28 aprile 2012

fino al 12.V.2012 Claire Fontaine Roma, T293

 
Un’arte politica di non facili posizionamenti ideologici ma che mette in discussione le categorie con le quali la contemporaneità organizza l’esperienza quotidiana. E l’amore diventa protagonista -

di

Mentre al Museion di Bolzano va in scena la prima mostra italiana di Claire Fontaine, la furia sovversiva e dissacrante del collettivo francese si abbatte anche sulla capitale, con un’esposizione congiunta tra la galleria T293 e la Fondazione Pastificio Cerere. Come spesso succede con Claire Fontaine, le sorprese non mancano. Ecco così, nella galleria T293, Ma l’amor mio non muore, esposizione che fin dal titolo spiazza e invita alla riflessione. È un amore per una collettività in pericolo, per una società che rischia di perdere la reale coscienza di sé stessa, e per un’arte che si getta a capofitto nel mondo, confondendosi con esso. Il gruppo di artisti formatosi nel 2004, con base a Parigi, continua la propria opera di decostruzione concettuale delle dinamiche sociali e politiche dominanti, attraverso una pratica artistica che fa dell’eterogeneità dei media la propria cifra stilistica. 
Claire Fontaine, Ma l’amor mio non muore, 2012, veduta dell'installazione. Courtesy T293
Il corpo assume il ruolo di protagonista nel video Situations, ironico manuale d’istruzioni di autodifesa per le lotte urbane: nello straniamento delle situazioni presentate, il corpo diventa campo di battaglia, luogo violato dalle pratiche politiche e strumento privilegiato di ribellione. Untitled (The Invisible Hand) richiama l’assurdità economica e sociale della contemporaneità occidentale già a partire dal titolo, chiaro riferimento a quella “mano invisibile” che tutto regola nella teoria liberista: il pendolo di Newton personalizzato da Lehman Brothers, sorta di antistress da ufficio con alcune biglie poste sopra un piccolo campo da tennis, viene modificato attraverso la creazione di un campo magnetico che rende il movimento delle biglie perpetuo, metafora di un costante quanto inutile meccanismo regolatore.
Un attacco al sistema, si sarebbe detto in altri tempi, o forse solo uno dei segni più lampanti della vitalità dell’arte contemporanea in Europa.
andrea d’ammando
mostra visitata il 19 aprile 2012
dal 17 marzo al 12 maggio 2012
Claire Fontaine – Ma l’amor mio non muore
T293
Via dei Leutari 32 (00186) Roma
Orario: martedì-venerdì, 15-19 
Info: tel. +39 06 83763242 – info@t293.it – www.t293.it

1 commento

  1. I Claire Fontaine sono astuti remixatori, DJ, di codici usati e abusati nel 900. Si adattano perfettamente, spesso sono asserviti, al ruolo di curatore-padrone: questo anche fisicamente, possono occupare lo spazio di una biglia come una parete intera. Sono malleabili e attenti a tematiche socio economiche tanto ruffiane quanto contraddittorie quando vendono un aggeggino a parete per 10.000 euro. Il centro dell’opera e’ altrove, per tanto e’ importante questo come modo pre creare onde di rifrazione da tale centro: http://whlr.blogspot.it/2012/04/retrospettiva-ovunque-cura-vostra_01.html?m=1

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