16 marzo 2026

In Scena: gli spettacoli e i festival della settimana, dal 16 al 22 marzo

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Una selezione degli spettacoli e dei festival più interessanti della settimana, dal 16 al 22 marzo, in scena nei teatri di tutta Italia

Variazioni sul modello di Kraepelin

In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 16 al 22 marzo.

Teatro e danza

Variazioni sul modello di Kraepelin al Piccolo

Non è solo uno spettacolo sull’Alzheimer: è sull’identità europea, la sua memoria storica e il nostro rapporto con il passato. Firma testo e regia Davide Carnevali per la nuova produzione del Piccolo di Milano Variazioni sul modello di Kraepelin. Emil Kraepelin è lo psichiatra che diede nome al morbo di Alzheimer all’inizio del secolo scorso.

Chi soffre di un processo di demenza degenerativa chiama le persone con nomi differenti, dimentica la funzione degli oggetti, annulla lo scorrere del tempo. Nella sua mente, dettagli reali ed elementi immaginari si fondono e si confondono, in una libera associazione che sconvolge l’organizzazione logica del mondo attraverso il linguaggio. La storia si scompone in una serie di variazioni, vere e false allo stesso tempo; la parola lascia spazio alla presenza fisica, a scapito del razionale, a vantaggio dell’immaginario.

Variazioni sul modello di Kraepelin

“Variazioni sul modello di Kraepelin”, regia Davide Carnevali, con Fabrizio Bentivoglio, Camilla Semino Favro, Simone Tangolo, scene Paolo Di Benedetto, costumi Gianluca Sbicca, luci Manuel Frenda, musiche Gianluca Misiti, video Riccardo Frati. Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. A Milano, Teatro Grassi, dal 18 marzo al 3 aprile.

Improvvisamente l’estate scorsa 

Improvvisamente l’estate scorsa, una delle opere più autobiografiche di Tennessee Williams, è un dramma carico di simboli e visioni che si sviluppa come una sorta di thriller psicologico in un vortice claustrofobico di tensione e violenza. Nel 1943, Rose, sorella di Williams, subisce un intervento di lobotomia con il consenso della madre. Questa vicenda segna indelebilmente la vita del drammaturgo statunitense al punto da ispirarne la scrittura.

Il motore narrativo del testo – una disturbante discesa agli inferi animata da personaggi che sono vittime e carnefici allo stesso tempo – è il mistero che ruota attorno all’improvvisa morte di Sebastian ed è giocato sulle versioni contrapposte delle due donne protagoniste: Violet, la madre di Sebastian, e Catherine, la cugina che ha trascorso con lui l’ultima estate a Cabeza de Lobo.

Improvvisamente l’estate scorsa, © Luca Del Pia

“Improvvisamente l’estate scorsa”, di Tennessee Williams, traduzione Monica Capuani, regia Stefano Cordella con Laura Marinoni, Edoardo Ribatto, Elena Callegari, Ion Donà, Leda Kreider, scene Guido Buganza, costumi Ilaria Ariemme, disegno luci Marzio Picchetti, progetto sonoro e musiche originali Gianluca Agostini. Produzione LAC Lugano Arte e Cultura, in coproduzione con Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano. A Roma, Sala Umberto, dal 17 al 22 marzo; Teatro Asioli, Correggio (RE), il 24; Teatro Comunale, Lonigo (VI), il 25; Teatro Giuditta Pasta, Saronno, il 26.

Lettera aperta dell’artista iraniano Ashkan Khatibi

 Lui è il titolo dello spettacolo dell’artista iraniano Ashkan Khatibi, che dopo essere stato arrestato e violentemente interrogato ha lasciato il suo Paese e la famiglia, è una testimonianza e un atto d’accusa: «Ho scritto un’opera su di me: torture, abusi, incubi. Ma può essere la storia di ogni artista che difende i diritti del proprio popolo». Khatibi, classe ’79, drammaturgo, attore, cantante, musicista e produttore iraniano. Dopo l’uccisione di Mahsa Amini, si è distinto come una delle voci più vicine alle istanze popolari ostili alla Repubblica Islamica. Lui è una lettera aperta al mondo libero, un racconto di scrittori e artisti che vivono all’ombra della dittatura. Lui cerca di non diventare un mostro perché crede che anche una sola candela possa illuminare l’oscurità.

