18 marzo 2024

In Scena: gli spettacoli e i festival della settimana, dal 18 al 24 marzo

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Una selezione degli spettacoli e dei festival più interessanti della settimana, dal 18 al 24 marzo, in scena nei teatri di tutta Italia

Cenerentola (Yuriko Nishihara) Corpo di ballo del Teatro Massimo Palermo ® rosellina garbo

In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 18 al 24 marzo.

Danza e teatro

LA CENERENTOLA DI MALANDAIN AL TEATRO MASSIMO DI PALERMO

Apprezzato per lo stile, il virtuosismo e la sensualità dei suoi balletti, il coreografo francese Thierry Malandain, firma la Cenerentola con le musiche di Prokof’ev che il Corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo, diretto da Jean-Sébastien Colau, e l’Orchestra del Teatro Massimo, diretta da Mojca Lavrenčič, portano in scena fino al 24 marzo. Sedotto dalla magia della fiaba di Charles Perrault e dalle musiche composte nel 1945 da Sergej Prokofiev per il Teatro Bolshoi di Mosca, Malandain, direttore artistico del Ballet Biarritz, ha creato una coreografia di grandissimo successo che gira il mondo dal 2013 e che affronta con un approccio originale il tema del riscatto della fanciulla sola e sfortunata.

«Attraverso l’umanità della storia di Cenerentola, attraverso le sue sofferenze, le sue emozioni, le sue speranze si scrive qualcosa di universale – dice il coreografo – È per dimenticare l’umanità che sanguina, l’ignoranza e la stupidità umana, insomma per tentare di sublimare l’ordinario, che ho coreografato Cenerentola. Abbandonate le vesti grigie di cenere, la nuova Cenerentola si trasformerà in una moderna étoile della danza dopo avere affrontato un percorso pieno di paure, dubbi, ed emarginazione che alla fine le regalerà amore, gioia e rivincita».

Due i cast di solisti che si alternano: nei ruoli principali Martina Pasinotti e Yuriko Nishihara nei panni di Cenerentola; Michele Morelli e Alessandro Casà in quelli del Principe; Romina Leone e Linda Messina nel ruolo della Fata; Vincenzo Carpino e Andrea Mocciardini in quello della Matrigna. Due interpreti maschili anche per le sorellastre: Alessandro Cascioli e Dennis Vizzini en travesti interpretano Genoveffa così come Gianluca Mascia e Giovanni Traetto interpretano Anastasia. Infine Diego Mulone e Vincenzo Carpino vestono i panni del Padre ed Emilio Barone e Francesco Curatolo quelli del Maître di danza e di cerimonia, dell’Amico del Principe e dell’Elfo.

Cenerentola Alessandro Cascioli Yuriko Nishihara Teatro Massimo Palermo ® rosellina garbo

TRE COREOGRAFI CONTEMPORANEI ALL’OPERA DI ROMA

Patrick de Bana, Juliano Nunes e William Forsythe sono i coreografi che firmano il Trittico Contemporaneo, dal 23 al 29 marzo al Teatro dell’Opera di Roma, con tre creazioni di autori che entrano per la prima volta nel repertorio del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma. Il Trittico comprende due prime italiane, Windgames di De Bana e Playlist (Track 1, 2) dell’iconico Forsythe, e una prima assoluta, Women di Nunes. Windgames sulle musiche di Čajkovskij, “Opera multinazionale”, come ama definirla l’autore, è stata creata in più fasi. Nasce dall’ammirazione di De Bana per i Ballets Russes di Diaghilev e per Nijinsky. In un velato omaggio a quest’epoca di grande creatività e di personaggi leggendari, il balletto è un viaggio tra passato e presente.

Dell’originale linguaggio coreografico sono interpreti le étoiles Rebecca Bianchi e Alessio Rezza, i primi ballerini Federica Maine, Claudio Cocino e Michele Satriano, i solisti e il Corpo di Ballo. Prima assoluta è la nuova creazione Women del giovane coreografo brasiliano Juliano Nunes, un balletto sulle musiche di Ezio Bosso, dedicato alle donne, tanto alla violenza di cui sono vittime quanto ai traguardi raggiunti con le loro lotte. «Women è un pezzo astratto – spiega il coreografo. Non ha una trama ma racconta molte storie. Le donne hanno la capacità di farlo in un modo così onesto attraverso il loro modo di muoversi. Celestiali e allo stesso tempo piene di energia, per me sono un’ispirazione costante. Ho cercato di capire chi erano per farle parlare con la propria “voce”, non solo attraverso la mia».

