21 novembre 2013

L’intervista/Emma Zanella Riapre il Maga. Dopo il fuoco, la solidarietà

 
Quasi un anno fa un’ala del museo di Gallarate s’incendia. I danni non sono molti, ma il dolore, sì. A volte però i guai virano in positivo. Per la riapertura del Maga si sono messi insieme Comune, Regione e Fondazione Cariplo. Ma chi lo ha più aiutato sono stati gli artisti. Che, per recuperare interamente il museo, gli hanno devoluto delle opere messe in vendita a metà prezzo. Ecco una storia esemplare raccontata da chi il Maga lo dirige

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MAGA Gallarate, incendio del 14 febbraio 2013

Dopodomani, 23 novembre, riapre il museo Maga di Gallarate, dopo l’incendio dello scorso febbraio, ma solo con la sezione anteriore, quella non coinvolta direttamente dal fuoco. È una decisione che segnala l’ottimismo della volontà, che ha contraddistinto questi nove mesi di bonifica.
Come mi spiega Emma Zanella, direttrice del Museo, «fin dal primo momento, insieme al Presidente Giacomo Buonanno, abbiamo reagito senza fermarci. Tutte le attività, come conferenze e parte della didattica sono andate avanti. Dopo lo choc, o forse proprio per questo, pensavamo di fare presto. In realtà non era possibile. Ma allora non avevamo idea di quello che comporta un incendio. Non si sa nulla, è buio totale. Bisogna liberare i vapori tossici dai detriti, non si può toccare nulla prima che venga controllato, nella bonifica ogni operazione è incatenata all’altra».
Ma come hai reagito, lì sul momento?
«È un dramma incredibile, nessun direttore di Museo sa cosa succede dopo. Ma i traumi hanno anche dei risvolti positivi. Non lo auguro a nessuno. Però, dopo il fuoco è emersa una nuova solidarietà. Si era vista fin da subito, quando tutto il museo, e tanti volontari, hanno creato una catena umana per tirar fuori tutte le opere della collezione e quelle della mostra di Omar Galliani. L’unica opera che non siamo riusciti a spostare è stata la grande scultura in bronzo di Alik Cavaliere. Forse  è  per questa collaborazione spontanea che, ingenuamente sia io che il Presidente, pensavamo che ce l’avremmo fatta in 15 giorni».
Alis/Filliol, Fusione a Neve Persa, vincitori del Premio Gallarate 2013 vista della mostra al MAGA
Invece ci sono voluti 9 mesi, proprio come una nascita, insomma questa data del 14 febbraio è abbastanza simbolica.
«Sì, soprattutto per me, l’anno prima, proprio il 14 Febbraio,sono stata ricoverata urgentemente in ospedale, e l’anno dopo brucia il museo. Nel 14 febbraio 2014 mi chiudo in casa e trattengo il respiro. Però ora che stiamo uscendo dal tunnel, vorrei dire che tutte le enormi difficoltà della bonifica, mi sembrano quasi meno dure di tante battaglie burocratiche».
Perchè?
«Perché, come dicevo prima, è nata una solidarietà non solo con i singoli, ma con il Comune, con la Regione, La Fondazione Cariplo, come se il fuoco ci avesse spinto a una convergenza in cui il Maga prendeva la sua funzione di punto di unione della città e del territorio. Non c’è stato scoraggiamento, anzi. E questo mi dà fiducia».
Nel frattempo avete inventato una strategia perchè l’incendio non fosse una notizia che, dopo il primo impatto, scompare dai giornali, e dalle tv. Giusto?
«Sì, abbiamo creato una specie di Museo diffuso, facendo ospitare le opere della collezione in altre Istituzioni. E poi non abbiamo mai realmente chiuso, soprattutto attraverso gli incontri e le conferenze che abbiamo organizzato. Questa è stata la decisione e lo sforzo di questi mesi. Oggi la scommessa è non far cadere la tensione e proseguire sul risanamento della parte retrostante, che è quella veramente colpita, il tetto è bruciato completamente. C’è da rifare tutto. Come  del resto anche in questa prima parte, sono stati rifatti gli impianti, elettrici, riscaldamento, refrigerazione, i sistemi allestitivi. Tutto. Ma per tornare a una completa