04 dicembre 2006

fino al 10.XII.2006 Massimo Rossetti / Graziano Pompili Roma, Romberg

 
Un pittore e la sua ritmica visiva, la solida estetica dell’immagine evanescente. Uno scultore e la chiarezza di interventi minimali. Due momenti paralleli e risolti in se stessi…

di

Massimo Rossetti (Roma, 1956), Solo show volume due. Immagini avvolte da una membrana opaca. Immobilità quasi vibrante, simile ad atmosfere torride solidificate nello spazio della visione. Passanti altrove, che non pensano a noi che guardiamo. I loro movimenti congelati. I loro passi come misurazione interna e scansione del ricordo. La pittura ad olio di Rossetti è polverizzata, si esprime attraverso depositi labili sulla superficie (tela o carta), e persiste come un’ossidazione. Gli elementi tratti dalla città, come le scale e i passanti, sono filtrati da alterazioni della memoria che rifondano spazi emozionali, sottratti al loro consueto svanire. I volti sono assorbiti da un tempo che è parte dei gesti compiuti, dalla fugacità della visione che indugia verso definizioni marcate. Le colorazioni sono asettiche, quasi asfittiche nel loro essere neutrali, anche se non mancano di accensioni acide. I luoghi sono reali, tangibili, ma privi di referenzialità. Le scale sono i motivi dell’intero ciclo pittorico, perdono il loro valore descrittivo; si imprimono come segni audaci sulla retina, con una precisione chirurgica che assume connotazioni simili a partiture vuote, a composizioni atone di quotidiani spostamenti. La matrice originaria è sia fotografica che filmica, ma è assunta come potenzialità fisiologica del vedere: questo risparmia alla pittura l’imitazione pedissequa del dato materiale, facendo di essa uno strumento d’indagine mentale e non epidermica. L’elaborazione della memoria è invece l’elemento generativo.
Alla personale di Rossetti, il programma espositivo della galleria accosta uno scultore, a cui riserva una vetrina che resta illuminata anche di notte: Graziano Pompili (Fiume, 1943), Camera con vista volume due. Sculture diMassimo Rossetti – Scale (82), 2006 – olio su tela 50x50 cm edifici spinti in superficie dalla crosta terrestre. Limatura temporale che diventa forma solida, razionale nel suo congiungersi alla terra. Tipologie tra il concetto di abitazione e spazio religioso. Continuità tra mutamenti geologici e formalizzazione umana, ma soprattutto fusione iconografica: la Croce, simbolo di violenza e di tortura è la forma della casa, simbolo del corpo e dell’affettività familiare. La scultura in tutte le sue accezioni, non solo come qualità formale della materia e dell’atto creativo, ma anche come riflessione etica. Marmi bianchi di paros sinteticamente accurati, frammenti estrapolati da un religioso sentire. Raffinatissima l’interazione tra materismo scabro e levigatezza razionale, visivamente soddisfacente anche in una bidimensionalità espositiva che non favorisce la completa fruizione delle singole opere. La vetrina in cui questi marmi sono stati esposti, infatti, richiede e impone una lettura frontale a cui le sculture tentano di sottrarsi, pur manifestando efficacemente la loro sostanza visiva e concettuale.

daniele fiacco
mostra visitata il 18 novembre 2006


Solo show volume due, Rossetti/ Camera con vista volume due, Pompili
A cura di Italo Bergantini e Gianluca Marziani
Romberg arte contemporanea, Piazza de’ Ricci 127, Roma
Ingresso libero – Orario di galleria: martedì – sabato 14-20 Info: 06 68806377
e-mail: artecontemporanea@romberg.it


[exibart]

1 commento

  1. massimo rossetti: un ottimo artista sottovalutato.
    graziano pompili: grazia e discrezione.
    daniele fiacco:non lo conosco ma ha stoffa da vendere.

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