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Vincenzo Balena – La danza dei frammenti
Vincenzo Balena parla di noi, del nostro percorso esistenziale. E lo fa con un linguaggio senza parole: fatto di storia, natura, metalli e scarti. È troppo riduttivo affiancare il suo lavoro al riutilizzo dell’ objet trouvé di matrice storica: parallelismo che ha solo il sapore di esiliarlo in lande concernenti passati stilistici che non gli renderebbero giustizia.
Comunicato stampa
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Vincenzo Balena parla di noi, del nostro percorso esistenziale. E lo fa con un linguaggio senza parole: fatto di storia, natura, metalli e scarti. È troppo riduttivo affiancare il suo lavoro al riutilizzo dell’ objet trouvé di matrice storica: parallelismo che ha solo il sapore di esiliarlo in lande concernenti passati stilistici che non gli renderebbero giustizia. Balena, attraverso la storia, parla del nostro tempo, sia di quello che ci scivola dalle dita, con forti rimandi all’esistenzialismo, sia di quello della nostra epoca, retto dalla velocità comunicativa e di pensiero che scorrono sui fluidi binari della tecnologia. Un tempo interiore, “nostro”, fatto di sensibilità, emozioni, solitudini che attivamente si pone in proficua dialettica con l’altro tempo, quello esteriore, fatto di mass-medialità e comunicatività. Anzi: è quest’ultimo tempo, quello tecnologico a influire direttamente, con i suoi pro e i suoi contro, noi stessi e la nostra esistenza. Con quale risultato? È tutto scritto nelle sculture di Vincenzo Balena.
Stupisce la sua capacità di saper coniugare diversi materiali, come il legno, il rame, il ferro, l’alluminio, i circuiti stampati. Scarti che hanno intrapreso disparati percorsi evolutivi, accomunati dal fatto che tutti hanno una propria storia da raccontare perché portano sulla loro superficie una precisa documentazione temporale. Ogni sua scultura diventa quindi un rendez-vous dall’alto tasso energetico, dove ogni singolo elemento mantiene la propria identità, nonostante l’intervento anche minimo dell’artista. In un altro gruppo di opere, cronologicamente precedente all’utilizzo degli scarti, troviamo una manualità più incidente. Si tratta di figure in terracotta filiformi che paiono fluttuare nello spazio, perché sorrette da vacui telai metallici. Esseri scarnificati, a brandelli, quasi fossero il risultato di una eccezionale scoperta archeologica, realizzati secondo la legge dell’accenno, del suggerito, che impone alla nostra percezione un loro ideale completamento. In tal modo, Balena ci sbatte in faccia la nostra condizione di “disumanità”, ciò che resta di noi stessi in un’epoca che Paul Virilio vede sotto la minaccia della “bomba informatica”. Il filosofo francese reputa la tecnologia digitale come estremamente pericolosa, perché in grado di sciogliere fisicamente il reale tramutandolo in un insieme di simulacri digitali. E l’uomo? Non è affatto grazie a internet, un “cittadino del mondo”, bensì una semplice comparsa, una marionetta in un sistema che controlla tutto e tutti. Le sculture antropomorfe di Balena sono il sincero risultato di queste previsioni, tanto da spingere l’artista a un processo di riduzione antropomorfica ancora più incidente. Un allontanamento da quell’uomo, ormai “viziato” dalla società capitalista in favore di un ritorno alla natura, quel rimpianto mondo rurale, così fondamentale nella poetica di Pasolini. In onore dello scrittore-poeta-cineasta tragicamente scomparso nel 1975, Balena dedica un ciclo di opere (disegni, dipinti, sculture) dal 1980 al 1982. Lavori scomodi – perché scomodo era il personaggio di Pasolini – che gli causarono al tempo non pochi problemi espositivi. Ma opere come “Spiga” e “Girasole” parlano dolcemente di nostalgia dei valori del mondo rurale precapitalistico: un’”età dell’oro” persa per sempre.
Con le sculture più recenti, è quindi lo scarto a prendere il sopravvento. A fianco di cortecce contorte dalle mani della natura, con la stessa potenzialità comunicativa, Balena accosta rame, stagno, alluminio, vetri e cera colata a circuiti stampati (schede di computer). Tutti questi elementi diventano loro malgrado protagonisti-attori di piccole scene, quasi teatrini, microcosmi tangibili, da ammirare in nome di un puro e ritrovato piacere estetico, perché un circuito stampato può avere il suo fascino solo quando perde la sua valenza pratica, cioè quando diventa storia, allo stesso modo di un legno combusto. Tutte le sculture di Vincenzo Balena e i suoi disegni che magicamente ci fanno scordare il loro limite bidimensionale, sono un grande diario del passato, ma che allo stesso tempo manifesta vitalità perché dotato di grande energia comunicativa. Ogni elemento rimanda a un ciò che fu, a un tempo che non ritornerà, ma che riesce, grazie alla libera associazione, a provocare in noi un corto-circuito celebrale che ci spinge a tracciare un percorso geografico, una mappatura del presente e dell’immediato futuro portandoci a salvaguardare e ridisegnare la nostra identità e il nostro ruolo nel contemporaneo.
