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Barocco chiama, Anversa risponde

   
 Ispirati dal celebre pittore Rubens, Anversa inaugura una serie di mostre e un ambizioso programma di rilancio turistico incentrato sul rapporto tra la nostra epoca e il ‘600 Mattia Solari 
 
Barocco chiama, Anversa risponde
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Barocco può non essere il primo aggettivo che idealmente si associa ad Anversa. Eppure l’amministrazione comunale e il Ministero per il turismo fiammingo hanno varato un ambizioso e cospicuo programma di rilancio culturale e turistico che ruota attorno ai gioielli barocchi della città portuale belga, come la Chiesa di San Carlo Borromeo o la Cattedrale di Nostra Signora, ma soprattutto alla figura del suo più celebre pittore: Peter Paul Rubens. 
Anversa, seconda città per abitanti dopo la capitale, si allunga sull’ultimo tragitto del fiume Schelda prima di sfociare nel Mare del Nord. Celebre per il commercio dei diamanti e le intense attività portuali, ultimamente soprattutto per quelle illecite; come città vanta già una vivace vita culturale, e in occasione della rassegna "Anversa barocca, Rubens ispira” (https://www.visitantwerpen.be/en/barok/baroque) propone una rilettura dello stile barocco con un’ottica contemporanea attraverso un ricco calendario di eventi. La rassegna, con un generoso budget di oltre otto milioni di euro, offre iniziative che vanno dalle mostre d’arte ai concerti barocchi, al teatro, alla street art fino ai festival enogastronomici, che si susseguiranno fino a gennaio 2019. 
Pensato per enfatizzare e rilanciare la creatività e l’atmosfera culturale cittadina; il progetto prevede di utilizzare altri due giganti della pittura belga nei prossimi anni: Bruegel e Van Eyck, che saranno al centro di altrettante campagne di rilancio turistico. 
Quest’edizione, incentrata su Rubens, vede inaugurare otto mostre che movimenteranno circa 300 opere, alcune ad Anversa per la prima volta, distribuite nei vari musei cittadini come Rubens House, MAS, M HKA, Middelheim Museum, FOMU e Museo Plantin-Moretus. 

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Peter Paul Rubens, Marteldood H Andreas (in situ in Rubenshuis), Fundación Carlos de Amberes te Madrid, foto Ans Brys

Rubens, padrino e nume tutelare del festival, è celebrato come il pittore barocco che ha introdotto questo stile nei paesi fiamminghi; nella sua casa-museo ritorna per quest’occasione dopo 400 anni, la grande tela sul martirio di Sant’Andrea, custodita dal 1639 a Madrid e mai più spostata. Rinchiusa da ponteggi e sotto restauro, si presenta invece il portico del cortile in stile italiano che divide la casa dal giardino, unica testimonianza del Rubens architetto; su un monitor una ricostruzione in 3D permette di immaginarlo così come apparirà dopo il restauro. La mostra qui ospitata, "Ruben’s Return”, fino al 13 gennaio 2019, è l’occasione per ammirare, oltre alla grande tela sul martirio di Sant’Andrea, gli autoritratti eseguiti da tre maestri fiamminghi barocchi: Rubens, Van Dyck e Jordaens, oltre a opere di discepoli e artisti contemporanei di Rubens come Frans Floris, Daniel Seghers e Adam de Coster
Tuttavia la vera rivelazione si trova esposta al MAS, il Museum an der Stroom, il più grande spazio espositivo della città, inaugurato nel 2011 e dedicato principalmente alla storia di Anversa. Qui troviamo la mostra "Michaelina: Baroque’s Leading Lady”, fino al 2 settembre 2018, una collaborazione fra MAS e Rubens House alla riscoperta dell’opera di Michaelina Wautier, pittrice barocca che visse a Mons e a Bruxelles fra il 1604 e il 1689. La mostra, curata dalla storica dell’arte Katlijne Van der Stighelen e dal direttore della Rubens House Ben van Beneden, presenta la totalità della produzione pittorica riconducibile alla misconosciuta pittrice belga. Pochi sono, infatti, i documenti superstiti che ci parlano della sua vita e ancor meno certezza vi è sulle opere firmate di suo pugno. A oggi, si stimano in circa trenta i quadri della Wautiers. Tuttavia, spesso, si tratta di tele a quattro mani, realizzate assieme al fratello Charles Wautier, anch’egli pittore, col quale conviveva a Bruxelles. La mostra vuole enfatizzare la versatilità della mano di Michaelina, pittrice che spazia dai ritratti della nobiltà dell’epoca, ai dipinti mitologici alle nature morte agli oggetti quotidiani. La sua bravura e gli incredibili nudi che si possono ammirare nel Trionfo di Bacco (1655 ca.) sono alla base della sua riscoperta, racconta la curatrice van der Stighelen. L’attenzione verso la Wautier è dovuta, infatti, alla scoperta di questo grande dipinto durante le sue ricerche presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna, quando la curatrice notò questa grande tela mitologica di pregevole fattura per la precisione nei dettagli anatomici, elemento difficilmente riscontrabile in artiste donne a causa del divieto fatto loro di frequentare scuole artistiche. Dopo quasi tre decenni di ricerca il MAS presenta oggi una retrospettiva che cerca, pur ancora con alcuni dubbi, di presentare il variegato e ricco mondo di Michaelina, un’artista che impersonifica tutto ciò che era vietato alle donne del Seicento. 

