebook.com/MuratcentoventidueArtecontemporanea
https://www.instagram.com/muratcentoventidue_bari
MURATCENTOVENTIDUE ARTECONTEMPORANEA
TREES
Muratcentoventidue Artecontemporanea è lieta di presentare Trees, una mostra collettiva che annovera tra i partecipanti Manolis Baboussis , Lydia Dambassina, Lello Gelao, Gabriela Golder, Carolina Jonsson, Clare Langan , Margarida Paiva.
L'albero è oggi riconosciuto come un pilastro fondamentale dell'ecosistema, un essere dotato di intelligenza collettiva e un modello di resilienza indispensabile per la nostra sopravvivenza. L'arte contemporanea ha giocato un ruolo cruciale nel superare la "Plant Blindness", ovvero l'incapacità storica dell'uomo di percepire le piante come organismi vitali, trasformando l'elemento vegetale da semplice sfondo a "co-autore" attivo dell'opera e simbolo di urgenza climatica.
Il percorso artistico moderno riflette questo legame profondo attraverso diverse sensibilità: dalla "scultura sociale" di Joseph Beuys, che vede nel piantare alberi un atto di rigenerazione morale, alle indagini di Giuseppe Penone, che scava nei tronchi per rivelarne la memoria e il tempo. Mentre Ai Weiwei utilizza legni morti per denunciare la deforestazione e la perdita delle radici culturali, artisti come Tomás Saraceno sfruttano le tecnologie digitali per svelare il "Wood Wide Web", la complessa rete di comunicazione sotterranea delle foreste.
In conclusione, l'albero non è più un'icona statica, ma un perno etico necessario per ripensare il nostro rapporto con la biosfera. Attraverso linguaggi che spaziano dalla fotografia all'installazione, gli artisti in mostra ci invitano a superare la visione antropocentrica e a riconoscere finalmente l'albero nella sua complessa e vitale interezza.
Manolis Baboussis è un artista multidisciplinare greco, architetto di formazione e fotografo, noto per un'opera che esplora criticamente i temi dell'istituzione, della memoria e del rapporto tra uomo e ambiente. Ha documentato ampiamente spazi carcerari e ospedali psichiatrici (es. Volterra negli anni '70), analizzando l'architettura come strumento di controllo. Negli ultimi anni ha focalizzato la sua ricerca sul concetto di "giardino" non solo come spazio fisico, ma come filosofia di resistenza e coltivazione interiore. La sua pratica fotografica cattura spesso spazi vuoti, monumenti o dettagli della natura (come gli alberi sull'isola di Kea) che dialogano con le sue installazioni tridimensionali. L'installazione They Grew Together (2022), originariamente concepita per la personale The Garden presso la Scuola di Belle Arti di Atene, viene qui riproposta a Bari in una versione rimodulata nelle dimensioni, che tuttavia preserva intatta la sintesi del pensiero dell'artista. L'opera si configura come un assemblaggio di materiali eterogenei: cubetti di calcestruzzo , un tronco d'albero, libri di architettura , il tutto sovrastato da una fotografia proiettata a parete.
Il tema centrale è la lotta permanente tra l'elemento organico (il legno/l'albero) e quello artificiale (il cemento). Baboussis mette in scena rami che, pur apparendo imprigionati dal cemento, simboleggiano una forza vitale che persiste e si intreccia con le strutture costruite dall'uomo.
Lydia Dambassina, artista greca formatasi tra Lione, Grenoble e Parigi con studi in arte, psicopatologia e pedagogia, sviluppa una pratica multidisciplinare che spazia dalla pittura alla fotografia, dal video all'installazione. Le sue opere sono una profonda riflessione sulle questioni sociali e filosofiche contemporanee, come le disuguaglianze economiche, la crisi ambientale , l'identità personale e collettiva, il ruolo della donna, l’impatto del fenomeno dell’immigrazione, unendo rigore estetico e impegno politico.
L’artista utilizza il video Lorem Ipsum per indagare il legame spezzato tra l'uomo e l'ambiente, trasformando la natura in uno specchio della crisi ecologica. Il titolo rimanda a un linguaggio privo di senso compiuto, riflettendo l'impossibilità di dare voce a un dolore profondo .