Playlist (Track 1, 2) di Forsythe, creato per l’English National Ballet (2018), è un lavoro sperimentale, un gioco di equilibrio tra dinamica e musicalità in cui ha saputo accostare classicismo e atletismo con i ritmi della musica new-soul e house: dal groove ascendente di Surely Shorty di Peven Everett e dal remix house di Jax Jones su Impossible di Lion Babe.

Women, Juliano Nunes durante la creazione, ph Fabrizio Sansoni, Opera di Roma

SCENE DA UN MATRIMONIO DI INGMAR BERGMAN

In Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman, il regista Raphael Tobia Vogel esplora il tema delle dinamiche che caratterizzano la relazione di coppia e dei sentimenti familiari. Lo spettacolo trae ispirazione dal capolavoro del grande regista svedese, proposto come miniserie televisiva nel 1973 e successivamente trasformata nel celebre lungometraggio. La capacità di Vogel di perlustrare la natura dei sentimenti nelle relazioni di coppia e familiari emerge raccontando con una limpidezza esemplare la geometria dei sentimenti della coppia protagonista del testo.

La trama di Scene da un matrimonio ruota attorno a Giovanni e Marianna, i quali vivono un rapporto che apparentemente funziona, ma in realtà segnato da crepe e insoddisfazioni, rabbia, risentimento e tensioni accumulati nel corso degli anni. La storia di questi due personaggi rappresenta un riflesso universale delle relazioni amorose, che possono essere fragili, complicate e segnate da alti e bassi. Lo spettacolo esplora anche temi più ampi come il matrimonio, la famiglia borghese e le convenzioni sociali, criticando l’istituzione matrimoniale e mettendo in evidenza il peso delle maschere sociali che spesso impediscono alle persone di conoscersi veramente e di vivere una relazione autentica.

Scene da un matrimonio con Fausto Cabra e Sara Lazzaro – regia Raphael Tobia Vogel

Scene da un matrimonio”, traduzione Piero Monaci, adattamento Alessandro D’Alatri, regia Raphael Tobia Vogel, con Fausto Cabra e Sara Lazzaro, scene Nicolas Bovey, luci Oscar Frosio, musiche Matteo Ceccarini, costumi Nicoletta Ceccolini, contenuti e montaggio video Luca Condorelli. Produzione Teatro Franco Parenti. A Milano, Teatro Franco Parenti, dal 14 al 24 marzo. Prima assoluta.

CON IBSEN NELLA CASA DI ROSMER

“Casa Rosmer è un palcoscenico, è il mondo. In Casa Rosmer non si ride mai”. Elena Bucci e Marco Sgrosso abitano un turbolento interno ibseniano, l’austera Casa Rosmer dimora di una famiglia che vanta una centenaria genealogia di uomini di valore – di chiesa, politici, governanti – vissuti secondo i valori della tradizione. Il discendente Johannes Rosmer, ex pastore vedovo, vuole affrancarsi da questo passato abbracciando nuovi ideali che lo mettono in contrasto con l’antico mondo di appartenenza. Ritenuta responsabile di questa inversione di tendenza è Rebekka West, la governante rimasta nella casa anche dopo il misterioso suicidio della moglie di Rosmer.

I due fondatori delle Belle Bandiere si rivolgono a questo testo del 1886 per trarre le radici delle contraddizioni che viviamo nel nostro presente. Quello ritratto da Ibsen è infatti uno scenario che si ripete nella storia: una politica intessuta di intrighi, prepotenze e menzogne perpetrate sia in nome della conservazione che del cambiamento, rapporti di convenienza travestiti da felicità che si nutrono di ambizione e crimini.