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Gelatin, Arc de Triomphe, 2003/2017/2018 - courtesy the artist & Massimo De Carlo - photo Tom Cornille

Altra mostra imperdibile è "Sanguine/Bloedrood”, fino al 16 settembre, presso il M HKA, recentemente riaperto, e curata dal pittore anversano Luc Tuymans, che presenta la sua interpretazione dark e corporea del barocco. La mostra che sarà ospitata quest’inverno in una versione rivista e ampliata alla Fondazione Prada di Milano, presenta l’interpretazione di Tuymans del barocco, considerato come un’epoca irregolare, bizzarra, eccentrica e inaspettata. Tuymans ci restituisce una visione viscerale e dalle tinte fosche del barocco, primo stile globalizzato, con lavori che risuonano l’uno nell’altro, in modi talvolta molto sottili talaltri più evidenti, e che nelle sue intenzioni formano una lettura contemporanea dello stile barocco. Una mostra sanguigna come i rivoli di sangue che scorrono nel dipinto di Caravaggio La flagellazione di Cristo (1607-08), il cui supplizio risuona nel linciaggio rappresentato in Five Car Studs (1969-72) di Edward Kienholz, fra violenza, sopraffazione e lirica tragicità. In mostra un totale di 46 artisti, maestri del passato e del presente fra cui Van Dyck e Fontana, On Kawara e Zurbarán. "Sanguine/Bloedrood” è una miscela di capolavori del passato con opere contemporanee che rievocano un senso di violenza e di oscura premonizione. 

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Bertrand Lavier, Fountain, 2018 - courtesy the artist and Xavier Hufkens - photo Tom Cornille

Per una scampagnata, dopo aver controllato il meteo piuttosto imprevedibile dei cieli belgi, è suggerita una gita al Parco d’arte pubblica di Middelheim, ventisette ettari di verde costellate di opere all’aperto fra cui quelle di Henry Moore, Auguste Rodin, Luciano Fabro e Isa Genzken. Qui potrete visitare "Experience Traps” serie d’installazioni ambientali di 16 artisti che hanno rielaborato l’idea del giardino barocco come miscela di artificiale e naturale. I curatori, Pieter Boons e Sara Weyns, hanno portato le istallazioni ambientali di Roman Signer, Gelitin, William Forsythe, Bruce Nauman e Jeremy Deller fra gli altri, che riprendono gli stratagemmi barocchi come labirinti, giochi d’acqua, finte rovine, padiglioni e trompe-l’oeil, ideati per sorprendere e intrattenere gli ospiti nei giardini barocchi dell’aristocrazia del tempo, e li hanno tradotti in trappole per i sensi dei visitatori contemporanei.
Rubens quindi ispira ad Anversa una proposta ricca e sfaccettata, che cerca di attrarre diverse fasce di turismo con una strategia di marketing culturale che può farsi lungimirante volano economico, e di conseguenza anche culturale, per un intero macrosistema; sarà un successo fintantoché l’operazione non si costituirà solo come un rebranding urbano ma come una rilettura complessiva della città, delle sue potenzialità e della sua eredità storica. Ai posteri, ancora una volta, l’ardua sentenza.

Mattia Solari

 


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