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10
dicembre 2008
fino al 24.XII.2008 Tomaso Buzzi Milano, Claudia Gian Ferrari
milano
Danza di corpi in inchiostro nero e china su carta. Voluttà femminile, spiritualità sensuale di donne nude, di schiena, in pose rilassate e lascive. Accompagnate da spettri di realtà, al di là del sogno...
Con mano vivace e languida, Tomaso Buzzi (Sondrio, 1900 – Rapallo, Genova, 1981) si sbizzarrisce in disegni tra l’erotico, il bello e la visione, dove la realtà compare solo nelle spoglie del sogno. I suoi lavori emanano profumi di seduzione e piaceri intimi; un letto a baldacchino con le tende semi aperte conduce in un mondo onirico, dove la bellezza è donna.
Il tocco pittorico di Buzzi, deciso e allo stesso tempo vibrante di emozioni, si concretizza in schizzi, come qualcosa che appare all’improvviso nel bel mezzo di una nuvola e diventa segno. In altri suoi disegni, dedicati al Colloquio con l’angelo custode, l’osservatore viene coinvolto, addirittura, nel clima ovattato di una dimensione superiore. Gli stessi scritti dell’artista sono bizzarrie o appunti, mai storie vere e proprie, ma pensieri segreti ammucchiati nel susseguirsi dei giorni, aneddoti, a volte pettegolezzi, per lo più idee, romanzi in potenza.
I primi disegni sono schizzi fatti durante i suoi viaggi; o “i repertori”, nei quali l’artista riproduce, a volte, particolari architettonici, figure prese da libri antichi
o semplicemente opere d’arte; altre volte temi per stoffe, mobili, vetri, ceramiche.
Comunque, il Novecento lo vede principalmente come protagonista nel mondo dell’architettura, per la sua unicità che lo distingue da altri progettisti e costruttori dell’epoca. Si lega inizialmente ad altri architetti come Giò Ponti ed Emilio Lancia, del gruppo Novecento milanese; successivamente, intorno alla metà degli anni ’30, formula propri progetti, che raggiungono il culmine con la realizzazione dell’opera Scarzuola.
Considerando gli studi effettuati, il suo amore per il periodo rinascimentale e la sua forte propensione verso le tradizioni e la cultura familiare, Buzzi è – come sostiene Enrico Fenzi – “un conservatore, in senso lato, che pone l’accento sulla continuità, piuttosto che sulla rottura, onde non ci stupirà come sia rimasto di qua dalle linee di frattura delle avanguardie novecentesche, rispetto alle quali egli ha sempre rivendicato la sua inattualità, il suo essere ‘fuori tempo’”.
Anche se, come scrive d’altro canto Alessandro Mazza, “Buzzi memorizza forme, spazi, immagini, volumi dall’antichità al Rinascimento, dal Barocco al Piranesi, nella ricerca di nuove sintesi e articolazioni in grado di esprimere quelle virtualità che l’irrigidimento in un linguaggio ha viceversa reso sterili o meramente normative”.

Dopo gli anni ’40, Buzzi ha lavorato per nobili e industriali, tanto da essere ritenuto alquanto aristocratico. Fino a esser definito, in un manuale dedicato agli architetti moderni, “il principe degli architetti”.
Il tocco pittorico di Buzzi, deciso e allo stesso tempo vibrante di emozioni, si concretizza in schizzi, come qualcosa che appare all’improvviso nel bel mezzo di una nuvola e diventa segno. In altri suoi disegni, dedicati al Colloquio con l’angelo custode, l’osservatore viene coinvolto, addirittura, nel clima ovattato di una dimensione superiore. Gli stessi scritti dell’artista sono bizzarrie o appunti, mai storie vere e proprie, ma pensieri segreti ammucchiati nel susseguirsi dei giorni, aneddoti, a volte pettegolezzi, per lo più idee, romanzi in potenza.
I primi disegni sono schizzi fatti durante i suoi viaggi; o “i repertori”, nei quali l’artista riproduce, a volte, particolari architettonici, figure prese da libri antichi
o semplicemente opere d’arte; altre volte temi per stoffe, mobili, vetri, ceramiche. Comunque, il Novecento lo vede principalmente come protagonista nel mondo dell’architettura, per la sua unicità che lo distingue da altri progettisti e costruttori dell’epoca. Si lega inizialmente ad altri architetti come Giò Ponti ed Emilio Lancia, del gruppo Novecento milanese; successivamente, intorno alla metà degli anni ’30, formula propri progetti, che raggiungono il culmine con la realizzazione dell’opera Scarzuola.
Considerando gli studi effettuati, il suo amore per il periodo rinascimentale e la sua forte propensione verso le tradizioni e la cultura familiare, Buzzi è – come sostiene Enrico Fenzi – “un conservatore, in senso lato, che pone l’accento sulla continuità, piuttosto che sulla rottura, onde non ci stupirà come sia rimasto di qua dalle linee di frattura delle avanguardie novecentesche, rispetto alle quali egli ha sempre rivendicato la sua inattualità, il suo essere ‘fuori tempo’”.
Anche se, come scrive d’altro canto Alessandro Mazza, “Buzzi memorizza forme, spazi, immagini, volumi dall’antichità al Rinascimento, dal Barocco al Piranesi, nella ricerca di nuove sintesi e articolazioni in grado di esprimere quelle virtualità che l’irrigidimento in un linguaggio ha viceversa reso sterili o meramente normative”.

Dopo gli anni ’40, Buzzi ha lavorato per nobili e industriali, tanto da essere ritenuto alquanto aristocratico. Fino a esser definito, in un manuale dedicato agli architetti moderni, “il principe degli architetti”.
valentina cavera
mostra visitata il 26 novembre 2008
dal 26 novembre al 24 dicembre 2008
Tomaso Buzzi (1900-1981) – Disegni
Galleria Claudia Gian Ferrari – Studio di Consulenza per il ‘900 italiano e Arte Contemporanea
Via Corridoni, 41 (zona Cinque Giornate) – 20122 Milano
Orario: da lunedì a venerdì ore 10-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0276018113; fax +39 02860600; gferrari900@tin.it; www.claudiagianferrari.it
[exibart]





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