A Bologna, Teatri di Vita, dal 20 al 22 marzo.

Lui, di Ashkan Khatibi

Trittico Neumeier, Godani, Millepied 

Il Novecento e la contemporaneità con tre coreografie presentate per la prima volta a Roma, dal 17 al 22 marzo, e interpretate dal Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera. Lo spettacolo si apre con Spring and Fall di John Neumeier: creato per l’Hamburg Ballett nel 1991 su musica di Antonín Dvořák, il balletto gioca sull’ambiguità del titolo richiamando la primavera e l’autunno ma anche la caduta e il recupero.

Echoes from a Restless Soul (Dresden Frankfurt Dance Company, 2016) ripensato da Jacopo Godani, è una pièce astratta, in cui la musica di Ravel è un manifesto della concezione artistica del coreografo. Chiude il programma I Feel the Earth Move di Benjamin Millepied (American Ballet Theatre di New York, 2017) su musiche di Philip Glass, con i danzatori che fanno il loro ingresso su un palcoscenico completamente libero da scene e sipari, un’espediente per cercare di cambiare la percezione del balletto.

Spring und Fall, National Opera and Ballet Theatre of Ukraine

La danza internazionale del gala Les Étoiles

Torna l’annuale gala internazionale Les Étoiles a cura di Daniele Cipriani, con i grandi nomi del balletto mondiale provenienti dalle compagnie più prestigiose (a Roma, Auditorium Parco della Musica, il 20 e 21 marzo).

Dalla Grande Mela arrivano Tiler Peck e Roman Mejia, entrambi principal al New York City Ballet, con la variazione da Tschaikovsky Pas de Deux di Balanchine e col passo a due da Herman Schmerman di William Forsythe. La seconda coppia è quella formata da Matthew Golding (già principal del Royal Ballet di Londra) e l’étoile internazionale Lucia Lacarra che interpreteranno Snow Storm di Yuri Possokhov, e Borealis di Golding su musica di Max Richter. Sasha Riva e Simone Repele in un’inaspettata versione del passo a due del Cigno Bianco di Ciaikovsky: The White Pas de Deux, e in prima assoluta Don Chisciotte.

Arrivano da Londra Vadim Muntagirov Fumi Kaneko con il passo a due tratto da Giselle, e il Grand Pas Classique di Victor Gsovsky sulla musica di Daniel-François Auber. E ancora, lo spagnolo Sergio Bernal, e Andrea Sarri dell’Opéra de Paris.

Tiler Peck gala Les Etoilès

Il corpo nomade e il femminile che resiste

Quattro artiste, Marina Carr, Federica Rosellini, Rä di Martino, Daniela Pes, convergono nella creazione di un unico oggetto performativo inedito, ibrido. Frammenti poetici, ricordi privati, odi personali a grandi personaggi della storia e dell’epopea tragica affrescano una tela caleidoscopica in 21 quadri.

Tradotto da Monica Capuani e Valentina Rapetti, iGirl ha affascinato Federica Rosellini, che ha deciso di portarlo in scena fondendo teatro, videoarte e musica, trasformando il testo in un rito contemporaneo. Suoni preistorici e sperimentali, un immaginario visionario e un linguaggio selvatico creano un’esperienza scenica immersiva, in cui il corpo della performer diventa corpo transumante, corpo-graffito, corpo-tatuaggio, veicolo di rifrazione e trasformazione continue.

