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Al TEFAF di Maastricht, Brun Fine Art mette in dialogo il corpo e l’anima della scultura
Mercato
di redazione
Tutto pronto per la fiera delle meraviglie di TEFAF, con il meglio del meglio messo insieme dai mercanti e gli antiquari d’arte di tutto il mondo, in scena a Maastricht dal 14 al 19 marzo (preview il 12 e 13). Si divide idealmente in due, per l’occasione, il progetto espositivo di Brun Fine Art, con una lettura del collezionismo europeo attraverso due ambiti cronologici e culturali distinti, eppure indissolubilmente legati tra loro. Ecco un’anteprima, in attesa dell’inizio della fiera.
Un primo nucleo della selezione richiama la tradizione delle arti decorative tra XVII e XVIII secolo, evocando la cultura dello studiolo e della wunderkammer – e questo si traduce in oggetti di virtù e opere in pietre dure, vale a dire a una pratica collezionistica fondata sulla rarità dei materiali, sul virtuosismo tecnico, sul piacere della scoperta. Il secondo nucleo dello stand guarda invece alla stagione neoclassica e alla cultura figurativa dell’Ottocento, tutto incentrato su materia, figura, equilibrio, proporzioni, costruzione di un linguaggio formale improntato ad armonia e idealizzazione. Le parole d’ordine che accompagnano l’intera selezione, come da migliore tradizione di TEFAF (e del suo scrupolosissimo vetting): valorizzazione, rigore storico-artistico, indiscussa qualità museale.

È un dialogo, un racconto, un viaggio attraverso l’evoluzione del linguaggio scultoreo europeo dal Seicento al Neoclassicismo, la selezione preziosa di Brun Fine Art. C’è il Bacco di Giuseppe Maria Mazza (Bologna, 1653-1741), ispirato da modelli antichi e da prototipi di Michelangelo: discende direttamente dalla migliore tradizione pittorica bolognese, dalla potente fisicità delle figure dei Carracci – conosciute durante la formazione presso l’Accademia ospitata nella residenza del conte Alessandro Fava – fino alla morbida sensualità di Guido Reni.
E c’è ancora la Mädchen welches mit den Vögeln spielt (Ragazza che gioca con gli uccelli) del tedesco Rudolph Schadow (1786-1822), primo artista moderno che all’inizio dell’Ottocento è dichiaratamente impegnato in sculture di genere all’antica. Mentre i due angeli di Giuseppe Mazzuoli, in terracotta dorata poggianti su basi lignee marmorizzate, si confrontano con la commissione marmórea per l’altare maggiore della chiesa di San Michele Arcangelo a Siena. Appuntamento a TEFAF Maastricht.