In quest'opera, gli alberi non sono più simboli di vita rigogliosa, ma diventano infatti croci spettrali che oscillano sotto un chiaro di luna gelido. Questo dondolio ipnotico suggerisce una natura sofferente, ridotta a un cimitero arboreo che denuncia l'impatto distruttivo dell'antropizzazione. Le sagome lignee, simili a simulacri sacri, evocano un senso di colpa universale e una perdita definitiva di armonia con il cosmo.
Lello Gelao, artista barese, sviluppa la sua ricerca pittorica prevalentemente attraverso una figurazione essenziale focalizzata sul ritratto. Le sue opere sono note per le atmosfere rarefatte e sospese, che evocano spesso un senso di solitudine e malinconia.
Sebbene il ritratto sia il suo tema principale, i suoi paesaggi con alberi sono permeati dalla medesima sensibilità introspettiva. In questi dipinti, la natura non è una semplice rappresentazione realistica, ma diventa uno specchio di stati d'animo. Gli alberi sono spesso stilizzati, come nei quattro piccoli lavori in mostra realizzati con tecnica mista dal titolo “ Alberi”, quasi silhouette, inseriti in ambientazioni che suggeriscono un tempo bloccato, al di fuori del flusso cronologico.
La tecnica di Gelao, che sconfina a volte in altri ambiti espressivi, utilizza colori e luci per creare scenari quasi metafisici. I paesaggi arborei diventano così luoghi simbolici, spazi dell'anima dove l'artista indaga il rapporto tra l'uomo e l'ambiente circostante, lasciando all'osservatore il compito di decifrare il silenzio e il vuoto che permeano la tela.
Gabriela Golder rappresenta una delle voci più autorevoli e profonde del panorama artistico argentino contemporaneo, distinguendosi per una capacità unica di intrecciare il linguaggio della videoarte con l'impegno civile e la riflessione filosofica. Nota anche come curatrice e docente, esplora nel suo lavoro i temi della memoria collettiva, della resistenza politica e della precarietà sociale, utilizzando il video come strumento di indagine storica e umana. La sua opera si interroga spesso su come il corpo e il linguaggio reagiscano ai traumi della violenza di Stato e delle crisi economiche.
Nel video Tierra Quemada (Terra Bruciata), realizzato nel 2015, Golder documenta le conseguenze del devastante incendio che colpì la città di Valparaíso, in Cile. L'opera non si concentra solo sulla distruzione materiale, ma cattura il dolore e la resilienza di chi ha perso tutto. Attraverso inquadrature lente e una narrazione sospesa, l'artista trasforma il paesaggio nero di cenere in uno spazio di riflessione profonda sulla fragilità dell'esistenza e sulla forza della ricostruzione. Il video evita il sensazionalismo dei media per dare voce al silenzio delle rovine, rendendo visibile l'invisibile legame tra territorio e identità. Terra Queimada diventa così una metafora universale delle ferite aperte dall'incuria umana, invitando lo spettatore a un atto di empatia e testimonianza.
L'artista svedese Carolina Jonsson esplora il confine tra realtà e percezione, focalizzandosi sul rapporto simbiotico e ancestrale tra l'uomo e la natura. Le sue opere nascono dall'osservazione dei paesaggi nordici, trasfigurati attraverso tecniche di sovrapposizione e una gestione pittorica della luce.Attraverso il suo linguaggio visivo, definito "archivio Ecolonia", l'artista cerca di catturare ciò che risiede oltre lo sguardo superficiale, reinterpretando il quotidiano e il paesaggio naturale. L’artista presenta un lavoro che fa parte della serie "The Rhythm Between Us “realizzata durante il periodo di isolamento dovuto alla pandemia.
Le fotografie della serie ,che analogamente ai suoi lavori video, presentano spesso un'estetica quasi pittorica, esplorano il rapporto tra il tempo, l'infanzia e il paesaggio. Jonsson mette in parallelo la figura solitaria di un bambino con l'ambiente circostante, percependo entrambi come una voce unica che descrive il passare del tempo. La serie si concentra sul concetto di "solitudine come vicinanza", dove lo spazio vuoto tra le immagini e la distanza tra i soggetti diventano elementi di una connessione profonda tra natura e essere umano.
