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Zin Taylor – Propylon Stela
Quartz Studio è lieto di presentare Propylon Stela, la prima mostra personale in Italia dell’artista canadese Zin Taylor (Calgary, 1978). Il titolo della mostra suggerisce l’immagine, comune sia in ambito archeologico che nella narrativa di fantascienza, di una soglia, di un varco di accesso.
Comunicato stampa
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Mercoledì 21 gennaio 2026, alle ore 19:00, Quartz Studio è lieto di presentare Propylon Stela, la prima mostra personale in Italia dell’artista canadese Zin Taylor (Calgary, Canada, 1978).
Il titolo della mostra suggerisce l’immagine, comune sia in ambito archeologico che nella narrativa di fantascienza, di una soglia, di un varco di accesso ad una dimensione altra. L’installazione per Quartz Studio utilizza una selezione della produzione scultorea di Zin Taylor (ambient tokens) per creare una narrazione specifica per lo spazio. Gli ambient tokens sono tavolette simili a lastre che levitano sulla parete. Variano per dimensioni e colore e sono goffrate con un linguaggio familiare di unità geometriche colorate. La creazione di ciascuna tavoletta utilizza un indice di elementi illustrati, dipinti e ritagliati da cartoncino e polimero, che vengono pressati in un’argilla sintetica sensibile al tempo. I materiali sono sintetici perché le idee sono sintetiche. Si tratta di copie, riferimenti e appropriazioni, proiezioni memetiche vissute a livello subculturale e ritradotte in alfabeti cuneiformi di diverso colore e forma. Queste generano un linguaggio astratto enigmatico, strettamente legato all’idioma ludico-geometrico che caratterizza il lavoro di Paul Klee durante i suoi anni di insegnamento al Bauhaus.
Nelle mastabe, antiche tombe egizie come quella di Kanisut (2450 a.C.), il concetto di soglia è rappresentato dalla presenza di una falsa porta. Sull’Acropoli di Atene nel V secolo a.C., i Propilei costituivano l’ingresso monumentale che separava il regno terreno dall’area sacra divina. Passando dal mondo antico a quello contemporaneo, Propylon Stela trova le sue fonti di ispirazione più immediate nella letteratura di fantascienza, che impiega frequentemente la nozione di soglia in senso mitologico. Attraversare il “portale” consente l’accesso a un altro piano di esistenza, rendendo possibile trascendere i limiti dello spazio ordinario. In Storie della tua vita (2002) di Ted Chiang, e in particolare nel racconto che dà il titolo alla raccolta, su cui si basa il film Arrival (2017), il tema della soglia è articolato attraverso il linguaggio come dispositivo cognitivo, in cui la trasformazione percettiva è innescata dall’apprendimento del sistema di scrittura non lineare degli Eptapodi. Göbekli Tepe (9500–8500 a.C.), sito megalitico nell’Anatolia sud-orientale, rappresenta uno degli esempi preistorici più significativi di stele intese come dispositivi rituali di soglia. Adottando la teoria del tempo di Ted Chiang come non lineare e circolare, l’architettura-scultura megalitica di Göbekli Tepe trova risonanza nel progetto site-specific concepito da Zin Taylor per Quartz Studio, dove, attraversando la soglia dello spazio espositivo, si entra in una sorta di anticamera proposizionale.
All’interno è possibile orientarsi attraverso tavolette (tokens) fissate alle pareti come unità modulari tra loro correlate. Concepite come un unico spazio in cui il passato remoto ed il futuro anteriore coincidono, Quartz è così costellato di forme di diverse dimensioni e forme, contenenti elementi colorati disposti in maniera sintattica. I momenti utilizzati per la loro creazione propongono scenari attraverso la loro collocazione. Si estendono lungo le pareti, amplificando gli angoli e isolando momenti nello spazio. Le disposizioni installative insinuano un’estetica narrativa di una psichedelia soft sci-fi. Questi oggetti, scalati in modo fattuale, desiderano orientare lo spazio ambientale, la loro installazione nella galleria suggerisce nodi spaziali e legende, intercom, moduli e pannelli di controllo.
