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Fino al 7.I.2018
La devota bellezza. Il Sassoferrato
con i disegni della Collezione Reale Britannica
Palazzo degli Scalzi, Sassoferrato

   
  wanda castelnuovo 
 
Fino al 7.I.2018 - La devota bellezza. Il Sassoferrato - con i disegni della Collezione Reale Britannica - Palazzo degli Scalzi, Sassoferrato
pubblicato

Adagiato in un vasto territorio con altezze variabili dai 300 ai 1276 m. del Monte Strega e attraversato da tre torrenti che favoriscono una natura rigogliosa, il comune di Sassoferrato (AN) offre un rilassante panorama connotato da splendide sfumature cromatiche secondo l’andamento delle stagioni, silenzi riservati e grazie segrete: luoghi e anime che sicuramente ieri come oggi influenzano i suoi abitanti, ora ca. 7.500 divisi tra il rione Castello sui 400 m. e il Borgo sui 310.
Celebre ab antiquo con il nome di Sentinum - città romana, in posizione strategica per le comunicazioni tra antichi popoli e culture diverse, sita nella parte bassa del territorio e abbandonata a vantaggio del Castello più sicuro in caso di incursioni - vede svolgersi nel 295 a.C. la Battaglia delle Nazioni (durante la terza guerra sannitica) decisiva per l’affermazione della potenza romana, nel 41-40 a.C. è distrutta da Ottaviano nel suo contrasto con Antonio, mentre nel 552 d.C. sulle falde del Monte Strega durante la guerra greco-gotica avviene uno scontro tra Bizantini e Goti. Oggi restano l’importante area archeologica (portata alla luce soprattutto dopo il 1890 in occasione degli scavi della ferrovia Fabriano-Urbino, poi ridotta a Fabriano-Pergola e infine dismessa come numerose altre tratte ferroviarie che se ripristinate potrebbero divenire trainanti per il turismo) i cui reperti sono in parte conservati nel locale Museo Archeologico e numerose testimonianze sparse della cristianizzazione della zona in cui sono forse passati anche i Templari.
Nel 1609, in un momento un po’ oscuro per la storia del Paese ma ricco di pittori di vaglia, vi nasce Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato. Poche le notizie biografiche conosciute: figlio d’arte, formatosi alla bottega del padre Tarquinio (che ha lavorato in San Francesco a Sassoferrato) e influenzato da Lotto, Gentileschi e da numerosi grandi dell’epoca, è allievo a Roma (dove termina la sua vita nel 1685) di Domenichino, si dedica a una pittura di carattere devozionale dalla stesura levigata e dalla luce delicatamente chiara e alla ritrattistica.
Definito ‘pittore di santini’ per la moltiplicazione di soggetti religiosi e soprattutto di Madonne spesso di formato ridotto, prediletto da Nazareni, Puristi e Preraffaelliti e riscoperto da Federico Zeri che lo qualifica come "il grande pittore dell’arte sacra del cattolicesimo”, il Sassoferrato si è mosso autonomamente nel secolo del Barocco perseguendo in modo raffinato e spirituale e con risultati di eccellenza un’accurata quanto meticolosa ricerca di una ‘Devota Bellezza’ e di un rigore morale nei quali si è appartato e isolato.

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Brescia, il Sassoferrato, Madonna col Bambino e san Giovannino

È quanto mette in luce l’elegante e interessante esposizione che riporta nel luogo natale dell’artista una sessantina di suoi lavori ed è ospitata nel secentesco ‘Palazzo degli Scalzi’ (in origine Palazzo Merolli, dal nome del medico privato di Paolo V): costruzione tardo-rinascimentale che, dopo la soppressione del 1810 dei Carmelitani Scalzi che vi hanno sede da metà ‘600 e varie destinazioni d’uso, dal 2014 ospita il MAM’S, Mondo Arte Marche Salvi, con esposte più di 600 opere delle ca. 4000 acquisite dal Comune durante le varie edizioni della Rassegna Internazionale d’Arte/Premio "G.B. Salvi”, nata nel 1951.
Fulcro di questa appassionante ricostruzione ventuno suoi raffinati disegni - esposti per la prima volta in Italia - dal segno accurato, elegante e armonico prestati eccezionalmente dalla collezione Reale Britannica di Windsor (Royal Library). I disegni dell’artista sono poco noti, se non misconosciuti, per la loro esiguità: circa 95. Acquistati in buona parte nel 1768/69 a Roma da Richard Dalton per le collezioni di Giorgio III di cui è Bibliotecario, tornati a respirare l’aria natia permettono attraverso l’accostamento e il raffronto con importanti tele dell’artista di analizzare meglio la sua abilità pittorica alla ricerca della Devota Bellezza.
Lo si scopre fedele all’intento originario confrontando per esempio il disegno dell’Angelo con il corrispondente lavoro pittorico (oggi alla Fondazione Longhi) e la Madonna col Bambino e San Giovannino di Windsor con il relativo dipinto (ora alla Fondazione Tosio Martinengo di Brescia) e in altre tele intrise di profonda spiritualità tanto da renderlo famosissimo presso pontefici e famiglie nobiliari.
Alcuni lavori sono legati alla committenza romana di casa Aldobrandini mentre altri provengono dalle Marche: da Macerata la Madonna orante (riprodotta anche dopo la sua scomparsa e tra i soggetti più richiesti al Salvi nel clima postridentino) dal viso dolcemente enigmatico che contrasta con il velo blu oltremare e dalle mani congiunte, e da Jesi la Madonna con Sant’Anna, Gesù e San Giovannino, detta Madonna del Divino Amore vibrante di un dolce e affettuoso dialogo silente, ma con numerosi significati sottesi, non ultimo sullo sfondo un Giuseppe pensieroso e dubbioso per i disegni divini non ancora compresi.
Da Casperia (Rieti) viene una splendida Annunciazione, ambientata nel XIV secolo con una Madonna dall’espressione semplice e umile, l’angelo che sfiora terra e in alto una gloria circolare di angioletti e da Padova il Ritratto del Cardinale Pietro Ottoboni, tra le poche testimonianze rimaste della ritrattistica del Salvi capace di coniugare realtà e idealizzazione del personaggio.
Da Roma giunge il Ritratto di monsignor Ottaviano Prati forse del 1650, l’unico firmato dall’artista, affrontato a un disegno (di Windsor) di notevole finezza psicologica.
Se nell’attuale tormentata temperie è un piacere trarre serenità dalla dolcezza delle Madonne dal caratteristico ‘azzurro Sassoferrato’, altrettanto distensivo è percorrere con passi calmi e rilassati quelle vie e terre da cui il nostro ha assorbito la pacata e vivace gioia esistenziale tipica del territorio (di cui è anche bene non disdegnare le prelibatezze culinarie): una straordinaria occasione per scoprire testimonianze di quel grande patrimonio artistico che connota il nostro Paese.

Wanda Castelnuovo
mostra visitata il 18 giugno

Dal 17 giugno 2017 al 7 gennaio 2018
Palazzo degli Scalzi
Piazza Antonio Gramsci 5
Sassoferrato/AN
Dal 5 novembre al 7 Gennaio la mostra rimarrà aperta solo nei weekend e festivi
Info e prenotazioni: 0732 95367, 800692690, www.ladevotabellezza.it

 


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