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In Scena: gli spettacoli e i festival della settimana, dal 26 gennaio all’1 febbraio
Teatro
In Scena è la rubrica dedicata agli spettacoli dal vivo in programmazione sui palchi di tutta Italia: ecco la nostra selezione della settimana, dal 26 gennaio all’1 febbraio.
Teatro e danza
Nederlands Dans Theater in tournée italiana
Fondato nel 1959, il Nederlands Dans Theater (NDT) è una delle principali compagnie di danza contemporanea a livello internazionale. NDT 2 è la formazione che accompagna giovani danzatori di talento sulla ribalta internazionale, offrendo loro l’opportunità di crescere attraverso collaborazioni con coreografi di fama mondiale.
L’ensemble giovanile NDT 2 (il 28 gennaio al Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena, il 30 al Fraschini di Pavia, l’1 febbraio al Teatro Grande di Brescia, il 4 al Ponchielli di Cremona), presenta un trittico composto da tre coreografie contrastanti, create da alcuni dei più rinomati coreografi contemporanei.
FIT di Alexander Ekman è un’esplorazione dinamica e divertente del concetto di “appartenenza”, mentre in Wir Sagen uns Dunkles del tedesco Marco Goecke, i danzatori si muovono rapidi e virtuosi, inconsapevoli ma sicuri, sulle musiche di Schubert e Schnittke e dei Placebo; Folkå del valenciano Marcos Morau è un inno alla vita, celebrato attraverso una dimensione rituale immersa nel turbine della contemporaneità.

Omaggio ad Alda Merini
Canto degli esclusi è un concertato a due voci per Alda Merini, lettura jazzata da Alessio Boni e Marcello Prayer, con audio della grande poetessa e con una performance pittorica dal vivo dell’artista Giuliano Del Sorbo. Portare in scena una vita incandescente, acuminata, volutamente priva di metafore. Lasciare che il racconto si riveli in tutta la sua cruda sincerità, senza orpelli, con la ferocia dell’urgenza. Questa la tensione che il Canto degli esclusi (a Roma, Teatro Greco, dal 27 gennaio all’1 febbraio) ideato dai due attori, cerca di incarnare con il pudore che si riserva alla rarità.

Le relazioni pericolose di Heiner Müller
Un ballo macabro dell’anima umana, un duello serrato, feroce, intellettuale tra due esseri in rovina. La marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont – figure emblematiche dell’aristocrazia del XVIII secolo – vengono spogliate di ogni maschera sociale e rinchiuse in un bunker fuori dal tempo e dallo spazio. Solo il ticchettio inesorabile di un orologio a scandire il tempo. Entrambi rievocano, attraverso un perverso gioco teatrale, le loro conquiste, i tradimenti, i fantasmi del passato non solo i propri, anche quelli dell’altro. Quartett, di Heiner Müller affonda la penna nella carne dei personaggi con sarcasmo, umorismo nero, crudeltà e una lucidità spietata, mettendo in scena un teatro della mente in cui la passione diventa strumento di dominio, di controllo, di vendetta.

“Quartett” di Heiner Müller, ispirato a Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos, traduzione Saverio Vertone, con Viola Graziosi e Maximilian Nisi, regia Maximilian Nisi, musiche originali Stefano De Meo. Produzione Teatro della Città. A Milano, Teatro Franco Parenti, dal 27 gennaio al 1 febbraio.
La disputa intorno ad un quadro bianco
Tradotta in 40 lingue Art di Yasmina Reza è la commedia francese contemporanea più rappresentata al mondo. Lo spettacolo ruota attorno a un gesto apparentemente innocuo: l’acquisto di una tela bianca da parte di Serge, un investimento da 200mila euro che Marc giudica grottesco, arrivando a definire la tela, senza mezzi termini, «una merda». Il terzo amico, Yvan, nel vano tentativo di restare imparziale, finisce vittima del fuoco incrociato dei compagni. La serata si trasforma così in un feroce regolamento di conti, un vero e proprio “gioco al massacro” dove il quadro bianco diventa il reagente chimico da cui affiorano nevrosi e vecchi rancori, sgretolando l’architettura di un’amicizia costruita su egoismo e ipocrisia.
In scena Michele Riondino, anche regista, Michele Sinisi e Daniele Parisi (a Bologna, Teatro Celebrazioni, il 30 e 31 gennaio; a Roma, Teatro Ambra Jovinelli, dal 18 febbraio all’1 marzo).

