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Arthur Arbesser, il fashion è in tavola

Anche quest'anno Artissima dialoga con il design internazionale, grazie alle aree dedicate al pubblico e arredate, tra l’altro, dalle sedute Spun e Piña di Magis. Lo studio Vudafieri Saverino Partners firma gli spazi del ristorante dove oltre ai tappeti di Golran (dalle calde tinte che ricordano certi dipinti di Rothko) vi è un progetto molto speciale del fashion designer Arthur Arbesser, giovane viennese che già aveva vestito la direttrice Bonacossa nel 2017...
Mi hai detto che è "un anno e mezzo” che collabori con Artissima, visto che l’anno scorso hai vestito in modo "unofficial” la direttrice. Quest’anno invece hai realizzato un vero e proprio progetto che, mi viene da dire, è davvero "site specific”…
«Sì, è il secondo anno che collaboro con Artissima, ma quest’anno mi sembra in forma più completa. Per questo dico che è un anno e mezzo».
Che rapporto hai con la fiera?
«Io sono viennese, vivo a Milano da 13 anni. Sono interessato alla cultura e all’arte in generale, per cui si è creato un bel dialogo: innanzitutto con Ilaria, ma anche con lo studio Vudafieri che ha fatto gli allestimenti, e diversi galleristi. C’è un rapporto molto bello».
Ci racconti del progetto per la vip lounge?
«Ilaria, che conosce bene il mio lavoro che prende ispirazione dal mondo dell’arte e dell’architettura in generale, è venuta da me e mi ha chiesto qualcosa di specifico per il primo piano. Io che sono un grande amante della conversazione, che significa – tra le altre cose - anche stare seduti a un tavolo, ho risposto che la cosa più naturale che avrei voluto fare sarebbero state delle tovaglie con delle mie stampe. E così è andata, con estrema libertà».
Milano-Torino: rivalità? 
«Non penso siano paragonabili. Non vedo diretta rivalità. Milano è più concreta e più business, Torino è molto elegante, stilosa. Come viennese mi sento molto a casa. E da straniero dico che in Italia non credo oggi si debba parlare di rivalità, il Paese dovrebbe essere compatto».
Chi sono gli artisti a cui ti ispiri?
«Infiniti».
Dimmene tre.
«Fausto Melotti, che ha ispirato la mia ultima collezione. E poi da austriaco Hermann Nitsch, e Maria Lassnig, che era mia vicina da casa da bambino. Una donna fortissima, un grande punto di riferimento. La cosa bella del mondo dell’arte però è il suo perenne movimento. Da un momento all’altro c’è sempre qualcosa che fa partire una scintilla». (MB)