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Relazioni e scatti

   
 Paesaggi della società e geografici, oltre al focus sulla “grande curiosità” verso il genere umano di Larry Fink. Ecco i “Legami” di Fotografia Europea a Reggio Emilia Leonardo Regano 
 
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Oltre 120 artisti coinvolti in un percorso che si divide in più di cinquecento tappe tra mostre, workshop, incontri ed eventi disseminati in città: sono questi i numeri ufficiali della XIV edizione di Fotografia Europea che fino al prossimo 9 giugno torna a fare della città di Reggio Emilia la capitale eletta per la fotografia d’autore, con significative propaggini sull’intero territorio regionale, coinvolgendo tutte le principali realtà che si dedicano alla fotografia come il CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, la Fondazione Modena Arti Visive, la Fondazione MAST a Bologna il MAR e l’Osservatorio Fotografico di Ravenna e il centro Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea di Rubiera (RE). Inaugurata con un mese d’anticipo rispetto alle edizioni precedenti, Fotografia Europea è quest’anno intitolata "Legami” e ha al centro delle sue riflessioni le relazioni umane ripercorse in tutte le loro sfumature da quelle affettive a quelle sociali e politiche, una tematica che Walter Guadagnini, direttore artistico del festival, dichiara liberamente ispirate dalla lettura del celebre romanzo Le relazioni pericolose di Chaderlos de Laclos e dal Contratto sociale di Henri Rousseau. Punto di partenza e cuore della manifestazione è sempre Palazzo Magnani che ospita una monografica del fotografo tedesco Horst P. Horst (1906-1999), autore di immagini di rara eleganza: 120 opere ne ripercorrono magistralmente la carriera nelle sue tappe essenziali, vissuta sul confine tra arte e pubblicità. La mostra, a cura di Guadagnini, ruota attorno allo scatto capolavoro di Horst, il celebre Mainbodher Corset, realizzato poco prima di lasciare Parigi all’alba del Secondo conflitto mondiale, alla volta di un più sicuro approdo nel Nuovo Continente. Di lì seguono le immagini ormai iconiche e piene di glamour – per tutte valga l’Odalisque - realizzate per i magazine di modana come Vogue e l’Haper’s Bazaar e i ritratti di amici, artisti e personaggi del jet-set internazionale realizzati tra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento. Da un grande maestro a un altro, a Palazzo da Mosto, Walter Guadagnini propone un’ampia antologica dedicata a Larry Fink (New York, 1941) dal titolo "Unbridled Curiosity” / "sfrenata curiosità” ovvero quella che ha da sempre mosso il fotografo americano nella sua indagine sull’uomo contemporaneo.  

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Jacopo Benassi, Untitled-8


Inimitabile nel suo modo di raccontare l’oggi, Larry Fink muove il suo obiettivo tra musei e palestre, tra strade e locali; si avvicina ai soggetti scelti mescolandosi ad essi, alle loro vite, rendendocene spettatori e partecipi con scatti di grande impatto estetico, che congelano attimi intimi e banali di tranche de vie di perfetti sconosciuti. «La mia vita è una cascata di rivelazioni empatiche. Una vita spesa cercando di costruire ponti tra le classi, le fatiche, i piaceri e le paure del dolore. Una vita trascorsa ad accumulare immagini che attestano un senso di meraviglia sensuale e sociale. Questo spettacolo è un viaggio sconnesso attraverso molte esperienze e sensazioni. È una testimonianza di curiosità sfrenata», citando le parole dello stesso Fink. Muovendosi da Palazzo Magnani verso Palazzo Da Mosto non si può poi perdere una visita nella suggestiva sede dei Chiostri di San Pietro, fresca di un felice restauro, dove è di scena il Giappone, Paese ospite di questa edizione 2019 di Fotografia Europea. 

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I wish I knew your name, Japan_Nagoya 2009_courtesy copyright Celada

Dovendo scegliere tra le tante mostre di questa ricca edizione, non possiamo esimerci dal segnalare uno degli appuntamenti immancabili per chi scrive, ovvero quello con la Giovane Fotografia Italiana anche quest’anno curata da Daniele De Luigi e Ilaria Campioli, allestita ai Chiostri di San Domenico. Ideato come un premio per under 35 promosso dal Comune di Reggio Emilia e dal GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani, questo progetto segna uno spaccato interessante sulla nuova creatività italiana giunto quest’anno alla sua settima edizione. Intitolato "Ropes/Corde” in relazione ai "Legami” di Fotografia Europea, il Premio è stato aggiudicato da Iacopo Pasqui (Firenze, 1984), con un progetto dal titolo N, uno spaccato lucido e disincantato ma non meno poetico sulla provincia italiana, sull’attesa e l’agonia della scelta tra l’andare e il restare che da sempre attanaglia generazioni di giovani uomini e donne alla soglia dell’età adulta. Una serie di domande esistenziali che ci ricordano dell’attimo esatto della nostra crescita, di quel lungo momento di consapevolezza verso le responsabilità che spaventa e blocca, congelato in un tempo dilatato come quello che Pasqui racconta nei video che accosta all’indagine fotografica. E se la Giuria – composta da Walter Guadagnini, Chiara Fabro (direttrice artistica del Festival Panoràmic di Barcellona) e da Carlo Sala (docente al Master in Photography dell’Università IUAV di Venezia) – ha indicato il giovane talento toscano come artista vincitore, il livello qualitativo resta in tutti gli altri partecipanti elevato, mostrando ognuno di loro una ricerca originale e meritoria d’attenzione. 

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Thomas Struth, Cappa chimica, Università di Edimburgo, 2010 © Thomas Struth

Emanuele Camerini (Roma, 1987) e Silvia Bigi (Ravenna, 1985) si confrontano sul tema della famiglia e del rapporto con l’immagine del padre quale fondamento della propria identità adulta; il primo con Notes for a Silent Man la indaga mescolando ricordi e atmosfere e come un archeologo, mettendo insieme pezzi e memorie per ricostruire se stesso attraverso flashback e suggestioni; la seconda in Cicatrici conduce una ricerca sull’incidente aereo che ha coinvolto il genitore, lasciando sul suo corpo tracce indelebili, divenute familiari per l’autrice. Ed è ancora la famiglia e il proprio luogo d’origine è al centro dell’indagine di Fabrizio Albertini (Cannobio, 1984) che presenta un progetto dal titolo Radici una ricerca che l’autore definisce come un flusso di coscienza, durata due anni e partita dalle piante del giardino di casa e allargata risalendo lungo la Val Cannobia, seguendo le tracce dei luoghi vissuti dai nonni e dalla madre; Luca Marianaccio (Agnone, 1986) con 404 Not Found allarga la visione a un’indagine sociale, al rapporto con la tecnologia e al ritorno al singolo, agli incontri mancati e a una società sempre meno legata; Marta Giaccone (Milano, 1988) cita Elsa Morante e si concentra su Procida e sui suoi adolescenti in un progetto in cui descrive tumulti e desideri, racconta questo loro legame con la propria terra, vissuto come determinante nella propria identità; infine Jacopo Valentini (Modena, 1990) con Vis Montium si interroga sul rapporto con il territorio e il paesaggio d’origine, prendendo ad esempio il massiccio della Pietra Bismantova, sulla collina reggiana, per assumerlo per analogia a simbolo universale di come un singolo luogo possa legare a sé diversi significati e immaginari visivi.   

Leonardo Regano
 


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