15 gennaio 2026

Le mostre da non perdere a gennaio in tutta Italia

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L’appuntamento mensile dedicato alle mostre e ai progetti espositivi più interessanti di prossima apertura, in tutta Italia: ecco la nostra selezione per il mese di gennaio

Giovanni Gastel, Effetto Magico, Elle Italia, 1995

I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer, Museo Ettore Fico, Torino

I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer. Courtesy Museo Ettore Fico, Torino

Dal 15 gennaio al 15 marzo, il Museo Ettore Fico ospita la mostra I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer, ideata, organizzata e realizzata dall’Associazione Enrico Berlinguer, per la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale della sinistra italiana, Fondazione Duemila, centro studi e ricerca sulla cultura, la formazione, l’innovazione politica e amministrativa, centro studi e ricerche Renato Zangheri. Nella ricorrenza del centenario dalla sua nascita, e a 40 anni dalla morte, la mostra – articolata in cinque principali sezioni, vuole contribuire a ravvivare il lascito politico di Enrico Berlinguer ripercorrendone la biografia attraverso materiali originali audiovisivi, sonori, fotografici e documenti d’archivio.

Metafisica/Metafisiche, Palazzo Reale – Museo del Novecento – Gallerie d’Italia, Milano

Giorgio de Chirico, Le Muse Inquietanti, 1917-18

Una mostra, tre capitoli espositivi, tre musei milanesi. Metafisica/Metafisiche, a cura di Vincenzo Trione, mette in dialogo i maestri della Metafisica con gli “eredi” internazionali e con gli “allievi” del XX e XXI secolo. A Palazzo Reale vengono presentate circa 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design oltre a plastici e modelli architettonici, illustrazioni, fumetti, riviste, video, vinili con prestiti nazionali e internazionali provenienti da più di 150 istituzioni tra pubbliche e private, gallerie, archivi e prestigiose collezioni private. Dai protagonisti del gruppo storico nato a Ferrara nel 1917 – Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi –, agli artisti che, in Europa e in America, hanno assorbito atmosfere e soluzioni del movimento, fino agli echi contemporanei con lavori di diversi autori che si sono ispirati alla poetica Metafisica nel campo dell’arte ma anche della fotografia, dell’architettura, del cinema, del teatro, del design, della moda, della letteratura, del graphic novel e della musica. Al Museo del Novecento la mostra Milano Metafisica, dedicata al rapporto tra la Metafisica e Milano, presenta una selezione di 50 opere tra disegni, maquette, abiti, materiali d’archivio e fotografie, testimonia l’attività di de Chirico, Savinio e Carrà in città e la loro collaborazione con alcune delle più importanti istituzioni artistiche e culturali milanesi, insieme a dieci disegni di Mimmo Paladino realizzati in omaggio al romanzo “Ascolto il tuo cuore, città” di Alberto Savinio. Il percorso che prende avvio il 28 gennaio 2026 nelle sale di Palazzo Reale, tocca, oltre al Museo del Novecento, Gallerie d’Italia, e termina a Palazzo Citterio.

Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio, Palazzo Reale, Milano

Robert Mappletorphe, Thomas, 1987. Credits Robert Mappletorphe, Foundation

Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e anticonformiste del fotografo statunitense, tra i più originali, raffinati e controversi artisti del XX secolo. Allestita nelle sale di Palazzo Reale e in programma dal 29 gennaio al 17 maggio, la mostra rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026. Curata da Denis Curti, è il secondo atto di una più ampia trilogia, che ha avuto inizio a Venezia ne Le Stanze della Fotografia e proseguirà poi a Roma. Ogni evento esplora un percorso di studio e ricerca volto ad approfondire un differente aspetto della figura di Mapplethorpe. A Milano il curatore accompagna il pubblico in un viaggio nella ricerca estetica del fotografo, tra i suoi nudi sensuali che si distinguono per la perfezione formale, una mimesi greca olimpica, in cui risaltano muscolatura e tensione fisica.

