22 giugno 2023

exibart prize incontra Federico Poli

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L’immagine prodotta dallo scatto fotografico e stampata costituisce una base simbolica per raccontare una storia.

Qual è stato il tuo percorso artistico?

Dopo 2 anni di Dams, ho frequentato corsi di grafica.
A 22 anni ho cominciato a fotografare. Volevo raccontare storie che parlassero del mio mondo.
Ho scelto di usare la pellicola, per via della fisicità del processo.
Col tempo, il contrasto che vivo tra area fisica ed area mentale dentro di me mi ha spinto ad intervenire sulle stampe.
Graffi e colori si alternano. Un esplorare le superfici che porta a scavarmi dentro.
Ricerca artistica e umana si fondono.

 

Quali sono gli elementi principali del tuo lavoro?

L’immagine prodotta dallo scatto fotografico e stampata costituisce una base simbolica per raccontare una storia.
Come differenti superfici, l’io intimo, la pelle e l’io esterno, con gesti irruenti, graffi ed aggiunte di colore. interagiscono, si scontrano e si cambiano posizione, così le mie opere prendono forma attraversando ogni superficie fisica e intima.
Da qui, la partenza diventa il foglio fotografico, impressionato e sviluppato.
Nero. Pieno di tutte le storie, le vite.
Il foglio è materia, pelle, che scavo fino al raggiungimento dell’io intimo, innato simboleggiato dall’albero, per farlo emergere, luce che nasce dal dentro, illuminarlo per farlo vivere, comunicare e relazionare col mondo.
Nel mio sito www.federicopoli.com e nel mio spazio Instagram Surfaces_project si possono vedere i lavori.

 

In quale modo secondo te l’arte può interagire con la società, diventando strumento di riflessione e spinta al cambiamento?

Come disse Daisaku Ikeda, maestro buddista, “L’arte dovrebbe arricchire e stimolare ad esprimersi e cercare di raggiungere e sensibilizzare il maggior numero di persone; il fine dell’arte è dare a tutti l’opportunità di comunicare e di incontrarsi”
L’arte dovrebbe essere sempre più parte integrante della vita quotidiana, usando anche spazi e circostanze poco convenzionali, creando più occasioni di incontro possibile, di dialogo e confronto.
Non c’è separazione tra arte e vita quotidiana. E, naturalmente, diventa strumento di riflessione e spinta al cambiamento.

 

Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Continuare la mia ricerca artistica e spirituale andando sempre più in profondità ed aumentarne la consapevolezza.

 

In quale modo le istituzioni potrebbero agevolare il lavoro di artisti e curatori?

Mettendo a disposizione spazi, luoghi per lavorare, esporre, incontrarsi.

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