LA CASA DEI ROSMER, prove, ph. Ilaria Costanzo

“La casa di Rosmer”, da Henrik Ibsen, progetto ed elaborazione drammaturgica Elena Bucci e Marco Sgrosso, regia di Elena Bucci, con la collaborazione di Marco Sgrosso, con Elena Bucci, Marco Sgrosso, e con Emanuele Carucci Viterbi, Francesco Pennacchia, Valerio Pietrovita, disegno luci Daria Grispino, drammaturgia sonora e cura del suono Raffaele Bassetti, scene Nomadea, costumi Marta Solari. Produzione Teatro Metastasio di Prato, Centro Teatrale Bresciano, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale. A Prato, Teatro Metastasio, dal 19 al 24 marzo. Prima assoluta.

I CREDITORI DI STRINDBERG

Il conflitto maschile / femminile, i rapporti di potere, la manipolazione. Sono questi i temi al centro de I creditori di August Strindberg, con la regia di Veronica Cruciani. Definito dall’autore come una “tragicommedia”, I creditori appare straordinariamente progressista per i tempi e le domande che pone sul genere e le relazioni sono oggi più attuali che mai. In una località balneare, Adolf, giovane artista di successo, incontra il più maturo e misterioso Gustav, che inizia a fargli domande sulla sua compagna Tecla, instillandogli dubbi destinati a distruggere la loro relazione. Gustav, che si rivelerà essere l’ex marito lasciato da Tecla, troverà la sua vendetta approfittando della debolezza di Adolf e della sua rabbia repressa.

«La struttura a prima vista sembra quella del triangolo borghese, ma invece siamo lontanissimi dal naturalismo. I tre personaggi rappresentano tre diverse visioni del mondo che non si incontrano. È un dramma della crudeltà, dello scontro violento tra vittime» afferma la regista. «Lo spettacolo si interroga sull’idea di potere, amore, manipolazione e debito che le persone hanno reciprocamente. E nel mio lavoro ho voluto fare emergere soprattutto una critica alla disuguaglianza di genere e all’ipocrisia, alla mascolinità tossica».

Le scenografie, ideate da Anna Varaldo suggeriscono uno spazio mentale e onirico. La drammaturgia sonora di John Cascone esalta la condizione psichica allucinata dei personaggi, mentre i costumi di Erika Carretta evidenziano la differenza tra i personaggi maschili, ancorati all’Ottocento, e Tecla, proiettata nel Novecento.

I creditori ph Federico Pitto

“I creditori”, di August Strindberg, traduzione Maria Valeria Davino e Katia De Marco, adattamento e regia Veronica Cruciani, interpreti Viola Graziosi, Rosario Lisma, Graziano Piazza, scene Anna Varaldo, costumi Erika Carretta, luci Gianni Staropoli, drammaturgia sonora John Cascone, movement coach Marta Ciappina. Produzione Teatro Nazionale di Genova, Teatro Metastasio di Prato. A Genova, Teatro Eleonora Duse, dal 19 al 28 marzo, prima nazionale; a Prato, Teatro Metastasio, dal 4 al 7 aprile.

DE GASPERI: L’EUROPA BRUCIA

Lo spettacolo porta in scena la statura e la complessità, le luci e le ombre dell’uomo/statista Alcide che aderisce totalmente al suo compito politico tanto da non vedere più i confini tra sé e la nazione, caricandosene il peso e diventandone poi, inevitabilmente, artefice e vittima. Racconta, attraverso il percorso interiore di un importante uomo politico europeo, gli anni della formazione del Patto Atlantico, della nascita dell’Europa che oggi conosciamo e viviamo.

«Parlare di De Gasperi per me significa guardare dal tempo presente, attraverso una lente sul passato, ad un possibile futuro» afferma il regista Carmelo Rifici. «Per quanto tempo ancora reggeranno i pilastri della nostra democrazia? Il testo di Demattè, per quanto non possa restituirci del tutto la complessità della nascita dell’Europa postbellica, mi permette comunque di porre al pubblico alcune domande che ritengo essere fondamentali: è mai esistito un progetto europeo? C’è mai stato un momento della storia in cui la parola democrazia sia riuscita a manifestarsi negli apparati statali, senza dover fare fin troppi compromessi con i giochi di potere e le espansioni commerciali?».

