01 marzo 2026

Other Identity #194, altre forme di identità culturali e pubbliche: Valeria Sigal

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Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo millennio: la parola a Valeria Sigal

RITRATTO

Tratta dall’omonima rassegna ideata dall’artista e curatore indipendente Francesco Arena, la rubrica OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche vuole essere una cartina al tornasole capace di misurare lo stato di una nuova e più attuale grammatica visiva, presentando il lavoro di autori e artisti che operano con i linguaggi della fotografia, del video e della performance, per indagare i temi dell’identità e dell’autorappresentazione. Questa settimana intervistiamo Valeria Sigal.

OTHER IDENTITY: Valeria Sigal

Il nostro privato è pubblico e la rappresentazione di noi stessi si modifica e si spettacolarizza continuamente in ogni nostro agire. Qual è la tua rappresentazione di arte?

«La fotografia è una forma d’arte che sfida e ridefinisce i confini tra privato e pubblico. Come artista, credo che l’arte sia uno specchio che non solo riflette la nostra realtà, ma la trasforma anche. La rappresentazione di noi stessi attraverso l’arte è un’affermazione potente e spesso intima della nostra identità e umanità.

Nel mio lavoro cerco di catturare l’essenza della vulnerabilità e della bellezza intrinseca dell’essere umano. Il corpo nudo, nella sua forma più pura, è una tela che racconta storie di lotta, resistenza, amore e conoscenza di sé. Per me, l’arte è uno strumento di conoscenza di sé e un modo per mettere in discussione le norme sociali e culturali che dettano come dovremmo apparire e comportarci.

La spettacolarità di cui parli non è solo un fenomeno sociale, ma anche un riflesso del nostro innato bisogno di essere visti e compresi. In ogni immagine cerco di catturare non solo la superficie, ma anche gli strati sottostanti dell’esistenza umana. L’arte è un atto di rivelazione e occultamento simultaneo, un dialogo continuo tra ciò che mostriamo e ciò che teniamo dentro».

Creiamo delle vere e proprie identità di genere che ognuno di noi sceglie in corrispondenza delle caratteristiche che vuole evidenziare, così forniamo tracce. Qual è la tua “identità” nell’arte contemporanea?

«La mia “identità” nell’arte contemporanea è profondamente radicata nell’esplorazione e nella celebrazione della diversità umana. Attraverso le mie fotografie, in particolare quelle che ritraggono corpi nudi, cerco di sfidare le nozioni tradizionali di bellezza, salute e genere ed evidenziare l’unicità di ogni individuo.

Come artista, considero l’arte un potente strumento per mettere in discussione e ridefinire le nostre identità. In un mondo in cui le norme di genere e le aspettative sociali possono essere restrittive, il mio lavoro tenta di offrire una visione più ampia e fluida di cosa significhi essere umani. Ritraendo corpi nudi, senza ornamenti o artifici, invito lo spettatore a vedere oltre le etichette e a trovare la bellezza nell’autenticità e nella vulnerabilità.

Il mio obiettivo è che ogni fotografia funga da riflessione in cui lo spettatore possa vedere se stesso e gli altri in modo più completo ed empatico. In questo senso, la mia identità nell’arte contemporanea è una celebrazione dell’umanità in tutte le sue forme, un impegno per la verità e la bellezza che risiedono nella diversità e nell’autenticità».

Quanto conta per te l’importanza dell’apparenza sociale e pubblica?

«L’apparenza sociale e pubblica è un argomento profondamente complesso e filosoficamente ricco di sfumature, soprattutto nel regno dell’arte contemporanea. Il mio lavoro cerca di andare oltre la superficialità per esplorare le profondità dell’identità umana.

L’apparenza sociale e pubblica può essere una maschera che indossiamo, un costrutto che usiamo per navigare in un mondo che spesso valorizza l’immagine rispetto all’essenza. Tuttavia, questa maschera non sempre riflette la nostra vera natura. Nel mio lavoro cerco di spogliare i miei soggetti di quegli strati superficiali, invitandoli a presentarsi in modo autentico e vulnerabile. Credo che così facendo riveliamo una verità più profonda e universale su chi siamo.

Nelle mie fotografie, cerco di creare uno spazio in cui queste barriere si sgretolano, permettendo alla vera identità dei miei soggetti di emergere senza giudizi o pregiudizi.

In definitiva, il mio obiettivo è mettere in discussione e trascendere la superficialità dell’apparenza sociale e pubblica. Ritraendo corpi nudi, cerco di catturare l’essenza della persona, sfidando le norme e le aspettative della società. Ciò che è più significativo per me è quando il mio lavoro ispira gli altri a guardare oltre le apparenze e a trovare la bellezza nell’autenticità. La mia arte è un invito alla riflessione e all’accettazione di sé, un invito a vedere oltre la superficie e ad abbracciare la complessità e la profondità dell’esperienza umana».

Il richiamo, il plagio, la riedizione, il ready made dell’iconografia di un’identità legata al passato, al presente e al contemporaneo sono messi costantemente in discussione in una ricerca affannosa di una nuova identificazione del sé, di un nuovo valore di rappresentazione.
Qual è il tuo valore di rappresentazione oggi?