nuova vita ci occorrono tantissimi investimenti, non siamo in grado di quantificarli, possiamo solo dire che saranno oltre un milione di euro, ma quanto oltre, è difficile dirlo. Per la prima parte abbiamo avuto subito 150mila euro dal Comune, 250mila dalla Fondazione Cariplo, 150mila dalla Regione. L’assicurazione ha inoltre coperto e rimborsato i restauri e le parziali diminuzioni di valore delle opere, complessivamente circa 100mila euro. Ma per fortuna non abbiamo avuto danni gravi, anche tra le quaranta opere della Collezione Consolandi che avevamo in prestito a lungo termine, non ci sono stati veri danni, ma solo bisogno di pulizia dai depositi del fumo».
Francesco Simeti, Metri d'Arte 2013 Miroglio Textile, Alba, Italy a project curated by Trivioquadrivio, Milan, Italy Installation views at Galleria Continua, Beijing Photos by Oak Taylor-Smith
E per non restare un museo dimezzato, e restaurare anche l’altra parte come pensate di tenere alta l’attenzione?
«Intanto apriamo con una mostra che è, da un lato, testimonianza della solidarietà di cui parlavo, e dall’altro un modo di recupero fondi. Abbiamo chiesto la collaborazione del “Premio Gallarate”, che è un’istituzione che prosegue dagli anni ‘50, quando Silvio Zanella ha avuto l’idea di questo premio acquisto, che ha costituito la base per dar vita al Museo di Gallarate. Giovanni Orsini, presidente del Premio, ha attivato l’adesione degli artisti, e alla fine sono circa 170. Devo dire che nonostante non sia una mostra con un criterio curatoriale, si crea un dialogo tra le opere molto forte. Ognuno dona un’opera che poi verrà data a chi devolve una sottoscrizione per il recupero del Museo»
Come avviene questo scambio?
«Gli artisti hanno consentito di dimezzare il valore delle loro opere, e coloro che verranno alla mostra saranno assistiti da dei volontari che man mano metteranno il bollino rosso accanto all’opera scelta. Tutto è gestito dal Premio Gallarate, che ha stabilito anche le regole di trasparenza su fondi raccolti. Ognuno sceglierà quanto devolvere, compatibilmente al valore del dono che hanno le opere. E approfitto  di questa intervista per ringraziare tutti gli artisti a uno a uno».
Alice Cattaneo - Untitled - 2011 - reti di metallo, poliplat, scotch, fascette di plastica - cm 28x37x23
L’elenco è lungo, ci sono artisti del territorio e da tutta Italia, tra i quali Nanni Balestrini, Marion Baruch, Mariella Bettineschi, Bianco Valente, Irma Blank, Giannetto Bravi, Remo Brindisi, Pier Luigi Calignano, Cane Capovolto, Gianni Caravaggio, Alice Cattaneo, Giuseppe Chiari, Roberto Crippa, Paola Di Bello, Piero Dorazio, Paolo Jacchetti, Ugo La Pietra, Sergio Limonta, Vittorio Messina, Ottavio Missoni, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Giancarlo Norese, Licia Pescador, Pino Pinelli, Luigi Presicce, Francesco Simeti, Alessandra Spranzi, Tino Stefanoni, Enzo Umbaca, Luca Vitone, e, non poteva mancare, Silvio Zanella
Già in questo elenco ristretto si riconosce la storia del Premio Gallarate e, come ha detto Giovanni Orsini alla conferenza stampa di ieri, «purtroppo manca l’Arte Povera, in quel momento ci è andata male, ma nella sua storia il premio ha raccontato lo sviluppo dell’arte contemporanea italiana». Da questo stesso elenco emerge anche un’attenzione non scontata alle nuove generazioni italiane,  che premia la direzione di Emma Zanella, che le ha inserite nei suoi programmi.
È la prima volta che un Museo si allea direttamente con gli artisti per una ricerca di fondi, è un  inizio interessante. Gli artisti sono stati generosi, ora tocca alle Istituzioni. Speriamo che li imitino nel completare  il restauro, e nel dotare il Maga di un budget reale per realizzare una programmazione autonoma, fuori dall’emergenza, sia pure dentro questa nuova solidarietà  istituzionale suggellata dal fuoco. 

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