22 agosto 2023

Un libro al giorno. L’ora d’arte di Tomaso Montanari

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Nella rubrica estiva di exibart “Un libro al giorno” presentiamo saggi e romanzi di cultura a 360 gradi. Non solo arte e storie di artisti, ma anche critica, filosofia e attualità. Consigli di lettura da mettere in valigia, per accompagnarvi in ogni viaggio della vostra estate

«L’ora d’arte, che in tanti vorrebbero cancellare dai programmi scolastici, dovrebbe invece essere la più importante di tutte. Perché serve a diventare cittadini, a divertirci e commuoverci. Serve a imparare un alfabeto di conoscenze ed emozioni essenziali per abitare questo nostro mondo restando umani». Inizio cosi questo terzo appuntamento, con una frase in retro copertina dello stesso autore, Tomaso Montanari, storico dell’arte. Mai come adesso, in cui leggiamo sempre di più di beni archeologici sfregiati dai turisti e non, abbiamo bisogno di una vera e proprio lezione d’arte o, meglio ancora di un’educazione all’arte. Alludiamo così al luogo più importante della nostra crescita e della nostra società: la scuola. Qui la storia dell’arte passa in secondo piano, sempre meno presente, sempre meno importante. Eppure, è lì che noi italiani ci formiamo, dove, ancora bambini, potremmo imparare la nostra antica intimità con quello che la Costituzione chiama il «patrimonio storico artistico della Nazione».

Tomaso Montanari ha scritto questo libro, o questa lezione, pensando al bambino che vive in ognuno di noi, sepolto sotto troppi strati di “adultità”. E cosi, con il suo linguaggio diretto e semplice, l’autore ci presenta 100 opere d’arte, capitoli, tutti dotati di un’immagine rappresentativa, mimando un manuale d’arte, toccando tutti i generi, scultura, pittura, architettura, fotografia e citando i più svariati artisti, storicizzati e non. Accanto a Michelangelo Merisi, detto Caravaggio e la sua Resurrezione di Lazzaro, troviamo Goya e il suo dipinto di un cane che guarda verso l’alto a noi noto solo grazie a una fotografia. Scoviamo la bellissima Madonna del parto di Piero della Francesca con la sua infelicissima collocazione attuale sul muro absidale di una piccola chiesa di campagna a Santa Maria di Momentana, vicino a Monterchi, paesino d’origine della madre del pittore. Intorno al 1445, Piero della Francesca era già pittore del Papa, dipinse come una pala d’altare la figura di questa Madre, ricordando forse la propria. Ci interroghiamo, insieme al visionario, impervio Bosch: il suo capitolo, con la sua Epifania, si apre con una riflessione spirituale «Ma voi chi dite che io sia?» (Marco 8,29.). Bosch ci ricorda che è Gesù stesso a interrogarci, chi c’è davvero nella mangiatoia del Natale? Di fronte a cosa piegano le ginocchia i Magi? Il Ponte di Santa Trinità, a Firenze, è una fusione perfetta, secondo Montanari, di un paesaggio realizzato dall’uomo e l’architettura, sembrando quasi naturale. Una cerniera naturale composta da tre arcate che sembrano una sola.

Il capitolo dell’ansia e dell’amore di Van Gogh precede la lentezza meditata e un’affettuosa cura della Natura Morta in viola di Giorgio Morandi.

L’ultimo capitolo si apre con due domande, forse rivolte a noi: “A cosa serve l’arte?”, “A cosa servono gli artisti?”. Secondo Montanari la risposta è intrinseca nella natura umana. In un’epoca di forte turbamento collettivo, quando le parole non bastano più e abbiamo bisogno di un linguaggio diverso, più sintetico e più forte, è il momento dell’arte e degli artisti allora. E gli storici dell’arte? Loro, noi, abbiamo il compito a far entrare le opere d’arte nella vita intellettuale ed emotiva di chi si occupa d’altro.

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