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Fallo da solo

   
 Dopo la musica, si ribella anche il design. E seguendo il monito punk “do it yourself”, si lancia sulla realizzazione di prodotti fatti a mano. Designer conosciuti e ignoti si cimentano nell'arte del saper fare... valia barriello 
 
pubblicato
Quando la musica, verso la fine degli anni ‘70, iniziò a ribellarsi alle grandi major della discografia internazionale (sì sì, stiamo parlando del punk), cominciarono a svilupparsi, una dopo l'altra, piccole etichette indipendenti al grido di "d.i.y” (do it yourself).
Grido che riecheggia anche oggi, non essendo mai passato di moda questo atteggiamento che guarda all’indipendenza come orizzonte unico. Che cosa ha a che fare la musica con il design? Anche il design ha deciso di ribellarsi alle regole di mercato, una piccola fetta ovviamente, singoli casi che stanno diventando però sempre più diffusi. E così il disegno industriale, per tradizione legato alle grandi aziende di produzione, strappa l'acronimo D.I.Y. alla musica e segue il ritmo.
Do it yourself design, dunque, potrebbe essere il nuovo slogan di progetti indipendenti, non per forza di designer-star, ma di semplici menti creative che per necessità immaginano, progettano ma soprattutto realizzano un oggetto a proprio uso e consumo.
Se ben si osserva, anche questo non è un fenomeno scoppiato ora, ma probabilmente sempre esistito, semplicemente dimenticato. Lo aveva già intuito, nel 1972, il saggio Bruno Munari con il suo "compasso d'oro a ignoti”, con cui voleva attribuire un riconoscimento a progetti con un giusto equilibrio tra forma, funzione e materiale. Munari si riferiva a oggetti di una "naturalezza industriale” di cui semplicemente si ignorava l'autore perché sconosciuto o ai tempi non ritenuto così importante da tramandarne il nome.
Paolo Ulian - Anemone Light
L'abilità del "do it yourself” è una contaminazione fra arte e design in cui si cimentano designer affermati, giovani progettisti e illustri sconosciuti. Lo slancio iniziale, che accomuna tutti questi creativi, è dato dal recupero di materiali esistenti.
Tra la schiera dei professionisti riconosciuti dà il buon esempio un designer d'eccezione come Paolo Ulian che, tra i suoi prodotti, ne annovera molti cui si potrebbe applicare l'etichetta dell'handmade: dalla lampada Anemone fatta con biro bic al paravento Accadueò realizzato con bottiglie di plastica. Ci sono poi i designer emergenti, che basano parte della loro progettazione sul riciclo, come Vibrazioni art design di Alberto Dassasso, che realizza sedie esclusivamente con vecchi bidoni.
Se negli oggetti realizzati da progettisti professionisti c'è fin dall'inizio la finalità di arrivare a un prodotto propriamente inteso, negli oggetti realizzati da ignoti c'è quella spontaneità legata alla creazione di un oggetto per proprio uso e consumo. La vera essenza del d.i.y. Queste invenzioni sono state riportate alla luce da Daniele Pario Perra e dal suo libro Low cost design (Silvana Editoriale). Una raccolta per immagini di progetti nati dal bisogno e costruiti da creativi d’ogni sorta. Vi si possono trovare i cosiddetti "fattiapposta”, oggetti scaturiti da urgenze personali e quotidiane che vanno dalla pallina da tennis applicata alla maniglia, che permette al cane di aprire la porta, alla vecchia persiana riadattata a portariviste, o alle bacchette di sushi con la molla per reggere il bucato. Gli esempi sono tantissimi e il lavoro di Pario Perra è solo l'inizio di quello che potrebbe essere un lungo censimento.
(c) Daniele Pario Perra & Silvana Editoriale
Un altro lavoro di ricognizione, molto particolare, è stato merito della fotografa francese Chaterine Réchard che, nel volume Système P. Bricolage (Editions Alternatives), raccoglie scatti di oggetti realizzati dai detenuti. La creatività di persone recluse ha paradossalmente una maggior libertà e restituisce utilità a oggetti diventati inutili.
"Come non si può rimanere affascinati dalla perfezione del minimo?”: così Philippe Starck introduce la raccolta della Réchard e così anche noi veniamo sedotti da queste forme di design spontaneo e inconsapevole. Gli esempi a questo punto rischiano di essere più di quanti possiamo immaginare. Se per strada doveste incrociare una ragazza con una borsa realizzata con la rete arancione dei cantiere, non chiedetevi dove l'abbia acquistata, ma come l'abbia realizzata!

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*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 67. Te l’eri perso? Abbonati!

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