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Al Salon du Dessin, a Parigi, sono in vendita i disegni dei grandi maestri
Mercato
di redazione
A Parigi, il Salon du Dessin apre le porte al pubblico. Punto di riferimento internazionale per il disegno da collezione dal 1991, e mostra privilegiata di capolavori su carta attraverso i secoli, l’edizione 2026 si svolge fino al 30 marzo a Palais Brongniart. Che diventa, per l’occasione, un ricettacolo prezioso di collezionisti, esperti, conservatori, ricercatori e appassionati provenienti da tutto il mondo, sparpagliati tra le 39 gallerie internazionali e i loro capolavori. «Il suo formato intimo consente a galleristi e visitatori – siano essi intenditori esperti o neofiti – di entrare in dialogo tra loro», spiega Florence Chibret-Plaussu, Co-President del Salon du Dessin. «Vogliamo che il Salon du Dessin rappresenti una porta d’ingresso per nuovi collezionisti, che apprezzano sempre di più, anno dopo anno, la sua atmosfera, la qualità e la diversità».
Presenti all’appello nomi come Didier Aaron & Cie, Härb Nuti, Galerie La Forest Divonne, Galerie Larock-Granoff, Galerie Laurentin. Ma anche diversi espositori italiani, tra cui Paolo Antonacci, Bottegantica, Enrico Frascione, Aleandri Arte Moderna , Laocoon Gallery/W. Apolloni. Con uno stand d’eccezione: The Anonymous Drawings Stand. Si tratta di uno spazio interamente dedicato ai disegni il cui autore non è ancora stato identificato dall’espositore che li presenta. Poiché gli artisti spesso trascuravano di firmare studi e opere preparatorie destinate ai loro dipinti, diverso disegni sono usciti dall’anonimato grazie all’intuizione degli specialisti o a una provenienza documentata (archivi di studio, collezioni di famiglia). Insomma, un booth dove gli studiosi possono fare la differenza, contribuendo con il proprio parere. E chissà che non si assista in diretta a qualche preziosa intuizione.

Tra le opere ben note, in mostra e in vendita, invece: una intensa Medusa di Vincenzo Gemito, da Pandora Old Masters; il Portrait of Blanche Charlotte de Roncherolles, Countess of Ferragut (1791–1862) di Louis Léopold Boilly, da Didier Aaron & Cie; un autoritratto del 1905 di Alberto Martini da Laocoon Gallery/W. Apolloni; Study of a young Algerian del 1832 ad opera di Eugène Delacroix, a portarlo è Galerie Alexis Pentcheff; di Gustav Klimt è il Nude seated seen from the front del 1912 esposto da Aleandri Arte Moderna; Suzanne Valadon è protagonista con Woman sitting down wiping her shoulder da Galerie de la Présidence; la Galerie Eric Coatalem punta alto con Giovanni Domenico Tiepolo, il soggetto è The Wedding Procession of Polichinelle; e ancora Fishing Boat at the Entrance to the Port of Dives-sur-mer di Degas, esposto da Stephen Ongpin Fine Art. Tutti rigorosamente su carta, s’intende.
Non solo gallerie internazionali. L’ospite d’onore dell’edizione 2026 è il museo d’arte moderna André Malraux (MuMa – Le Havre). Inaugurato nel 1961 da André Malraux nella città natale di artisti come Monet, Dubuffet, Friesz, Dufy e Braque, il MuMa è riconosciuto per la ricchezza delle sue collezioni impressioniste e fauves, nonché per il fondo Boudin e il lascito Marande. Una recente donazione di Hélène Senn-Foulds ha ulteriormente rafforzato la sua importanza, rendendolo una delle principali collezioni impressioniste in Francia. Al Salon, a Palais Brongniart, presenta opere di Renoir, Pissarro, Sisley, Degas, Courbet e Corot.
«Il Salon du Dessin è una forza motrice centrale, essenziale e vitale nelle dinamiche del mercato dell’arte, il che spiega perché le gallerie vi ritornino dopo diversi anni di assenza», dichiara il Co President, Hervé Aaron. «Inizialmente evento di riferimento per il disegno antico, ha poi accolto prestigiose gallerie specializzate nel disegno moderno, arrivando infine a raggiungere il giusto equilibrio tra i due ambiti. Oggi, sempre più artisti contemporanei riscoprono l’importanza del disegno come fondamento di ogni pratica artistica. Guardando al futuro, dobbiamo integrare importanti gallerie di disegno contemporaneo per mantenere questo slancio e preservare l’equilibrio tra le epoche, che costituisce il vero fascino del Salon du Dessin».












