-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 24 al 29 marzo.
Teatro e danza
Morganti e Tolcachir insieme per la prima volta
Lei, Cristiana Morganti, storica danzatrice del Tanztheater di Pina Bausch, lui Claudio Tolcachir, drammaturgo, autore e regista argentino, presentano in prima assoluta The Forest. So dove sono, mi sono già persa qui.
In un intreccio di situazioni apparentemente distanti ma sottilmente collegate, lo spettacolo indaga il tema del tradimento di chi amiamo e la sensazione di impotenza che ne deriva, il tema dei ricordi, fragili e selettivi, la demenza senile che trasforma le relazioni, la morte che spesso riapre conti emotivi rimasti in sospeso. Morganti e Tolcachir, con la verve comica che li contraddistingue, riflettono sulla possibilità di trasformare il dolore in energia vitale e creano un mosaico emotivo, a tratti danzato, che intreccia elementi autobiografici, riferimenti shakespeariani e altre citazioni teatrali. Lo fanno con uno sguardo ironico e disincantato, attento a cogliere anche gli elementi grotteschi e tragicomici che accompagnano spesso i momenti difficili della vita.

“The Forest So dove sono, mi sono già persa qui”, di Cristiana Morganti e Claudio Tolcachir, con Cristiana Morganti e Lisa Lippi Pagliai, regia Claudio Tolcachir, scena Cosimo Ferrigolo, costumi Nika Campisi, luci Alice Colla, da un’idea di Gaia Silvestrini. Produzione Carnezzeria con Theatre de La Ville, Teatri di Pistoia Centro di Produzione Teatrale, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo, in collaborazione con Timbre4 Madrid. A Bologna, Arena del Sole, il 26 e 28 marzo.
Concerto per uno Sconosciuto
Andarsene? Viaggiare? Il Kungsleden è un cammino di 460 km nel nord della Svezia: è lì che il giovane protagonista di Concerto per uno Sconosciuto di Pietro Cerchiello, decide di andare, lasciando tutto – lavoro, affetti, aspettative – senza sapere cosa troverà. I luoghi narrati, gli incontri e gli accadimenti sono protagonisti di un racconto in equilibrio tra autobiografia e finzione. Una chitarra, una loop station, un euphonium e un corno suonati dal vivo da Giacomo Tamburini e Vittorio Simonetto, accompagnano la narrazione in una partitura musicale che unisce elementi di sperimentazione sonora, folklore scandinavo e canzone d’autore all’interno di una sorta di concept album. Una riflessione su cosa significhi partire davvero, sulle cose da lasciare e su quelle da portare con sé.
Lo spettacolo, vincitore del Premio Scenario/Alessandra Belledi per la sfida artistica, è in programma a Teatri di Vita di Bologna, dal 27 al 29 marzo.

La solitudine degli Hikikomori
Cinque appuntamenti che interrogano, attraverso linguaggi differenti, il rapporto tra arti performative, inclusione e libertà, restituendo centralità a esperienze e soggettività spesso marginalizzate. È la rassegna Le ali della libertà – quando il teatro libera e include (a Roma, dal 23 al 27 marzo, Spazio Rossellini, a cura di ATCL). In scena, il 25, Hikikomori di Vito Alfarano (produzione AlphaZTL Compagnia d’Arte Dinamica, co-produzione Fabula Saltica), con i danzatori Cassandra Bianco e Francesco Biasi.
Hikikomori è un termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte”. La performance rappresenta la scelta di coloro che decidono di mettere ai margini la realtà circostante chiudendosi nella loro stanza. Disinteressarsi ai rumori, alle luci, alle voci degli altri. Astrazione e straniamento. Una solitudine scelta che, imprevedibilmente, risulta essere condivisa con altri coetanei. Quali sono le fasi? Quali le cause? quali i rimedi? Intanto apriamo la stanza ed entriamoci: meritano il nostro biasimo o la nostra comprensione?
Il programma della rassegna su spaziorossellini.it.