De Gasperi, con Emiliano Masala e Paolo Pierobon

“De Gasperi: l’Europa brucia”, di Angela Dematté, con Paolo Pierobon, Giovanni Crippa, Emiliano Masala, Livia Rossi, Francesco Maruccia, regia Carmelo Rifici, scene Daniele Spanò, costumi Margherita Baldoni, luci Gianni Staropoli, musiche Federica Furlani. Produzione Teatro Stabile di Bolzano, Lac Lugano Arte e Cultura, La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello, Centro servizi culturali Santa Chiara di Trento, in collaborazione con Fondazione Trentina Alcide De Gasperi e Ctb – Centro Teatrale Bresciano. A Roma, Teatro Vascello, dal 19 al 24 marzo.

LA FORTE CONTEMPORANEITA’ DELL’ORIGINE DEL MONDO

Torna, dopo il debutto del 2011, L’origine del mondo, il testo considerato “seminale” nella produzione della drammaturga e regista Lucia Calamaro. Torna in una edizione rinnovata (al Teatro Argentina, dal 22 al 28 marzo, produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale), non solo nel cast, che è composto da Concita De Gregorio (che per la prima volta accetta la sfida di recitare un testo non suo), Lucia Mascino e Alice Redini, ma anche arricchita da una rilettura capace di mostrarne la fortissima contemporaneità. Al centro dell’opera, chiusa in un interno familiare, c’è un viaggio in una condizione, quella della depressione, condivisa ormai da moltissime persone.

«Indago ─ scrive Calamaro ─ la coscienza di una persona in lotta con la depressione. Che ne uscirà, ma non sarà facile. Quello che lei ne sa, quello che in fondo a lei significa e a cui appartiene, malgrado e aldilà di lei; esploro gli stati d’animo mortificati di una Figlia adultizzata, la sua assenza di modelli, la sua tenacia; tratteggio l’indifferenza, la rabbia e l’impotenza di tutti gli altri, quelli che si ritrovano a gestire una persona depressa, senza sapere come. Intanto, diversamente, ma certo si vive.” “In fondo, da cosa è composta la vita di un essere umano: un corpo e i suoi andazzi, una mente e i suoi rovelli, le cose e la necessità di gestirle e poi gli altri, tutti gli altri, sotto forma di affetti, rivali, problemi, salvezza, ristoro, passione, legami, vantaggi, limiti».

L’ORIGINE DEL MONDO, DeGregorio, Mascino, Redini, Ph Pajewski

UNDICI DONNE CHE GIOCANO A CALCIO

È il 1917, in Europa infuria la Grande Guerra. In una fabbrica di munizioni di Sheffield, durante la pausa pranzo, un gruppo di operaie comincia a tirare calci a una palla. È l’inizio di una avventura straordinaria, di un sogno che, tra mille difficoltà e ostacoli di ogni tipo, le undici donne porteranno avanti con incrollabile determinazione, conquistando l’affetto e il sostegno del pubblico, a dispetto delle convenzioni, della morale e della religione. Ma con la fine della guerra, gli uomini, ritornati alle loro case, cercheranno di rimettere le “rivali” al loro posto: sarà l’inizio di una nuova battaglia.

In Ladies Football Club, Stefano Massini, ispirandosi alle storie delle prime squadre di calcio femminili inglesi, fa rivivere in scena undici ritratti di donna, ciascuna con il proprio vissuto, tutte con una passione in comune: giocare a pallone. «Ci sono undici punti di vista diversi – spiega Massini –, undici motivazioni profondamente diverse, undici ruoli diversi, undici linguaggi e immaginari diversi perché ognuno di questi undici personaggi porta una propria visione del mondo».

A restituire in scena questa moltitudine di caratteri e sentimenti, una fuoriclasse del teatro italiano, Maria Paiato. «Attraverso il punto di vista di una delle undici in campo – spiega il regista Giorgio Sangati – riviviamo il brivido delle partite: battaglie vinte o perse, in cui non sempre il risultato è quello indicato dal tabellone, così come non sempre il vero nemico è l’avversario in campo».

Ladies Football Club di Stefano Massini, regia Giorgio Sangati, produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa foto © Masiar Pasquali

Ladies Football Club”, di Stefano Massini, con Maria Paiato, regia Giorgio Sangati, scene Marco Rossi, costumi Gianluca Sbicca, luci Luigi Biondi. Produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Biondo di Palermo in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. A Brescia, Teatro Sociale, dal 19 al 24 marzo.

