07 gennaio 2026

exibart prize incontra Jagod

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Il mio processo creativo parte quasi sempre da una riflessione visiva o concettuale

Jagod

Come è iniziato il tuo percorso artistico? C’è un momento, un incontro o un’esperienza che ha segnato l’inizio della tua ricerca?

Ho iniziato a esplorare l’arte da adolescente, avvicinandomi al mondo dei graffiti e della street art, un ambiente grezzo e immediato che mi ha dato il primo contatto con la creatività visiva. Frequentando un istituto superiore di progettazione grafica, ho potuto approfondire questa propensione creativa fino a farla diventare il fulcro della mia espressione personale. Questo periodo formativo, unito al successivo periodo universitario, il cui ambiente era ricco di spunti e di situazioni, ha segnato il vero inizio della mia ricerca artistica, focalizzandosi su linguaggio grafico, colore, composizione e impatto comunicativo.

 

Quali temi o domande guidano il tuo lavoro oggi? Cosa ti spinge a sviluppare nuove opere?

Il mio lavoro è guidato dall’idea di stimolare la mente oltre alla vista. Cerco di indagare la percezione, il tempo, la memoria e le dinamiche esistenziali che attraversano la nostra esperienza quotidiana. Credo che l’arte debba parlare non solo all’occhio, ma anche allo spirito, invitando chi osserva a fermarsi qualche secondo davanti ad un’opera e ragionare, a proiettarsi dentro nuovi significati. La volontà di provare a innescare un cambiamento, portare le persone a ragionare superando l’impulsività critica e visiva dilagante nella società odierna, sono le motivazioni che mi spingono a creare nuove opere. Per quanto sia estenuante questa lotta, penso che la differenza tra una persona e un’artista sia proprio la sua volontà nel voler combattere, nel credere in un’idea o in un’ideale, la sua tenacia nel perpetuare una lotta che sarà sempre impari, spesso ideale, ma che se porterà al coinvolgimento anche di un solo spettatore avrà contribuito al progredire dell’arte.

 

Che ruolo giocano i materiali e le tecniche nella tua pratica? Come scegli gli strumenti espressivi con cui lavorare?

I materiali e le tecniche nella mia arte giocano un ruolo cruciale, in quanto sono connessi intrinsecamente all’ideazione e alla realizzazione delle opere, e hanno radici dirette nel mio percorso artistico, essendo autodidatta. Per la parte pittorica utilizzo tutti gli strumenti e le tecniche del mondo street, in particolare lavoro attraverso le sovrapposizioni di strati utilizzando vernici spray, come con la tecnica stencil, ma la creazione dell’opera è più libera in quanto una volta creata una bozza, vado a trasformarla su tela con l’impiego di mascherature, al quale unisco anche vernice acrilica stesa a pennello. Per quanto riguarda le opere scultoree, il linguaggio cambia notevolmente sebbene per i materiali attingo sempre dalla strada, ma in modo più concreto, in quanto utilizzo materiali edili e da cantiere, in particolare mattoni, tondini in ferro e cemento che una volta assemblati, contrasto attraverso materiali più pregiati come il marmo.

 

Puoi parlarci di un’opera o un progetto a cui sei particolarmente legato? Cosa rappresenta per te e quali sfide ha comportato?

In questo momento l’opera a cui sono più legato è “He-art – Just build it”, in quanto è stata il frutto di una ricerca impegnativa, ed è riuscita a coniugare una sfida dal punto di vista tecnico ed espressivo a quella del significato dell’opera. Ho lavorato molto sull’impatto visivo che volevo che avesse l’opera e che questo elemento si legasse in modo coerente con il significato, che ha una chiave di lettura ambivalente: più universale, sostenuta dal titolo, e un rimando intimo del mio vissuto collegato ad una caratteristica più nascosta, che è la possibilità di ampliare l’impatto visivo con l’illuminazione interna. Per me quest’opera ha rappresentato un punto di svolta per la parte scultorea come lo è stata la tela: “Extasi di Santa Teresa” per la parte pittorica, in quanto sono due raggiungimenti di un lavoro di ricerca molto lungo e impegnativo, non li definirei punti di arrivo in quanto la ricerca è continua, ma sono opere che mi hanno permesso di maturare una consapevolezza maggiore nel percorso artistico che volevo affrontare e mi hanno dato la rara soddisfazione di aver tradotto le idee e i progetti che avevo visualizzato prima nella mia mente.

 

Come affronti la fase di ricerca e sviluppo di un progetto? Segui un metodo o un processo specifico?

Il mio processo creativo parte quasi sempre da una riflessione visiva o concettuale. Per la parte pittorica, prima di definire un’opera compiuta, esploro il tema attraverso sketch, sperimentazioni di colore e composizioni unendo schemi di luce o volumi provenienti da scene di vita reale, studiando come gli elementi visivi possano dialogare tra loro. Le opere scultore invece spesso sono il frutto di intuizioni derivate da frasi che leggo o situazioni che vivo, segno ovunque, su taccuini o sullo smartphone, suggestioni che mi colpiscono, sapendo che saranno spunti utili alla creazione di un qualcosa che ne amplifica il significato o che ne permetterà la compressione attraverso la mia arte. Non è un metodo rigido, ma piuttosto un fluire di idee in cui la forma e il contenuto si influenzano reciprocamente fino a dare vita all’opera definitiva.

 

Quali sono le principali sfide che incontri come artista oggi? E come cerchi di superarle?

Le sfide che incontro come artista oggi sono molte, partendo dal territorio, quello in cui vico ma anche quello nazionale che fatica ancora oggi ad approcciarsi all’arte contemporanea, dando valore o al solo impegno tecnico o ad opere estremamente dirette ma dal significato estremamente banale e non proiettandosi verso linguaggi differenti, innovativi; questa attitudine porta come conseguenza l’impossibilità di vivere di arte e grandi spese nel cercare di mostrare il frutto del proprio lavoro o provare a cercare un riconoscimento più ampio. Un’ altra difficoltà più attuale è l’iper esposizione alle immagini che ci portano i social, che anche senza volerli condannare, portano ad un’assuefazione alle immagini e all’abitudine nel vedere rappresentata ogni sorta di cosa, senza soffermarsi, penalizzando inevitabilmente il lavoro di un artista che cerca di portare la sua arte anche nel mondo digitale. Diventa necessario per forza individuare escamontage comunicativi, o storytelling impattanti a supporto, che diventano parte integrante del lavoro artistico, appesantendo ulteriormente lo sforzo da fare e il carico di lavoro collaterale. Sicuramente per un artista ogni epoca ha le sue difficoltà, e molto probabilmente restano le stesse anche se passano i secoli e cambiano i mezzi ma come sottolineavo prima, la differenza sta nella caparbietà di portare avanti la propria missione artistica, spesso le strade si aprono inaspettatamente, l’importante è restare umani.

 

He-art – Just build it!
He-art – Just build it!

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