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Non solo ART SG: 5 gallerie da visitare questo weekend a Singapore
Arte contemporanea
In programma dal 23 al 25 gennaio presso il Marina Bay Sands Expo and Convention Centre, nel cuore del distretto finanziario di Singapore, ART SG è la principale fiera internazionale di arte contemporanea del Sud-est asiatico. Lanciata nel 2023, la fiera presenta una selezione d’eccellenza di gallerie internazionali e regionali, affiancata da un programma curato di installazioni su larga scala, cinema sperimentale e performance. ART SG aiuta le gallerie ad ampliare e rafforzare le proprie reti, lasciando un impatto significativo nella città di Singapore e nella regione. In questo panorama articolato, ecco una selezione di mostre in galleria da visitare fuori dagli stand di ART SG, nel pieno della art week.
Metamorphosis da Cuturi Gallery
Metamorphosis, curata dal curatore indipendente e storico dell’arte Syed Muhammad Hafiz, riunisce opere di Anniketyni Madian (1986, Malesia), Meta Enjelita (1994, Indonesia) e Khairulddin Wahab (1990, Singapore), in dialogo con il compianto modernista del batik singaporiano Jaafar Latiff (1937–2007). Attraverso nuove risposte alle idee e alle sperimentazioni materiali di Latiff, Metamorphosis esplora l’eredità come qualcosa di inquieto e in continua evoluzione, mettendo in luce pratiche contemporanee nell’Arcipelago Malese, dove arte, artigianato e tradizione vengono costantemente reinventati. Jaafar Latiff si affermò come artista astratto noto per la sua innovazione nel medium del batik e, centrale nella mostra, è il suo impegno costante nel superare i limiti convenzionali del batik. I suoi contributi lo collocano come figura chiave nella storia dell’arte post-indipendenza di Singapore. In risposta a questa eredità, gli artisti invitati si confrontano con la sua innovazione attraverso trasformazioni materiali e concettuali. Anniketyni Madian, nota per le sue sculture astratte, attinge al folklore Iban e alla memoria culturale del Sarawak, incorporando narrazioni personali e ancestrali in forme universali. Meta Enjelita esplora le interconnessioni tra materialità, strutture ecologiche e sociali; le sue più recenti installazioni tessili integrano calligrafia Jawi stilizzata ispirata alla serie Unspoken Dialogue di Latiff, combinando tecniche tradizionali di batik e tintura a ruggine in un linguaggio contemporaneo. Khairulddin Wahab indaga storie post-coloniali, geografie culturali e narrazioni ambientali; dopo una residenza a Lohjinawi, Yogyakarta, ha adottato tecniche ispirate al batik per le sue nuove opere, come commento al commercio coloniale di spezie e noce moscata.

Mosaic SG da LOY Contemporary Art Gallery
LOY Contemporary Art Gallery presenta Mosaic SG, una mostra che riunisce una nuova generazione di artisti italiani per il loro debutto in Asia: Ariele Bacchetti, Bruno Fantelli e Nina Ćeranić. Mosaic SG incarna l’idea di unità attraverso la diversità: ogni artista contribuisce con una prospettiva unica che, insieme, forma un insieme coeso e risonante. Con sensibilità, gli artisti esplorano colori lirici e texture raffinate attraverso composizioni meditate e contemplative. Nell’ambito della Singapore Art Week 2026, questa mostra segna una pietra miliare nello scambio artistico interculturale, promuovendo un dialogo più profondo tra Italia e Singapore attraverso l’arte contemporanea. Mosaic SG esplora il modo in cui individualità e collettività coesistono e prosperano insieme nel processo artistico. Ogni opera rappresenta un frammento di emozione, storia e immaginazione, proprio come il panorama culturale di Singapore. La mostra si propone come un ponte tra l’arte contemporanea europea e quella asiatica, riflettendo la missione della LOY Gallery di creare piattaforme significative per il dialogo artistico internazionale e di presentare a Singapore il meglio dell’arte contemporanea italiana. La mostra è visitabile fino al 3 marzo 2026.
Cry Now da Prestige Gallery
Cry Now è una mostra collettiva inaugurata il 10 gennaio e aperta fino al 22 febbraio. Prendendo il “pianto” come punto di partenza, l’esposizione traccia un percorso che va dalle esperienze emotive intime e quotidiane a riflessioni più ampie su natura, ecologia e cambiamento ambientale nella vita contemporanea. Il titolo ribalta l’espressione “ridi ora, piangi dopo”, enfatizzando il presente e proponendo il pianto non come segno di debolezza, ma come risposta diretta e consapevole. Cry Now assume anche una posizione etica: rifiuta l’indifferenza verso le crisi ambientali e invita a trasformare la consapevolezza in responsabilità. In un’epoca di accelerazione, la mostra suggerisce che il distacco emotivo da sé stessi rifletta l’allontanamento dal mondo naturale, incoraggiando l’attenzione verso cambiamenti sottili, ecosistemi fragili e trasformazioni quotidiane. La mostra riunisce sette artisti: Tan Sock Fong e Teo Huey Ling da Singapore; Chen Chunmu dalla Cina; Desmond Mah, artista singaporiano-australiano con base a Perth; Pearl C. Hsiung, artista taiwanese-americana con base a Los Angeles; Kanoko Takaya, artista giapponese con base a Bali; e Rick Shi, artista cinese con base a Singapore.

