12 novembre 2007

fino al 25.XI.2007 Venezia e l’Islam Venezia, Palazzo Ducale

 
Oggetti da mille e una notte raccontano di Maometto II, settimo sultano della stirpe imperiale ottomana. E d’infedeli e commercianti, stoffa e spezie, tappeti usati come copricredenza. Mentre un sultano chiede insistentemente un corno d’unicorno...

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Il ritratto di Maometto II con le sue sette coroncine e la scritta victor orbis, eseguito da Gentile Bellini, troneggia a Palazzo Ducale in una mostra già allestita a Parigi e a New York. Visto che, come scrisse John Ruskin nelle Pietre di Venezia, i veneziani potrebbero essere l’unico popolo che abbia “simpatizzato interamente con il grande istinto delle razze orientali”, sia pure per motivi commerciali, è naturale che molti dei manufatti riuniti provengano dalle collezioni della Biblioteca Nazionale Marciana, dal Tesoro della Basilica di San Marco, dal Museo Correr, dalla Fondazione Giorgio Cini, dalla Scuola Grande di San Rocco e da Ca’ d’Oro.
Oggetti in cristallo di rocca o con preziose laccature, vetri islamici prodotto in Iran o Egitto, armi da parata, cartografie, legature in cuoio, racconti di viaggio, un astrolabio dalla Spagna islamizzata sono alcune delle opere che sciorinano le memorie di un lungo rapporto di reciproca ammirazione da parte degli “infedeli” e dei mercanti attraverso mille anni di storia, dal leggendario trasferimento a Venezia del corpo di San Marco nel 828 alla fine della Repubblica nel 1797.
Lorenzo Lotto - Giovanni della Volta con la moglie e i figli - 1547 ca. - olio su tela - The National Gallery, London
In un’esposizione da Wunderkammer, il curatore Stefano Carboni dà indicazioni sulle differenti evoluzioni dei reperti e della natura dei rapporti diplomatici attraverso sezioni cronologiche e tematiche. Dopo la misteriosa Cattedra di San Pietro -reperto islamico che, secondo la tradizione, sarebbe stato il seggio dell’apostolo ad Antiochia, ma che forse è semplicemente una stele funeraria conservata nella chiesa di Castello a Venezi- sfilano le produzioni dei Mamelucchi che, dal XIII secolo, s’impossessano di Egitto e Siria. Espellono gli ultimi crociati dalla terra santa fino all’avvento del dominio ottomano nel XVI secolo, ma rimangono mediatori dei commerci via terra e via mare tra l’Europa e il sudest asiatico, soprattutto per le preziose spezie. Dal loro dominio, oltre al grande tappeto egizio della Confraternita di San Rocco, provengono i metalli intarsiati d’oro e argento eseguiti a Damasco e al Cairo, di cui anche in occidente si copieranno i decori. Ed è in questo periodo che a Venezia nasce la lavorazione del vetro, appresa dai siriani. Dalla Persia, oltre che seta e spezie, vengono le tipiche ceramiche e i tappeti, di cui un notevole esemplare è regalato al doge Grimani dallo scià di Persia nel XV secolo. Spesso impiegati per rivestire tavole o credenze, come rappresentato nel ritratto di famiglia di Lorenzo Lotto, sono esposti sui davanzali delle finestre durante le celebrazioni ufficiali e religiose.
Memorie Turchesche, tav. 23 - sec. XVII - disegno colorato - Museo Correr, Venezia
Un’altra sezione racconta il viaggio di Gentile Bellini a Istanbul tra 1479 e 1481, in vesti di pittore ufficiale della Repubblica dopo un periodo di tensione politica. Oltre al ritratto di Maometto II, Bellini esegue disegni di costumi e personaggi orientali che influenzeranno molta pittura veneziana, a partire dai suoi allievi Carpaccio e Mansueti. Il tempo dell’impero ottomano è ricco di lussuoso splendore ma porta guerre per le dispute sui confini balcanici che fanno percepire i turchi come una minaccia e sfocia nella battaglia di Lepanto del 1571, rappresentata proprio in Palazzo Ducale su una parete della Sala dello Scrutinio nel dipinto di Andrea Vicentino e dal grande frammento di tenda da campo ottomana preso come bottino di guerra da Francesco Morosini dopo il combattimento.
Tra la meraviglia scaturita dagli oggetti da mille e una notte, il documento più prezioso della mostra, per orientarsi in una storia dell’arte che segue canoni diversi da quella occidentale, è il catalogo con interventi di autorevole specificità, spiegazioni entusiasmanti e racconti favolosi. Come quello riportato dal Marin Sanudo nei Diarii, sulla ragione per cui il magnifico Imbrahim mandasse insistentemente lettere da Costantinopoli al doge affinché quello gli inviasse un corno di liocorno.

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dal 27 luglio al 25 novembre 2007
Venezia e l’Islam 828-1797
a cura di Stefano Carboni
Palazzo Ducale
Piazza San Marco, 1 – 30124 Venezia
Orario: tutti i giorni ore 9-19
Ingresso: intero € 10; ridotto € 8
Catalogo Marsilio
Info: tel. +39 0412715911 / +39 0415209070; fax +39 0415285028; mkt.musei@comune.venezia.it; www.museiciviciveneziani.it

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