Tre coreografie per Aterballetto a Napoli
I danzatori del CCN/Aterballetto sono i protagonisti del trittico Solo Echo | Reconciliatio | Glory Hall (al Teatro Bellini di Napoli dal 26 al 29 marzo).
Il primo titolo è firmato dalla pluripremiata Crystal Pite, coreografa canadese ormai nell’Olimpo della danza. Solo Echo si ispira a due sonate per violoncello e pianoforte di Johannes Brahms e alla poesia Lines for Winter di Mark Strand. Come nella poesia di Strand, Solo Echo invoca l’inverno, la musica e il corpo in movimento per esprimere qualcosa di essenziale sull’accettazione e la perdita. Reconciliatio è un delicato passo a due femminile ispirato alla lettura dell’Apocalisse, firmato da uno dei più importanti coreografi a livello internazionale Angelin Preljocaj. L’ultima coreografia Glory Hall è la nuova produzione firmata da Diego Tortelli, che regala alla compagnia e al pubblico un affresco di sensualità e travolgente vitalità.

Storia di una fuga e di una vita violenta
Liberamente ispirato a In exitu di Giovanni Testori, Speed, con l’artista italo-iraniano Maziar Firouzi (dramaturg Roberto Simonte, regia Paolo Panizza), racconta il percorso di un ragazzo gay che fugge da Palermo, città che nasconde e abbraccia al tempo stesso le proprie diversità, e da una madre perennemente sdraiata su un divano in attesa che il padre torni. Così, in una fredda Milano cercherà l’amore nei bagni degli autogrill e nelle discoteche dove si prostituisce per pagarsi le droghe: le conoscerà tutte; le racconterà tutte sul palco sino alla fine quando, stanco di questo suo perdersi tra sostanze e relazioni violente, causerà un disagio al transito della metropolitana.
Speed è una performance a tratti estranea alla forma teatrale, che interagisce con le spettatrici e gli spettatori, con i quali il performer dialoga costantemente, verbalmente e fisicamente e ai quali è affidata l’evoluzione narrativa stessa.
A Milano, Teatro Out Off, dal 24 al 29 marzo, produzione La camera rossa.

L’Hip-Hop travolgente dei francesi Accrorap di Kader Attou
Prélude, della compagnia francese Accrorap diretta dal coreografo Kader Attou, tra i maggiori esponenti della danza hip-hop a livello internazionale, nasce dall’incontro tra la musica di Romain Dubois e la fisicità dei danzatori (a Vicenza, Teatro Comunale, il 27 marzo, a Pesaro, Teatro Sperimentale, il 29 marzo). La musica, un crescendo ritmico e melodico, crea un’intensità che diventa tensione, battendo all’unisono con il virtuosismo dei danzatori.
Questo lavoro, presentato per la prima volta nell’ambito del Festival de Marseille 2022, è stato concepito per raggiungere tutti i generi di pubblico e portare la danza hip-hop in luoghi non convenzionali e oltre la pura scrittura coreografica, così da creare nuovi legami tra il territorio e gli artisti.

Braille, tra arte, inclusione e memoria
Il 28 e 29 marzo l’Ex Istituto dei Ciechi di Firenze ospita BRAILLE, un ampio progetto di Virgilio Sieni, prodotto dal Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango/Firenze, nato per celebrare il Centenario della Stamperia Braille della Regione Toscana, prima e unica stamperia braille in Italia gestita da un’istituzione pubblica. Si tratta di un palinsesto – offerto gratuitamente alla cittadinanza – denso di appuntamenti che trasforma la celebrazione istituzionale in un’esperienza collettiva e artistica.
Il programma prevede due prime assolute, Filastrocche Braille e Deposizioni al buio e in luce, lo spettacolo Danza cieca, l’intenso duetto tra Sieni e il danzatore non vedente Giuseppe Comuniello, caposaldo del repertorio coreografico sull’ascolto sottile tra i corpi, lezioni sulla tattilità aperte alla cittadinanza curate da Sieni, la performance inedite come Discesa con danzatori, persone non vedenti e i cani guida della Scuola Nazionale.

