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Sulla Biennale di Massimiliano Gioni |
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L'attuale Biennale fa molto discutere. Abbiamo deciso di riservarle uno spazio apposito, cominciando con l'intervento di Adriana Polveroni. Dite la vostra ... segue
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Ritratto del curatore da giovane |
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Appuntamento con Luca Lo Pinto, curatore trentunenne e caporedattore di ‘NERO’, magazine dedicato all’arte e dintorni distribuito sia in Europa che negli Stati Uniti di Manuela Valentini ... segue
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La Lavagna |
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di Raffaele Gavarro In margine alla "Grande Bellezza", la nostra cultura, la Biennale di Venezia e il Padiglione Italia ... segue
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Reading room |
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L’opera contro di Ivan Fassio Tra gli anni Sessanta e Settanta, gli artisti mettono in atto la contestazione dei sistemi produttivi e comunicativi. E Mario Diacono ne traccia la strategia ... segue
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Scacco alla crisi |
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Da Firenze arriva un collettivo mobile, che usa sazi messi a disposizione dai cittadini. Questo e altro è Trial Version di Elisa Decet ... segue
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Mariana Calò e Francisco Queimadela, "Gradations of Time over a Plane". Ovvero, alla ricerca del Tempo Una riflessione sulla temporalità da O', attraverso i più disparati materiali dell'arte di Caterina Failla ... segue
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Artissima connection
Succede che una fiera d’arte possa andare male. Succede che una rivista di settore segnali in un resoconto piuttosto puntuale il bilancio in negativo. Succede, poi, che questa rivista venga epurata -non troppo elegantemente- dagli inviti per la prossima edizione. Succede, ed è successo a noi. Ve lo raccontiamo… |
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pubblicato venerdì 24 settembre 2004Si sa, le critiche non piacciono a nessuno. E per una testata come Exibart, in cui le critiche abbondano, son dolori quotidiani. Telefonate di critici lamentosi, artisti esasperati, galleristi bestemmianti, istituzioni offese, pubblicità inspiegabilmente negate e molto altro. Tra rabbia –nel constatare il livello di immaturità del settore in cui operiamo- e divertimento, abbiamo sempre tirato dritto. Sarà testardaggine, sarà coraggio. E sarà pure per l’atavica convinzione che il nostro mestiere sia quello di fare informazione, non quello di fare contenti amici e conoscenti. E per consapevolezza di essere, ahinoi, l’unica struttura editoriale del paese che mette fuori il capo dalla melassa asettica e remissiva di chi informa sull’arte e il suo mondo. Ma, proprio in questi giorni, una piccola grande evoluzione ha interessato questo aspetto della nostra vita professionale. Alle lamentele continue ed alle parolacce un altro elemento si è aggiunto inedito: la cacciata, l’epurazione, il repulisti, la censura. Vogliamo raccontarlo, perché un poco riguarda e coinvolge anche voi. Limitando le vostre opportunità, le vostre chance di conoscenza, la qualità del servizio a voi offerto. Che è successo? E’ successo che la torinese Artissima, fiera d’arte contemporanea che si avvia all’undicesima edizione (prevista a Novembre 2004 al Lingotto), se l’è così presa per le critiche che le abbiamo rivolto in occasione della scorsa edizione da legarsela silenziosamente al dito sino ad oggi. Una testata di settore osa criticare la fiera? La soluzione, secondo la direzione, non può essere che una: Exibart la deve pagare, dopo anni di collaborazione non deve più avere il suo posto, ormai istituzionale, tra gli espositori editoriale della fiera. “Non siete tra le testate invitate” ci è stato risposto dagli organizzatori. Dunque Exibart deve pagare. Qual è la colpa? Semplice: aver fatto il proprio lavoro. Ovvero aver fatto informazione. Addirittura –ed è imperdonabile- aver fatto del giornalismo. Aver sottolineato gli scarsi risultati e le troppe pecche della scorsa edizione di Artissima, non facendo altro che riportare le critiche che grandinavano sulla fiera durante il suo svolgimento, nelle riunioni degli .jpg) addetti ai lavori, tra gli stand, durante le cene, le feste, le inaugurazioni. Dovunque. Ma facciamo un po’ di storia. Il nove novembre del 2003 Artissima chiude