09 novembre 2000

Fino al 12.XI.2000 PetWork Palermo, Cantieri Culturali alla Zisa

 
Esporre è per l’artista in generale, ma in particolar modo per il giovane artista, un momento importante di verifica del proprio lavoro...

di

Con questo spirito l’Accademia di Belle Arti e del restauro “Abadir” di Palermo, presenta i lavori di ventiquattro suoi allievi, cui è stato chiesto di elaborare il tema del rapporto tra il mondo degli uomini e quello degli animali.
La manifestazione organizzata e curata da Ida Parlavecchio e Fabio Sciortino della cattedra di Pittura, è allestita fino al 12 novembre negli spazi della Grande Vasca ai Cantieri culturali alla Zisa. Il livello delle opere presentate lascia molto ben sperare sul futuro dell’arte contemporanea in Sicilia. Alcuni lavori spiccano per personalità ed ingegno espressivo,come gli oli su tela di Fabiana Li Vigni, le fotografie su acetato di Rori Palazzo, l’installazione tra il sogno e la realtà di Giulia Catalano, le fotografie elaborate al computer di Valentina Glorioso, la grande tela di Letizia De Caro, le fotografie di Marcella Lazzara. Nomi,insieme agli altri, che ci auguriamo poter sentire anche negli anni a venire.



Ugo Giuliani


segue il testo introduttivo al catalogo della mostra

Per un soffio!
Chi di noi, almeno una volta nella vita non s’è chiesto perché Topolino – che pure è un topo – sia il padrone Pluto, fedele e amabile cane che si muove a quattro zampe, dorme dentro una cuccia nel giardino di casa e, soprattutto, non ha il dono della parola? E perché, poi, l’amico più intimo di Topolino, Pippo, anche lui un cane, guidi l’automobile, legga il giornale e risponda al telefono?
Per non parlare di Nonna Papera, che vive in campagna e alleva nella sua fattoria mucche, cavalli, maiali e, neanche a dirsi, papere…
In seno all’universo fantastico cui Walt Disney ha dato vita, la relazione fra l’essere umano e il genere animale è regolata e non sempre ordinata – come dimostrano i paradossi ora osservati – su un principio di verosimiglianza.

Le azioni degli animali non solo non differiscono dai comportamenti e dalle abitudini degli uomini, ma si mescolano confondendosi con esse. E’ come se un gruppo di eletti, umanizzati dalla matita del più celebre “papà” del cartoon per l’infanzia, avesse conquistato i privilegi, e con quelli anche i disagi, le virtù e i difetti di un articolato e divertente catalogo di tipi appartenenti al modello sociale dell’uomo e, sostituitosi alla razza umana, abbia naturalmente modificato anche il proprio rapporto con altri consimili rimasti a occupare i ranghi di una specie subalterna.
Certi topi, cani e paperi indossano i panni di detective paladini dei diritti civili, commissari di polizia, furfanti o marinai particolarmente sfigati, eludendo ogni richiamo alla propria origine (soltanto nei primi cortometraggi animati, quelli degli anni ’30, personaggi e storie hanno una più spiccata natura animale), interpretano come consumati attori le attitudini umane, avventurandosi in imprese eroiche, eppure sembrano non voler riscattare, anzi, per certi versi negare la dignità della propria identità nei confronti dell’”essere superiore” cui si ispirano. In sostanza non viene infranto uno dei capisaldi culturali che il mondo civilizzato e di tradizione monoteistica deriva dai più antichi fra i testi sacri.