Le tracce coreografiche di Emanuela Tagliavia
Shortcut raccoglie alcune delle coreografie che Emanuela Tagliavia, danzatrice, coreografa e docente di danza contemporanea, ha firmato negli ultimi anni per teatri, festival ed eventi, opere unite dall’urgenza di abitare il corpo come luogo di visione. Shortcut (produzione Compagnia Naturalis Labor, al Teatro Astra di Torino, il 24 marzo), sceglie la via dell’eco e della risonanza.
Un attraversamento di frammenti, lampi, affinità segrete affidati a sei danzatori. Non una cronologia ma una costellazione di opere che si richiamano, si riflettono, si riconoscono. Ogni estratto guarda il successivo come in uno specchio, seguendo un fil rouge intuitivo, più emotivo che narrativo. A tenere insieme questo percorso è anche il dialogo con le musiche originali di Giampaolo Testoni, che accompagna e modella il gesto. Un gesto di ritorno e di slancio, dove il passato non è memoria, ma materia ancora in movimento.

Jiddu, ironia, rigore, e fratture
Intreccia dimensione coreografica e riflessione critica lo spettacolo Jiddu di Marco Berrettini per la compagnia svizzera Melk Prod (a Roma, Nuovo Teatro Ateneo, il 27 marzo).
Prende avvio dalla vicenda di una compagnia di danza popolare bavarese che, incapace di ottenere riconoscimento, decide di appropriarsi di danze provenienti da altri paesi e culture. Una scelta che introduce una frattura profonda all’interno del gruppo, generando un conflitto che investe non solo la pratica artistica, ma anche le sue implicazioni etiche.
Attraverso un linguaggio che alterna ironia e rigore, Jiddu mette in tensione i concetti di autenticità, appartenenza e trasformazione, aprendo interrogativi che restano sospesi: i danzatori riusciranno a ricomporsi come comunità? E quale prezzo sarà necessario pagare perché la danza possa continuare a esistere come spazio condiviso?

Sciarroni, D’Agostin e Lombardo a Resistere e Creare
Per la Rassegna internazionale di danza Resistere e Creare a cura di Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse di Genova, con la direzione artistica di Marina Petrillo, in scena, dal 24 al 26 marzo tre artisti: Alessandro Sciarroni, Marco D’Agostin e Salvo Lombardo.
Due i lavori di Sciarroni: U. (Un canto) e Save the last dance for me, che indagano forme popolari d’arte a rischio di estinzione, per trasmetterne la memoria attraverso il risuonare delle voci e il movimento dei corpi; Breathing Room di Lombardo e Chiasma, è una performance in bilico tra meditazione, installazione sonora e podcast live in cui ogni replica l’artista è chiamato a reagire in tempo reale agli stimoli ricevuti in cuffia, perdendo il controllo sull’atto performativo ed elevando il respiro a gesto poetico.
Asteroide di D’Agostin, è un omaggio alle logiche travolgenti del musical per raccontare la capacità della vita di resistere e ricostruirsi dopo ogni genere di distruzione.

Tre compagnie a Intersezioni & Next Generation
Prosegue, a Parma, la 7a edizione di Intersezioni & Next Generation, la rassegna di danza e arti performative curata da Artemis Danza, diretta da Monica Casadei.
Il 25 marzo alla Galleria San Ludovico, la Compagnia EgriBiancoDanza presenta Promised Land, coreografia di Raphael Bianco, su musiche di Meredith Monk, un coinvolgente pezzo corale in cui l’umanità dei danzatori emerge in un cammino di speranza verso una terra promessa.
A seguire Balletto di Roma Junior Company con Reveals66, coreografie di Martina Licciardo, Marcello Giovani, Valerio Longo, un percorso fatto di stili e temi diversi, dal classico al contemporaneo fino all’urban; e Asmed Balletto di Sardegna con Vincere! Vincere! Vincere? coreografia di Mario Coccetti, Salvatore Sciancalepore e Rocco Suma. In una forma sconsiderata e violenta del proprio ego, due pugili si affrontano tra i confini di un ring in una visione distorta e accentratrice dell’esistenza stessa.

“La grande magia” di Eduardo De Filippo
Il regista Gabriele Russo si confronta con La grande magia di Eduardo De Filippo e lo fa portando in scena Natalino Balasso e Michele Di Mauro, affidando loro i due principali ruoli maschili della commedia.
«Fra tutti i testi di Eduardo – scrive il regista –ritengo e sento che La grande magia sia quello più necessario oggi per i temi che affronta, per le relazioni che propone, perché è una commedia squilibrata, meno lineare e matematica delle altre, sospesa e caotica come il tempo in cui viviamo. È un testo complesso, ha l’ampiezza e lo sguardo del gran teatro e allo stesso tempo offre sfumature nere della nostra umanità, tratti psicologici addirittura espansi nella nostra società contemporanea rispetto al 1948, anno in cui andò in scena per la prima volta suscitando reazioni controverse e per lo più negative, poiché non fu capito ed apprezzato».