PROMETEO INCATENATO MULTIMEDIALE

Prosegue il progetto teatrale “multimediale” del regista Raffaele Di Florio sul Prometeo incatenato di Eschilo varato nel 2015 nell’ambito del Napoli Teatro Festival con la messa in scena della terza parte della tragedia eschilea, ovvero l’incontro tra il Dio incatenato ed Ermes. Il progetto multimediale si focalizza su ἸΏ, personaggio mitologico presente nella tragedia di Eschilo, ma le cui radici risalgono alla mitologia egizia ed oltre. Sacerdotessa amata da Zeus, trasformata in vacca da Era per vendetta e, in seguito, abbandonata al proprio destino e costretta a vagare per il mondo.

«In questo secondo movimento – spiega il regista – al cospetto del dio incatenato, ἸΏ si racconta, ma, non potendo esprimersi con la voce, poiché nella sua metamorfosi ha perso l’uso della parola, ho ritenuto potesse farlo attraverso il movimento, la danza, accompagnata da un tappeto musicale di Salvio Vassallo, costruito come un unico flusso di coscienza, un’opera musicale, più che un testo teatrale musicato. Il lavoro non avrebbe avuto seguito senza l’incontro con Luna Cenere, performer preziosa, la quale incarna perfettamente l’idea che ho del personaggio ἸΏ. La danzatrice e coreografa è un’artista il cui linguaggio del corpo ha una qualità rara: l’essenzialità, la capacità di mettere a nudo, simbolicamente e per davvero, la realtà che ci circonda».

Luna Cenere in Prometheus secondo movimento Regia di Raffaele Di Florio

“Prometheus Project, Second Movement: Ώ”, ideazione, spazio scenico e regia Raffaele Di Florio, musiche originali e disegno del suono Salvio Vassallo, video Alessandro Papa, coreografia e danza Luna Cenere (nel ruolo di Ώ), canto e performing art Valentina Gaudini, voce registrata Cristiana Dell’Anna, costumi Lucia Imperato. Produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. A Napoli, Ridotto del Mercadante, fino al 24 marzo.

TRE SORELLE UCRAINE E NON SOLO

Trattasi di un progetto – vincitore del Premio della Critica 2022 – con un cast composto da due interpreti italiane e tre ucraine, Anfisa Lazebna, Yuliia Mykhalchuk, Nataliia Mykhalchuk, in fuga dalla guerra e giunte in Italia grazie al progetto di accoglienza Stage4Ukraine, che prendono parte allo spettacolo; e il capolavoro di Čechov diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia.

«Abbiamo domandato loro – scrive Enrico Baraldi, regista e drammaturgo bolognese, fondatore e componente della compagnia Kepler-452 – cosa ne pensassero di Masa, Irina e Olga, le tre protagoniste del testo. Abbiamo così scoperto che “A Mosca! A Mosca! A Mosca!”, una delle più celebri battute del teatro mondiale, acquisisce oggi un significato inaspettato, controverso, problematico e per certi versi pericoloso. Abbiamo scoperto che, oggi, mettere in scena un testo di Cechov, non è più una scelta neutrale, che lo si voglia o no. Abbiamo quindi deciso di non mettere più in scena Tre Sorelle, e nemmeno un adattamento, ma di interrogarci su che cosa significhi oggi portare in scena un testo simbolo della letteratura russa. Che cosa è, per noi (e per loro) Mosca oggi?

Questo si domandava Cechov nel 1901, inaugurando il secolo con una delle opere più rappresentate del suo teatro, le Tre Sorelle. Come sarà la vita dopo di noi? (Versinin, atto II). E tutto questo soffrire, che senso ha?». Insieme alla compagnia italiana le tre attrici ucraine hanno preso parola in questo progetto per provare a raccontare un incontro avvenuto per una circostanza extra-ordinaria, un incontro tra due popoli, uno in fuga dalla guerra, e l’altro che osserva.