Misurare il salto delle rane
Ambientata in un piccolo paese di pescatori negli anni ’90, Misurare il salto delle rane è una dark comedy che vede protagoniste tre donne di diverse generazioni unite da un tragico lutto avvenuto vent’anni prima e ancora avvolto in un’aura di mistero. Il paese emerge come un frammento dimenticato, circondato da un vasto lago e da una palude minacciosa che lo isola dal mondo esterno, un microcosmo sospeso tra arcaismo e quotidianità, dove una piccola comunità persiste ancorata a consuetudini superate. Partendo da questo habitat, Misurare il salto delle rane vuole essere un’indagine poetica e tragicomica sulla condizione umana contemporanea.

“Misurare il salto delle rane”, di Carrozzeria Orfeo, drammaturgia Gabriele Di Luca, regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti, con Noemi Apuzzo, Elsa Bossi, Chiara Stoppa, scene Enzo Mologni, costumi Elisabetta Zinelli. Produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival. A Roma, Teatro Vascello, dal 27 gennaio all’8 febbraio.
La morte e la fanciulla
Il testo dell’argentino Ariel Dorfman, non appartiene al passato: parla di democrazie fragili, di memoria che vacilla, di giustizia che chiede il conto. È teatro che interroga il presente senza mediazioni.
«L’azione si svolge ai giorni nostri, probabilmente in Cile, ma potrebbe trattarsi di un qualsiasi altro Paese che ha appena ottenuto la democrazia dopo un lungo periodo di dittatura», scrive Dorfman. Nella casa isolata e sospesa tra mare e cielo dove si svolge la vicenda in una notte di pioggia, Paulina Salas attende il marito, Gerardo Escobar, di ritorno da un importante incontro politico che gli varrà un incarico di grande responsabilità nel nuovo governo democratico: è stato invitato a presiedere la commissione di indagine sui crimini della dittatura. Egli porta con sé uno sconosciuto, Roberto Miranda, che lo ha soccorso per un guasto alla macchina. Un incontro casuale innesca un viaggio nel tempo nel quale si rivelano traumi irrisolti, ombre e segreti nelle relazioni, sotterranee e impreviste ragioni che possono trasformare in vittime o carnefici, traditi o traditori.

“La morte e la fanciulla”, di Ariel Dorfman, traduzione di Alessandra Serra, regia di Elena Bucci, con Elena Bucci, Marco Sgrosso e Gaetano Colella, luci Loredana Oddone, drammaturgia del suono e registrazioni Raffaele Bassetti/Franco Naddei, costumi Nomadea. Produzione Centro Teatrale Bresciano, in collaborazione con Le belle bandiere. A Milano, Teatro dei Filodrammatici, dal 29 gennaio al 1° febbraio.
Toni Servillo interpreta i grandi poeti
È un viaggio teatrale che attraversa tre momenti in cui i poeti ci hanno insegnato a cercare la vita. Il recital Tre modi per non morire, scritto da Giuseppe Montesano e interpretato da Toni Servillo (Produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, in scena a Palermo, Teatro Biondo, dal 28 gennaio al 1° febbraio) individua nel maudit Charles Baudelaire, nel sommo Dante e nei classici greci gli autori che hanno messo in pratica, e tuttora ci insegnano, l’arte di non morire.
In Monsieur Baudelaire, quando finirà la notte? si racconta come la bellezza combatta la depressione e l’ingiustizia; con Le voci di Dante, alcuni personaggi della Commedia ci appaiono legati tra loro da un racconto che li illumina a partire dal presente; infine in Il fuoco sapiente dei Greci, poesia e filosofia accendono una visione capace di immaginare il futuro.

