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Venti inediti
Quattro artisti di formazione, età e personalità stilistica diversa – Mario Cresci, Luigi Erba, Luca Campigotto e Alessandra Spranzi – per una mostra che Fotografia Italiana ha ideato appositamente per MIArt, l’annuale manifestazione d’arte che si svolge a Milano
Comunicato stampa
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Quattro artisti di formazione, età e personalità stilistica diversa – Mario Cresci, Luigi Erba, Luca Campigotto e Alessandra Spranzi – per una mostra che Fotografia Italiana ha ideato appositamente per MIArt, l’annuale manifestazione d’arte che si svolge a Milano.
Le opere scelte per questo progetto sono venti e rappresentano le diverse modalità stilistiche dei rispettivi autori, offrendo un quadro articolato della ricerca artistico-fotografica italiana attuale.
Mario Cresci è, per motivi generazionali, esperienza e capacità, un maestro della fotografia italiana degli ultimi decenni. Per le opere presenti in questa esposizione Cresci, in alcuni brevi appunti, parla di “Pretesti” perché, come lui stesso dichiara, si tratta «di “pretesti”, appunto per produrre opere spiazzanti e lontane dall’idea di veridicità del reale ma vicine al pensiero dello stato dell’arte.»
Di “Ritrovamenti” parla invece Luigi Erba, artista della fotografia più incline a un bianco e nero problematico, poco propenso alla descrizione immediata e che invece in questo caso propone una ricerca a colori che si riallaccia a un suo più vecchio lavoro, risalente alla metà degli anni ottanta, in cui isolava particolari, dettagli di case contadine e di viti come una sorta di ancestrale alfabeto di segni. Le opere attuali sono il risultato di un’operazione complessa che, partendo dalle antiche riprese, le ripropone conglobate nel metacrilato, ad accentuare l’aspetto di museificazione di questi “reperti”, residui dell’attuale civiltà dei consumi.
E per certi aspetti vicino nei contenuti anche se molto diverso nello stile appare il lavoro di Alessandra Spranzi che parla di “Rovine” a proposito delle sue opere che, con stile documentario, fotografano resti cartacei di messaggi, di cartelli pubblicitari, di corde e adesivi, penzolanti dalle grate di saracinesche come mute e tristi bandierine del passato. Anche questi “resti” infatti possono essere considerati dei veri e propri reperti dei nostri tempi, pur nella malinconia del “residuale” perché i messaggi non sono più leggibili, di essi restano solo brandelli: «Parole al vento, quel vento di voci, di segni, di enigmi, che percorre la città» per usare le stesse parole dell’artista.
Diversa la tematica e lo stile infine per le opere di Luca Campigotto, quattro immagini dai toni alti, dominate dal biancore dei ghiacci perché sono state riprese in Lapponia il primo gennaio 2003 dal ponte di un rompighiaccio. Per Campigotto, noto fotografo incline ai suggestivi notturni in bianco e nero dove il paesaggio urbano e industriale si carica di significati emblematici ma anche misteriosi, è stato come affrontare una nuova avventura: «Mi sono divertito a pensarmi in un’epoca che non era la mia. E ho scattato delle fotografie con l’unico scopo – come al solito – di portarmi a casa qualche frammento di un mondo lontano.»
Le opere scelte per questo progetto sono venti e rappresentano le diverse modalità stilistiche dei rispettivi autori, offrendo un quadro articolato della ricerca artistico-fotografica italiana attuale.
Mario Cresci è, per motivi generazionali, esperienza e capacità, un maestro della fotografia italiana degli ultimi decenni. Per le opere presenti in questa esposizione Cresci, in alcuni brevi appunti, parla di “Pretesti” perché, come lui stesso dichiara, si tratta «di “pretesti”, appunto per produrre opere spiazzanti e lontane dall’idea di veridicità del reale ma vicine al pensiero dello stato dell’arte.»
Di “Ritrovamenti” parla invece Luigi Erba, artista della fotografia più incline a un bianco e nero problematico, poco propenso alla descrizione immediata e che invece in questo caso propone una ricerca a colori che si riallaccia a un suo più vecchio lavoro, risalente alla metà degli anni ottanta, in cui isolava particolari, dettagli di case contadine e di viti come una sorta di ancestrale alfabeto di segni. Le opere attuali sono il risultato di un’operazione complessa che, partendo dalle antiche riprese, le ripropone conglobate nel metacrilato, ad accentuare l’aspetto di museificazione di questi “reperti”, residui dell’attuale civiltà dei consumi.
E per certi aspetti vicino nei contenuti anche se molto diverso nello stile appare il lavoro di Alessandra Spranzi che parla di “Rovine” a proposito delle sue opere che, con stile documentario, fotografano resti cartacei di messaggi, di cartelli pubblicitari, di corde e adesivi, penzolanti dalle grate di saracinesche come mute e tristi bandierine del passato. Anche questi “resti” infatti possono essere considerati dei veri e propri reperti dei nostri tempi, pur nella malinconia del “residuale” perché i messaggi non sono più leggibili, di essi restano solo brandelli: «Parole al vento, quel vento di voci, di segni, di enigmi, che percorre la città» per usare le stesse parole dell’artista.
Diversa la tematica e lo stile infine per le opere di Luca Campigotto, quattro immagini dai toni alti, dominate dal biancore dei ghiacci perché sono state riprese in Lapponia il primo gennaio 2003 dal ponte di un rompighiaccio. Per Campigotto, noto fotografo incline ai suggestivi notturni in bianco e nero dove il paesaggio urbano e industriale si carica di significati emblematici ma anche misteriosi, è stato come affrontare una nuova avventura: «Mi sono divertito a pensarmi in un’epoca che non era la mia. E ho scattato delle fotografie con l’unico scopo – come al solito – di portarmi a casa qualche frammento di un mondo lontano.»
06
aprile 2006
Venti inediti
Dal 06 aprile all'undici maggio 2006
fotografia
Location
FOTOGRAFIA ITALIANA
Milano, Corso Venezia, 22, (Milano)
Milano, Corso Venezia, 22, (Milano)
Orario di apertura
dalle 15.00 alle 19.00
Chiuso domenica e lunedì – sabato su appuntamento dalle 15.00 alle 19.00
Autore
Curatore