Mona Hatoum, Over, under and in between, Fondazione Prada, Milano

Mona Hatoum, Map (2015). Centre Pompidou, Paris, 2015. Foto Florian Kleinefenn © Mona Hatoum. Courtesy Galerie Chantal Crousel, Paris

Dal 29 gennaio al 9 novembre Fondazione Prada ospita Over, under and in between, il progetto site specific concepito per lo spazio da Mona Hatoum che invita a riflettere sull’instabilità dei nostri tempi e sulla precarietà dell’esistenza. Le tre installazioni che compongono la mostra esplorano alcuni elementi identitari del vocabolario artistico di Hatoum: la ragnatela, la mappa e la griglia. La loro presenza riattiva lo spazio dell’edificio Cisterna – che un tempo ospitava i silos e i serbatoi della ex distilleria di alcolici situata nel complesso della Fondazione Prada. I tre lavori, indipendenti l’uno dall’altro, rappresentano i concetti di instabilità, pericolo e fragilità creando un dialogo con lo spazio e, in particolare, con l’esperienza fisica del visitatore.

Giovanni Gastel,  Palazzo Citterio, Milano

Giovanni Gastel, Cover Donna, 1992

Dal 30 gennaio al 26 luglio, Palazzo Citterio a Milano rende omaggio a Giovanni Gastel, uno dei maestri della fotografia contemporanea, e alla sua parabola artistica. La mostra, curata da Uberto Frigerio, realizzata da La Grande Brera con l’Archivio Giovanni Gastel, in collaborazione con l’Agenzia Guardans-Cambó, si presenta come un viaggio emotivo e immersivo che consente di rivedere la sua intera carriera da una nuova prospettiva, non cronologica ma tematica, poetica e profondamente personale. l percorso espositivo, allestito da Gianni Fiore, si sviluppa all’interno di Palazzo Citterio attraverso oltre 250 immagini – di cui 140 inedite 30 scatti iconici, 10 in grande formato, polaroid, i Fondi oro – dalle prime copertine di moda del 1977 agli still life più innovativi, dalle campagne che hanno segnato la storia della moda fino ai ritratti di figure iconiche del nostro tempo, a cui si aggiungono oggetti personali e strumenti di lavoro.

Meraviglie del Grand Tour, Museo Poldi Pezzoli,  Milano

Giovanni Paolo Panini, Roma Antica, 1757, olio su tela. Courtesy Metropolitan Museum of Art, New York

In occasione delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, il Museo Poldi Pezzoli presenta Meraviglie del Grand Tour, una mostra realizzata con il Metropolitan Museum of Art di New York, costruita attorno al capolavoro Roma Antica (1757) di Giovanni Paolo Panini, una spettacolare veduta immaginaria delle rovine di Roma, in dialogo con le collezioni del museo e con nuove importanti acquisizioni. Curata da Lavinia Galli e Xavier F. Salomon, la mostra in programma dal 30 gennaio al 4 maggio è pensata come un vero e proprio tour che partirà dal dipinto in prestito e si svilupperà nelle sale comprendendo alcune preziose opere del Poldi Pezzoli, ripercorrendo la pratica in voga a partire dalla fine del XVI secolo, che introdusse inglesi, tedeschi, scandinavi e anche americani all’arte e alla cultura di Francia e Italia per i successivi 300 anni. La mostra culmina nella sorprendente opera video Tutti gli DÈI a cura del pluripremiato cineasta Ferzan Ozpetek che, grazie alla sua cifra artistica, offre al pubblico un Grand tour nel tempo con il potente linguaggio della cinematografia.

Debora Hirsch, Vanishing Trees, Palazzo Citterio, Milano

Debora Hirsch, Vanishing Trees

Fino al 15 aprile, sul grande ledwall al piano terra di Palazzo Citterio a Milano, Debora Hirsch presenta Vanishing Trees, una installazione site-specific, a cura di Clelia Patella che reinterpreta, attraverso tecnologie generative, le immagini di tre alberi che sono in via di estinzione in natura – Ginkgo bilobaPterocarya fraxinifolia e Torreya taxifolia -, custoditi dall’Orto Botanico di Brera e classificati dalla IUCN, trasformandoli in presenze vive, testimoni di un mondo che resiste al tempo e all’oblio. Il progetto, di Palazzo Citterio e MNAD – Museo nazionale dell’Arte digitale, si avvalese della collaborazione con l’Orto Botanico di Brera dell’Università degli Studi di Milano e del supporto scientifico del New York Botanical Garden, che intreccia arte digitale, scienza e memoria.