Non Tre sorelle ph Luca Del Pia

NON TRE SORELLE / НЕ ТРИ СЕСТРИ. Liberamente non ispirato a un’opera di A. Čechov”, con Susanna Acchiardi, Alice Conti, Anfisa Lazebna, Yuliia Mykhalchuk, Nataliia Mykhalchuk, regia Enrico Baraldi, drammaturgia Francesco Alberici, Enrico Baraldi, dramaturg Ermelinda Nasuto, luci Massimo Galardini, video documentazione Alberto Camanni. Produzione Teatro Metastasio di Prato, con Fondazione Toscana Spettacolo Onlus / Centro di Residenza della Toscana (Armunia – CapoTrave/Kilowatt). A Bologna, Teatro Arena del Sole, dal 19 al 24 marzo.

L’ISOLA DI AGRUPACIÓN SEÑOR SERRANO

Oggi sappiamo che il mondo e le sue risorse sono limitate. È dunque ancora possibile pensare che le sfide che dobbiamo affrontare possano essere risolte individualmente? O è giunto il momento di superare i conflitti per ricercare un nuovo modo di vivere insieme, in cui l’io lasci il posto al noi? Ma chi fa parte di questo “noi”? E se invitassimo le intelligenze artificiali a immaginare un “noi”?

Intorno a questi interrogativi si muove il nuovo spettacolo di Agrupación Señor Serrano, che sceglie di abbandonare il micro teatro, insieme alle risorse sceniche, video e drammaturgiche che hanno caratterizzato i suoi lavori fino ad oggi, per proporre un linguaggio visivo plastico e poetico. Un lavoro sul futuro e nel futuro, un viaggio performativo tra fisico e digitale dove testo, musica e immagini sono creati in stretto dialogo con l’IA.

«Il processo di creazione di Una isla – racconta la compagnia – si è svolto in dialogo con una serie di intelligenze artificiali che generano testo, musica e immagini. I diversi responsabili di ciascuna delle aree della creazione si sono impegnati in un dialogo creativo con queste intelligenze, sviluppando una conversazione alimentata da input esterni e continuamente in “retroalimentazione”. Utilizzare l’IA in un processo di creazione significa apre nuove e diverse possibilità di pensare e immaginare sul palco… di usarle a beneficio della creazione, affinché servano come rinforzo drammaturgico e discorsivo al concetto e alla poetica che vogliamo sviluppare».

Una isla ©Leafhopper

Una Isla”, creazione di Agrupación Señor Serrano, regia e drammaturgia Àlex Serrano, Pau Palacios, assistente alla drammaturgia Carlota Grau, performer Carlota Grau, Lia Vohlgemuth, Sara Montalvão, Bartosz Ostrowski, otto performers locali, performer olografica Eva Torróntegui, coreografia Núria Guiu (in collaborazione con i performer), scenografia e costumi Xesca Salvà, design luci Cube.bz, musica Nico Roig. Creazione video olografico David Negrão. A Milano, Teatro Triennale, il 21 e 22 marzo.

TRE COREOGRAFI A KÖRPER

A Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza di Napoli, il 23 marzo la danzatrice e coreografa Cristina Kristal Rizzo, presenta Erwartung un lavoro sulla riflessione della parola magica Melancholia che deriva dal greco μελαγχολία e significa bile nera. Tale tristezza lacerante e inesprimibile è stata spesso associata alle donne, considerata una sorta di “peccato di debolezza” che andava represso, tuttavia, proprio attraverso questo stato contemplativo, le avanguardie femministe del XIX e XX secolo hanno abbracciato la malinconia come uno strumento per sfidare le strutture di potere ed esprimere la loro lotta per l’uguaglianza.

Erwartung (l’aspettativa) si innesta dunque nello scorrere del tempo sulla figura di un doppio al femminile, evolvendosi ai confini dell’astrazione e della figurazione, del reale e dell’immaginario, manifestazione di una complessità interiore a doppia immagine dove tutto sfuma. Il 24 il Collettivo Vitamina, composto da Alessandra Ferreri, Joshua Vanhaverbeke e Matteo Sedda presenta Neverstopsscrollingbaby, un flusso continuo di informazioni, un gioco di accelerazione e impulsi ormonali ispirato al meccanismo dello scrolling.

