30 settembre 2019

Andrea Kvas all’Archivio Atelier Pharaildis Van den Broeck, Milano

di

Andrea Kvas per la serie Project Room in quello che fu l'atelier dell'artista italo-belga, un progetto che unisce patrimonio archivistico e ricerca artistica contemporanea. L'artista ci racconta Project Room #3

Kvas - Van der Broeck
Pharailids Van den Broeck a Suzhou (Cina, 1990ca), courtesy Archivio Atelier Pharailids Van den Broeck

All’Archivio Atelier Pharaildis Van den Broeck, a Milano, inaugura oggi, 30 settembre, Project Room #3, a cura di Barbara Garatti, con il lavoro site specific di Andrea Kvas (1986, Trieste).

L’Archivio si trova in quello che dal 2008 al 2014 è stato l’atelier dell’artista italo-belga Pharaildis Van den Broeck (1952, Opwijk, Belgio – 2014, Milano), – a pochi passai dalla fermata della metropolitana S. Agostino -, dove oggi sono conservati la produzione e tutti i materiali relativi alle attività dell’artista, catalogati secondo i principi promossi dall’Associazione Italiana Archivi d’Artista.

«Dal febbraio 2019 l’Archivio Atelier presenta una serie di Project Room, ideate e coordinate dalla curatrice dell’Archivio Barbara Garatti, che permettono ad alcuni artisti contemporanei di fare ricerca sui materiali dell’archivio (opere, libri, documenti) e mettendo in luce alcuni aspetti dell’opera e della vita di Pharailidis Van den Broeck», ha spiegato l’Archivio.

La serie di Project Room ha visto gli artisti Alessandro Roma e Giulio Squillacciotti susseguirsi nella realizzazione di progetti site specific e ora è Andrea Kvas a confrontasri con il patrimonio conservato e a inserirsi nello spirito del progetto che «mira a far conoscere l’opera e la figura dell’artista italo-belga, a sperimentare nuove metodologie di ricerca e valorizzazione dell’archivio d’artista e a promuovere la produzione artistica contemporanea».

«La ricerca di Andrea Kvas nell’archivio – si legge nel comunicato stampa – si focalizza su alcuni disegni, appunti e maquette di cornici che Phara ha progettato nel corso della sua attività artistica ma che non ha mai ultimato.
Il progetto vede coinvolto, non un tecnico, ma un altro artista, Andrea Kvas che, studiando i materiali dell’archivio, ha dato forma concreta ad alcuni di questi progetti che per Phara sarebbero stati la reale finalizzazione di alcuni dipinti.
Con la Project Room #3 si vuole quindi dare forma a un oggetto che non sia una semplice ricostruzione filologica di un prototipo, ma che miri a riattualizzare un metodo e una concezione della pittura molto specifica, ossia quella che intende l’opera non come semplice immagine ma come oggetto pensato e costruito in ogni minimo dettaglio, dal telaio alla finitura della cornice fino al suo allestimento nello spazio espositivo».

Abbiamo posto alcune domande su Project Room #3 ad Andrea Kvas.

Come ti sei avvicinato a questo archivio e al materiale che conserva?

«Sono stato invitato in archivio per la prima volta nel 2018. In questa occasione mi era stato chiesto di dare dei consigli su come esporre alcune opere di Phara su carta, molto delicate, che non erano mai state presentate. La mia ricerca pittorica si basa in buona parte anche sull’interazione con lo spazio e mi è sempre piaciuto trovare delle soluzioni inconsuete di allestimento. Quando poi sono stato invitato a partecipare a una delle Project Room mi ha subito preso l’idea di pensare alle varie trasformazioni che ha subito questo luogo, prima di lavoro e produzione – l’Atelier – poi di conservazione – l’Archivio – e infine luogo di esposizione – la Project Room».

Che tipo di lavori hai realizzato per la Project Room? In quale relazione si pongono con la tua poetica?

«Di tutti i materiali conservati nell’Archivio mi hanno subito colpito i faldoni blu che Phara organizzava per sviluppare la sua ricerca, vi si trovano suggestioni visive davvero insolite. Per la Project Room mi sono basato su alcune ipotesi di cornici che lei non ha mai ultimato per creare dei dispositivi espositivi di alcuni suoi dipinti. Sono degli oggetti che, pur partendo dall’idea di cornice, si deformano a tal punto da diventare autoportanti, come dei totem. Lavorando a questo progetto mi sono trovato per la prima volta nella situazione di realizzare un’opera da un lato in sintonia con alcuni progetti che avevo già prodotto in passato e dall’altro che tenesse conto di una serie di possibilità espressive suggerite da Phara e dai suoi materiali. Creare un’opera che ne ospita un’altra, pensare a uno ‘spazio dipinto’ dentro al quale far vivere la pittura di un’altra artista è stata una bella sfida».

Una domanda per l’Archivio Atelier Pharailids Van den Broeck: potete tracciare un primo parziale bilancio del progetto Project Room?

«Siamo molto soddisfatti del riscontro ricevuto in questi mesi.
Prima di tutto gli artisti – Alessandro Roma, Giulio Squillacciotti, Andrea Kvas – sono stati un filtro prezioso per guardare all’immensa produzione di Phara da punti di vista nuovi, inoltre sono stati degli eccellenti interlocutori per riattivare materiali apparentemente statici.
Considerando che si tratta pur sempre di un Archivio bisogna riconoscere che c’è stata una buona affluenza di pubblico, è uno spazio molto delicato, dare al possibilità di fruirlo apertamente in alcune occasioni è stato un buon modo per sensibilizzare a un comportamento di cura e attenzione.
Il progetto sperimenta un metodo innovativo e originale per valorizzare l’archivio d’artista – l’opera di Pharaildis Van den Broeck -, se ne stiamo parlando vuol dire che ha funzionato».

Qualche anticipazione sui prossimi mesi?

«Per l’anno prossimo manterremo lo stesso format, ma con qualche novità…».

Andrea Kvas
Project Room #3
A cura di Barbara Garatti
Dal 1 ottobre al 24 novembre 2019
Archivio Atelier Pharaildis Van den Broeck
Via Marco Antonio Bragadino 2, Milano
(vicino alla fermata S. Agostino, MM2)
Opening: 30 settembre 2019, dalle 18.00 alle 21.00
Orari: su appuntamento
aa.pharaildis.vandenbroeck@gmail.com

 

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