Perlasca. Il coraggio di dire no
Siamo a Budapest, è il 1943. Il commerciante di carni italiano Giorgio Perlasca è ricercato dalle SS. La sua colpa è quella di non aver aderito alla Repubblica di Salò. Per i tedeschi è un traditore e la deve pagare. In una tasca della sua giacca c’è una lettera firmata dal generale spagnolo Francisco Franco che lo invita, in caso di bisogno, a presentarsi presso una qualunque ambasciata spagnola. In pochi minuti diventa Jorge Perlasca e si mette al servizio dell’ambasciatore Sanz Briz per salvare dalla deportazione quanti più ebrei possibile. In soli 45 giorni, sfruttando straordinarie doti diplomatiche e un coraggio da eroe, evita la morte a più di cinquemila persone. A narrare la vicenda, con un appassionato ed emozionante monologo, è Alessandro Albertin (dal 27 al 29 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, al Teatro Oscar di Milano).

Sette bambine ebree. Pièce per Gaza
La drammaturga inglese Caryll Churchill – autrice rigorosa e attenta che, dal suo esordio affonda nelle pieghe del presente dosando toni asciutti ed evocazioni simboliche – ha scritto Sette bambine ebree nel 2009, all’indomani della brutale operazione militare Piombo fuso, condotta dall’esercito israeliano a Gaza, che portò alla morte di oltre 1400 persone. A quasi 20 anni nulla sembra essere cambiato e il testo assume tutti i connotati di una folgorante opera di denuncia. Infatti, nella sua icastica brevità (poche pagine) si rivela, come pochi altri lavori di drammaturgia contemporanea a tema storico, aspro e feroce. Una narrazione tagliente, potente e inesorabile che ripercorre quasi cento anni di storia ed evoca la grande tragedia greca.

“Sette bambine ebree. Pièce per Gaza”, di Caryl Churchill, traduzione Masolino d’Amico, regia Carlo Orlando, interpreti Eva Cambiale, Paolo Li Volsi, Carlo Orlando, Caterina Tieghi, Elisa Carucci, Pietro Desimio, musiche dal vivo Alessandra Ravizza, partiture coreografiche Claudia Monti, scene e costumi Laura Benzi. Produzione Teatro Nazionale di Genova. A Genova, Teatro Eleonora Duse, dal 27 gennaio all’1 febbraio
Nella stanza di Julio Cortázar
Articolato in turni per sei spettatori ogni 30 minuti, ispirato alla struttura aperta di Rayuela, lo spettacolo La stanza di Julio Cortázar, progetto immersivo del Gruppo della Creta (al TeatroBasilica di Roma, il 27 e 28 gennaio), assume il gioco come forma di pensiero e come dispositivo teatrale: non una storia da seguire, ma un’esperienza da attraversare. Lo spettatore è chiamato a scegliere, a interrogare, a esporsi. All’interno della Stanza, un’intelligenza artificiale che si dichiara umana viene messa alla prova attraverso domande, indizi, scarti di linguaggio. Ne emerge un rompicapo sull’identità che mette in tensione umano e macchina, coscienza e simulazione, presenza e finzione.

4 azioni sentimentali per Gina Pane
Over Gina Pane_4 Azioni Sentimentali è una creazione performativa in cui la bellezza amara e dura, inseguita da Gina Pane nella sua irriducibile pratica artistica, prende la forma incarnata e perturbante delle quattro performer, Valentina Barbarini, Monica Barone, Tiziana Cappella e Carlotta Spaggiari. La performance di Lenz (il 28 gennaio, Sala Napoleonica dell’Accademia di Brera, Milano) fa parte della giornata di seminario Ex Corpo, il progetto promosso dalla Scuola di Pittura del Dipartimento di Arti visive dell’Accademia di Brera.
L’opera performativa – ideazione, creazione e installazione di Maria Federica Maestri, rifrazioni visive di Francesco Pititto, fa parte del progetto Over Beloved Female Artists, che mette al centro il pensiero e l’opera di artiste visive, come Gina Pane, Leonora Carrington, Marisa Merz e Louise Bourgeois, che hanno segnato l’identità estetica di Lenz e la storia dell’arte moderna e contemporanea.