Chiara Aru nella stessa serata propone invece Oh my gad!,  una performance sulla problematica dei disturbi mentali affrontata con tatto e leggerezza. La danzatrice cerca di tradurre in movimento la dinamica fisica e mentale di una condizione troppo spesso ignorata o sottovalutata, combattendo tale disattenzione con il proprio corpo e il dialogo con se stessi.

Erwartung a Spazio Korper

LA SAGRA DELLA PRIMAVERA DEI DEWEY DELL

La compagnia di danza e performing arts Dewey Dell, attiva dal 2006 e composta da Teodora Castellucci, Agata Castellucci, Vito Matera e dal musicista Demetrio Castellucci, mette in scena una loro personale versione de Le Sacre du printemps su celebre musica di Stravinsky, spettacolo Premio Danza&Danza 2023 come “Produzione italiana dell’anno” (con Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Alberto “Mix” Galluzzi, Dylan Guzowski, NastyDen coreografia Teodora Castellucci, dramaturg, disegno luci e scena Vito Matera, suoni Demetrio Castellucci, costumi Dewey Dell, Guoda Jaruševičiūtė).

In ogni metamorfosi e grande cambiamento dell’essere umano, la morte è sempre al fianco della vita, manifestandosi come un rito di passaggio o di rivoluzione interiore. Nel mondo animale e vegetale la compresenza di vita e morte diviene ancora più letterale; spesso la morte fa parte del processo fecondativo, e la vita pullula sulle carcasse decomposte. Soprattutto nel mondo degli insetti, dei semi e delle muffe la morte è una presenza espansa: la morte è un invito alla vita. La rigenerazione ciclica delle stagioni e della fecondità della terra non sono un percorso lineare, ma lo sconquasso di tutti gli elementi. La primavera è il periodo di massimo turbamento e il terrore dell’esistenza si fonde alla gioia vertiginosa dell’esserci.

Le sacre du printemps

A Perugia, Teatro Morlacchi, il 21 marzo.

SULLA SCALINATA DELLA DODICESIMA NOTTE

Il giovane fiorentino Giovanni Ortoleva, menzione speciale nel concorso Registi under 30 della Biennale di Venezia 2018, riconosciuto anche come «Una promessa dall’immaginazione degna di nota» dal Nyt, firma adattamento e regia di una delle migliori commedie di Shakespeare.

Sulle coste dell’Illiria, l’amore si diffonde a ritmo endemico. Il duca Orsino è innamorato di Olivia, ricca contessa che si nega alla sua vista per onorare il ricordo del fratello scomparso. Quando nel paese arriva Viola, una giovane reduce da un naufragio che prende servizio dal duca travestendosi da uomo col nome di Cesario, la ragazza si innamora perdutamente di Orsino e fa innamorare di sé la contessa Olivia, creando un triangolo irrisolvibile. A complicare ulteriormente la situazione arriverà in Illiria anche il gemello creduto morto di Viola, Sebastiano; dopo una lunga serie di fraintendimenti e imprevisti, la storia troverà finalmente il suo “lieto” fine.

Una commedia sorprendente, amara ma lieve, surreale ma terrena, profondamente malinconica e irresistibilmente divertente. Una scenografia ricca, caratterizzata da una possente gradinata, dove ogni personaggio tenta di scalare la vetta e avere il suo momento di gloria, più o meno lungo. La regia è caratterizzata da un’azione particolarmente ritmata.

La dodicesima notte non è una commedia d’amore ma una commedia sull’amore, sull’ossessione per l’amore che diventa ideologia e quindi malattia della mente” dichiara Ortoleva, e aggiunge “l’amore, l’ideologia romantica, non sono che fumo negli occhi con cui difendere le divisioni di una società classicista”, rappresentata dalla grande scalinata che domina la scena.

La dodicesima notte ©LAC Lugano Arte e Cultura – Ph Luca Del Pia

“La dodicesima notte (o quello che volete)”, di William Shakespeare, traduzione Federico Bellini, adattamento e regia Giovanni Ortoleva, con (in ordine alfabetico) Giuseppe Aceto, Alessandro Bandini, Michelangelo Dalisi, Giovanni Drago, Sebastian Luque Herrera, Anna Manella, Alberto Marcello, Francesca Osso, Aurora Spreafico, scene Paolo Di Benedetto, costumi Margherita Baldoni, luci Fabio Bozzetta, progetto sonoro Franco Visioli. Produzione LAC Lugano Arte e Cultura, in coproduzione con Fondazione Luzzati Teatro della Tosse, Centro D’arte Contemporanea Teatro Carcano, Arca Azzurra. A Roma, Teatro India, dal 19 al 24 marzo.