Marco Tomasini
VINCENZO BALENA
note biografiche
a cura di Roberto Costella
Vincenzo Balena nasce nel 1942 da padre pugliese e madre lombarda a Milano: qui cresce, si forma e tuttora continua a operare. Studia tecniche e linguaggi grafici alla Scuola Professionale Rizzoli e inizia poi a lavorare come cromolitografo; frequenta al contempo la Scuola Superiore d’Arte del Castello Sforzesco sperimentando discipline pittoriche e plastiche.
Dal 1968 si dedica professionalmente all’arte, apre uno studio in via Schievano e pratica soprattutto disegno e pittura; inizia l’attività espositiva partecipando alla VIII Biennale Nazionale di Arte Sacra Contemporanea a Bologna e al XXI Premio Suzzara.
Tematicamente si interessa a forme vegetali (radici arboree e tronchi d’ulivo) e poi animali (insetti), interpretandole quasi serialmente con tecnica grafica e pittorica: nascono i cicli delle cavallette, cicale e libellule, dei maggiolini e rane, configurati con duro realismo e incisiva analiticità.
Nel 1970 partecipa alla LXX Mostra Annuale d’Arte della Permanente di Milano, si classifica primo al Premio della Casa Editrice “Il Quadrato”, è segnalato al VII Premio di Pittura di Saronno; nel periodo 1971/72 partecipa a molte esposizioni collettive e viene premiato alla IX Mostra Nazionale di Santa Margherita Ligure. Parallelamente si impegna nell’attività scultorea che, nel tempo, diventerà l’espressione artistica primaria.
Conosce Marco Rosci, docente di storia dell’arte all’Università Statale di Milano che nel 1973 lo presenta alla Galleria Montrasio di Monza: è la prima personale dove Balena espone dipinti e bronzi dell’ultimo triennio. Nel 1974 inizia il ciclo grafico-pittorico dei “Messaggeri” dedicato agli uccelli e nel 1976 il ciclo “Noi, le scimmie”: Balena affronta il rapporto tra realtà naturale e mondo antropomorfico, tra biologia animale e identità umana che sarà d’ora in poi tema costante di ricerca.
L’attività espositiva continua: tiene una personale a Bari nella Galleria “A2 arte contemporanea”, alla Galleria de Marco di Milano e alla Galleria d'Arte San Rocco di Seregno; consegue il secondo premio alla IV Mostra Nazionale di Pittura di Borgosesia; partecipa all’esposizione di grafica italiana della Moderna Galerija di Lubiana e dell’Académie Lyonnaise di Lione.
Dal 1979 al 1982, con impegno esclusivo e totalizzante, si dedica allo studio della personalità e dell’opera di P.P. Pasolini realizzando una serie di disegni, dipinti e sculture. L’esperienza matura in Balena nuova consapevolezza artistica e intellettuale, ma anche problemi espositivi per la difficoltà a presentare integralmente il ciclo.
Nel 1982 svolge la personale alla galleria “Aleph spazio d’arte” dedicata alla grafica, pubblicando in catalogo due poesie dedicategli da Mario De Micheli; il critico, conosciuto e frequentato fin dal 1973/74, presenta Balena anche nella personale del 1984 alla Galleria del Naviglio: sono esposti i disegni, i dipinti e le sculture degli animali e, parzialmente, le opere del ciclo pasoliniano.
Afferma in saggio De Micheli: “Sia che disegni o dipinga o si dedichi alla scultura, Balena tende … a costruire una metafora dell’esistenza nella sua parabola di vita e di morte, nel suo intreccio di oggettività e di soggettività, nel suo flusso drammatico tra tempo storico e tempo naturale…”.