IL BIANCO E NERO, THE POOL NYC in Palazzo Fagnani Ronzoni, Milano

Franco Vaccari, Le Tracce #5, 1964 – II Capitolo

THE POOL NYC in Palazzo Fagnani Ronzoni a Milano presenta il secondo capitolo del format I tempi dello sguardo. 90 anni di fotografia italiana in due atti, che ripercorre la storia della fotografia italiana, dal Futurismo alla grande stagione del Neorealismo, dalle ricerche concettuali all’esperienza fondamentale di Viaggio in Italia ideata da Luigi Ghirri. Il titolo del progetto allude alla capacità degli artisti di segnare con il loro sguardo un’epoca, “un tempo” della nostra storia, e insieme invita a ritrovare il tempo – fuori dagli eccessi della produzione visiva di oggi – per riscoprire gli straordinari talenti che hanno reso unica, anche a livello internazionale, la fotografia italiana. Dopo l’appuntamento dedicato a quei maestri che hanno avuto nell’uso del colore una delle loro cifre più caratteristiche, la nuova mostra in programma dal 15 gennaio al 28 febbraio propone le opere di autori che si sono distinti nell’utilizzo del bianco e nero.

TOSHIMITSU IMAÏ. Un grande samurai dell’arte e della vita, Fondazione Mudima, Milano

Toshimitsu Imaï, Senza titolo, 2001

Dal 16 gennaio al 13 febbraio, Fondazione Mudima rende omaggio all’importante artista giapponese Toshimitsu Imaï, riproponendo una parte del lavoro già esposto a Palazzo delle Stelline nel 2001 con Imaï. La guerra e la pace, più una parte di calligrafie realizzate nel 1993 in Fondazione e mai esposte. Curata da Gino Di Maggio, Nino Sottile Zumbo, Dominique Stella, la mostra presenta una serie di sei tele di grandi dimensioni realizzate negli anni 1997-1998 e dedicate agli orrori della guerra, argomento che non perde mai di attualità, insieme a una serie di quattro calligrafie, tre delle quali realizzate dall’artista a Milano nel 1993 e, la quarta invece eseguita nel 2001 e documentata dalla serie di fotografie di Fabrizio Garghetti anch’esse in mostra. Completa il percorso il video-documento realizzato da Studio Azzurro nel 1993. 

Urrà la neve! Armando Testa e lo sport, Museo del Novecento, Milano

Armando Testa, Grand Prix della pubblicità, 1974-1990. Courtesy Gemma De Angelis Testa e TestaperTesta. Crediti Testa per Testa

In occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina, il Museo del Novecento di Milano, in collaborazione con Testa per Testa, presenta dal 22 gennaio Urrà la neve! Armando Testa e lo sport, una mostra focus dedicata alla produzione grafica sul tema sportivo del maestro indiscusso della comunicazione visiva italiana. La mostra, a cura di Gemma De Angelis Testa e Gianfranco Maraniello, propone una selezione di opere che attraversano oltre trent’anni di attività dell’artista, restituendo la ricchezza e la varietà di un percorso in cui lo sport diventa terreno privilegiato di sperimentazione visiva. Sette manifesti e un contributo audiovisivo raccontano l’evoluzione del linguaggio di Armando Testa, capace di tradurre gesto, velocità e movimento in immagini di straordinaria efficacia comunicativa

Linda Carrara, Passeggiata (verso sud), Platea Palazzo Galeano, Lodi

Linda Carrara, Passeggiata (verso sud), 2025, acrilico su tela, trittico 65 x 45 cm ognuna

Platea | Palazzo Galeano presenta Passeggiata (verso sud), mostra personale dell’artista Linda Carrara, a cura di Gaspare Luigi Marcone, in programma dal 17 gennaio al 12 marzo, con cui si apre la programmazione espositiva promossa dall’associazione lodigiana per il 2026. I lavori realizzati da Linda Carrara per Platea | Palazzo Galeano sono il distillato della sua prassi operativa che ha preso corpo nel corso di alcuni mesi del 2025 concretizzandosi nel trittico ad acrilico su tela Passeggiata (verso sud). Cresciuta sulle rive dell’Adda, Linda Carrara ha compiuto varie perlustrazioni e analisi dei territori bagnati dal fiume, protagonista di una secolare storia – culturale, economica, ambientale – dell’attuale territorio lombardo. L’artista ha percorso più volte – non solo idealmente – il tragitto tra uno dei suoi studi a Villa d’Adda e Lodi, città sede dell’esposizione.