IGirl con Federica Rosellini

A Milano, Teatro Fontana, dal 17 al 22 marzo; Bolzano, Teatro Comunale, il 24; Trento, Teatro Cuminetti, il 25. Coproduzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro Stabile Bolzano, Elsinor – Centro di Produzione Teatrale.

La Cenerentola del Balletto Nazionale Croato

Cresciuto artisticamente con Maurice Béjart, il coreografo freelance Leo Mujić si affida a un linguaggio coreografico neoclassico per il suo secondo confronto con Prokof’ev – dopo un Romeo e Giulietta firmato in Lettonia – per la sua nuova versione della fiaba di Cenerentola per i danzatori del Balletto Nazionale Croato, storico ensemble fondato a Fiume nel 1946 (al Teatro Comunale di Modena, il 18 marzo).

Mujić immagina il riscatto della povera orfanella di madre finita tra le grinfie di una matrigna crudele e delle due sorellastre, in una messa in scena minimalista che lascia al movimento, all’espressività del gesto, il dispiegamento del racconto. Una lettura psicanalitica dove tutti i personaggi sembrano affrontare un percorso di auto-scoperta a partire da alcuni concetti chiave della nostra società quali identità e valore.

Cenerentola Balletto Nazionale Croato

Guarda le luci amore mio

Nel 2012 l’editore francese Seuil chiese un libro a Annie Ernaux – Premio Nobel per la letteratura nel 2022 – per la collana Raccontare la vita. L’autrice, una delle voci più autorevoli della cultura contemporanea, scelse senza esitazioni di portare alla luce uno spazio da sempre ignorato dalla letteratura: l’ipermercato, formidabile specchio della realtà sociale. Ne nacque un diario in cui Ernaux registrò per un anno le proprie regolari visite all’Auchan di Cergy, un territorio a pochi chilometri da Parigi abitato da persone di 130 nazionalità diverse. Da quella «Libera rassegna di osservazioni» condotta tra una corsia e l’altra, prese vita una riflessione narrativa su uno dei teatri segreti del nostro vivere collettivo.

A mettere in scena, al Teatro Carcano, Milano, dal 19 al 22 marzo, Guarda le luci, amore mio, tratto dall’omonimo libro della scrittrice francese, è la regista Michela Cescon con interpreti Valeria Solarino e Silvia Gallerano.

Guarda le luci amore mio, Ph. Le Pera

Le fragilità sentimentale della middle class di Neil Simon

Capitolo Due è la commedia più malinconica del commediografo americano Neil Simon, scomparso nel 2018. L’autore si ispira, come non aveva mai fatto prima, a un’esperienza autobiografica: rimasto vedovo dopo 20 anni di matrimonio con l’adorata Joan, esce infatti da un periodo di cupa disperazione a distanza di pochi mesi, incontrando l’attrice Marsha Mason e sposandola dopo 20 giorni.

A partire da questa esperienza, il drammaturgo inizia a scavare più a fondo nella fragilità sentimentale della middle class, diventando un maestro nell’arte di raccontarci storie in cui si ride e si piange, con personaggi che dicono e fanno cose buffe in ridicolo contrasto con la tristezza che provano.

Diretti da Massimiliano Civica, quattro interpreti – Maria Vittoria ArgentiIlaria MartinelliAldo Ottobrino e Francesco Rotelli – danno vita a uno spettacolo che commuove e diverte, Premio Ubu 2025 per la Miglior regia. Al Teatro Bonci di Cesena, il 21 e 22 marzo.

Capitolo Due, nella foto Aldo Ottobrino, Maria Vittoria Argenti © Duccio Burberi

I corpi di Elizabeth

La vita di Elisabetta I, l’unica donna non sposata a governare l’Inghilterra, diventa occasione per raccontare l’impatto politico del femminile, di ieri come di oggi. Cuore del testo I corpi di Elizabeth dell’autrice britannica Ella Hickson (1985), è la carnalità di Elizabeth I, il suo corpo, o meglio i suoi corpi, come sottolinea il titolo italiano: un corpo politico con cui la regina d’Inghilterra costruisce il proprio potere e uno sensuale privato.