La pratica di Zin Taylor, sviluppata attraverso molteplici media (scultura, disegno e testi), esamina costantemente la forma come luogo di condensazione di una narrazione archeo-tecnologica. Il suo approccio è fortemente metonimico, guidato da uno slittamento continuo tra materiali, simboli e riferimenti temporali, in una costante oscillazione tra l’evocazione del mondo antico e la prefigurazione del futuro, tra il linguaggio della forma e il concetto di tempo.
Zin Taylor (Calgary, Canada, 1978) vive e lavora a Torino. Il lavoro di Taylor utilizza segnali visivi familiari per esplorare le divisioni malleabili e misteriose tra concetto e materiale. Il suo processo analizza la costruzione e l’iscrizione della forma attraverso specifiche storie culturali, indagando come gli oggetti possano tradurre il pensiero e come le idee astratte possano trovare un’articolazione tangibile attraverso un dialogo in cui i pensieri su un soggetto vengono tradotti in forme relative a quel soggetto. Le sue mostre personali hanno avuto luogo presso il Westfälischer Kunstverein, Münster, Germania; Belvedere 21, Vienna, Austria; The Artist’s Institute, New York, USA; Witte de With, Rotterdam, Paesi Bassi; M HKA, Anversa, Belgio; Ursula Blickle Stiftung, Kraichtal, Germania; Etablissement d’en Face Projects, Bruxelles, Belgio; Miguel Abreu Gallery, New York, USA; Isabella Bortolozzi Galerie, Berlino, Germania. Le mostre collettive includono il Kunstmuseum, St. Gallen, Svizzera; XYZ, Tokyo, Giappone; National Gallery of Canada, Ottawa, Canada; MAK, Vienna, Austria; Kunsthal Charlottenborg, Copenaghen, Danimarca; Frac Île-de-France / Le Plateau, Parigi, Francia; e Le Musée des Arts Décoratifs, Musée du Louvre, Parigi, Francia. Scritti, libri d’artista e pubblicazioni monografiche sono stati pubblicati da Kodoji Press, Berna; Sternberg Press, Berlino; Mousse Publishing, Milano; Art Paper Editions, Gent; Karma, New York; Shelter Press, Rennes; Westfälischer Kunstverein, Münster; Bywater Bros., Toronto; e Artforum, New York.
Quartz Studio ringrazia l’artista. La mostra resterà aperta dal 21 gennaio al 31 marzo 2026, su appuntamento.
Il titolo della mostra suggerisce l’immagine, comune sia in ambito archeologico che nella narrativa di fantascienza, di una soglia, di un varco di accesso ad una dimensione altra. L’installazione per Quartz Studio utilizza una selezione della produzione scultorea di Zin Taylor (ambient tokens) per creare una narrazione specifica per lo spazio. Gli ambient tokens sono tavolette simili a lastre che levitano sulla parete. Variano per dimensioni e colore e sono goffrate con un linguaggio familiare di unità geometriche colorate. La creazione di ciascuna tavoletta utilizza un indice di elementi illustrati, dipinti e ritagliati da cartoncino e polimero, che vengono pressati in un’argilla sintetica sensibile al tempo. I materiali sono sintetici perché le idee sono sintetiche. Si tratta di copie, riferimenti e appropriazioni, proiezioni memetiche vissute a livello subculturale e ritradotte in alfabeti cuneiformi di diverso colore e forma. Queste generano un linguaggio astratto enigmatico, strettamente legato all’idioma ludico-geometrico che caratterizza il lavoro di Paul Klee durante i suoi anni di insegnamento al Bauhaus.
Nelle mastabe, antiche tombe egizie come quella di Kanisut (2450 a.C.), il concetto di soglia è rappresentato dalla presenza di una falsa porta. Sull’Acropoli di Atene nel V secolo a.C., i Propilei costituivano l’ingresso monumentale che separava il regno terreno dall’area sacra divina. Passando dal mondo antico a quello contemporaneo, Propylon Stela trova le sue fonti di ispirazione più immediate nella letteratura di fantascienza, che impiega frequentemente la nozione di soglia in senso mitologico. Attraversare il “portale” consente l’accesso a un altro piano di esistenza, rendendo possibile trascendere i limiti dello spazio ordinario. In Storie della tua vita (2002) di Ted Chiang, e in particolare nel racconto che dà il titolo alla raccolta, su cui si basa il film Arrival (2017), il tema della soglia è articolato attraverso il linguaggio come dispositivo cognitivo, in cui la trasformazione percettiva è innescata dall’apprendimento del sistema di scrittura non lineare degli Eptapodi. Göbekli Tepe (9500–8500 a.C.), sito megalitico nell’Anatolia sud-orientale, rappresenta uno degli esempi preistorici più significativi di stele intese come dispositivi rituali di soglia. Adottando la teoria del tempo di Ted Chiang come non lineare e circolare, l’architettura-scultura megalitica di Göbekli Tepe trova risonanza nel progetto site-specific concepito da Zin Taylor per Quartz Studio, dove, attraversando la soglia dello spazio espositivo, si entra in una sorta di anticamera proposizionale.
