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C’è un lieto fine per il codice quattrocentesco appartenuto alla principessa bibliofila, Ippolita Maria Sforza. Ne parlavamo nel dettaglio di recente qui su exibart, in un’intervista con Stefania Pandakovic, Capo dipartimento di Libri e Manoscritti de Il Ponte Casa d’Aste. Adesso il verdetto: il rarissimo manoscritto – commissionato da Ippolita come parte della propria dote, in occasione delle nozze con il futuro re di Napoli Alfonso II d’Aragona – è appena stato aggiudicato, a Milano, per € 537.600.
«L’operazione è stata preceduta da un lungo e rigoroso lavoro di approfondimento storico-bibliografico», specifica a caldo un comunicato della maison, «svolto con il contributo di un’autorevole comunità di studiosi, e si inserisce in un percorso che integra ricerca, tutela e valorizzazione». E in effetti il manoscritto di Ippolita, creduto perduto per secoli, rappresenta una scoperta di straordinaria rilevanza, che ha attirato l’attenzione di studiosi, collezionisti e di curiosi – soprattutto considerando che la maggior parte dei volumi che la principessa portò con sé a Napoli, per il matrimonio, è andata perduta.

Un’opera incredibile per una personalità altrettanto rara: alla giovane Sforza, in pieno fervore quattrocentesco, non mancò un’educazione completa, pari a quella dei fratelli maschi. Eccelleva nella falconeria e studiò latino, francese, spagnolo e persino le basi del greco – un percorso inconsueto per l’epoca. Ma fu soprattutto una grande bibliofila, fin da giovane si circondò e amò commissionare libri grandiosi. Da qui, il raffinato codice miniato proveniente dai beni della sua dote, la trascrizione della prima decade dell’Ab Urbe condita di Tito Livio, che a Milano è appena passato di mano per oltre mezzo milione. Nessun dettaglio al momento sul fortunato acquirente, ma sappiamo che il manoscritto, dichiarato interesse culturale dalla Soprintendenza già nel 2007, non potrà lasciare il territorio italiano.
Non solo il codice delle meraviglie. L’asta di Libri antichi e d’artista, a Palazzo Crivelli, ha segnato un nuovo capitolo per il mercato librario nazionale, con oltre € 1,4 milioni di fatturato (record dipartimentale per singola asta), il 93% dei lotti venduti e una rivalutazione delle stime di partenza pari al 180%. Dal monumentale lavoro di Sir William Hamilton e Pietro Fabris, Campi Phlegraei (€ 38.400), fino al manifesto futurista di Tullio d’Albisola, L’Anguria lirica (lungo poema passionale), con illustrazioni di Bruno Munari e presentazione di Filippo Tommaso Marinetti (€ 30.720). «Il mercato ha reagito in modo diretto e deciso», riporta ancora il comunicato del Ponte, «con una partecipazione significativa dei collezionisti che ha determinato un risultato di vertice nel panorama nazionale».