FESTEN. IL GIOCO DELLA VERITÀ

Lo spettacolo diretto da Marco Lorenzi – regista fondatore della compagnia torinese Il Mulino di Amleto -, giunto al terzo anno di tournée, considerato ormai un classico del teatro europeo, è il primo adattamento italiano tratto dalla sceneggiatura dell’omonimo film danese del 1998 diretto da Thomas Vinterberg.

La pièce racconta di una grande famiglia dell’alta borghesia danese, i Klingenfeld, riunita per festeggiare il sessantesimo compleanno del patriarca Helge. Alla festa sono presenti anche i tre figli: Christian, Michael e Helene. Il momento di svolta sarà il discorso di auguri del figlio maggiore Christian che, una volta pronunciato, cambierà per sempre gli equilibri della famiglia, svelando ipocrisie e strappando via maschere. La festa si trasforma in un gioco al massacro volto a mettere in discussione, in un crescendo di tensione, il precario equilibrio familiare fondato su rapporti ipocriti, segreti indicibili e relazioni di potere malsane.

L’opera scava all’interno dei tabù più scomodi, affrontando la relazione con la figura paterna, la verità, il rapporto con il potere e l’autorità imposta. La scelta registica di un uso drammaturgico radicale della cinepresa permette di sfruttare la possibilità di costruire costantemente un doppio piano di realtà che consegna allo sguardo degli spettatori la condizione di scegliere tra quello che viene costruito sul palcoscenico e la “manipolazione” che l’occhio della cinepresa rielabora in diretta e che viene proiettato.

Festen Il gioco della verità, ph. Giuseppe Distefano

“Festen, il gioco della verità”, versione italiana e adattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi, con Danilo Nigrelli, Irene Ivaldi, Yuri D’Agostino, Elio D’Alessandro, Roberta Lanave, Carolina Leporatti, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Angelo Tronca. Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti, in collaborazione con Il Mulino di Amleto. A Napoli, Teatro Bellini, dal 19 al 24 marzo.

UN TESTAMENTO SONORO PER BASAGLIA

Per i 100 anni dalla nascita di Franco Basaglia, che ha rivoluzionato la concezione della psichiatria in Italia, il Teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma propone, il 23 e 24 marzo, il pluripremiato Gianni, spettacolo firmato e interpretato da Caroline Baglioni, diretta da Michelangelo Bellani. Un lavoro in perfetto equilibrio fra memoria personale e indagine di una condizione di disagio che ci interroga tutti. Una trascrizione fedele di un testamento sonoro lasciato da Gianni Pampanini, zio di Caroline, su tre audiocassette incise a metà degli anni ’80 e ritrovate vent’anni dopo.

Questi nastri, nei quali Gianni, un uomo con problemi maniaco depressivi scomparso nel 1999, che ha vissuto sulla propria pelle il passaggio epocale della rivoluzione culturale – oltre che scientifica – di Basaglia, descrive se stesso, le sue inquietudini, i suoi desideri e il rapporto intimo e sofferto con la società, a distanza di anni divengono la “voce” di un’opera teatrale che continua a viaggiare in tutta Italia, coinvolgendo la sensibilità di chi le ascolta.

«Ci siamo a lungo interrogati sul perché Gianni avesse inciso quei nastri. Per lasciare un segno del suo passaggio? Per riascoltarsi e scoprire che c’era nell’abisso? Per superare la paura di vivere? La sua voce è un flusso di coscienza, ironico, intelligente, drammatico, commovente che si muove a picchi infiniti fra voglia di vivere e desiderio di finire con uguale forza e disperazione. Ma la vera potenza del suo linguaggio sta in come ci conduce inevitabilmente dentro ciascuna delle nostre esistenze per renderci conto, in fin dei conti, che tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti “Gianni”».

Gianni con Caroline Baglioni, Ph. Anna Sincini

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