18 dicembre 2012

Tra suoni, cibo e arte

 
Musica. Avanguardia. Sperimentazione. Il Goa Club dal 1996 tra i locali più in voga della Capitale e unico nel suo genere. Anche solo per bere un thè caldo -

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Da sedici anni il Goa Club in Via Libetta a Roma è un’istituzione della vita notturna, e non solo. Una scommessa riuscita che si rinnova ogni stagione rimanendo fedele alle proprie origini, particolari fin dal nome. Goa, la città indiana che ha dato vita ai full moon degli anni Novanta. Un successo che si deve alla dedizione appassionata di uno dei proprietari e direttore artistico, Giancarlino, affiancato nelle scelte da Fabio Colicchi. «Si spazia dalla techno più dura fino ad arrivare alla deep house più elegante», afferma Giancarlino, proponendo «un’ampia visione della musica elettronica internazionale nelle sue mille forme e studiando una programmazione che coprirà negli anni anche quattro serate alla settimana unite ma diversificate a livello di suono».

E proprio tra le serate una delle formule più riuscite è il mash-up proposto per l’evento “GoaAfterTea”, previsto per il 27 gennaio del nuovo anno e “GoaUltrabeatAfterTea”, quest’ultimo andato in scena domenica scorsa 16 dicembre con Paul Ritch. Dalle 17 in poi un ampia scelta di thè ha riscaldato l’atmosfera, dolci di alta pasticceria preparati da Stephane Betmon, créateur pâtissier di “Caffè Propaganda”, con finale di buffet salato che si è trasformato in una cena vera e propria.

Ma a catturare l’attenzione sono stati anche i prodotti esposti nel Mercato allestito per l’occasione. Tra gli ideatori, Marco Moreggia, che mischia la passione per il cibo a quella per l’arte contemporanea, è stato direttore artistico della mostra “Isolamento” presso la Torre Civica di Cisternino, ha curato allestimenti sonori alla Triennale a Milano e per le gallerie romane Il Ponte Contemporanea e Emmeotto, la rassegna d’arte “Direzione Alterità” al Teatro India di Roma e le musiche per la mostra “MUSTinTIME” al museo Must di Lecce.

Ma non basta. Il Goa propone anche percorsi di lettura e viaggi strutturati tra musica, performance, food & market. «Affidiamo il palco del Goa agli espositori più audaci che stravolgono il concetto del club con un allestimento unico», spiega Marco Moreggia. Così l’ospite può scegliere di ballare o sostare con il sottofondo del sound espresso dai dj che si alternano alla consolle, tra cui Silvie Loto, London fm, Dj Red, Marcolino, Der, Cosmic Cowboys, Altar Boy. Se nella prima serata di questa stagione a fare da cornice è stato un magnifico giardino ricreato all’interno da “Avant Garden”, per la seconda la messa in scena di un teatro belle époque allestita dalla sartoria teatrale “Fabric Factory” ha permesso all’ospite di salire sul palcoscenico, sotto le luci della ribalta che diviene un unico spazio condiviso, il dancefloor, condito da parole e suono. La scenografia dark e decadente del Club, notevole anche per le dimensioni (la capienza è di circa 500 persone), rimane fedele a se stessa pur rinnovandosi di anno in anno. Quadri, piccole giostre, arredi, colori ed illuminazione si mescolano, mentre la mission è garantire il massimo alla “tribù” degli ospiti che vogliono sperimentare nuove forme d’intrattenimento.

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