«Il mio valore di rappresentazione oggi si concentra sull’autenticità e sulla trascendenza attraverso l’esplorazione visiva dell’identità umana. In un mondo saturo di immagini e concetti prestabiliti, il mio obiettivo è svelare gli strati dell’esistenza e offrire una prospettiva che celebri la diversità e la vulnerabilità.

Memoria, plagio, riedizione e ready-made sono concetti che influenzano l’iconografia contemporanea e mi ispirano a mettere continuamente in discussione e ridefinire la mia arte. Lavorando con corpi nudi, mi sforzo di eliminare gli strati superficiali imposti dalla società e catturare l’essenza dell’essere umano. Questo non è solo un atto di rappresentazione visiva, ma anche un’esplorazione filosofica di cosa significhi essere genuini e veri in un mondo che valorizza l’apparenza rispetto alla sostanza.

Attraverso le mie fotografie, invito lo spettatore a riflettere sulla propria identità e a mettere in discussione i costrutti sociali che modellano la nostra percezione di noi stessi e degli altri. La mia arte è uno spazio di incontro e riconoscimento reciproco, dove la diversità e la complessità dell’esperienza umana vengono celebrate e valorizzate.

La mia arte cerca di trascendere la superficialità e favorire una comprensione più profonda ed empatica dell’umanità. In questo senso, mi rappresento come un artista impegnato nella verità, nella giustizia e nella continua esplorazione di cosa significhi essere umani in un mondo in continua evoluzione».

ll nostro “agire” pubblico, anche con un’opera d’arte, travolge il nostro quotidiano, la nostra vita intima, i nostri sentimenti o, meglio, la riproduzione di tutto ciò che siamo e proviamo ad apparire nei confronti del mondo. Tu ti definisci un’artista agli occhi del mondo?

«Definirmi artista agli occhi del mondo è un atto intrinsecamente complesso, poiché l’arte è un’estensione del mio essere più intimo e, allo stesso tempo, una manifestazione pubblica dei miei pensieri e delle mie emozioni. Il mio lavoro, innanzitutto, è assolutamente necessario e vitale per la mia esistenza, poi, soprattutto attraverso la fotografia di corpi nudi, cerca di trascendere le barriere tra pubblico e privato, rivelando l’essenza dell’umanità nella sua forma più pura e vulnerabile».

Quale “identità culturale e pubblica” avresti voluto essere oltre a quella che ti appartiene?

«Mi sono dedicato alla filosofia prima che alla fotografia. La filosofia, come la fotografia, ha il potere di trascendere le barriere e connettersi profondamente con l’anima degli altri. Mi piace indagare ed esprimere le complessità dell’esperienza umana attraverso il pensiero critico e la riflessione profonda.

Fin da quando ero bambino mi sono interessato a temi come l’essere umano, la coscienza, la libertà e la giustizia. Sotto qualsiasi “identità”, come con le mie fotografie, cercherei di svelare gli strati superficiali e rivelare la verità sottostante, creando uno spazio per la riflessione e il dialogo.

Credo che, a prescindere da qualsiasi identità, mi permetterò sempre di esplorare un’altra dimensione della creatività intellettuale che possa offrire una visione più completa e profonda dell’esperienza umana».

Biografia

Sono nata a Buenos Aires nel 1982. Ho studiato Filosofia e nel 2011, dopo essere diventata mamma, ho deciso di studiare fotografia professionalmente, diplomandomi nel luglio 2017 presso la Andy Goldstein School of Creative Photography. Ho seguito diversi workshop con diversi artisti come Tony Valdez (2020-2021-2022) e Geraldine Lanteri (2020-2021), anche in workshop e seminari con vari insegnanti come Julián Teubal, Paula Zambelli, Lucia Baragli. Attualmente sto frequentando il programma di formazione in arti visive per fotografi e artisti di Proyecto Imaginario.

Sono stata vincitrice e finalista in diversi concorsi fotografici internazionali come LensCulture, Feminist e Fine art photography awards. I miei ritratti sono selezionati e presentati in riviste come Photovogue e Vogue Italia e alcuni dei miei lavori sono stati esposti in mostre collettive in gallerie di tutto il mondo come Galerie Joseph-Le Palais (Parigi, Francia), Sapporo Community Plaza (Sapporo, Giappone), Art N Flolly and The Gallery (Miami, Stati Uniti), Phos (Torino, Italia).

Recentemente ho ricevuto il terzo premio per il miglior lavoro nella categoria fotografia del Salone Nazionale delle Arti Visive della Repubblica Argentina 2023.
Il mio lavoro si concentra principalmente su ritratti e nudi. Di solito fotografo le persone, lavoro con la fotografia digitale e faccio scatti diretti. Per comporre utilizzo la luce naturale con la quale cerco di generare climi di luce e ombra. Di solito dirigo le persone che ritraggo dall’inizio alla fine dell’incontro. Cerco di far sì che le pose e i gesti denotino forza, tensione e rigidità, così come leggerezza e fragilità. Cerco sempre di far sembrare le persone spogliate di qualsiasi intenzione di compiacere e di rendere il loro aspetto il più autentico possibile, pur mostrando la fragilità e la forza che ne sono alla base.

 

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