Tramite Laura Betti, frequentata alla Fondazione Pasolini, nel 1985 conosce i poeti Antonio Porta e, soprattutto, Giovanni Raboni con cui costruirà un rapporto di solidarietà e condivisione artistica che durerà fino alla morte dell’intellettuale (2004); al suo lavoro scultoreo Raboni dedicherà alcuni saggi e anche una poesia. Per la mostra personale alla Galleria Montrasio di Monza (1986) dove ricompare, sempre in versione ridotta, il ciclo pasoliniano, Raboni scrive in catalogo: “Poche volte, di fronte ad un artista del nostro tempo, ho avvertito con tanta certezza … il funzionare intrecciato, inestricabile dell’intelligenza e della pietà, il sovrapporsi, il fondersi di un sapere distaccato, quasi crudele, e di un non-sapere, di un abbandono, di una cecità quasi mistici. Accertamento scientifico del visibile e senso della duplicità, dell’ambiguità, dell’incessante metamorfosi, del continuo dilapidarsi e rinascere della vita, convivono nelle forme trovate o inventate da Balena con la necessità … che appartengono da sempre – qualunque sia il mezzo per renderli estrinseci – ai fatti della poesia”.
Dal 1987 nella scultura comincia ad usare la terracotta che, poi, assocerà a fili di rame, segni incisi e superfici dipinte realizzando la serie delle “Figure sospese”.
Nel 1988 Balena riesce a dare completa esposizione al ciclo pasoliniano in Comune a Empoli e poi al Centro Iniziative Culturali di Tarcento; in catalogo saggi inediti di Mario De Micheli e Giovanni Raboni. Le sculture e i dipinti dedicati a Pasolini vengono esposti anche l’anno successivo nell’ex Convento di San Francesco a Pordenone.
Dal 1989 inizia la collaborazione con la compagnia Teatro del Buratto per lo spettacolo di Jolanda Cappi, testi di Maurizio Cucchi, regia di Stefano Monti, intitolato “Nel tempo che non è più e che non è ancora”; Balena realizza alcune sculture e lo spettacolo va in scena dal 4 al 16 aprile al Teatro Verdi di Milano, replicato dal 30 gennaio all’11 febbraio 1990 nella stessa sede.
La Galleria del Naviglio, nella primavera 1990, propone trenta sculture in terracotta e filo di rame: sono figure antropomorfiche frammentarie che ottengono l’attenzione critica di Lea Vergine (Corriere della Sera, 27 aprile 1990), Giorgio Seveso (L’Unità, 27 aprile 1990). Balena espone, per la stessa galleria, all’International Kunstmesse Forum 1990 di Dusseldorf.
Comincia a dipingere le terrecotte che presenta nella personale alla Galleria Montrasio di Monza: in catalogo una poesia di Giovanni Raboni (Prosa per Vincenzo B.) e un testo di Marco Rosci.
Nel 1992 personale alla Galleria del Naviglio di Venezia; nel 1993 abbandona lo studio di via Schievano e si trasferisce in un ex lavanderia vicino al Naviglio a Crescenzago. Il nuovo spazio, molto più ampio e luminoso, gli consente di cimentarsi in opere di grande formato e di sperimentare nuovi materiali e tecniche, ma gli impedisce la lavorazione in creta essendogli preclusa la cottura.
Nell’ottobre 1993 tiene una personale nella Casa di Giorgione a Castelfranco Veneto. La mostra è presentata da Carlo Michelin e viene recensita da Ermanno Krumm (Corriere della Sera, 10 ottobre 1993) e Giancarlo Pauletto (Arte, novembre 1993).
Nel 1994 è invitato a partecipare alla Biennale “Reale e immaginario. Convergenze e fratture nell’attuale arte lombarda” nel Centro Culturale Santa Maria della Pietà a Cremona; realizza la personale di sculture e disegni nel Ridotto del Teatro Comunale di Casalmaggiore presentato da Valter Rosa e, in catalogo, da Giancarlo Pauletto; allestisce la personale nell’ex chiesa di San Gregorio di Sacile pubblicando un saggio di Giovanni Raboni del 1993.
Intanto le forme di Balena crescono di scala utilizzando tronchi carbonizzati e alluminio riciclato, riducono l’antropomorfismo con strutture meno plasmate e figurate; le composizioni scultoree mantengono inserti in rame, stagno e ferro, integrano parti vitree e cera colata.
Nel 1995 inaugura una personale allo storico caffè Giubbe Rosse di Firenze presentato da Stefano De Rosa. Alla Galleria del Naviglio nel febbraio 1996 presenta sculture in terracotta, in filo metallico e lignee: la personale è presentata in catalogo, da Roberto Sanesi, è recensita da Ermanno Krumm (Corriere della Sera, 17 marzo 1996).