i battenti tra la delusione generale. Il giorno successivo Exibart pubblica questo piccolo articolo in cui prontamente si dava conto dei guai della fiera appena conclusa. Galleristi infuriati per la penuria di collezionisti, una cena di gala che diventa un pasto frugale (a 80€ a persona!), la presenza non gradita di un ospite relativamente costoso (ma inutile ai fini mercantili di una fiera) come Umberto Smaila. Per non parlare dei disagi per i visitatori. Tra biglietterie non funzionanti, file interminabili, guardaroba ‘esauriti’ e segnaletica surreale. Al piccolo articolo del 10 novembre seguì tre giorni dopo il più organico testo inequivocabilmente intitolato Artissima amarissima ( eccolo qui). Una recensione completa dove si rincarava la dose sui difetti, troppo evidenti per esser taciuti e per non risultare addirittura protagonisti principali della manifestazione. Scarse vendite, assenze di peso tra le gallerie, ben 10mila visitatori in meno rispetto al 2002, organizzazione scadente, concorrenza di nuove fiere internazionali, una probabile lettera formale di protesta da parte di alcune gallerie e quant’altro. Ripetiamo, dunque: abbiamo semplicemente fatto i giornalisti, i cronisti di un evento. Abbiamo fatto il lavoro che facciamo da anni, a vantaggio esclusivo delle nostre migliaia di lettori, con l’unica colpa di essere gli unici in assoluto a farlo con puntiglio, professionalità e indipendenza. Senza manfrine, marchette, favoritismi e clientele. Decidendo di escluderci dalla manifestazione solo per averne criticato un’edizione (tra l’altro sono presenti ad oggi su Exibart ben 91 articoli che parlano di Artissima, di cui il 95% sono positivi elogi), la direzione di Artissima compie una serie di azioni che meritano una trattazione schematica: 1) dimostra, punendoci, che le critiche erano non corrette, ma correttissime, tanto da scatenare la più banale delle zappe sui piedi; 2) getta molti dubbi sui criteri di selezione degli espositori. Se la selezione si basasse esclusivamente sulla qualità, infatti, Exibart non potrebbe essere escluso; 3) dimostra un sostanziale disinteresse verso il pubblico, soprattutto verso quel pubblico che paga il biglietto. I visitatori infatti –se tanto ci dà tanto- non troveranno i migliori espositori, ma solo quelli meno antipatici alla direzione; 4) dà un segnale inquietante agli altri espositori editoriali presenti in fiera: non vi azzardate a criticarci altrimenti siete fuori; 5) dà un’indicazione sinistra –seppure ormai risaputa- a tutto l’universo dell’informazione artistica: chi fa giornalismo vero è un folle e va epurato, chi propone articoli pilotati, asettici, privi della minima verve critica è il benvenuto. Insomma chi fa il proprio lavoro seriamente e seguendo una imprescindibile deontologia è da eliminare, chi lo fa per finta è dei nostri.  Ma soprattutto la direzione di Artissima avalla e conferma un sentore antipatico e diffuso. Che –a causa di tali atteggiamenti ultraprovinciali- delinea Torino come città delle occasioni mancate, del masochismo, della zappa sui piedi appunto. E questa è la cosa peggiore. Quella che ci fa maggior dispiacere e tristezza. Ed ecco perché chiediamo un intervento (di qualsiasi tipo purché sia una presa di distanza) degli enti locali che con ingenti finanziamenti pubblici sostengono Artissima e che dopo il fallimento della società di gestione ne detengono, tramite la Fondazione Torino Musei, addirittura la proprietà. Vi sentite rappresentati da atteggiamenti di questa risma? Credete davvero che una fiera internazionale pagata in gran parte con i denari dei cittadini piemontesi debba operare con la logica del dispettuccio e della ripiccuccia? Trovate corretto che la fiera d’arte di Torino si privi di una delle riviste più popolari e diffuse solo perché quest’ultima ha fatto uscire –a ragione- degli articoli non favorevoli? Ritenete, in definitiva, professionale il comportamento della direzione di Artissima nella persona di Roberto Casiraghi? Queste sono le domande cui aspettiamo risposta da parte del Comune di Torino, della Provincia di Torino, della Regione Piemonte e della Fondazione Torino Musei. massimiliano tonelli Ad ogni buon conto i nostri lettori ed i nostri clienti non hanno niente da temere: con o senza spazio in fiera Exibart.onpaper 18 -il numero è già in fase di avanzata preparazione- sarà super presente nei giorni della fiera a Torino. Ad ogni inaugurazione, in distribuzione fuori dalla fiera, nei bar, nei locali giusti di Torino, negli alberghi dove alloggia il popolo dell'arte ecc...[exibart]
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