In un’ambientazione storica e al tempo stesso “pop”, si muovono personaggi radicalmente contemporanei. A renderli così attuali è la scrittura rapida e tagliente della Hickson e la sua capacità di indagare una rete di relazioni di potere intrisa di desiderio, illuminando in profondità i contrasti tra maschile e femminile, di ieri come di oggi.

Elizabeth I, Ph. Laila Pozzo

“I corpi di Elizabeth”, di Ella Hickson, traduzione Monica Capuani, regia Cristina Crippa, Elio De Capitani, con Elena Russo Arman, Maria Caggianelli Villani, Enzo Curcurù, Cristian Giammarini, scene Carlo Sala, costumi Ferdinando Bruni, luci Giacomo Marettelli Priorelli. Produzione Teatro dell’Elfo, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale. A Treviso, Teatro Del Monaco, dal 19 al 22 marzo.

L’esilio negli anni della guerra d’Algeria

È un lavoro di teatro di figura che intreccia memoria privata e storia collettiva. Min el Djazaïr, spettacolo della Compagnia franco-algerina Hékau (al Nuovo Teatro Ateneo di Roma, il 17 marzo), racconta – tra ombre, proiezioni e musica dal vivo – l’esilio degli ebrei algerini negli anni della guerra d’Algeria.

Algeri, inizio degli anni Cinquanta: Babeth e Simone sono due sorelle di una famiglia di mercanti di tessuti da cinque generazioni. Le loro giornate scorrono tranquille, ma quando iniziano ad affrontare le responsabilità dell’età adulta, il mondo attorno a loro è destinato a cambiare per sempre. Ebree per nascita ma di nazionalità francese e algerine per tradizione e cultura, fanno parte di una comunità originaria destinata a frantumarsi e scomparire per colpa della guerra che si abbatterà su di loro.

Cie Hékau, Min el Djazair, Halle aux cuirs, crédit Julie Boillot-Savarin

Voce ai suoni di un altro mondo

“Je suis radio”, “io sono radio”. Sono queste le parole che, nel 1924, l’artista e medium Jeanne Natalia Wintsch, reclusa in un ospedale psichiatrico svizzero, ricama su un tessuto di cotone per raccontare la sua pratica di ascolto e trasmissione di voci e suoni da un mondo altro. Un’affermazione visionaria, che anticipa l’idea di coscienza intesa come campo ricettivo, attraversato da onde, voci e segnali non localizzabili.

Prende le mosse da questa suggestione Je suis radio, l’omonimo spettacolo firmato dalla sound artist e performer Gaia Ginevra Giorgi che insieme al musicista Devid Ciampalini, trasforma gli spazi industriali dell’Ex Centrale Termica Fiat di Firenze (prima nazionale il 19 marzo nell’ambito del 13/mo Materia Prima Festival) in una stazione medianica temporanea.

Je suis radio

Abracadabra, per connettere la vita alla morte

Per raccontare alcuni eventi della vita a teatro c’è bisogno a volte di un atto magico, un rito che trasforma il palco in un ponte che connette la vita alla morte grazie a un gioco di prestigio e a grandi illusioni.

Abracadabra, della compagnia Babilonia Teatri (a Roma, Teatro India dal 18 al 22 marzo) è una parola magica, fiabesca e arcana, un incantesimo che può far apparire quello che non c’è. Si chiede come sia possibile venire a patti con la malattia, se un lutto vada elaborato e se i morti possano parlare. Il sipario si apre con un vero mago in scena che si connette con l’aldilà permettendo di nominare l’indicibile e di toccare l’impossibile attraverso la voce di Francesco Scimemi, prestigiatore di professione da trent’anni, che sta in mezzo al guado, che evoca la moglie scomparsa con tutti i colori del tragico, del grottesco e del poetico.

