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Cosa vedeva Phara? Il progetto di Giulio Squillacciotti all’Archivio Van den Broeck di Milano

   
   
 
Cosa vedeva Phara? Il progetto di Giulio Squillacciotti all’Archivio Van den Broeck di Milano
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Com’è possibile apprendere i dettagli della vita e del carattere di una persona mai conosciuta? Forse entrando in contatto con ciò che di essa rimane nelle parole degli amici di lunga data, attraversando i suoi luoghi originari, provando a respirare quelle atmosfere, a vedere da vicino quei contesti che contribuirono a formarne l’identità. È stato questo il metodo seguito da Giulio Squillacciotti che, per raccontare la storia di Pharaildis Van den Broeck, ha ripercorso le strade di Anversa insieme a P. B. Van Rossem, amico dell’artista e fashion designer nata a Opwijk nel 1952 e scomparsa a Milano nel 2014, diplomata presso il Dipartimento Moda della Royal Academy of Fine Arts di Anversa e collaboratrice, fin dal 1978, di Versace. Ne è scaturito Vrijdag, Antwerpern (Venerdì, Anversa), progetto video in esposizione all’Archivio Atelier Pharaildis Van den Broeck di Milano fino al 21 luglio. 
L’archivio ha sede nel suo atelier in Via Marco Antonio Bragadino, dove Van den Broeck ha lavorato dal 2008 al 2014. Dal 2015 a oggi, con il supporto di Michele Sagramoso, marito dell'artista, e con la curatela di Barbara Garatti, ogni opera è stata inventariata, catalogata e digitalizzata seguendo rigorosi criteri archivistici e nell’ultimo anno, sono stati presentati diversi progetti incentrati non solo sull’opera dell’artista belga ma anche sulla grande storia della moda e del costume. A inaugurare la Project Room è stato Alessandro Roma, che è partito dai libri posseduti da Van den Broeck che, dal 1994, dopo aver collaborato con maison quali Missoni e Trussardi, smise di lavorare nel campo della moda per dedicarsi alla pittura, sebbene i confini tra i due ambiti possano apparire sfumati. Dal 1994 al maggio 2014 ha realizzato più di duemila opere e altrettanti disegni e schizzi. 
Per Vrijdag, Antwerpern, la ricerca di Squillacciotti si è concentrata sugli esordi creativi di Phara, creando un ponte simbolico tra Milano, luogo d’adozione dell’artista belga, e Anversa, città in cui si formò. «Come fare a tradurre una giornata con qualcuno che non si conosce, ma con cui ci si trova immediatamente e con cui si deve fare qualcosa per parlare di qualcun’altro che non c’è più?», si è chiesto Squillacciotti, si è chiesto l’artista e regista nato a Roma nel 1982, perseguendo l’intento è di raccontare lo spazio e il tempo in cui una identità creativa doveva prender forma. 
Contestualmente, sono esposti e disponibili alla consultazione alcuni materiali d’archivio riferibili a due momenti cruciali in cui Phara è stata ad Anversa. Su un primo tavolo sono presenti due faldoni sulle ricerche sul costume condotte durante gli anni di formazione alla Royal Academy of Fine Art e una copia del progetto Afrika, prima collezione realizzata da Phara e presentata lo stesso anno all’African Pavilion della città belga. Il secondo tavolo invece raccoglie materiali d’archivo che riguardano l’installazione Sine Tempo, Alfa Omega Tempo, realizzata nel 1993 per l’ingresso dell’Accademia, in cui aveva studiato anni prima, nell’ambito delle celebrazioni per Anversa Città Europea della Cultura.

In alto: ph. Jacopo Menzani
 


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