31 marzo 2026

MACRO 2026, le mostre e i progetti del nuovo corso del museo di Roma

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Da Hito Steyerl a Miriam Cahn, tra mostre personali e progetti interdisciplinari, il MACRO di Roma ha annunciato il programma 2026, ideato dalla direttrice artistica Cristiana Perrella

MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma

Dopo una prima mezza stagione impostata sull’osservazione ravvicinata della città, il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma presenta la programmazione di mostre e progetti per il 2026, ideata dalla direttrice artistica Cristiana Perrella, in carica da maggio 2025. Il nuovo ciclo espositivo amplia lo sguardo e il museo estende il proprio raggio d’azione oltre il perimetro romano, senza rinunciare al rapporto con il contesto urbano e con le sue comunità. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, la programmazione si struttura come una costellazione di mostre personali, progetti di ricerca e collaborazioni istituzionali, con l’obiettivo di rafforzare il MACRO come spazio attraversabile da linguaggi diversi, per attivare forme di confronto pubblico, tenendo insieme produzione culturale, sperimentazione e costruzione di relazioni.

Cristiana Perrella © Margherita Villani

«Il 2026 segna per il MACRO l’avvio di una nuova fase, che espande il lavoro del museo in una direzione più aperta e plurale», ha sottolineato Perrella. «Dopo aver iniziato la programmazione della mia direzione attraversando Roma come campo di indagine esclusivo, oggi il museo si misura con una costellazione di pratiche e posizioni che interrogano il presente da prospettive diverse, mantenendo vivo l’impegno a raccontare e coinvolgere la scena creativa romana e a costruire comunità intorno a sé, ma anche esplicitando la sua vocazione internazionale», ha proseguito Perrella, evidenziando come «Il filo che unisce le proposte di quest’anno è l’attenzione all’assottigliamento del confine tra pratiche creative differenti, tra diverse discipline e a lavori che non si limitano a rappresentare il reale ma lo interrogano e lo mettono in crisi. Quello che mi interessa è un museo che non semplifichi, ma che resti attraversabile: un luogo in cui la complessità non sia un ostacolo ma una condizione necessaria e stimolante».

L’avvio della stagione è segnato anche dalla proroga di UNAROMA, estesa fino al 3 maggio 2026 e accompagnata da nuovi appuntamenti performativi, e di Abitare le rovine del presente, visitabile fino al 10 maggio. Due progetti che sintetizzano l’impostazione iniziale della direzione Perrella e che fanno da cerniera verso il nuovo ciclo.

Hito Steyerl Mechanical Kurds, 2025 Single-channel HD video installation (color, sound) Duration: 13 min Courtesy the artist, Andrew Kreps Gallery, New York and Esther Schipper, Berlin/Paris/Seoul Stills © the artist © The artist / VG Bild-Kunst, Bonn 2026

Dal 29 aprile al 30 agosto prenderà forma il primo blocco di mostre. Tra i progetti principali, Mechanical Kurds di Hito Steyerl, a cura di Alice Labor, introduce per la prima volta in Italia una videoinstallazione recente dell’artista che lavora sull’intersezione tra intelligenza artificiale, lavoro digitale e scenari geopolitici. «Invece di mettere la testa sotto la sabbia, dovremmo guardare in faccia i problemi. Dovremmo aprire gli occhi sul completo deragliamento della realtà, reintroducendo un sistema di garanzie costituzionali, rinegoziando i valori e il ruolo dell’informazione, evitando di scendere a compromessi quando si tratta di rappresentazione e solidarietà umana. Questo prevede anche di saper riconoscere il fascismo dove esiste davvero e opporsi a esso e ai suoi innumerevoli derivati e marchi. Negarne l’esistenza significa arrendersi al paradigma emergente di postpolitica e postdemocrazia; rassegnarsi a una completa fuga dalla realtà», spiega l’artista tedesca.

