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Sandro Botticelli
La Calunnia

   
 L’ispirazione arriva direttamente dall’antico. Ed è ekphrasis di un quadro di Apelle a fornire a Botticelli il soggetto per la Calunnia. Proprio come consigliava Leon Battista Alberti. Il risultato è una testimonianza vivida di quella inquietudine spirituale che caratterizza gli ultimi anni di vita del pittore, nel tentativo di “conciliare pensiero pagano e tradizione cristiana”... Antonella Bicci 
 
pubblicato
Il tema del dipinto di Sandro Botticelli (Firenze, 1445-1510) è tratto da un quadro perduto di Apelle descritto nel De pictura di Leon Battista Alberti. Il pittore greco lo aveva dipinto per difendersi dalle calunnie di un collega invidioso.
Un giovane, il calunniato innocente, è trascinato davanti a Re Mida seduto in trono alla destra del quadro. Il Re ha le orecchie d’asino del cattivo giudice ed è stretto tra due donne, l’Ignoranza e il Sospetto, che sussurrano false parole. Ha gli occhi abbassati e non vede la scena che ha di fronte, si affida pertanto alle sue cattive consigliere. L’Odio, un uomo dallo sguardo tagliente e il gesto aggressivo, coperto da un abito logoro afferra per un braccio una bellissima donna, la Calunnia, che trascina per i capelli il calunniato, avvolto solo da un panno. La sua nudità è simbolo di innocenza. Due ancelle, l’Invidia e l’Inganno, acconciano i capelli della Calunnia con rose e un nastro bianco, travestendola con le immagini della purezza (le rose) e dell’innocenza (il nastro bianco). Il gruppo è seguito da una vecchia arcigna, incappucciata in un manto nero, personificazione del Pentimento. Solo lei guarda la Verità, nuda e isolata da tutti gli altri (segno della sua incorruttibilità), che volge lo sguardo verso l’alto e indica il cielo dal quale solo può provenire la vera giustizia.
La scena si svolge in una loggia adorna di statue e bassorilievi. Tre arcate si aprono sulla quiete azzurra di un paesaggio marino; il loro ritmo cadenzato e solenne accentua la concitazione della scena in primo piano.
Sandro Botticelli, la calunnia, 1490-95
Non si conoscono le ragioni per cui Botticelli scelse questo tema. Se, come Apelle, intendesse rivendicare la propria innocenza a fronte di una falsa accusa; oppure l’innocente calunniato potrebbe essere il banchiere Antonio Segni, al quale secondo Vasari il pittore aveva donato il dipinto.
Un’altra possibilità è che Botticelli intendesse far riferimento alla situazione politica di Firenze. L’opera è datata dai critici tra il 1490 e il 1495, anni drammatici per la storia fiorentina. Nel 1492 era morto Lorenzo de’ Medici, lo splendore della sua corte si stava dissolvendo sostituito da una diffusa inquietudine; per effetto delle prediche apocalittiche di Savonarola e dell’invasione di Carlo VIII (1494). E’ stato ipotizzato che l’innocente ingiustamente perseguitato possa essere il Savonarola.
Un’interpretazione opposta vede nel Savonarola l'accusatore e la pittura, quell’arte profana e leggiadra di cui Botticelli era maestro, la vittima innocente dei roghi delle vanità nei quali i fiorentini su istigazione del monaco bruciavano libri, tessuti preziosi e quadri. Quest’ultima ipotesi è poco attendibile; Botticelli non rimase insensibile alla predicazione fustigatrice del Savonarola, fu anzi profondamente colpito dai richiami ad una religiosità più pura, giungendo a modificare negli anni il proprio linguaggio espressivo. Abbandonò i temi profani e le decorazioni preziose, creando figure spigolose definite da una linea che si contorce in forme esasperate.
Ne La Calunnia questa svolta stilistica è agli inizi. I colori liquidi e raffinati, privi di ombre decise sono illuminati da tocchi dorati; le figure modellate da contorni flessuosi risultano prive di corporeità, sfiorano appena il terreno.
Ma l'atmosfera non è la meditazione malinconica delle celebri allegorie mitologiche botticelliane. “Le figure sono come percorse da un vento impetuoso” (Santi) che si placa nella figura statuaria della Verità. I corpi si atteggiano in pose innaturali (si osservi il Pentimento) che forzano le reali possibilità fisiche e diventano espressione tormentata di un’inquietudine interiore. Gli abiti sono semplici, mossi da pieghe vaporose, privi dei decori dorati e floreali delle opere precedenti. Le figure si intrecciano in dinamici giochi di linee, ma ognuno sembra isolato dagli altri, immerso in una meditazione solitaria.
Nelle scene che decorano la loggia sullo sfondo è stato letto un segno dell’inquietudine di Botticelli. Rappresentano personaggi della mitologia pagana e racconti biblici: la cultura umanistica neoplatonica e profana espressa dall’ambiente mediceo e il rigore religioso predicato dal Savonarola. Dal tentativo di conciliare queste due visioni del mondo nasce la crisi spirituale del pittore, le cui ultime opere sono pervase da una religiosità mistica che guarda al medioevo. E fa di lui un artista obsoleto di fronte alle novità di Leonardo e Michelangelo.

biografia. Sandro Botticelli nasce a Firenze nel 1445. Dopo un breve apprendistato in una bottega orafa, diventa allievo del pittore Filippo Lippi, presso il quale esegue i suoi primi lavori. Egli trascorre a Firenze la maggior parte della sua vita (fa eccezione il periodo romano nel 1481, quando affresca la Cappella Sistina), inizialmente protetto dalla famiglia Vespucci che lo introduce alla raffinata corte neoplatonica di Lorenzo il Magnifico, dei cui ideali Botticelli sarà incantevole interprete. Profondamente scosso dalla predicazione di Savonarola che lo induce a rimeditare la propria arte, muore nel 1510, secondo Vasari povero e dimenticato da tutti.

bibliografia essenziale
AA.VV. Botticelli e Filippino, Catalogo della mostra, Milano 2004
C. Acidini Luchinat, Botticelli. Allegorie mitologiche, Milano 2001
M. Wackernagel, Il mondo degli artisti nel rinascimento fiorentino, Roma 1994
C. Caneva, Boticelli. Catalogo completo, Firenze 1990
G. C. Argan, Botticelli, Ginevra-Parigi-New York 1957

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Il sito della mostra su Botticelli e Filippino a Firenze


Sandro Botticelli
La calunnia
1490-1495 ?
tempera su tavola; 62 x 91
Firenze, Galleria degli Uffizi

antonella bicci

progetto editoriale a cura di daniela bruni

[exibart]



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