All’interno è possibile orientarsi attraverso tavolette (tokens) fissate alle pareti come unità modulari tra loro correlate. Concepite come un unico spazio in cui il passato remoto ed il futuro anteriore coincidono, Quartz è così costellato di forme di diverse dimensioni e forme, contenenti elementi colorati disposti in maniera sintattica. I momenti utilizzati per la loro creazione propongono scenari attraverso la loro collocazione. Si estendono lungo le pareti, amplificando gli angoli e isolando momenti nello spazio. Le disposizioni installative insinuano un’estetica narrativa di una psichedelia soft sci-fi. Questi oggetti, scalati in modo fattuale, desiderano orientare lo spazio ambientale, la loro installazione nella galleria suggerisce nodi spaziali e legende, intercom, moduli e pannelli di controllo.
La pratica di Zin Taylor, sviluppata attraverso molteplici media (scultura, disegno e testi), esamina costantemente la forma come luogo di condensazione di una narrazione archeo-tecnologica. Il suo approccio è fortemente metonimico, guidato da uno slittamento continuo tra materiali, simboli e riferimenti temporali, in una costante oscillazione tra l’evocazione del mondo antico e la prefigurazione del futuro, tra il linguaggio della forma e il concetto di tempo.
Zin Taylor (Calgary, Canada, 1978) vive e lavora a Torino. Il lavoro di Taylor utilizza segnali visivi familiari per esplorare le divisioni malleabili e misteriose tra concetto e materiale. Il suo processo analizza la costruzione e l’iscrizione della forma attraverso specifiche storie culturali, indagando come gli oggetti possano tradurre il pensiero e come le idee astratte possano trovare un’articolazione tangibile attraverso un dialogo in cui i pensieri su un soggetto vengono tradotti in forme relative a quel soggetto. Le sue mostre personali hanno avuto luogo presso il Westfälischer Kunstverein, Münster, Germania; Belvedere 21, Vienna, Austria; The Artist’s Institute, New York, USA; Witte de With, Rotterdam, Paesi Bassi; M HKA, Anversa, Belgio; Ursula Blickle Stiftung, Kraichtal, Germania; Etablissement d’en Face Projects, Bruxelles, Belgio; Miguel Abreu Gallery, New York, USA; Isabella Bortolozzi Galerie, Berlino, Germania. Le mostre collettive includono il Kunstmuseum, St. Gallen, Svizzera; XYZ, Tokyo, Giappone; National Gallery of Canada, Ottawa, Canada; MAK, Vienna, Austria; Kunsthal Charlottenborg, Copenaghen, Danimarca; Frac Île-de-France / Le Plateau, Parigi, Francia; e Le Musée des Arts Décoratifs, Musée du Louvre, Parigi, Francia. Scritti, libri d’artista e pubblicazioni monografiche sono stati pubblicati da Kodoji Press, Berna; Sternberg Press, Berlino; Mousse Publishing, Milano; Art Paper Editions, Gent; Karma, New York; Shelter Press, Rennes; Westfälischer Kunstverein, Münster; Bywater Bros., Toronto; e Artforum, New York.
Quartz Studio ringrazia l’artista. La mostra resterà aperta dal 21 gennaio al 31 marzo 2026, su appuntamento.
21
gennaio 2026
Zin Taylor – Propylon Stela
Dal 21 gennaio al 31 marzo 2026
arte contemporanea
Location
QUARTZ STUDIO
Torino, Via Giulia Di Barolo, 18d, (Torino)
Torino, Via Giulia Di Barolo, 18d, (Torino)
Orario di apertura
su appuntamento
Vernissage
21 Gennaio 2026, h 19:00
Sito web
Autore
Curatore