Abracadabra, foto della compagnia, ph. Eleonora Cavallo

Vita di un uomo comune

Non una grande storia è il nuovo spettacolo del Teatro dei Venti (a Modena, il 20 e 21 marzo, Teatro dei Segni). Un assolo teatrale con Vittorio Continelli e la regia di Stefano Tè, che racconta la vita di un uomo comune in uno spaccato degli ultimi 30 anni. Omar vive con la sua famiglia alla periferia di una capitale europea. La loro è un’esistenza ordinaria, fatta di lavoro, routine e sogni da inseguire. Finché un evento traumatico e le sue conseguenze non ne sconvolgono il corso.

Lo spettacolo costruisce una narrazione composta da piccoli eventi quotidiani, comuni, apparentemente privi di rilevanza eppure emblematici. Stralci di vita che restituiscono la complessità di un uomo, padre di famiglia con un vissuto migratorio, che si confronta con diversi interlocutori: la moglie, i figli, la polizia, un medico.

Non una grande storia, Ph. Chiara Ferrin

Tre spettacoli della compagnia Usine Baug

Una personale di USINE BAUG, compagnia fondata nel 2018 da Ermanno Pingitore, Stefano Rocco, Claudia Russo ed Emanuele Cavalcanti, con tre spettacoli (a Milano, Teatro dell’Elfo, dal 17 al 22 marzo). Ilva Football Club, firmato da Usine Baug con Fratelli Maniglio, racconta la storia di una città sacrificabile, che oggi è Taranto, ma domani potrebbe essere un’altra, attraverso la metafora sportiva, la poesia delle immagini e la verità delle testimonianze. Topi (Premio Scenario Periferie 2021), dove il fittizio e il reale si incontrano per raccontare il G8 di Genova. Anse, un poema orale, una fusione di parole, suoni, movimento. Una notte insonne trascorsa alla ricerca di sé stessi. La compagnia Usine Baug incontra la formazione Mezzopalco in una performance di teatro, poesia e beatbox vincitrice dell’ultima edizione del premio Forever Young.

ILVA, crediti Pietro Pingitore

Isabel, tratto da una storia vera

Isabel, di Aleksandros Memetaj e Yoris Petrillo (al TeatroBasilica di Roma, il 18 e 19 marzo), con Caroline Loiseau, accompagnata dalla musica dal vivo di Marco Memetaj, nasce da una vicenda reale e prende forma come un attraversamento della memoria: la storia di Isabel emerge come un racconto intimo e necessario, in cui esperienza personale e storia collettiva si intrecciano fino a restituire il ritratto umano di un’intera stagione dell’Argentina.

L’incontro con Isabel avviene a Plaza de Mayo, luogo simbolico della memoria civile argentina, dove le testimonianze delle Madri di Plaza de Mayo e dei desaparecidos custodiscono le ferite della storia recente. Da quell’incontro prende avvio un racconto che attraversa cinquant’anni di vicende familiari e politiche, restituendo – attraverso parola, corpo e musica – la voce di una storia che chiede d’essere ascoltata.

Isabel, Ph. Lietta Granato

Due corpi su un pianeta desolato

Framing della compagnia di danza contemporanea Déjà Donné, coreografie di Virginia Spallarossa (a Milano, IMBONATI11 Art Hub, il 22 marzo), è liberamente ispirato a The Exile Waiting dell’autrice di fantascienza statunitense Vonda N. McIntyre. Uno spazio interiore, un microcosmo nel quale appaiono due corpi. Persi e abbandonati, su un pianeta desolato, i personaggi esplorano questo universo animandolo con il loro immaginario. Il luogo nel quale appaiono e si muovono, è un’isola in transito nella galassia, un luogo dove occorre riapprendere a muoversi e percepire come se fosse la prima volta. La scena viene intesa come un immenso organismo estraneo, sconosciuto, nel quale i corpi dei danzatori, Simona De Martino e Luigi Aruta, rischiano di essere invischiati e fagocitati.

Locandina Framing

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