A questa mostra si affianca Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega, curata da Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, che ripercorre la storia del più noto riconoscimento letterario italiano, interpretato come cartina al tornasole per registrare e orientare le trasformazioni culturali del Paese. Sul grande perimetro della sala si svilupperà un nastro fotografico ininterrotto che restituisce la drammaturgia del Premio e i rituali pubblici e “spettacolari” delle votazioni. Brevi testi nel volumetto delle didascalie, una sorta di libro tascabile da conservare, illustreranno i fatti salienti di ciascun anno, rendendo l’atto della lettura parte integrante della fruizione della mostra

Premio Strega, Seggio di voto,1952

Nello stesso periodo tornerà SHE DEVIL, rassegna di videoarte al femminile ideata da Stefania Miscetti nel 2006 e qui ripensata come piattaforma aperta di confronto internazionale, con le artiste Monira Al Qadiri, Cecelia Condit, Raffaella Crispino, Helen Anna Flanagan & Josephin Arnell, Yuyan Wang, P.Staff, Janis Rafa, Marianna Simnett.

La sala audio accoglierà Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio, progetto a cura di Andrea Cortellessa che riattiva la voce e la ricerca linguistica di una delle figure più radicali della poesia del Novecento. La prima parte del progetto (29 aprile – 28 giugno) rielabora i materiali audio della serie Con l’Ascia Dietro le Spalle. Dieci Anni Senza Amelia Rosselli, costruendo un percorso d’ascolto centrato sul ritmo e sulla musicalità dei testi. Dal 29 giugno, la programmazione si concentra sulla lettura integrale di Impromptu da parte dell’autrice, in un ambiente immersivo in cui la voce diventa il principale veicolo espressivo.

Miriam Cahn, HERUMLIEGEN, 2022, room installation, 9 canvases, 4 works on paper, approx. 12 running meters, installation view Meyer Riegger, Karlsruhe, 2023. Courtesy of the artist, Meyer Riegger and Galerie Jocelyn Wolff

La programmazione proseguirà il 28 maggio con la mostra personale di Miriam Cahn, a cura della stessa Perrella, che mette al centro il corpo – in particolare quello femminile – come campo di tensione politica e spazio di resistenza. Nella stessa data viene presentata anche la collettiva delle vincitrici del Premio Paul Thorel, Caterina De Nicola, Irene Fenara e Lorenza Longhi, a cura di Sara Dolfi Agostini, esito della residenza 2025 e occasione per interrogare le pratiche legate all’immagine contemporanea e alle tecnologie.

Dopo la pausa estiva, a settembre il museo dedicherà una retrospettiva istituzionale a Marialba Russo, curata da Cristiana Perrella ed Elena Magini. Il progetto si concentra sulla produzione degli anni Settanta, esplorando le rappresentazioni del corpo e le costruzioni culturali del genere, e si sviluppa in dialogo con il MUCIV – Museo delle Civiltà, sottolineando il dialogo tra pratica artistica e ricerca antropologica.

Marialba Russo, Al ristorante il 29 settembre 1974, 1974

A seguire, la mostra di Francis Upritchard e Martino Gamper propone un intreccio tra scultura e design attraverso interventi site specific diffusi negli spazi del museo, mentre a dicembre la stagione si chiuderà con un nuovo progetto di Alessandro Sciarroni, pensato per la sala principale e orientato, come spesso nella sua pratica, a superare i confini tra arti visive, performance e movimento.

Martino Gamper e Francis Upritchard, ph. Nicole Bachmann

Parallelamente al programma espositivo, il MACRO rafforza la propria dimensione discorsiva e interdisciplinare. Tra gli appuntamenti, il ciclo Science Fashion, a cura di Dobrila Denegri, riunisce studiosi e designer per riflettere sulle relazioni tra moda, scienza e tecnologie emergenti, con particolare attenzione agli impatti dell’intelligenza artificiale. Un elemento strutturale della programmazione è il consolidamento delle collaborazioni.

Accanto alla relazione con il Palazzo delle Esposizioni, si rafforzano i legami con la Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, la Fondazione Paul Thorel e il MUCIV. Un approccio già sperimentato nel 2025 con UNAROMA e destinato a diventare una componente stabile.

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