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Addio a Giancarlo Politi, muore a 89 anni il fondatore di Flash Art
Personaggi
di redazione
Editore, critico e poeta, è scomparso a 89 anni Giancarlo Politi, figura chiave nel panorama italiano e internazionale dell’arte contemporanea. Nel 1967 Politi aveva fondato Flash Art, trasformandola in una delle riviste più influenti al mondo, contribuendo al successo di movimenti e artisti parte della cultura visuale di oltre mezzo secolo, dall’Arte Povera alla Transavanguardia, da Maurizio Cattelan a Jeff Koons.

Giancarlo Politi: un critico d’altri tempi
Nato a Trevi nel 1937, Politi ha attraversato da protagonista oltre cinque decenni di trasformazioni artistiche, contribuendo in modo decisivo alla definizione di un sistema dell’arte sempre più globale, interconnesso e consapevole del proprio ruolo culturale.
Fondata a Roma nel 1967, Flash Art è stata tra le prime piattaforme editoriali a concepire l’arte contemporanea come fenomeno transnazionale, superando i confini locali per costruire una rete di relazioni, discorsi e legittimazioni su scala internazionale. Nel tempo la rivista si è articolata in numerose edizioni: non solo italiana ma anche inglese e ceco-slovacca, oltre a versioni in francese, polacco, cinese, spagnolo, tedesco e russo e diventando così uno strumento centrale per la diffusione delle pratiche artistiche contemporanee.
Sulle sue pagine hanno trovato spazio e riconoscimento alcuni dei movimenti più significativi del secondo Novecento, dall’Arte Povera alla Transavanguardia, contribuendo così alla loro stessa costruzione critica. Iconico è, tra questi, il contributo di Germano Celant, Arte Povera. Appunti per una guerriglia pubblicato nel 1967, che ha dato vita al movimento dell’Arte Povera.
Tra le figure emerse o sostenute nel corso dei decenni da Politi vi sono poi alcuni degli artisti più affermati degli ultimi anni come Maurizio Cattelan, Jeff Koons e Marina Abramović, insieme a critici e curatori come Massimiliano Gioni e Francesco Bonami.

Accanto a Politi, un ruolo fondamentale è stato svolto da Helena Kontova, editrice e compagna di vita, con cui ha costruito l’identità internazionale della rivista e ampliato la sua presenza globale. Oggi l’eredità editoriale prosegue attraverso la figlia Gea Politi e Cristiano Seganfreddo, in una continuità che ha assunto nel tempo i tratti di una vera e propria genealogia culturale.
Tra le intuizioni più influenti di Politi vi è anche l’Art Diary, guida internazionale al sistema dell’arte che Andy Warhol definiva «La Bibbia dell’arte», sottolineandone il ruolo centrale come strumento di orientamento per artisti e operatori del settore: si trattava di un vero e proprio indirizzario per i professionisti dell’arte, uno strumento indispensabile per mettersi in contatto con artisti e collezionisti da tutto il mondo.
Figura intellettuale complessa e spesso controversa, Politi ha incarnato una concezione militante della critica, intervenendo direttamente nel dibattito culturale attraverso editoriali, lettere e scritti autobiografici. Le sue celebri “Lettere al direttore” e, più recentemente, gli Amarcord, hanno rappresentato uno spazio di presa di posizione personale, in cui la critica si configurava come gesto attivo e necessario.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo fondamentale dell’editoria d’arte contemporanea. Ma l’eredità di Giancarlo Politi resta inscritta non solo nelle pagine di Flash Art, quanto nella forma stessa del sistema dell’arte contemporanea, che ha contribuito a immaginare, costruire e trasformare.










