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Sexual harrassment al Jewish Museum

Jens Hoffmann sotto accusa. Il cerchio si stringe sull’ex direttore del museo di New York, visto anche in Italia

Continua l’effetto domino dello scandalo sexual harrassment, che sta mietendo vittimi illustri nello star system americano. Dopo Benjamin Genocchio, direttore dell’Armory Show, Terry Richardson, fotografo di moda, e Knight Landesman, editore di Artforum, questa volta a vacillare è Jens Hoffmann, direttore delle mostre e del public program del Jewish Museum di New York dal 2012 al 2016. Infatti, un cospicuo numero di membri dello staff del museo dell’Upper East Side di Manhattan, ha dichiarato di aver subito episodi di molestie a sfondo sessuale dall’ex direttore, durante il periodo del suo mandato. In seguito a questo coming out, l’istituzione, il più antico museo ebraico del mondo, ha deciso di prendere ufficialmente le distanze, sospendendo tutti i progetti ancora in programma con Hoffmann. Una notizia che segue quella di pochi giorni fa, quando da Front, la triennale d’arte contemporanea di Cleveland che debutterà questa estate, comunicarono che Hoffman avrebbe lasciato l’incarico di direttore artistico, senza specificare alcuna motivazione. La situazione per Hoffmann si fa difficile, se anche il Museum of Contemporary Art di Detroit, dopo aver preso timidamente le sue difese – «Ha lavorato per noi per quattro anni e non abbiamo nulla da ridire», diceva Elysia Borowy-Reeder, direttore esecutivo – annuncia di averlo sospeso dall’incarico di curator at large. Ma l’avvocato di Hoffmann, Lance Gotko, ha fatto sapere che la natura di queste accuse non è affatto chiara e che il suo cliente nega di aver perpetrato abusi sessuali. Hoffmann, nato nel 1974, è stato anche direttore del Castello di Rivoli, nel 2009, in una diarchia con Andrea Bellini durata 24 ore dalla nomina, finita con una lettera di dimissioni per l’insorgere di incomprensioni con l’allora presidente Giovanni Minoli. A parte questo caso a dir poco singolare e che ai tempi suscitò accesissime discussioni, Hoffman è considerato uno dei plenipotenziari dell’arte mondiale e, infatti, questa vicenda arriva a coinvolgere istituzioni da un capo all’altro del pianeta. In attesa di chiarimenti, anche la Biennale di Honolulu ha annunciato di aver rescisso l’accordo con Hoffmann, che non sarà più chiamato a dirigere l’edizione del 2019. E il processo deve ancora iniziare. 

Fonte: Artnet