30 Years of Gajah: A Retrospective da Gajah Gallery
Gajah Gallery celebra il suo trentesimo anniversario con l’apertura di 30 Years of Gajah: A Retrospective. La mostra ripercorre la storia della galleria come spazio di dialogo e scoperta, mettendo in luce le relazioni e le idee che ne hanno definito l’identità. Presentata in due parti, si apre con Archives, una cartografia riflessiva delle origini della galleria, con opere di Bagyi Aung Soe, Affandi, Rusli, legati a un modernismo regionale caratterizzato da confini porosi e pedagogie condivise. La seconda sezione, Artists in Focus, riunisce artisti che hanno collaborato a lungo con la galleria, tra cui Yunizar, Murniasih, I Made Djirna, Chua Ek Kay, Suzann Victor, Teng Nee Cheong, Mangu Putra e Vasan Sitthiket. La mostra, visitabile dal 23 gennaio al 28 febbraio 2026, testimonia la visione duratura della galleria e la capacità dell’arte di connettere e immaginare nuove possibilità.

Tending Ground da Sullivan + Strumpf
Tending Ground è una mostra collettiva che riunisce le pratiche di Yanyun Chen, Mangala Bai Mavi, Wisnu Auri, Lynda Draper, Seth Birchall, Lindy Lee, Angela Tiatia, Irfan Hendrian, Eko Nugroho e Yang Yongliang, artisti accomunati da una profonda conoscenza materiale e contestuale intesa come forma di cura verso comunità e ambienti. Le opere affrontano temi di memoria, sapere ereditato e responsabilità sociale: dal lavoro di Chen, che critica le dinamiche di potere tra lavoro locale e privilegio globale, ai dipinti di Mavi, che preservano il patrimonio culturale immateriale della comunità Baiga attraverso i tatuaggi tradizionali Godna. La dimensione della memoria personale e del rapporto con l’ambiente emerge anche nelle opere di Auri, in dialogo con le sculture ceramiche di Draper e i paesaggi gestuali di Birchall, mentre i contributi di Lee, Tiatia, Hendrian, Nugroho e Yang ampliano la riflessione attraverso linguaggi visivi distinti e una profonda introspezione. A Singapore, quindi, si attua una riflessione sulla memoria come processo vivo, in cui eredità culturali, storie personali e tradizioni materiali vengono continuamente rielaborate piuttosto che conservate in forma statica. Centrale è l’idea di relazione: tra individuo e collettività, tra pratiche artistiche e contesti sociali, tra esseri umani e ambienti naturali, spesso affrontata come responsabilità etica e forma di cura. Attraverso linguaggi diversi, emerge una visione dell’arte come spazio di trasformazione e dialogo, capace di connettere geografie, temporalità e sensibilità contemporanee.














