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fino al 20.V.2006
Gruppo A12 – Heebie Jeebies
Genova, Pinksummer

   
 Opere d'arte come amuleti. In grado di esorcizzare le paure con cui l'architettura è costretta a confrontarsi. Tutte, ovviamente, legate allo spazio. I riferimenti sono multipli e incrociati... Domenico Quaranta 
 
pubblicato
È singolare il fatto che, se nei confronti delle cose l'uomo è riuscito a maturare un distacco che gli consente, spesso, di separare l'impatto emotivo dal giudizio intellettuale o estetico, il nostro rapporto con lo spazio, sia esso naturale o umano, resti ancora fortemente condizionato dalla nostra emotività e dal nostro vissuto. Perfino un concetto raffinato come quello di non luogo, a pensarci bene, è più legato all'inevitabile disagio che l'attraversamento di questi spazi porta con sé che non ad una riflessione intellettuale. Ma è inevitabile: nello spazio ci viviamo, e questo ci porta inevitabilmente a giudicarlo sulla base di emozioni riconducibili alla nostra esperienza di vita, così come ad istinti atavici.
Il Gruppo A12, collettivo di architetti nato a Genova nel 1993 e alla sua seconda personale da Pinksummer, lo spazio –reale o virtuale che sia– lo conosce bene. Ma se da architetti ne hanno fatto il proprio ambito operativo, da artisti neo-concettuali e giocherelloni si sono dati alla creazione di oggetti volti a rivelare, e nello stesso tempo ad esorcizzare, le paure che condizionano la nostra esperienza dello spazio.
L'intento ironico è immediatamente evidente. Del resto, nell'invito della mostra, viene contrapposto il ritratto, serioso e verdastro, del filosofo giansenista Blaise Pascal ad un bizzarro scioglilingua, Heebie Jeebies: un termine colloquiale inglese che fa riferimento, appunto, all'ansia, e che risale, non a caso, ai ruggenti anni Venti, un'epoca aperta dall'euforia e chiusa dall'angoscia, e che ha visto trasformarsi l'ebrezza del volo in vertigine del vuoto. Vertigine che ritroviamo in Pascal, il filosofo che di giorno si impegnava a dimostrare l'esistenza del vuoto e di notte sognava di stare sul bordo di un precipizio.
Gruppo A12, heebies jeebies, maglia lavorata ai ferri e manichini, unico, 2006. Courtesy pinksummer, photo Andrea Balestrero
E che viene formalizzata da A12 nel correttore di grate, delle bizzarre piastrelle poste al centro dello spazio espositivo e studiate in modo tale da fornire diverse soluzioni al problema della grata, che non svela solo le gambe di Marilyn, ma spesso cela il baratro di un parcheggio sotterraneo, perfidamente illuminato in modo da far invidia alla torre di Vertigo. Attorno a questo fulcro ideale, si raccolgono altri cinque bizzarri amuleti, volti ad esorcizzare altrettante paure: la traccia spazio-tempo, una bottiglia piena di polvere colorata appesa capovolta ad un carrello del supermercato, per rassicurare i moderni Hansel e Grethel aiutandoli a non perdersi in spazi sovraffollati, e a tenere misura dello spazio percorso e del tempo trascorso (la bottiglia piena di polvere è anche una rudimentale clessidra); la parete portatile, adorna di rassicuranti dettagli borghesi (una carta da parati a fiori), che pone un limite all'immaginazione e da una misura allo spazio. E, ancora, la camicia di debolezza, una maglia per due persone che indica nella compagnia l'antidoto alla follia; il metro multiplo che si snoda lungo la parete della galleria e rende misurabile l'incommensurabile; il tracciatore, una luce al neon che disegna una croce di luce in ambienti complessi, rivelando l'ordine razionale implicito anche nello spazio più improbabile. Infine, i ciondoli da difesa, una specie di rosario “da sgranare per ridurre a icone addomesticabili le diverse paure.”
L'ironia torna nella grazia leggera con cui il Gruppo A12 ricicla alcune forme tipiche del modernismo (il de Chirico dei Mobili nella valle e dei Manichini, il minimalismo alla LeWitt cui ammiccano le grate, il gioco dada dei ciondoli, il poverismo di molti materiali) per fare un discorso postmoderno; una leggerezza che pervade anche, limandone l'intellettualismo, la riflessione sul lavoro dell'architetto, che traduce queste paure in forme e linguaggio, ora esorcizzandole, ora giocando con esse.

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domenico quaranta
mostra visitata il 26 aprile 2006


Gruppo A12 – Heebie Jeebies
Pinksummer, Palazzo Ducale, Piazza Matteotti 28R – 16123 Genova - da martedì a sabato, dalle ore 15.00 alle 19.30
tel./fax +39 010 25 43 762 - antonellaberruti@aliceposta.it - www.pinksummer.com


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