Liberty. L’arte dell’Italia moderna, Palazzo Martinengo, Brescia

Vittorio Matteo Corcos, Ritratto di Lia Goldman, 1910 circa. Collezione privata

Palazzo Martinengo dedica al Liberti un’ampia retrospettiva che porta il visitatore  a immergersi nei temi e nelle atmosfere di un’epoca di profondi cambiamenti, tanto nell’arte quanto nella società. Diffusasi tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, il Liberty è una tendenza stilistica che ha influenzato diversi ambiti creativi e produttivi: pittura, scultura, architettura, grafica, moda, fotografia, arti applicate e perfino il nascente mondo del cinema. L’esposizione, curata da Manuel Carrera, Davide Dotti, Anna Villari, organizzata dall’Associazione Amici di Palazzo Martinengo, col patrocinio della Provincia di Brescia, del Comune di Brescia e della Fondazione Provincia di Brescia Eventi, presenta una selezione oltre 100 capolavori tra dipinti di Vittorio Matteo Corcos, Gaetano Previati, Plinio Nomellini, Ettore Tito, Amedeo Bocchi, Cesare Tallone, sculture di Edoardo Rubino, Leonardo Bistolfi e Liberto Andreotti, affiches di Giovanni Battista Carpanetto, Leonardo Dudovich, Leopoldo Metlicovitz, ceramiche di Galileo Chini, fotografie d’epoca e spezzoni cinematografici.

Antonio Scaccabarozzi. Diafanés, Museo Fortuny, Venezia

Antonio Scaccabarozzi. Diafanés, Museo Fortuny

Dal 28 gennaio al 6 aprile il Museo Fortuny presenta Antonio Scaccabarozzi. Diafanés, mostra che propone un intervento site-specific che mette in dialogo la ricerca pittorica analitica e concettuale di Scaccabarozzi con l’eredità di Mariano Fortuny, attraverso il tema della trasparenza come principio percettivo e conoscitivo. Le opere, spesso realizzate su polietilene e pensate come membrane diafane nello spazio, trasformano la pittura in esperienza fisica e sensoriale, coinvolgendo architettura e visitatore. Il progetto restituisce in modo inedito il legame dell’artista con Venezia e afferma il museo come luogo di sperimentazione tra memoria storica e contemporaneità.

Nasce la Galleria Marta, sede dell’Archivio Alfonso Leoni, MIC, Faenza

Veduta della mostra di Alfonso Leoni, 2020, MIC, Faenza

Il 25 gennaio il MIC a Faenza inaugura la Galleria Marta, sede dell’Archivio Alfonso Leoni, assoluto protagonista dell’arte contemporanea, genio talentuoso e ribelle, a cui il museo, nel 2020, nel quarantesimo anno della sua scomparsa, dedicò un’ampia mostra, un lungo lavoro di ricerca, che raccolse per la prima volta in una antologica tutto il lavoro dell’artista, con l’obbiettivo di analizzare la ricca e intensa produzione dedita non solo alla ceramica ma anche ai diversi linguaggi della contemporaneità (pittura, grafica, design, scultura). A distanza di cinque anni viene inaugurata la “Galleria Marta” sede espositiva permanente dell’Archivio Alfonso Leoni che vuole essere il luogo di riferimento dell’Archivio Leoni che fu fondato da Marta, la moglie di Leoni scomparsa nel gennaio del 2021 e attualmente curato da Giancarlo Paggi e il figlio Stefano.

Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura, MIC, Faenza 

Amore e Psiche, Manifattura Ginori, Doccia, porcellana, 1750 ca., particolare, MIC Faenza

Dal 31 gennaio al 2 giugno il MIC Faenza, in collaborazione con la Fondazione Museo Ginori, ospita Alchimia Ginori 1737-1896. Arte e tecnica in manifattura, mostra che rilegge due secoli di storia della manifattura di Doccia, proponendo una narrazione inedita dell’evoluzione della ceramica nel XVIII e XIX secolo. Attraverso un’ampia selezione di opere e manufatti provenienti dalle collezioni del Museo Ginori e del MIC Faenza, l’esposizione curata da Oliva Rucellai e Rita Balleri, mette in scena la dialettica tra creatività e limiti imposti dalla materia, tra ricerca estetica e progresso scientifico, tra tradizione e mutevolezza del gusto della committenza.