Tra il 1996 e il 1997 organizza una mostra itinerante tra Firenze, Vicenza, Oderzo e Monza: alla Villa Arrivabene di Firenze è presentato da Giovanni Raboni e Stefano De Rosa, alla Galleria Valmore di Vicenza da Valter Rosa, alla Pinacoteca Alberto Martini di Oderzo da Angelo Bertani e Roberto Costella, alla Galleria Montrasio di Monza da Mario De Micheli. Il catalogo dei quattro eventi, intitolato “Nel segno della scultura. Opere 1991-1996”, propone testi di Mario De Micheli, Giovanni Raboni, Stefano De Rosa, Carlo Pirovano, Roberto Sanesi, Alberto Crespi e Roberto Costella.
Sempre nel 1997 partecipa a “Figurazioni: arte d’immagine oggi in Lombardia” alla Permanente di Milano. Realizza due personali nell’ambito delle rassegne “Corpo e scena” in Villa San Carlo Borromeo a Senago, presentato da Rossana Bossaglia e di “Hicetnunc” nell’Abbazia di Sesto al Reghena, invitato da Angelo Bertani e presentato da Roberto Costella.
Nel 1998 alla Sala “La Pianta” a Corsico tiene una mostra antologica presentato da Valter Rosa. Alla Galleria Sagittaria del Centro Iniziative Culturali di Pordenone partecipa alla collettiva “Segni del Sacro” curata e presentata da Giancarlo Pauletto. A Pietrasanta espone alla collettiva “La porta dell’anima. Il sacro e la scultura” curata da Giuseppe Cordoni. Realizza le scene per lo spettacolo “Borges café Rêverie” di Paolo Pacca e regia di Massimo Navone, preparato e presentato a Senago in Villa San Carlo Borromeo, poi al Teatro Juvarra di Torino e al Teatro dell’Arte di Milano.
Nel 1999 partecipa a varie collettive tra cui “Anime di ferro” negli Orti di Leonardo al Palazzo delle Stelline a Milano, “Disegni per scultura” al Museo della Permanente di Milano, “Omaggio a Beltrami” presso il Comune di Omegna. Realizza una personale nella chiesa di San Rocco a Viadana, presentato da Valter Rosa.
Nel 2000 all’interno della rassegna “Hicetnunc” diretta da Angelo Bertani, tiene la personale “Sculture nel tempo” presso l’Abbazia di Sesto al Reghena, presentato in catalogo da Giovanni Raboni e Roberto Costella. Partecipa alle collettive “Corpo libero. La carne, l’anima, il sogno dell’immagine” curata e presentata da Giorgio Seveso nell’Antico Palazzo della Pretura di Castell’Arquato, a “La natura reinventata: il mito di Apollo e Dafne” curata da Francesca Pensa a Castiglione d’Adda, alla II Rassegna d’Arte Contemporanea “Vittorio Arte” curata da Mario Da Re nell’ex Ghetto Ebraico di Vittorio Veneto, a “E-domani. Inventario del futuro tra caos e decostruttivismo” curata da Evelina Schatz in Villa San Carlo Borromeo a Senago.
La ricerca di Balena scopre gli scarti dell’industria elettromeccanica ed elettronica che si combinano con le collaudate materie primordiali, resti paleovegetali e reperti agricoli.
Nel 2001, su incarico di Luigi Meneghini, realizza e installa nel Parco della Scultura di Viadana una stele in ferro traforato. Nel 2002 presso la Saletta Reale della Stazione di Monza effettua una personale per la rassegna “La stazione: luogo delle precarietà e del tempo sospeso” curata e presentata da Alberto Crespi. E’ presente al PAC di Milano con sculture di scena nello spettacolo “La luce del distacco” su testi di Maurizio Cucchi della Compagnia del Buratto. Partecipa alle collettive “The Ritual of Coffee” nel Gran Caffè Italiano a New York e “Europe Art Language” promossa dalla Commissione Europea a Praga. Nel 2003 partecipa alla collettiva “I percorsi nascosti della creatività …” curata da Donato Di Poce nella Casa degli Stampatori a Soncino.
Nel 2004 alla Galleria Naviglio Modern Art di Milano realizza la personale “Sculture nel tempo” presentata in catalogo da Luigi Meneghini, Giovanni Raboni (2000) e Alberto Crespi, con opere dal 1996 al 2003, recensita su “Il Cittadino” (15 aprile 2004) e “Avvenire” (21 marzo 2004). Partecipa alla collettiva “D’io & d’Altro. Arte, Fede, Follia” curata da Giorgio Seveso a Siracusa.
Tra il 2004 e il 2005 organizza una mostra personale itinerante tra San Vito al Tagliamento, Castelfranco Veneto e, in previsione, anche Bondeno. All’Antico Ospedale dei Battuti di San Vito al Tagliamento e alla Casa di Giorgione a Castelfranco Veneto è presentato da Roberto Costella.