L’uomo, secondo quanto scritto nel libro della Genesi, si trovò sin dal principio al vertice della scala del creato. D’altronde pesci, uccelli e animali d’ogni specie erano stati generati, fra il quinto e il sesto giorno, dagli elementi. Soltanto l’uomo aveva preso vita direttamente dal soffio divino che gli infuse l’anima. Non solo, a lui fu dato il potere e il compito di imporre un nome a tutte le altre creature. Questa facoltà di “nominare”, di usare la parola, implica la possibilità di impossessarsi di un linguaggio attraverso cui articolare il pensiero, ossia la forma dell’intelletto. Per questa ragione la tradizione ebraica ha ribadito nettamente la superiorità dell’uomo rispetto a ogni creatura animale, animata si, ma senza anima. Senza quel particolare “soffio”.
Altre culture come quelle degli indiani d’America o degli aborigeni australiani sono basate su un principio che estende i confini dell’anima a tutte le forme della natura e che affina ogni senso e ogni potere umano rendendolo indistinto dalle energie primordiali: un uomo ha un nome d’animale non perché la sua indole lo assimili ad esso, ma perché il suo spirito lo incarna, rendendolo un individuo speciale, appartenente ad un rango più alto.
Sono i confini dell’anima che determinano dunque quello scarto decisivo che separa le specie viventi?
Eppure gli animali popolano numerosi e da sempre le stanze dell’anima, dell’immaginazione che si estrinseca nelle forme dell’arte e della rappresentazione; sono i simboli spirituali nell’iconografia sacra di differenti popoli e credo religiosi; danno configurazione e potere misterico alle costellazioni celesti, caratterizzazione e umore ai segni dello zodiaco; sono all’origine di una molteplicità di aneddoti, racconti, leggende, saghe e opere letterarie in tutte l e latitudini del mondo; compongono le forme dell’ibrido, delle dicotomie e del mito con cui , in tempi moderni si sono definiti i principali modelli cognitivi, le dinamiche della psiche…

Nelle opere di artisti come Sandy Skoglund, l’invasione degli spazi domestici da parte di un’insolita e surreale moltitudine di animali, genera il senso di una dimensione sospesa e irrazionale dove quegli esseri danno corpo a una sorta di coscienza alternativa.
Se l’animale è utilizzato per rappresentare la coscienza, se così spesso è chiamato a dare contorno alle figure del pensiero, sempre più arduo appare il tentativo di definire la personalità dell’uomo procedendo secondo il criterio della separazione, quel criterio cioè che permette a un individuo di sapere chi sia separandosi da ciò che non è. Il problema dell’identità e dei suoi confini, che attraversa tutta la cultura del secolo scorso e caratterizza le forme dell’arte contemporanea, ha più volte posto l’accento sulla relazione che intercorre fra uomo e natura. Ne è un esempio l’opera di Alexis Rockman, un artista americano la cui ricerca si iscrive dentro l’ambito di un’estetica della scienza e, ispirandosi ai modelli dei diorami, indaga sulla verità dello stato dell’ecosistema, che l’irresponsabilità della civiltà tecnologica tende a occultare.Toni più smaccatamente cinici assume la messa in scena di animali nell’opera del più spregiudicato e noto tra gli artisti italiani, Maurizio Cattelan: la sua versione ridotta allo scheletro dei Musicanti di Brema, utilizza l’arma affilata della parodia per demolire, scarnificandola, la retorica dei sentimenti. Quelli umani, naturalmente. Perché loro, gli animali, che per un soffio non sono stati dotati di anima, sono assai più inclini all’autenticità.

Spesso piegati a prestare immagine ai difetti, alle umane degenerazioni, oppure soggiogati dalla superiore volontà del più evoluto fra i primati, costretti a fornirgli la materia del sostentamento, qualche volta riescono a riscattare la loro condizione, senza mai smettere di fare irruzione tra i corridoi della fantasia. A proposito, avete visto i Chicken run?*

Ida Parlavecchio

*Chicken run è il titolo dell’ultima produzione della Dream Works: un’opera animata in 3D che racconta la lotta per la libertà di un gruppo di polli in un villaggio del New Jersey, prima di finire in padella o allo spiedo.



Palermo- “PetWork”, mostra collettiva degli allievi dell’Accademia di belle Arti “Abadir”, a cura di Ida Parlavecchio, Cantieri culturali alla Zisa, fino al 12 novembre 2000.
ABADIR: Accademia di Belle Arti e del restauro,Abbazia PP.Benedettini – San Martino delle Scale – Palermo
Tel./fax 091/ 418022
http://www.datamax.it/abadir
email.abadir@neomedia.it



[exibart]

5 Commenti

  1. Ho visitato la mostra, l’idea degli animali come protagonisti delle opere d’arte, mi è sembrata molto simpatica e originale.

  2. Buona l’idea di presentare estratti di cataloghi, ma perché non metterli in un link? cosi la pagina risulta un po lunghetta…

  3. esiste un errore sul sito,l’autore dell’opera BON VOYAGE e’ GULINO PAOLA e non tale UGO GIULIANI.Si prega di correggere il testo,grazie.

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