Clare Langan è un'artista e regista irlandese nota per le sue opere video, che esplorano la fragilità dell'esistenza umana e il rapporto conflittuale con la natura e il cambiamento climatico. Attraverso l'uso sapiente della pellicola 16mm e di lenti trattate con filtri in vetro dipinti a mano, l'artista crea atmosfere oniriche e sospese. Le sue opere trascendono la semplice documentazione, offrendo visioni poetiche che affrontano con urgenza i temi del cambiamento climatico e del degrado ambientale; tali questioni sono esplorate non solo come crisi ecologiche, ma come profonde fratture dell'anima.
The Heart of a Tree (2020) riflette sul ruolo cruciale che questi giganti della natura rivestono per la sopravvivenza del pianeta e della nostra specie. Gli alberi custodiscono l'aria stessa che respiriamo, e l'opera ci offre uno scorcio su un futuro in cui l'essere umano è stato costretto a evolversi e adattarsi per non estinguersi.
Il film si pone come una metafora necessaria di un mondo stravolto dal disprezzo per l'ambiente. Ambientata in paesaggi brulli e desolati — una visione della Terra futura o forse di un pianeta alieno — la pellicola mostra i sopravvissuti muoversi in scenari inospitali per raccogliere l’aria, divenuta il nuovo oro. In un ultimo gesto di speranza, piantano alberi su una spiaggia nera e deserta, tentando di restituire al pianeta la sua fonte vitale di ossigeno.
L’opera esplora la profonda frattura tra l’uomo e la natura, riflettendo lo squilibrio interiore che ci abita. Il film ci esorta a sanare questo strappo, giunto ormai a un punto di non ritorno, ricordandoci che l'ecologia globale è un fragile equilibrio.
Margarida Paiva è un'artista visiva di origine portoghese con base a Oslo, nota per il suo lavoro che fonde film, fotografia e installazione. La sua ricerca artistica esplora la dimensione mistica del mondo naturale, attingendo a piene mani dal folklore, dalle fiabe e dagli antichi miti animisti. Il suo stile è caratterizzato da un'atmosfera spesso malinconica e surreale, che trasforma il paesaggio in uno specchio della psiche.
Nella serie fotografica "I Am The Forest", l'artista mette in scena una fusione simbolica tra il corpo umano e l'elemento naturale, creando un'atmosfera onirica e malinconica. Le immagini mostrano figure immerse in fitti boschi, dove il paesaggio non è un semplice sfondo, ma un'estensione dello stato psicologico dei soggetti. Attraverso l'uso sapiente della luce e di tonalità desaturate, la Paiva trasforma la foresta in uno spazio di introspezione profonda e rifugio emotivo. Il titolo suggerisce un'identificazione totale: l'individuo si perde nella natura per ritrovare se stesso. Questa simbiosi visiva evoca temi legati alla vulnerabilità e al desiderio di appartenenza a un mondo ancestrale. Le sue composizioni, minimaliste e poetiche, invitano l'osservatore a riflettere sul legame indissolubile tra uomo e ambiente.
Luogo
Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari
Inaugurazione
Sabato 21 febbraio 2026 ore 19.00
Periodo
21 febbraio – 31 marzo 2026
Orari di apertura
La mostra sarà visitabile solo su appuntamento
Informazioni
3348714094 – 392.5985840
http://info@muratcentoventidue.com
http://www.muratcentoventidue.com
http://www.facebook.com/MuratcentoventidueArtecontemporanea
https://www.instagram.com/muratcentoventidue_bari
21
febbraio 2026
Trees
Dal 21 febbraio al 31 marzo 2026
arte contemporanea
Location
MURATCENTOVENTIDUE ARTE CONTEMPORANEA
Bari, Via Gioacchino Murat, 122b, (Bari)
Bari, Via Gioacchino Murat, 122b, (Bari)
Orario di apertura
Solo su appuntamento
Vernissage
21 Febbraio 2026, ore 19.00
Sito web
Autore