La nostalgia degli applausi
Il secondo appuntamento di Scintille. La Stagione danza 2026, di Orbita Speelbound a cura di Valentina Marini, continua con Nostalgia di Giovanni Insaudo (allo Spazio Rossellini di Roma il 30 gennaio). La performance – con i danzatori Sandra Salietti Aguilera e Hélias Dorvault riavvolge il tempo: dagli ultimi istanti dell’esibizione al primo applauso del pubblico, sfidando la cronologia tradizionale e ripercorrendo lo spettro di emozioni del danzatore in modo caotico. L’opera include come strumento narrativo un docufilm che consente di costruire la scena con una sequenza non convenzionale, così come i ricordi tornano alla mente in modo non necessariamente lineare. Un’esperienza immersiva dallo spiazzamento percettivo.

Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso
La nuova pungente ironia di Niccolò Fettarappa, giovane autore tra i più apprezzati del panorama italiano, immagina uno scenario futuro, puntando la lancetta del tempo al 2030, anno in cui l’Agenda dell’Unione Europea, ha stabilito che avverrà l’ultimo orgasmo sulla terra. Afflitti e innervositi, due partner di una coppia in crisi consumano i loro ultimi istanti di vita assieme, blindati in casa. Orgasmo. Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso, è un lavoro sarcastico sulla crisi del desiderio, lo stress da lavoro, l’ansia della produzione e il letargo sessuale in cui è entrata la nostra società.
Sul palcoscenico dell’Arena del Sole di Bologna, fino all’1 febbraio, con Fettarappa, che cura anche la regia dello spettacolo, Gianni D’Addario, Lorenzo Guerrieri e Rebecca Sisti.

Il safari emotivo di due fratelli
Scritto da Carlo Galiero e diretto da Chiarastella Sorrentino, interpretato da Giulia Chiaramonte e Loris De Luna, vincitore del Premio Theatrical Mass 2025, lo spettacolo, Safari (a Milano, a Campo Teatrale, dal 27 gennaio all’8 febbraio) esplora il lutto e la complessa relazione tra un fratello e una sorella che si ritrovano dopo quindici anni nella casa d’infanzia, diventata teatro di un “safari emotivo”, cercando di recuperare un dialogo perduto. Il titolo, che rimanda a un gioco che fratello e sorella facevano da piccoli, pone anche una domanda: quanto è difficile parlare con le persone che amiamo di più?

Un viaggio alle radici dell’odio razziale nazista
Novembre 1932. L’ebreo Max Eisenstein e il tedesco Martin Schulse, soci in affari a San Francisco e amici fraterni, si separano. Martin torna in Germania con moglie e figli e tra i due comincia uno scambio di lettere su cui si stende ben presto l’ombra nera della storia: nel 1933 Hitler prende il potere e Martin si lascia sedurre dall’ideologia nazista. Martin non cambia atteggiamento nemmeno quando Max, disperato, gli raccomanda di vegliare sulla sorella Griselle, un’attrice austriaca che è stata amante di Martin e che, nonostante gli avvertimenti ricevuti, ha voluto ugualmente recitare a Berlino. Impossibile credere ancora all’amicizia.
Destinatario sconosciuto, pubblicato per la prima volta in America nel 1938, rappresentò con lucida chiaroveggenza il clima di spietato razzismo in cui maturarono gli orrori dell’Olocausto.Spettacolo liberamente tratto dal romanzo di Katherine Kressmann Taylor, diretto da Mario Massari, anche in scena insieme a Franco Mannella, all’Altrove Teatro Studio-Roma, dal 30 gennaio al 1 febbraio.