“La grande magia” di Eduardo De Filippo, regia Gabriele Russo, con Natalino Balasso, Michele Di Mauro e con Veronica D’Elia, Christian di Domenico, Maria Laila Fernandez, Alessio Piazza, Sabrina Scuccimarra, Manuel Severino, Alice Spisa, Gianluca Vesce, Anna Rita Vitolo. Produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo, Emilia Romagna Teatro ERT/ Teatro Nazionale. A Roma, Teatro Quirino, dal 24 al 29 marzo.
Lettere al vecchio Gian Lorenzo Bernini
Lettere a Bernini, di Marco Martinelli, si svolge interamente in un giorno d’estate dell’anno 1667 (a Roma, Teatro Vascello, dal 24 al 29 marzo). In scena, nel suo studio di scultore, pittore e architetto, il vecchio Gian Lorenzo Bernini, la massima autorità artistica della Roma barocca, è infuriato con Francesca Bresciani, intagliatrice di lapislazzuli che ha lavorato per lui nella Fabbrica di San Pietro e che ora lo accusa, di fronte ai cardinali, di non pagarle il giusto prezzo per il suo lavoro.
Attraverso una drammaturgia in cui la voce monologante dell’attore Marco Cacciola e quella di Bernini si rincorrono e sovrappongono senza soluzione di continuità a generare sulla scena, come scolpendo nel vuoto, presenze, figure e ricordi, il testo di Martinelli ci mostra un Seicento che parla di noi, sospeso tra il secolo della Scienza nuova e l’attuale imbarbarimento, sempre più incombente.

Kamikaze – spero vada meglio dell’ultima volta
Spettacolo scritto e diretto da Giulio Santolini, anche in scena con Daniele Boccardi Kamikaze – spero vada meglio dell’ultima volta è un testo che sovverte le regole del teatro convenzionale, mettendo al centro il rapporto tra performer e spettatori. In un dispositivo scenico ludico e spietato, il pubblico diventa giudice attivo: dopo ogni breve performance, vota e decide se assegnare un premio o infliggere una punizione all’attore.
Kamikaze (a Roma, Teatro Biblioteca Quarticciolo, il 28 e 29 marzo) è un’esperienza interattiva e provocatoria che riflette sui concetti di successo, fallimento, gusto e giudizio, sfidando il confine tra cultura e intrattenimento.

Incontri su App
Changing the Sheets, testo dell’autore irlandese Harry Butler, che ha debuttato con successo al Fringe Festival di Edimburgo nel 2022, racconta la storia di due giovani che si incontrano su un’app di incontri e vivono quattro fine settimana di passione e conflitti emotivi. Attraverso dialoghi serrati e momenti di intimità, la pièce con la regia di Vincenzo Nemolato in scena con Monica Buzoianu, esplora le difficoltà relazionali della generazione contemporanea, condizionata dalla comunicazione digitale e da un bisogno costante di connessione che non trova mai pieno appagamento.
A Roma, Spazio Diamante, dal 24 al 29 marzo, produzione Teatro Metastasio di Prato/Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.

Dieci modi per morire felici
Emanuela Aldrovandi costruisce il testo e la regia, ponendo lo spettatore davanti a una nuova sfida: immaginare di avere un’altra vita per giocare ancora al mondo. Ne viene fuori Dieci modi per morire felici (a Modena, Teatro delle Passioni, dal 24 al 29 marzo), uno spettacolo-gioco, interpretato da Luca Mammoli, in cui dieci spettatori hanno la possibilità di sperimentare una nuova vita, dalla nascita alla morte, compiendo scelte che influenzano l’andamento dello spettacolo, con un solo obiettivo: morire felici.
Come fare? Sopravvivere da soli o unirsi agli altri? Scommettere e forse perdere tutto o essere parsimoniosi? Rispettare la legge o abbandonarsi all’illegalità? Affidarsi al destino – impersonato dal resto del pubblico – o al calcolo? Assecondare i propri istinti o lottare contro di essi?