Il catalogo, curato da Luigi Meneghini e Valter Rosa, si compone di una selezione antologica di saggi e di un aggiornamento critico: include i testi storici di Tito Maniaco (1991), Giovanni Raboni (1993), Angelo Bertani (1996), Roberto Sanesi (1996), Mario De Micheli (1996) e i nuovi di Roberto Costella, Pierluigi Lia, Marco Ceriani, oltre ad una poesia di Maurizio Cucchi (2002).
Nel 2005 realizza le personali “L’oggetto riconsegnato” alla Galleria Valmore di Vicenza e “Figure sospese” al Gran Caffè Italiano a New York presentato in catalogo da Roberto Costella. E’ invitato alla collettiva “Giardini d’Arte”, presentata e curata da Giancarlo Pauletto, collocando alcune sculture metalliche in esterno, presso il Duomo di Pordenone. Tiene la personale “Volti al femminile”, costituita da 27 ritratti di donne sbalzati su rame, alla Galleria d’Arte Viadana ed espone nella collettiva “Meccaniche Celesti” alla Galleria Civica Bedoli di Viadana, presentato da Luigi Meneghini curatore delle due rassegne. Alla Libreria del Castello presso il Cortile delle Armi di Castello Sforzesco a Milano espone cinque sculture, presentato, insieme a Rosalina Neri, da Franco Manzoni e Paolo Tempo.
Nel 2006 la personale “Antiqua Terra Mater” (già nota come “Volti al femminile”) è allestita all’Ex-Convento dei Cappuccini di Chiavenna, presentata da Luigi Meneghini. Con Giacomo Benevelli, Giancarlo Marchese e Sergio Alberti, Balena è invitato dall’Università di Pavia alla collettiva “Quattro scultori, due generazioni” allestita presso il Collegio Cairoli, presentato da Rossana Bossaglia e Salvatore Veca. La mostra viene riproposta al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Villa Ippoliti di Gazoldo degli Ippoliti presentata da Salvatore Veca; alla Loggia Comunale di San Vito al Tagliamento presentata da Roberto Costella; al Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda presentata da Giorgio Seveso. Il catalogo ”Antiqua Terra Mater” contiene gli scritti di Evelina Schatz e di Luigi Meneghini, curatore del volume, e le fotografie di Maurizio Bresciani. Partecipa alla collettiva “MigrAzione Periplo” curata da Michele Romano al Palazzo del Governo di Siracusa. Realizza la personale “Figure sospese” a San Pietro Stabio (Chiasso) presso il ristorante Montalbano. E’ invitato alla collettiva “Generazione anni ’40 in Lombardia” al Civico museo Parisi-Valle di Maccagno (Varese) curata da Claudio Rizzi con prefazione in catalogo di Raffaele De Grada, programmata nel 2007 allo Spazio Guicciardini di Milano, al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Villa Ippoliti di Gazoldo degli Ippoliti. Sempre nel 2007 Mostra personale a cura di Dino Carlesi presso lo Spazio d’Arte Otello Cirri a Pontedera. Mostra personale a Muzza di Cornegliano Laudense, inserita nella rassegna Naturarte – percorsi artistici nel territorio lodigiano. Collettiva a Siracusa dal titolo Tragodia a cura di Nino Portoghese dell’Associazione l’Arco e la Fonte. E’ invitato alla collettiva “Dall’Ideale all’Arte Contemporanea -Identità e Umanesimo” al Palazzo Ducale di Sabbioneta (MN).
N.B. – La biografica artistica più rigorosa e approfondita di Vincenzo Balena estesa fino all’anno 2004, è quella di Valter Rosa, pubblicata con titolo “Vincenzo Balena scultore e pittore. Cronologia artistica e regesto delle mostre e della critica”, in Luigi Meneghini e Valter Rosa (a cura di), Vincenzo Balena, Coevit Edizioni, Viadana 2004, pp. 54-99. A tale fonte attinge questa biografia sintetica che aggiunge solo l’aggiornamento e qualche precisazione.
18
novembre 2009
Vincenzo Balena – La danza dei frammenti
Dal 18 novembre al 18 dicembre 2009
arte contemporanea
Location
NUMEROUNO ARTE CONTEMPORANEA
Trento, Via Fratelli Perini, 62, (Trento)
Trento, Via Fratelli Perini, 62, (Trento)
Orario di apertura
ore 09.12-16.19
(lu,ma,me,gi,ve,sa)
Vernissage
18 Novembre 2009, ore 18:30
Autore


