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29
febbraio 2012
fino al 17.III.2012 Pete Wheeler Firenze, Galleria Poggiali e Forconi
toscana
Teschi, bare, figure inquietanti e incappucciate. Il cupo e visionario mondo di simboli del giovane artista neozelandese è in mostra a Firenze. Nella sua prima personale italiana -
di Giulia Bucci
Create appositamente per l’occasione, le opere in mostra mettono in scena un mondo di figure simboliche, inquietanti, e di suggestive immagini archetipiche che appartengono al subconscio collettivo dell’umanità, a testimonianza del nuovo indirizzo più spirituale e interiorizzato dell’arte di Pete Wheeler (Geraldine, Nuova Zelanda, 1978; vive e lavora a Berlino), precedentemente votata alla rappresentazione di fatti di cronaca politica e sociale.
L’allestimento comprende sia l’ambiente della “Project Room” (grande open space a cui si accede dalla via d’angolo), dove sono esposti i disegni su carta, i dipinti e le sculture, sia i locali della galleria (che si affacciano su via della Scala), dove sono invece raccolte venti opere, tra dipinti, disegni a carboncino e sculture. Vera e propria novità, nel percorso artistico di Wheeler, sono le opere tridimensionali, che hanno un unico soggetto: il teschio umano, memento mori per eccellenza, ma anche emblema della crudeltà e dell’oppressione, la cui reiterazione costante ne sdrammatizza proprio il riferimento alla morte. Ben ventiquattro teschi, in resina semitrasparente, sono disposti su di un pannello sagomato a forma di saetta, a comporre l’installazione luminosa “Flash”: opera che gioca con il contrasto tra il tema della vanitas, annunciato dai teschi, e la forma del fulmine, mediata dalla cultura del fumetto.
L’allestimento comprende sia l’ambiente della “Project Room” (grande open space a cui si accede dalla via d’angolo), dove sono esposti i disegni su carta, i dipinti e le sculture, sia i locali della galleria (che si affacciano su via della Scala), dove sono invece raccolte venti opere, tra dipinti, disegni a carboncino e sculture. Vera e propria novità, nel percorso artistico di Wheeler, sono le opere tridimensionali, che hanno un unico soggetto: il teschio umano, memento mori per eccellenza, ma anche emblema della crudeltà e dell’oppressione, la cui reiterazione costante ne sdrammatizza proprio il riferimento alla morte. Ben ventiquattro teschi, in resina semitrasparente, sono disposti su di un pannello sagomato a forma di saetta, a comporre l’installazione luminosa “Flash”: opera che gioca con il contrasto tra il tema della vanitas, annunciato dai teschi, e la forma del fulmine, mediata dalla cultura del fumetto.
Cifra comune alle opere di pittura, sia di quelle di tipo figurativo che di quelle più astratte (presenti in un minor numero di esemplari), è invece l’atmosfera oscura e quasi lugubre del fondo pittorico. Wheeler sceglie i toni del nero, del blu scuro, del verde e del viola, per costruire un mondo indefinito e senza paesaggio, in cui evanescenti figure umane emergono dall’oscurità delle atmosfere surreali e dove “l’ombra agisce come un velo e come una separazione [e] le forme nascono dal nulla”.
Wheeler non solo distorce le stesure di colore, ferme, decise, e allo stesso tempo, tortuose, impastate, ma, alla maniera di Francis Bacon (spesso indicato come il suo ideale predecessore), deforma anche l’anatomia delle figure umane. L’universo di personaggi messo in scena dall’artista neozelandese comprende non solo giovani in atteggiamenti rivoltosi (come nella produzione artistica passata), ma anche anziani, contadini, figure meccanizzate e inquietanti, individui incappucciati. Mentre tutto intorno c’è il nero e l’oscurità.
Wheeler non solo distorce le stesure di colore, ferme, decise, e allo stesso tempo, tortuose, impastate, ma, alla maniera di Francis Bacon (spesso indicato come il suo ideale predecessore), deforma anche l’anatomia delle figure umane. L’universo di personaggi messo in scena dall’artista neozelandese comprende non solo giovani in atteggiamenti rivoltosi (come nella produzione artistica passata), ma anche anziani, contadini, figure meccanizzate e inquietanti, individui incappucciati. Mentre tutto intorno c’è il nero e l’oscurità.
giulia bucci
mostra visitata il 21 febbraio 2012
dal 17 dicembre 2011 al 17 marzo 2012
Pete Wheeler
Paths Of The Destroyer
a cura di Lorenzo Bruni
Galleria Poggiali e Forconi
Via della Scala, 35/A – Project Room Via Benedetta, 3/rosso (50123), Firenze
Orario: da martedì a sabato ore 10 -13 / 15.30-19; domenica e lunedì chiuso
Info: tel. 055287748; fax 0552729406 – info@poggialieforconi.it– www.poggialieforconi.it
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