Federico Branchetti e Fabio Iemmi. Opus in fieri, Palazzo da Mosto, Reggio Emilia

Fabio Iemmi, Metacantieri, 2025

Le sale quattrocentesche al piano terra di Palazzo da Mosto ospitano, dal 17 gennaio all’8 febbraio 2026, la bi-personale degli artisti Federico Branchetti e Fabio Iemmi dal titolo Opus in fieri, promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani e curata da Greta Martina. La mostra propone una riflessione sulla potenzialità della materia e sul momento che precede il compimento del gesto artistico. Il progetto Liminale di Federico Branchetti, allestito nelle prime due sale, presenta opere inedite realizzate appositamente per l’occasione, tra cui la grande scultura in argilla cruda L’Uomo del Fiume II e una serie di disegni nati durante viaggi in treno e in auto. Nelle ultime due sale trova spazio Metacantieri – Vibrazioni sonore della materia di Fabio Iemmi, con opere materiche a parete e l’installazione Codici, lavori tessili realizzati con tecniche e materiali che richiamano la “pelle” dell’architettura.

Nataly Maier. Immagini nello spazio, Fondazione Sabe, Ravenna 

Nataly Maier, Arancio, Limone, 1992. Foto, ferro, gesso

La Fondazione Sabe per l’arte presenta Immagini nello spazio, mostra personale di Nataly Maier, a cura di Cristina Casero,  realizzata con il patrocinio del Comune di Ravenna e del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna – Campus di Ravenna e in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna e in programma dal 24 gennaio al 12 aprile. Sin dalla fine degli anni Ottanta del Novecento, Nataly Maier ha sperimentato una forma espressiva molto originale, quella della fotoscultura, una soluzione efficace per mettere a confronto l’immagine fotografica con la “forma” del suo soggetto.  Il titolo della mostra intende sottolineare il particolare rapporto tra le due e le tre dimensioni sperimentato dall’artista lungo tutto il suo percorso: superare la bidimensionalità dell’immagine fotografica restituendole un’estensione fisica che coincida con l’oggetto stesso della fotografia.

Alessandro Moreschini, L’ornamento non è più un delitto, Museo Civico Medievale, Bologna

Alessandro Moreschini, L’ornamento non è più un delitto, Bologna

Inaugura il 17 gennaio e prosegue fino al 22 marzo L’ornamento non è più un delitto, mostra personale di Alessandro Moreschini a cura di Raffaele Quattrone, che il  Museo Civico Medievale di Bologna ospita nell’ambito di ART CITY Bologna 2026. Il titolo riprende una celebre affermazione di Renato Barilli, che diventa chiave di lettura di un progetto espositivo incentrato sulla rilettura dell’ornamento come gesto etico, pratica di attenzione e forma di responsabilità verso il mondo. Il percorso espositivo – articolato in diversi ambienti del museo – accoglie interventi concepiti come presenze integrative, non invasive: opere che crescono come un’edera visiva sulle architetture e sugli oggetti del passato, stabilendo legami inattesi. L’artista non impone un nuovo museo: ne rivela uno interno, emotivo, fatto di sussurri decorativi, di brividi luminosi, di dettagli che invitano a rallentare, a guardare con attenzione, a riscoprire il tempo dell’osservazione.

Sergia Avveduti, Ombra Custode, Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini, Bologna

Sergia Avveduti, Castello Di Carte

Il Museo Davia Bargellini ospita dal 15 gennaio all’1 marzo Ombra Custode, mostra personale di Sergia Avveduti. Le opere esposte, molte delle quali inedite, includono sculture, installazioni, stampe digitali fotografiche e su seta. Punteggiando lo spazio e le collezioni con le sue opere, l’artista rievoca queste anonime pittrici dell’ago, mettendo in luce il legame tra protezione, formazione e creatività artigianale nel contesto bolognese, e restituisce dignità e memoria a queste donne a partire da quel concetto di cura che ha attraversato il tempo, permettendo oggi al pubblico di visitare la raccolta Davia Bargellini.

Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965, MAMbo

Mattia Moreni, Il Giardino delle Mimose, 1954

Dal 30 gennaio al 31 maggio il MAMbo ospita Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965, mostra con cui il museo rievoca la grande esposizione del 1965 organizzata allora alla Galleria d’Arte Moderna, che segnò la prima personale dell’artista in un’istituzione pubblica. La mostra offre una lettura aggiornata di quel momento decisivo, mettendo in dialogo la visione di Arcangeli con nuove prospettive sul lavoro di Moreni. La mostra si inserisce nel più grande progetto Mattia Moreni. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione” – il più esteso mai dedicato all’artista – che ha già preso pieno slancio tra la Romagna e Bologna, rivelando al pubblico la forza e l’attualità di una delle voci più originali e irrequiete dell’arte italiana del secondo dopoguerra. Promosso da “Associazione Mattia”, curato da Claudio Spadoni il percorso attraversa quarant’anni di ricerca affrontati con un linguaggio in continua mutazione, sempre refrattario a etichette e appartenenze.

Michael E. Smith, CC, Palazzo Bentivoglio, Bologna

ph. Michael E. Smith

Dal 30 gennaio al 26 aprile Palazzo Bentivoglio ospita CC, una mostra personale di Michael E. Smith, uno degli artisti americani più radicali e influenti della sua generazione. La mostra, a cura di Simone Menegoi e Tommaso Pasquali, aprirà negli spazi sotterranei del palazzo che Smith trasformerà in un ambiente essenziale e carico di tensione percettiva. Da oltre vent’anni la pratica di Smith ridefinisce i confini della scultura e dell’installazione, muovendosi tra minimalismo e residuo, tra assenza e presenza. Le sue opere, realizzate con materiali trovati, scarti industriali e oggetti di recupero, danno vita a installazioni di forte impatto emotivo, in cui elementi che rimandano al quotidiano appaiono insieme fragili e minacciosi.

Etel Adnan e Giorgio Morandi. Vibrazioni, Museo Morandi, Bologna 

Etel Adnan. Ph. Ela Bialkowska, OKNO Studio

Tanto Giorgio Morandi quanto Etel Adnan hanno dedicato la loro ricerca artistica a pochi temi essenziali, esplorati attraverso la vibrazione del colore. Entrambi, influenzati da Paul Cézanne, concepiscono la pittura non come mera rappresentazione, ma come esperienza visiva capace di raccontare la realtà attraverso luce, tonalità e tempo. Tra Bologna e Grizzana, Morandi distilla forme e atmosfere in nature morte e paesaggi sospesi, dove la modulazione cromatica restituisce silenzio, pulviscolo e durata dello sguardo. Tra Beirut e la California, Adnan trasforma montagne, orizzonti e soli in campiture intense e bidimensionali, in cui il colore diventa presenza, luce in movimento e relazione con i luoghi. La mostra, curata da Daniel Blanga Gubbay, e in programma dal 21 gennaio al 3 maggio, mette in dialogo due percorsi autonomi che trovano una stessa convinzione: guardare profondamente significa pensare.

Giosetta Fioroni. Il futuro è uscito dal passato, Galleria d’arte maggiore, Bologna

Giosetta FIoroni, Bambino solo, 1967, matita e smalto alluminio su carta, cm. 70 x 100 Courtesy Galleria d’Arte Maggiore g.a.m. | Bologna – Paris – Venezia

La Galleria d’Arte Maggiore dal 29 gennaio al 15 marzo ospita Il futuro è uscito dal passato, mostra dedicata alla ricerca di Giosetta Fioroni, figura centrale dell’arte italiana del dopo guerra e protagonista riconosciuta della scena internazionale. Il titolo dell’esposizione riprende una celebre affermazione tratta dall’intervista all’artista di Hans-Ulrich Obrist e chiarisce l’orizzonte entro cui si colloca il lavoro dell’artista: un dialogo costante con la storia dell’arte, con la letteratura e con la memoria, intesa come spazio attivo di rielaborazione del vissuto e dell’immaginario. La sua ricerca si distingue inoltre per la capacità di esercitare un’influenza profonda e duratura sulle pratiche e sulle poetiche di numerosi artisti contemporanei. Fioroni ha costruito nel tempo un linguaggio visivo lucido e radicale, attraversando pittura, disegno, performance, video, teatro, ceramica e moda con una libertà insieme formale e concettuale. La mostra ripercorre questa traiettoria a partire dal periodo immediatamente successivo al soggiorno parigino, quando, ospite nello studio di Tristan Tzara, entra in contatto con il vivace contesto internazionale che ruotava attorno alla capitale francese nei primi anni ’60.

