27 settembre 2023

exibart prize incontra Giulia Nelli

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Mi interessa analizzare la relazione di ciascun uomo con l’ambiente naturale e sociale.

Giulia Nelli

Qual è stato il tuo percorso artistico?

Ho sempre, sin da piccola, partecipato a corsi di disegno e poi ho frequentato il Liceo Artistico a indirizzo tradizionale, che mi ha permesso di conoscere le diverse tecniche. Lo sviluppo espressivo è avvenuto all’Accademia di Brera, dove ho iniziato a sperimentare molti materiali fino a quando ho incontrato e scelto il collant in poliamide ed elastan, del quale mi ha affascinato l’elevato valore simbolico legato al mondo delle calze che questo materiale, elegante e ad alto grado di innovazione, ha esaltato, accompagnando i cambiamenti sociali e di costume dell’universo femminile degli ultimi decenni.
Il Master in Exhibition Design mi ha consentito successivamente di perfezionare le capacità progettuali nella ideazione delle installazioni site-specific, che richiedono un’analisi architettonica dello spazio.

 

Quali sono gli elementi principali del tuo lavoro?

Mi interessa analizzare la relazione di ciascun uomo con l’ambiente naturale e sociale, nella convinzione che occorra ricostruire i legami che, resi liquidi dai nuovi mezzi di comunicazione, necessitano di trovare nuovo senso nella vita reale.
Dei collant mi affascina l’estrema duttilità, che mi consente di esaltare il ruolo del gesto e della manualità: il tessuto dei collant, infatti, viene smembrato e ricondotto all’elemento basilare, il filo, che viene quindi lavorato per costruire nuovi equilibri e armonie.
Un altro elemento, oltre al materiale, che ha contraddistinto da subito tutti i miei lavori riguarda l’uso del nero, che prediligo perché conferisce alle opere eleganza, incisività, essenzialità e purezza formale. L’uso del nero non vuole creare atmosfere tetre in un’esaltazione delle negatività e delle paure, bensì intende rappresentare la drammaticità insita nella vita, una drammaticità non urlata ma vissuta dall’interno.
Questa carica emotiva raggiunge il suo massimo impatto nelle installazioni grazie alla maggiore matericità del lavoro, ottenuta dall’assemblamento di pezzi di collant lasciati integri, e dal gioco di trasparenze sviluppato nello spazio, grazie all’accostamento di collant di den differenti.

 

In quale modo secondo te l’arte può interagire con la società, diventando strumento di riflessione e spinta al cambiamento?

L’arte contemporanea consente di essere vicini ai drammi di tutti i giorni delle persone, aiutandole a riflettere sui grandi interrogativi della vita. L’arte dovrebbe avere anche un ruolo sociale affrontando i temi con una sensibilità anticipatrice sui tempi. Sicuramente gli artisti oggi sono in grado di presentare progetti multidisciplinari, che consentono di raggiungere il pubblico con un maggiore impatto e di aumentare la spinta al cambiamento dell’arte. Penso, tuttavia, che sia importante che gli artisti usino un linguaggio simbolico comprensibile anche al grande pubblico (o comunque, che contribuiscano a educarlo al linguaggio per immagini contemporaneo) affinché il messaggio sia recepito nella sua interezza.

 

Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Nei prossimi mesi ho diversi progetti installativi in programma. Vorrei continuare a sperimentare nuovi materiali senza abbandonare il collant, mio materiale d’elezione. Le installazioni site-specific mi sfidano ad affinare sempre di più le mie capacità progettuali e sto costruendo un team affiatato che mi sta aiutando in questa direzione. Nel prossimo futuro spero infine di venire a contatto sempre di più con realtà museali e gallerie che possano far conoscere il mio lavoro in un contesto internazionale. Al tempo stesso desidero coltivare maggiormente la relazione tra arte e impresa che è un bel connubio di esperienza e professionalità.

 

In quale modo le istituzioni potrebbero agevolare il lavoro di artisti e curatori?

Riconoscendo il valore del loro lavoro e quindi prevedendo nelle iniziative di promozione dell’arte un compenso economico che possa, non solo coprire i costi della realizzazione dei progetti, ma anche remunerare in qualche misura l’artista per il lavoro che viene svolto, come accade in altri Paesi. Trovo che siano molto interessanti i progetti di promozione di artisti e curatori italiani da parte delle Istituzioni Pubbliche e degli Istituti Italiani di Cultura all’Estero ai quali ho avuto modo di partecipare nel 2020 e 2021. Inoltre, occupandomi di attività didattiche, ho avuto modo di sperimentare l’importanza dello studio dell’arte e della sua storia fin da bambini, per contribuire a formare un senso critico, per educare al vero, al bene e al bello, nonché al rispetto di punti di vista diversi.

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