Maurizio Cannavacciuolo, Promenade, GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma

Maurizio Cannavacciuolo, Excelsior, 2018. Olio su tela, 200x300cm

La GNAMC – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, accoglie Promenade la personale di Maurizio Cannavacciuolo (Napoli 1954), che si inserisce nella scia delle esposizioni legate alle donazioni d’artista. La mostra, in programma dal 19 gennaio all’1 marzo, è curata da Marco Tonelli con Angelo Bucarelli e organizzata con il supporto della Galleria Giampaolo Abbondio (Milano/Todi) e di Open Capital. L’artista presenta al pubblico un’installazione composta da 4 grandi oli su tela in bianco e nero, davanti a quali si trovano altrettanti vasi dipinti in ceramica, tutti realizzati tra il 2018 e il 2022.

Affrettati lentamente. Conversation piece XI, Fondazione Memmo, Roma

Paul Maheke, ph. Daniele Molajoli

Affrettati Lentamente, l’undicesimo capitolo di Conversation Piece – ciclo di mostre con cadenza annuale a cura di Marcello Smarrelli, nato con l’intento di restituire una panoramica degli artisti italiani e stranieri che scelgono Roma come luogo di residenza e di ricerca – è in programma dal 14 gennaio al 12 aprile. Agli artisti invitati – Alicja KwadePaul MahekeEnrique RamírezPrem Sahib e Henry Taylor il curatore ha posto alcuni quesiti di interesse universale come filo conduttore della mostra: esiste un tempo interno alle opere d’arte? Come si percepisce, come si misura e quale valore assume, reale o simbolico, nel processo creativo?

Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva, Musei Capitolini – Pinacoteca Capitolina, Roma

Guido Reni, Silvio, Dorinda e Linco, 1640-1642

In programma fino al 12 nelle sale di Pinacoteca Capitolina, Il non finito: fra poetica e tecnica esecutiva, è curata Costanza Barbieri e Claudio Seccaroni, la mostra scaturisce dalle indagini di diagnostica non invasiva effettuate su alcuni dipinti incompiuti della Pinacoteca Capitolina, con l’obiettivo di metterne a fuoco il processo creativo. L’esposizione potenzia la fruizione di un gruppo di opere già presenti in Pinacoteca, cui si aggiunge un prestito esterno, e offre al visitatore una nuova prospettiva e una nuova narrazione dell’arte, supportata da dispositivi digitali sulle fasi di realizzazione delle opere e modelli in 3D. Il non finito, come categoria estetica, attraversa l’intera storia dell’arte fin dalla classicità: Plinio il Vecchio ricorda come l’incompiuta Venere di Cos di Apelle fosse superiore per espressione e intensità a molte opere ben rifinite, e come nessuno degli allievi osasse intervenire per completarla. Una suggestione e un modus operandi recuperati da Leonardo, Michelangelo, Tiziano, Guido Reni, che implicano la partecipazione dell’osservatore e giungono fino all’arte contemporanea passando per gli impressionisti.

ZANABAZAR alla Galleria Borghese: dalla Mongolia al Barocco Globale, Galleria Borghese, Roma

Zanazabar

Dal 20 gennaio al 22 febbraio la Galleria Borghese accoglie, in collaborazione con il Museo d’Arte Orientale di Torino, due straordinarie opere dell’artista mongolo Zanabazar, proponendo una relazione inedita tra Oriente e Occidente nel segno del “barocco globale”. Il progetto, che non ha precedenti, esplora la complessità delle relazioni tra figure e manufatti apparentemente lontanissimi per contesto storico, geografico e tecnico, ma sorprendentemente affini nello spirito creativo e nella capacità di incidere sul futuro delle arti in questi due remoti quadranti del mondo.

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